L’invasione dei droni

Cattoni Giulia_Urbano Creativo

APR, UAV o più semplicemente nel linguaggio comune, “droni”. Parliamo di quei robottini volanti, dai più semplici ai più tecnici ed elaborati, che da un po’ di anni ronzano sopra le nostre teste

I droni non sono solo un passatempo della domenica o un mezzo per riprese video mozzafiato. Ma sono strumenti tecnologici complessi che permettono il monitoraggio ambientale, il controllo di spazi urbani, la gestione di condizioni di emergenza o di pericolo… Se dotati di speciali sensori, i settori in cui trovano applicazione sono davvero innumerevoli. Abbiamo fatto due parole con Roberto Alfieri, autore del libro “L’invasione dei droni” (Hoepli Editore, 2015), che ha iniziato a occuparsi di droni nel 2009 sperimentando le prime tecnologie legate ai sistemi volanti.

Data Manager: Quali sono le migliori applicazioni dei droni fino ad ora sperimentate?

Roberto Alfieri: Il filone più noto e diffuso riguarda il mondo cine-foto-video. Applicazioni di ripresa e fotografia per spot pubblicitari, musica, turismo e altro effettuate con una videocamera integrata. Un secondo segmento è dedicato alla fotogrammetria: è possibile scattare una serie di fotografie geolocalizzate

che, trattate da software appositi, restituiscono un modello matematico di una costruzione o uno spazio aperto grazie al quale creare modelli 3D utilizzabili da geometri e architetti. Il terzo campo applicativo, in grandissimo sviluppo, riguarda l’utilizzo di questi sistemi in agricoltura. Stanno emergendo applicazioni e tecnologie che aiutano molto dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro da remoto come verificare se ci sono parassiti, l’irrigazione e lo stato di salute delle piante.

Come funziona la regolamentazione di questa attività?

Ci sono una serie di regole che definiscono come si possa – ma sopratutto come non si possa – usare questo tipo di strumento. Il regolamento è uscito da più di due anni, è stato rivisto più volte e sarà rivisto in futuro. In città, ora è praticamente impossibile volare con i droni. Ci sono comunque molte aree considerate come no-fly zone, come per esempio la città di Roma o di Milano. In generale, è sempre proibito volare sopra raggruppamenti di persone, salvo che le persone non siano funzionali alle riprese e informate dei fatti.

Le applicazioni dei droni nelle città però sono potenzialmente molte come i limiti di utilizzo…

L’esigenza di sicurezza è concreta e reale e di interesse collettivo. Viceversa esistono tecnologie che possono dare tantissimi vantaggi. La fotogrammetria è un’attività che si può usare nei centri abitati e può essere l’unico modo per fare un certo tipo di misurazioni ma ora il regolamento non lo permette. Si sta cercando di ridefinire i contesti in cui queste limitazioni potrebbero essere aggirate. Purtroppo le regole in Europa e nel mondo non sono omogenee e ciò mette in difficoltà prima di tutto i produttori in fase di progettazione.

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E per quanto riguarda la nostra sicurezza? Che rischi ci sono?

Si tratta di garantire una sicurezza sia passiva, poiché i velivoli di grandi dimensioni possono recare danni significativi a cose o persone, sia di tipo attivo, in quanto potrebbero esserci persone che vogliono usare intenzionalmente questi strumenti in modo offensivo, per atti terroristici. I rischi sono concreti e anche per questo sono previste sanzioni amministrative e penali molto pesanti. Le regole esistono ma purtroppo c’è ancora scarsa conoscenza.

Conclusioni

Anche se sembrerebbe difficile, almeno per adesso, agire in prevenzione del pericolo, è certamente inverosimile pensare a un’invasione di droni nelle nostre città: in questo momento, l’interesse sui droni è esploso ma l’attenzione mediatica sta già rientrando. Le persone si stuferanno presto di comprarli negli autogrill. Il loro uso crescerà invece a livello professionale insieme a una serie di servizi a corredo. Ma non bisogna dimenticare che il contesto urbano è un ambiente molto complesso, pieno di rischi e di difficile gestione: l’impatto dei droni all’interno dei centri abitati potrebbe essere paragonabile a quello generato dalle automobili. La questione sicurezza dovrà ricondursi al buon senso della gente, altrimenti rischieremo di vedere flotte di pattuglie volanti sciamare nei cieli metropolitani.

Giulia Cattoni @urbanocreativo