5PM Advisory, senza governance non c’è trasformazione digitale che tenga

5PM Advisory, senza governance non c’è trasformazione digitale che tenga

L’azienda punta al traguardo del milione di euro di fatturato consolidando la propria presenza nelle PMI e puntando sull’indipendenza tecnologica

C’è una parola che torna con una frequenza quando si parla con Mario Costa, CEO di 5PM Advisory: governance. Non nel senso generico e un po’ vuoto con cui il termine viene spesso usato, ma come principio fondativo, una bussola che orienta ogni intervento, come risposta alla domanda più urgente che le aziende italiane, soprattutto le piccole e medie imprese, continuano a non porsi nel modo giusto. Governance dell’IT, governance dei processi decisionali, governance della sicurezza informatica. Tutto passa da lì, e tutto, senza di essa, diventa fragile.

5PM Advisory è una realtà che in meno di tre anni ha percorso una strada precisa e consapevole. Fondata con la missione di lavorare sulla governance IT delle aziende clienti, ha costruito nel tempo due centri di competenza che ne definiscono oggi il profilo: uno dedicato alla cybersecurity e alla compliance normativa, l’altro al business process management e alla trasformazione digitale. Due aree apparentemente distanti, ma che Costa descrive come profondamente connesse, entrambe radicate nella stessa filosofia di fondo: capire prima come funziona davvero un’azienda, e solo dopo, molto dopo, introdurre la tecnologia.

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“Quando parliamo di cybersecurity” spiega Costa “non siamo quelli che vanno dal cliente e gli dicono dove mettere il firewall, o che è meglio avere un doppio strato e quindi aggiungere un prodotto di un altro brand. Il punto, invece, è che la sicurezza informatica non può essere vissuta come un insieme di soluzioni tecniche da sovrapporre a una struttura aziendale non governata. Senza una security policy, qualsiasi investimento in strumenti di protezione resta esposto. La sicurezza senza governance non è vera sicurezza; la tecnologia può essere impeccabile, ma il fattore umano rimane cruciale. Questo si governa con la cultura, con la formazione, con regole chiare che qualcuno ha scritto, approvato e comunicato”.

La compliance normativa, su tale fronte, viene spesso vissuta dalle imprese come un peso burocratico, una serie di obblighi a cui adeguarsi per evitare sanzioni. Costa rovescia la prospettiva: seguire le indicazioni di normative come il GDPR o le direttive sulla sicurezza IT non è solo un vincolo, è un aiuto concreto. “Se le cogliessi come opportunità invece che come obblighi ti aiuterebbero tantissimo”. Il problema è che molte aziende affrontano la compliance in maniera meramente difensiva, spendendo denaro senza ricavarne valore. Quello che 5PM Advisory offre è esattamente l’opposto: trasformare un adeguamento normativo in un’occasione di strutturazione interna, di maturità organizzativa.

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L’altra faccia del business

L’altro pilastro dell’offerta, il business process management, risponde a una constatazione altrettanto radicata nell’esperienza diretta. Ci sono aziende, anche grandi, anche multinazionali, dove non esiste un processo decisionale codificato. Non ci sono indicazioni strutturate per prendere decisioni in modo coerente, non ci sono processi disegnati e ottimizzati, non esiste quella standardizzazione che consentirebbe di replicare il buono e correggere il cattivo. È in questo vuoto che 5PM Advisory si inserisce: disegnare i processi aziendali, ottimizzarli, e solo a quel punto automatizzarli con gli strumenti giusti, ERP, WMS, MES. Ma sempre con un approccio che Costa definisce “technology agnostic”: l’azienda non vende prodotti, non ha accordi commerciali con vendor, non ha incentivi a raccomandare una soluzione piuttosto che un’altra. Il solo interesse è quello del cliente.

Questa postura, insolita, genera reazioni curiose. “Quando vado da un cliente e gli dico che io il server o il software non glielo vendo, mi guardano con gli occhi spalancati” racconta Costa. “Io vendo la mia competenza. Puoi acquistare la licenza da chiunque, magari per risparmiare sul prezzo. Ma la competenza non è riproducibile, non è standardizzabile, non si scala all’infinito. È l’elemento che, quando funziona, costruisce fiducia duratura”.

E la fiducia, nel modello di 5PM Advisory, non è un fine in sé ma conseguenza di un approccio orientato a rendere i clienti autonomi. L’obiettivo è fare in modo che il cliente non abbia più bisogno di loro. E tuttavia, quasi invariabilmente, una volta che ha raggiunto quella maturità, arriva il non voler smettere di lavorare con chi lo ha aiutato a crescere. La fiducia costruita nel tempo, la conoscenza della realtà specifica dell’azienda, diventano un patrimonio relazionale che si traduce in continuità. E in richieste sempre più ampie. Non è una deviazione dalla missione, ma la sua naturale estensione: se l’IT serve il business, è inevitabile che chi lavora bene sull’IT finisca per essere consultato anche sul business.

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Una parabola ascendente

Dal 2023 a oggi, 5PM Advisory è cresciuta in modo significativo. Da 10 dipendenti a cui si aggiungono soci e consulenti che lavorano continuativamente, l’azienda punta a chiudere l’anno corrente superando per la prima volta il milione di euro di fatturato, che significherebbe più che raddoppiare i numeri dell’anno precedente. Sul piano geografico, alla sede principale si è aggiunta una filiale operativa in Romagna, scelta non casuale: una regione considerata da Costa “la culla della piccola media impresa italiana”, densa di realtà imprenditoriali che corrispondono esattamente al profilo di cliente su cui 5PM Advisory lavora meglio. Si guarda anche al Piemonte e al Veneto, con la consapevolezza che le barriere in quei territori sono soprattutto culturali, e che richiedono pazienza e lavoro di relazione.

Perché il nodo centrale, quello che Costa ritorna a nominare con una certa frustrazione quando si parla di PMI italiane, è proprio culturale. “È estremamente difficile fare percepire il beneficio della nostra proposizione a chi da ottant’anni fabbrica e vende prodotti caseari o comunque fa business senza avere mai introdotto l’IT nell’organizzazione”. Aziende che fatturano decine di milioni, a volte con 80% per cento dei ricavi dalla pubblica amministrazione, e che non hanno nemmeno un dominio proprietario, che usano Gmail nella versione gratuita personale, che identificano “l’IT” con il ragazzo che sistema i PC quando arriva qualcuno di nuovo. In questo contesto, convincere un imprenditore che investire 500 euro oggi può valerne 5000 nei prossimi mesi è un esercizio che richiede lunghi cicli di vendita, molta pedagogia e una certa disposizione a non scoraggiarsi.

Sull’intelligenza artificiale, Costa è prudente senza essere scettico. “Siamo ancora nella fase iniziale di una nuova moda che ha avuto un lancio straordinario”, dice, “con tutti i pregi e i contro di questo fenomeno”. La sua visione è quella di chi ha visto da vicino cosa succede quando le aziende si prodigano in progetti di AI senza avere prima costruito le fondamenta: spendono molti soldi e ottengono ritorni bassissimi. L’AI, per Costa, non è uno strumento magico né una minaccia, ma un mezzo che deve servire uno scopo preciso, essere adottato con parsimonia e mantenuto sotto lo stretto controllo dell’uomo. Una falla nei processi di governance non viene colmata dall’AI, semmai viene amplificata, perché diventa un nuovo vettore per attacchi o errori.

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Ed è qui che l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale può diventare un percorso di educazione digitale di base, favorendo una nuova consapevolezza, un primo passo verso una maturità che, senza lo stimolo dell’AI, forse non sarebbe mai venuta.

La visione di 5PM Advisory, in fondo, è questa: non portare solo tecnologia ma ordine. Non vendere soluzioni, “ma costruire la capacità di sceglierle”. In un panorama IT italiano ricco di tecnici eccellenti, “siamo bravissimi nell’installare, configurare, gestire,” riconosce Costa, quello che manca è la visione d’insieme, la comprensione che la tecnologia non è mai il traguardo ma uno strumento per raggiungerlo, quando è al servizio di un’organizzazione che sa dove vuole arrivare. Quello di Costa è un mestiere difficile, quasi controintuitivo in un mercato che premia chi porta hardware e licenze. “Ma è un mestiere che, quando trova il cliente giusto, crea qualcosa di unico: stima vera, reciproca, un valore che dura”.