Fintech e venture capital. Quale mission?

Distruggere il sistema tradizionale oppure allearsi con le banche. È questa la scelta che devono fare le startup fintech e anche i venture capital per orientare nel modo giusto gli investimenti di private equity

Nel 2011, Brett King ha pubblicato il libro dal titolo “Breaking Banks” che letteralmente significherebbe “Rompere le Banche”. Il suo sogno era di creare una startup in grado di realizzare nel settore bancario la medesima rivoluzione apportata da Amazon nel settore del commercio e da Facebook nel settore dei media. Di recente, Brett King ha dichiarato di aver avuto da sempre l’idea di «diventare una sorta di Facebook delle banche e di dar vita a una nuova forma di conto corrente bancario». Sei anni più tardi, la sua azienda, Moven, ha aperto solo 60mila nuovi conti correnti bancari, un numero certamente al di sotto degli utenti stimati. E alla fine, King ha concluso una transazione per vendere il proprio software a quelle stesse banche che aveva sempre considerato quale nemico. «Ci siamo resi conto – ha detto – che avere milioni di utenti come banca è un business molto diverso rispetto alla costruzione di una rete di social network».

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Certamente il livello di diffusione è diverso. E anche l’appeal verso il pubblico. Negli ultimi anni, la Silicon Valley con le sue startup ha rovesciato un numero crescente di imprese e ciò ha contribuito a far sembrare possibile la rivoluzione dell’ecosistema di Wall Street, da sempre considerato un mondo a parte. King è solo uno dei tanti imprenditori che hanno deciso di correre il rischio di superare quegli abissi di tradizionalismo che contraddistinguono da sempre il mondo bancario. I direttori di fondi di venture capital che hanno investito miliardi di dollari in questa ondata di nuova tecnologia finanziaria – basti pensare a Venmo o Bitcoin – si sono messi in attesa di un nuovo potenziale che, qualora esplodesse pienamente, è destinato a rivelarsi una vera e propria minaccia per il business delle grandi banche.

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SCELTE OBBLIGATE

Anche per Sheel Mohnot, venture capitalist presso 500 Startups, che è interamente focalizzato sulla tecnologia applicata al mondo della finanza, un sacco di persone che hanno dichiarato l’intenzione di sostituire le banche, poi si sono rese conto «di non avere altra scelta se non quella di collaborare con le banche». E la difficoltà di intaccare l’influenza e il potere delle grandi banche probabilmente aumenterà ancora di più sotto l’amministrazione Trump. Il Presidente degli Stati Uniti ha detto che vuole incoraggiare l’innovazione e nuovi business, riducendo le regole di tutti i tipi, tra cui la regolamentazione finanziaria. Eppure, è stata proprio la normativa approvata dopo la crisi finanziaria che ha costretto le grandi banche a ridurre i rischi in molte aree, fornendo possibilità di apertura a nuove startup come Moven. Il piano di Trump diretto a smantellare tali regolamenti post-crisi è ampiamente destinato a dare alle banche ancora più libertà di quanta non ne avessero già, contribuendo così a chiudere le porte ai nuovi arrivati. Arjan Schütte, il fondatore della società di venture capital Core Innovation Capital, che si concentra sulla tecnologia finanziaria, ha dichiarato che il giogo di obblighi normativi al quale le banche sono state sottoposte fino a questo momento, con Trump diventerà molto più leggero». Schütte si è spostato dagli investimenti diretti alle startup “disrupting” del mondo della finanza a quelli che intendono invece costruire alleanze con le banche.

IL PREDOMINIO DELLE BANCHE

Anche se non si è verificata una spaccatura vera e propria nel mondo finanziario, è indubbio che i servizi finanziari stiano cambiando. Gli americani sono in grado di inviare denaro istantaneamente dai loro telefoni, grazie a Venmo, e possono altresì ricevere un prestito in pochi minuti semplicemente usando il proprio telefono. La società di consulenza McKinsey ha stimato che la “rottura digitale” potrebbe mettere 90 miliardi di dollari, praticamente il 25 per cento dei profitti delle banche, a rischio nei prossimi tre anni. E ciò, in quanto i servizi diventeranno sempre più automatizzati. Tuttavia, gran parte di questo cambiamento dovrebbe venire proprio dal settore finanziario tradizionale, in quanto sarebbero le banche stesse ad assorbire le nuove idee dal mondo della tecnologia. Venmo, per esempio, ha catturato i portafogli di molti giovani americani, ma le maggiori banche hanno già pronte le loro versioni del servizio e alcune di loro hanno dichiarato di disporre già di offerte per pagamenti ancora più immediati di quelli offerti da Venmo. In ogni caso, le startup fintech non si trovano ad affrontare le stesse sfide in tutto il mondo. In Cina, Ant Financial Services Group è cresciuto fino a 450 milioni di utenti, dato lo scorporo dall’e-commerce del gigante Alibaba nel 2014. Ant Financial elabora ora la maggioranza dei pagamenti online in Cina. In Africa, il settore finanziario è stato scosso dal sorgere di nuovi sistemi di pagamento basati sul cellulare, come M-Pesa, in Kenya, che è diventato la forma dominante di pagamento. Negli USA invece, la crescita del fintech non ha raggiunto lo stesso livello di successo che ha ottenuto altrove, perché la maggior parte degli americani ha già accesso a un insieme funzionale di prodotti finanziari.

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Secondo Josh Reich, che ha venduto la sua startup al gigante bancario spagnolo BBVA, affinché possano funzionare in America, le startup fintech «devono riuscire ad assumere una posizione di controllore, di guardiano del settore in modo da avere accesso all’ecosistema. Se vogliamo veramente toccare i loro soldi, abbiamo bisogno di essere parte del sistema bancario». Gli operatori del credito online sono stati particolarmente ambiziosi nel tentativo di seguire le banche stando al di fuori del loro sistema, cercando di lottare con l’alto costo di acquisizione di nuovi clienti attraverso il marketing. A un livello successivo, si sono tuttavia resi conto di quanto fosse difficile rilasciare prestiti ai clienti senza avere accesso a depositi a basso costo. Forse, Bitcoin è il progetto più ambizioso e recente volto a insidiare il potere delle banche. La moneta virtuale però non è decollata come modalità per tenere e spendere soldi su base giornaliera, al contrario di quanto era stato predetto. In tutti i casi, la tecnologia Blockchain viene vista dalle banche e dalle startup fintech come la soluzione capace di innovare definitivamente il mondo della finanza. A questo punto, viene spontaneo chiedersi chi ricoprirà il ruolo di innovatore. Forse, le banche e le startup insieme? Oppure, solo le banche, dopo avere assimilato le startup più innovative e disrupting? Lo scenario è destinato a evolversi ancora, ma le basi sono state già gettate.