Quanto ha speso l’Fbi per sbloccare l’iPhone di San Bernardino?

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Il direttore dell’Fbi, James Comey, ha ammesso che il bureau ha speso una cifra piuttosto alta per sbloccare l’iPhone di San Bernardino senza Apple

Qualche giorno fa l’Fbi ha annunciato davanti al Congresso statunitense che è riuscita a sbloccare l’iPhone 5C di Syed Rizwan Farook, uno degli attentatori della starge di San Bernardino, senza l’aiuto di Apple. Un tribunale aveva imposto alla Mela di realizzare una versione apposita di iOS per permettere al bureau di accedere ai dati contenuti nello smartphone ma l’azienda di Cupertino si è subito opposta a questa richiesta. Visto che non è stato possibile ottenere l’aiuto di Apple, l’Fbi ha deciso di fare da sé. Inizialmente si pensava che lo sblocco dell’iPhone fosse avvenuto grazie al supporto fornito dalla startup israeliana Cellebrite ma in questi giorni è emersa la notizia che il bureau si sia rivolto ad un gruppo di hacker per effettuare l’operazione.

Ora che è arrivata l’ufficialità dello sblocco dell’iPhone di San Bernardino, in molti si sono chiesti quanto abbia speso l’Fbi per ottenere i dati contenuti nel dispositivo. La risposta è arrivata proprio dal direttore del bureau, James Comey, durante un incontro sulla sicurezza tenutosi a Londra. “Un sacco di soldi.  – ha detto il numero uno dell’Fbi – Sicuramente più di quanto guadagnerò in quanto mi resta da lavorare in questo incarico, ossia sette anni e quattro mesi”. Stando ai dati forniti da Comey il Wall Street Journal ha calcolato che l’Fbi abbia quindi pagato una cifra introno a 1,3 milioni di dollari. “Ma ne è valsa la pena”, ha detto Comey in chiusura del suo discorso. In realtà secondo la CBS non ci sarebbe nulla di rilevante per le indagini dell’iPhone di Syed Rizwan Farook.

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Il direttore dell’Fbi ha anche lanciato una stoccata neanche troppo velata all’introduzione della crittografia su WhatsApp: “Ci sono oltre un miliardo di persone nel mondo che utilizzano WhatsApp, e purtroppo anche un numero significativo di criminali e terroristi. Questo è un problema”. Comey ha anche sottolineato che una maggiore protezione è comunque fondamentale per quelle persone sottoposte a un regime dittatoriale.