Apple lavora alle sue GPU proprietarie

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Arrivano conferme che Apple vuole produrre in autonomia le sue unità di elaborazione grafica. Inoltre, si vocifera di un’acquisizione della divisione semiconduttori di Toshiba

Apple come molte altre grandi aziende del settore hi-tech vuole diminuire la sua dipendenza dai produttori per la fornitura dei componenti necessari per i suoi prodotti. La Mela già da tempo produce da sé buona parte dei suoi SoC ma fino ad oggi per le GPU si è rivolta alla britannica Imagination Technologies. Da mesi si vocifera che il colosso di Cupertino volesse occuparsi anche di questo aspetto dei suoi processori e oggi la conferma è arrivata direttamente dal suo partner.

Imagination Technologies ha annunciato in una nota che Apple ha sospeso la fornitura di motori grafici per i modelli di dispositivi che andranno a breve in produzione. Non solo, la Mela starebbe lavorando allo sviluppo di una architettura proprietaria. L’azienda britannica ha inoltre voluto immediatamente rassicurazioni sul fatto che la società guidata da Tim Cook non sfrutti illecitamente i suoi brevetti. Pare che da Apple non sia arrivata alcuna risposta ma i rapporti tra le due aziende non sarebbero così tesi come si potrebbe pensare. Le GPU Made in Cupertino dovrebbero debuttare con la prossima generazione dei chip modello A (11) e quindi sui dispositivi che usciranno nel 2018.

Nel frattempo si vocifera che Apple abbia messo gli occhi addosso alla divisione semiconduttori di Toshiba. L’azienda giapponese deve rientrare di 9 miliardi a causa della cattiva gestione delle sue centrali nucleari negli Stati Uniti e avrebbe quindi messo in vendita uno dei suoi asset più interessanti. La Mela dovrà comunque affrontare una spietata concorrenza. Sono infatti molti a essere interessati all’acquisto: Western Digital, SK Hynix, Seagate, TSMC, Micron Technolgy, Foxconn, Google e Amazon. Le ultime due in particolare vorrebbero mettere le mani sui chip NAND per i loro data server. Con questa acquisizione, Apple avrebbe la tecnologia per produrre in autonomia le proprie memorie flash anche se questo vorrebbe dire perdere Samsung, che da anni si affida a Toshiba per queste componenti. L’affare secondo gli esperti dovrebbe chiudersi con una spesa compresa tra i 13 e i 18 miliardi di dollari.

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