Ambiente & ICT

Data Manager compie quarant’anni. Beato lui! (chi scrive qui, peraltro da una trentina d’anni, sin dai suoi primordi giornalistici, ne ha qualcuno in più…). Ed è giusto interrogarsi sul ruolo e l’importanza della rivista nel comparto che l’ha vista nascere e svilupparsi, quello dell’innovazione tecnologica, dell’ICT in generale, che ha altresì accompagnato lo sviluppo delle imprese del Paese. Ma è anche doveroso chiedersi quali siano le nuove frontiere del settore, le sue interazioni con ambiti una volta assai distanti, ma che ora possono giovarsi appieno del supporto delle nuove tecnologie, tanto da vedere in continuazione la creazione di campi applicativi, modelli di business, startup, professioni, servizi. E fra essi, c’è quello ambientale, dai risvolti altrettanto clamorosi, se si pensa alla strada percorsa dal 1976. Per certi versi quello fu un “annus horribilis” per l’ambiente e il territorio italiani. A maggio, il terremoto del Friuli, con quasi mille morti, 100mila sfollati, 75mila case danneggiate. E a luglio il disastro di Seveso, con la diossina sprigionatasi dall’ICMESA di Meda che investì la bassa Brianza, causando la morte di 80mila animali, centinaia di casi d’intossicazione fra i bambini e l’evacuazione di 700 persone.

Ma che c’entra l’ICT con tali eventi? Fa specie leggere sui resoconti d’epoca che il terremoto friulano aveva fatto saltare tutti i telefoni in vaste aree, tanto che le informazioni giravano solo coi bigliettini. Piuttosto che scoprire che molti giorni dopo la diffusione in aria della “nuvola rosa”, cittadini e autorità brianzoli erano ancora all’oscuro della reale portata e pericolosità dell’accaduto. In entrambi i casi, quanto avrebbero potuto incidere Internet, gli smartphone, i portatili, piuttosto che le reti Wi-Fi e i social network se li avessimo avuti, in termini di conoscenza della situazione, di speditezza della macchina organizzativa e dei soccorsi, per ovviare alle carenze di comunicazione e quindi anche salvare vite umane e animali? Non lo sapremo mai. Ma quel che è certo è che da allora a oggi le molteplici interrelazioni fra l’ICT e l’ambiente, l’energia, il territorio sono una realtà affermata e in costante crescita, con risvolti sia positivi che negativi. Da un lato abbiamo l’universo di reti, architetture, applicazioni, software sempre più permeanti per la vita quotidiana, le attività, le professioni (dai trasporti alla mobilità, dall’efficientamento energetico alla raccolta dei rifiuti…), così come quello delle modellizzazioni e delle rilevazioni sempre più accurate e significative, per i più disparati usi.

Leggi anche:  Smart working. Valore lavoro

Da qui la necessità di disporre di soluzioni informatiche via via più potenti e capaci di gestire scenari complessi, padroneggiando moli di dati in incremento esponenziale. Dall’altro però, ciò porta a un aumento dell’impatto ambientale dell’ICT, fra i maggiori emettitori di CO2, con conseguenze sul clima e sulla vivibilità del Pianeta e dei suoi abitanti. Si ha la necessità che agli aspetti performanti dell’ICT si affianchino quelli dell’ottimizzazione prestazionale, del risparmio energetico, della sostenibilità ambientale. Ecco, indagare e approfondire gli ambiti dell’innovazione tecnologica connessa all’ambiente è la nuova sfida che ci coinvolge tutti.