Printing, le nuove frontiere

Mobile e cloud hanno cambiato per sempre il modo di stampare. Dalla digitalizzazione dei materiali alle recenti applicazioni della stampa in 3D, l’oggetto “stampante” è diventato qualcosa in più di un semplice corredo da ufficio

I nuovi modelli prodotti dai big del settore, dotati di schermi touch come tablet, con veri e propri sistemi operativi e la magia di poter realizzare progetti in tre dimensioni, sono al centro della rivoluzione del printing. Quello che poteva rappresentare la fine del documento stampato, il boom del cloud, ha invece permesso di gestire in maniera diversa il proprio archivio digitale, razionalizzando la quantità di carta da stampare e allargando le possibilità del printing anche senza un computer, fuori dall’ufficio, dall’altra parte del mondo.

Non è un caso se, secondo le stime di IDC, entro il 2015, il 50% di coloro che utilizzano uno smartphone e il 58% di chi possiede un tablet faranno uso di tecnologie di mobile printing. Il trend è sempre più quello di slegare il concetto di stampante da un luogo fisico, al quale accedere solo se ci si trova in prossimità della macchina. In questo modo, un ingegnere che ha ultimato il suo modello in CAD può inviarlo direttamente alla stampante nel garage dei colleghi, permettendo così di accelerare lo sviluppo e la produzione di un’opera. Il mobile e il 3D sono i binari che conducono al futuro della stampa? Secondo gli analisti del settore, sì, visto che il mercato è destinato a crescere del 32,5% su base annua fino al 2019.

Ad affermarlo è Market Research Store che nel suo “Global Mobile Printing Market 2015-2019” descrive il futuro prossimo del settore. Il nuovo corso del mercato di stampa è guidato dall’aumento dei dispositivi mobili in azienda a disposizione della forza lavoro. Da qualche anno, smartphone e tablet non sono più considerati come accessori alla vita produttiva, ma strumenti primari per allargare le possibilità comunicative al di là del tempo e dello spazio. Tra gli attori principali del panorama, c’è di certo Brother che negli ultimi tempi ha lanciato soluzioni tese proprio a incrementare le possibilità produttive in mobilità. «Per Brother la stampa on mobile costituisce un punto focale dell’offerta – ci spiega Marco Zanella, marketing product manager dell’azienda – l’ultima novità in tal senso è rappresentata da due prodotti software sviluppati in collaborazione con PrinterOn che, basandosi su cloud, gestiscono la stampa in mobilità in maniera semplice e immediata in ambito PMI (con PrintSmart Mobile) e pubblico (con PrintSmart Mobile Zone)». Il cambio di passo rispetto agli ultimi anni di immobilità è evidente: «Assistiamo a una lieve contrazione dei volumi di vendita tradizionale – continua Zanella – infatti, la macchina stampante viene sempre più gestita in maniera contrattuale e non come vendita “transazionale”. Seguiamo con attenzione questi andamenti e per questo offriamo ai nostri clienti gli strumenti giusti in base alle diverse esigenze, per esempio, attraverso il programma Pagine+ di stampa gestita (MPS)».

Sulla stessa falsariga, troviamo anche Canon, che si è spinta molto verso la “cloudizzazione” dei propri strumenti. A confermarlo è Teresa Esposito, business imaging marketing director di Canon Italia secondo cui: «L’incremento del numero di lavoratori mobili e dell’utilizzo di smartphone, tablet e nuovi device, unito alla necessità di testare la reale efficacia delle Mobile Biz App nella gestione di singole attività o interi processi, ha stimolato nelle imprese un crescente interesse verso le opportunità che tali tecnologie possono offrire in termini di innovazione, contribuendo a un significativo sviluppo dei servizi di connettività e cloud». Nel tempo, Canon ha lavorato costantemente per favorire l’integrazione dei propri sistemi di stampa con smartphone e tablet così da renderne più semplice e immediato l’utilizzo. «Grazie a standard come AirPrint per iOS (Apple) e Mopria (Android), è possibile stampare direttamente sul dispositivo multifunzione senza necessità di installare applicazioni aggiuntive. Oltre a questo, applicazioni proprietarie tra cui Canon Mobile Scanning e Canon Mobile Printing permettono di acquisire documenti e memorizzarli sul proprio device senza fili, sfruttando il Wi-Fi anche per stamparli. È verso tale orizzonte che guarda il futuro, dove le parole d’ordine saranno accessibilità, immediatezza e semplicità».

Internet of printing

Questo non vuol dire che la stampante in sé diverrà un gadget obsoleto. Cambierà, si evolverà ancora ma per restare un punto fisso all’interno di abitazioni, scuole e uffici. «La mia idea è che le stampanti rimangono ancora strumenti fondamentali all’interno dell’ambiente professionale – dice Luca Motta, PPS printing category director di HP Italia – anche se il loro utilizzo è profondamente cambiato negli ultimi anni, considerando che oggi sono diventate il punto di ingresso e di uscita della gestione del flusso documentale dell’azienda. Il mercato è stato caratterizzato da una forte innovazione generata da nuove tendenze come mobilità, sicurezza, cloud e – appunto – gestione del flusso documentale. Le risposte di HP sono orientate a rendere più produttivo e sicuro il lavoro aziendale, anche grazie alla tecnologia PageWide che consente alle aziende delle ottime economie di gestione. Per questo HP propone una gamma di soluzioni studiate per soddisfare le esigenze dei clienti, sia di coloro che richiedono elevati volumi di stampa e dotati di un parco macchine importante sia per le PMI che necessitano di velocità e flessibilità».

Il punto fondamentale sarà integrare quell’ecosistema hi-tech che nel prossimo futuro si imporrà come standard principale per lo sviluppo di nuove tecnologie. Quando si parla di Internet of Things, non si può fare a meno di analizzare i modi in cui il printing potrà abbracciare stili di adozione e funzionamento diversi. «I dispositivi di stampa saranno sempre più parte delle tecnologie interconnesse e questo produrrà un duplice effetto: in primo luogo, l’elaborazione di una quantità notevole di dati che influiranno sulle logiche di servizio clienti e assistenza post-tecnica e poi, l’eliminazione dell’inefficienza aziendale e l’incremento dei livelli di sicurezza» – spiega Nicola Vargiu, product manager di OKI Systems Italia. «Nelle piccole aziende, l’attenzione si sta focalizzando nella ricerca di soluzioni di risparmio intelligente sempre più demandate in outsourcing. L’ottimizzazione del parco stampanti, la gestione dei flussi e la semplificazione dei processi stanno diventando servizi che iniziano a essere richiesti anche dalle PMI. Invece, le compagnie più grandi integrano i sistemi di stampa come fossero software, utilizzano soluzioni avanzate di gestione documentale e caricano sul cloud i propri documenti, sfruttando poi il mobile printing».

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Tra gli aspetti principali riferiti proprio al mobile printing, c’è una contemporanea decentralizzazione e centralizzazione dell’ambiente dedicato alla stampa. Il primo punto riguarda l’evolversi delle piattaforme da cui è possibile realizzare documenti, non più postazioni fisse ma aleatorie e teoricamente azionabili da tutto il mondo attraverso una connessione web. Per centralizzazione – invece – si intende la volontà per le aziende di dedicare una parte della propria struttura alla stampa, in una sorta di area printing connessa in rete in grado di favorire così un risparmio in termini di spazio, costi e consumo energetico. Sono lontani i tempi in cui un solo computer era connesso a una sola stampante; oggi, un panorama del genere sarebbe inusuale e decisamente poco auspicabile.

Printing transformation

Un produttore che ha vissuto sulla propria pelle il cambiamento di paradigma del processo di stampa è Epson. Secondo Flavio Attramini, business division manager di Epson Italia, dopo anni di contraddizione tra modello di stampa centralizzato e localizzato, «il mercato dell’office printing è finalmente concentrato su una vera razionalizzazione dei parchi macchine, capace di valorizzare sia multifunzione condivisi tra gruppi di lavoro sia strumenti di stampa personali, in grado di garantire estrema efficienza del lavoro e confidenzialità dell’output. In particolare, l’avanzamento della tecnologia di stampa Inkjet in ambito office ha rivoluzionato il settore, rendendo disponibili stampanti con costi copia e produttività inarrivabili per la maggior parte dei dispositivi laser tradizionali. Oggi, una stampante Inkjet può produrre fino a 75mila pagine a colori senza alcun intervento umano e questo rappresenta un sostanziale punto di forza non solo per i clienti che ne beneficiano, ma soprattutto per tutti quelli che forniscono servizi di stampa all inclusive».

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Per Ricoh, altro nome di punta nel comparto delle soluzioni di printing professionali, nelle aziende di domani sarà sempre più importante garantire flessibilità e innovazione, come emerge dal recente studio “Il futuro degli ambienti di lavoro” condotto dall’Economist Intelligence Unit per conto di Ricoh Europe. Anche come conseguenza dell’ingresso nelle imprese della Generazione Y, cresciuta con il digitale, aspetti quali collaborazione, mobile business e dinamicità caratterizzeranno le modalità operative con un conseguente ripensamento del luogo di lavoro.

Avendo accolto la dematerializzazione come filosofia di vita, può sembrare anacronistico parlare di “ufficio”. Grazie alla nuvola e alla presenza di connessioni web onnipresenti, qualsiasi luogo può diventare un posto di lavoro. Per questo, impiegati e strutture aziendali si muovono sempre più verso quegli scenari di “smart working” in cui la parola d’ordine è wireless. «Per garantire una flessibilità ancora maggiore – afferma Luca Tomelleri, communication manager di Ricoh Italia – offriamo soluzioni che portano la gestione documentale sul cloud. Per esempio, con Ricoh Cloud Enabler è possibile archiviare nel cloud i documenti scansiti e consultarli in maniera semplice e veloce tramite un portale web, anche mediante dispositivi mobili. Non dimentichiamo poi come la gestione documentale sia sempre più integrata con la collaboration: così grazie alle soluzioni per la Unified Communication & Collaboration, gli utenti possono accedere alle informazioni e ai documenti di cui hanno bisogno, quando ne hanno necessità, proprio in un’ottica di smart working».

(R)evoluzione 3D

Gli analisti sono convinti che il biennio 2015-2016 sarà segnato dalla digital fabrication, la possibilità di realizzare in casa prodotti 3D partendo da disegni digitali. In che misura tutto ciò potrà impattare sul mercato globale? Torneremo a essere “faber”, ma digitali? Il pensiero di Teresa Esposito di Canon è che la stampa 3D sta già cambiando il mercato. «Il potenziale di questa tecnologia è enorme, oltre ai settori in cui si è già diffusa, come ad esempio l’automotive e l’industria aerospaziale, il suo uso crescerà molto in contesti quali il biomedico e la manifattura personalizzata di piccola serie. Con la tecnologia di stampa 3D, è possibile difatti sviluppare una produzione agile che consente la riduzione del lead time, dal progetto alla produzione fino al 70%, con la possibilità di inserire il cliente all’interno del processo di elaborazione». Sulla stessa lunghezza d’onda, Motta di HP ricorda come – a riguardo della stampa in tre dimensioni – qualche economista parli già di una nuova rivoluzione industriale e della fine entro non molti anni delle economie di scala. «è certo che si tratta di una tecnica dirompente che ha la forza per creare un interno nuovo settore – spiega Motta – ma resta il limite del costo dei materiali che solo con il tempo potrà essere ridotto, almeno in parte. Tuttavia, il tessuto imprenditoriale italiano, caratterizzato da micro e piccole imprese, potrà di certo trarre giovamento nei prossimi anni da questa tecnologia, se non altro per sperimentare nuovi processi e tecniche di realizzazione. Nel 2016, HP giocherà le sue carte con la tecnologia 3D Multi Jet Fusion che permette di avere una qualità di stampa a elevata risoluzione, maggiore velocità di esecuzione e oggetti stampati in colori diversi».

Nuove soluzioni di sicurezza

Tornando al report del Market Research Store, un’altra chiave di crescita dell’adozione del mobile printing è l’implementazione del BYOD all’interno delle policy aziendali. Sempre più compagnie permettono ai dipendenti di dotarsi dei propri dispositivi per accedere a reti Internet interne, consentendo così di gestire e mandare in stampa documenti di lavoro. Non è un mistero che il tempo richiesto per stampare un file dal proprio smartphone sia sensibilmente minore rispetto a quello speso per fare la stessa operazione dal pc; può sembrare un piccolo dettaglio in una lunga giornata di lavoro, ma proiettato sul lungo periodo, l’accesso da mobile può portare sicuri vantaggi di produttività. Ma il concetto di BYOD è perennemente connesso a quello di sicurezza. La possibilità che le vie di comunicazione (che collegano dispositivi wireless alle stampanti) possano essere violate o intercettate non è così remota, anzi rispecchia sempre più gli aggiornamenti infrastrutturali nelle mani degli hacker. Bastano un paio di falle nel sistema per mettere in serio pericolo dati sensibili e documenti riservati solo perché convertiti dal digitale al cartaceo dal personale autorizzato. «Per esempio in OKI Systems dedichiamo alla sicurezza dei training – ribadisce Vargiu di OKI Systems Italia – al fine di creare la giusta competenza in termini di sicurezza e protezione dei dati. Inoltre, i nostri dispositivi offrono ulteriori soluzioni di sicurezza e codifica, implementando un sofisticato sistema di autenticazione dell’utente che previene accessi non autorizzati».

Invece, Canon gestisce la sicurezza a livello di rete sui dispositivi imageRunner Advance attraverso protocolli di comunicazione IPSec che autorizzano la stampa solo per determinati indirizzi di rete. L’accesso al dispositivo attraverso credenziali o badge, insieme a funzioni di rilascio sicuro dei lavori di stampa tramite la soluzione uniFlow, mettono a riparo da occhi indiscreti le informazioni riprodotte su carta. La cancellazione sicura dei dischi rigidi della multifunzione impedisce a eventuali intrusi il recupero delle informazioni al termine del processo di stampa. Si tratta di un’implementazione tramite identificazione NFC attiva anche su dispositivi Windows Phone grazie alla possibilità di associare il telefono mobile all’utenza specifica di dominio gestita dal dipartimento IT». Ma non sempre il tema della security in ambito printing viene accolto dagli uffici di medie e piccole dimensioni. Spesso, infatti, si pensa che per impostare una stampante solo per utenti autorizzati, servano competenze approfondite o un intervento tecnico che richiede un certo esborso economico. La volontà dei player principali è invece quella di semplificare la messa in sicurezza così da permettere a tutti di proteggere le proprie informazioni. Per esempio, HP aiuta i propri clienti a monitorare il proprio parco macchine con soluzioni semplificate come JetAdvantage Pull Print, disponibile su alcune Laserjet e OfficeJet, con cui si prevengono accessi non autorizzati a lavori di stampa riservati. Ogni documento viene archiviato sul cloud e protetto da crittografia AES 256-bit fino a quando l’utente non si autentica e chiede di ritirare la stampa presso il dispositivo. Questa soluzione offre un setup e una gestione semplice eliminando la necessità di un intervento esterno sia per le grandi imprese sia per le PMI.

Obiettivo impatto zero

Ma il dibattito sui consumi energetici ridotti e l’ottimizzazione ha davvero portato il printing a impattare in misura minore sull’ambiente? Sono tanti i modelli di stampante che si prefiggono lo scopo di rispettare l’ambiente grazie all’adozione di nuove tecnologie. Brother, per esempio, propone l’impiego di tecnologie ibride per la razionalizzazione sia della richiesta energetica sia del consumo di toner e cartucce; tra tutte, la HL-S7000DN è il modello di stampante ecologica con ridotte emissioni di anidride carbonica e di polveri sottili e, dunque, minori conseguenze sulla natura. Certo, i fatti ci dicono che è ancora presto per misurare i risultati sulla minore diffusione della carta, ma in qualche caso, oculate scelte tecnologiche possono davvero migliorare il rapporto con l’ambiente. Come conferma Epson, la diffusione della tecnologia inkjet in ufficio sta avendo un impatto prorompente: rispetto a una analoga unità laser, le nuove soluzioni hanno un consumo energetico ridotto di oltre il 90%, generano volumi di materiali da smaltire di gran lunga inferiori e garantiscono l’assenza di emissione di ozono. Ricerca e sviluppo da un lato e maggiore consapevolezza dall’altro sembrano essere i due elementi che guideranno il settore printing del futuro, deciso non solo a rinnovare forme e contenuti, ma anche a ricucire il rapporto tra la Terra e l’uomo, fino a ieri troppo impegnato a sfruttare le risorse disponibili piuttosto che a utilizzarle con parsimonia.

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