Twitter: arriva il “mute” ai post indesiderati

Come anticipato nei giorni scorsi, il microblog ha introdotto funzioni specifiche per difendere i suoi utenti. Eccole

Le minacce via social network sono ancora, purtroppo all’ordine del giorno. Non si può negare però come le principali piattaforme abbiano lavorato per migliorare i tool a disposizione degli iscritti, con cui denunciare e bloccare i molestatori. L’ultima novità riguarda Twitter, il microblog da 317 milioni di utenti attivi mensilmente, che ha introdotto la funzionalità “muto” per i tweet visualizzati in bacheca, selezionando quali nascondere in base a parole chiave, frasi e intere conversazioni. Non si tratta dunque di una risposta alle molestie subite direttamente da una persona ma un modo per rendere la rete più vicina al proprio modo di comportarsi online, evitando toni duri e cruenti o comportamenti considerati violenti, almeno nelle parole, da parte dei colleghi cinguettatori.

Galeotta fu l’elezione USA

A quanto pare, la spinta finale all’adozione di una misura del genere sarebbe arrivata dallo scontro serrato tra Donald Trump e Hillary Clinton, che sui social network si sono affrontati più di una volta, con post non sempre in linea con una corretta etica digitale. Ma non solo: a corredo dei botta e risposta tra i due, sono arrivati anche quelli dei sostenitori che spesso hanno utilizzato termini anche peggiori, che a molti potevano dare certamente fastidio. Tra il cancellare decine di account oppure silenziarli quando si scopre il linguaggio abituale in certe occasioni, ora ogni navigatore ha un’opzione in più: silenziare automaticamente i contenuti indesiderati, senza dover agire manualmente su ognuno. Per attivare la funzione, basta andare nelle impostazioni di iOS, Android o del sito web e selezionare il menu delle notifiche. Da qui, cliccando su “Muta parole” o “Muta specifiche parole nelle notifiche” si potranno scegliere i settaggi preferiti. Sia su desktop che mobile la novità arriverà nei prossimi giorni, attraverso un aggiornamento dell’app in quest’ultimo caso.

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