Altea Federation, un simbolo che unisce

Andrea Ruscica chairman & CEO di Altea Federation e Matteo Giovanditti managing director & CBO di Altea Federation

Con 240 milioni di ricavi e 32 milioni di EBITDA nel 2025, il gruppo guidato da Andrea Ruscica aggiorna brand e architettura applicativa. La modernizzazione dello stack e il modello federativo convergono in una strategia di orchestrazione di dati, modelli e servizi

Ogni conversazione con Andrea Ruscica, chairman & CEO di Altea Federation, si trasforma in un’analisi del ruolo della tecnologia come potente catalizzatore di semplificazione e valore all’interno di un’organizzazione. Ma anche sul ruolo di realtà come Altea nel tradurre la complessità della tecnologia in valore concreto, facendo da ponte con le imprese. Un ruolo chiave nel connettere competenza tecnica ed execution al servizio dell’organizzazione, delle persone e delle risorse, passando dal business ai servizi pubblici, fino a contesti critici come industria e sanità. Questa volta, l’incontro con il team manageriale di Altea serve a presentare un’operazione di rebranding e rifocalizzazione di un system integrator spavaldamente proiettato nel cambiamento per sé e i propri clienti. In occasioni come questa, inevitabilmente centrata sulla trasformazione dell’IT guidata dall’intelligenza artificiale, emerge con chiarezza l’imprinting originario del consulente: un approccio basato su analisi rigorosa e mappatura dei processi aziendali.

Già nel 1993, quando l’acronimo ERP si afferma nel mondo produttivo, prende forma un percorso di crescita continuo – tra sviluppo interno e acquisizioni – con l’obiettivo di trasferire il valore dell’informatica gestionale al business. L’aggregazione di nuovi talenti è la caratteristica peculiare di un modello federativo che oggi raggruppa, sotto un simbolo ancora più unitario, un insieme di oltre venti aziende che operano congiuntamente su un progetto condiviso, pur mantenendo una marcata autonomia nelle scelte di posizionamento in una vasta gamma di specializzazioni.

IDENTITÀ E CONTINUITÀ

Alla fine del 2025, anzi, proprio nei giorni delle feste natalizie, il governo centrale della Federation decide di implementare un cambiamento forte, intervenendo su quello che negli ultimi 20 anni – con un’unica variazione intermedia – è diventato un marchio familiare per centinaia di clienti. «Un logo è un simbolo. I simboli sono ciò che unisce e definisce un’organizzazione. Dalle imprese fino agli Stati. I simboli sono l‘espressione di un’intera cultura, la rappresentazione di quello che sei: decidere di cambiarli non è mai semplice» – spiega Andrea Ruscica. Tanto più nell’assetto volutamente composito di un system integrator, che attraverso il suo logo aziendale deve trasferire la propria identità senza mai oscurare i marchi delle tante tecnologie rappresentate.

Per una scelta di differenziazione – rispetto a una prima fase di focalizzazione esclusiva sull’ambiente gestionale olandese predecessore della piattaforma ERP in seguito acquisita da Infor – la federazione di Ruscica fa la scelta di estendere anche al mondo Microsoft, SAP, Oracle e TeamSystem le proprie competenze in materia di software per la gestione aziendale, allargando il presidio ad altre funzioni organizzative e più in generale a tutte le tecnologie trasformative di infrastrutture e processi, di lavoro e collaborazione, relazione, produzione, comunicazione, in tutti i comparti dell’industria e dei servizi. Contemporaneamente, Altea continua a potenziare le proprie capacità di guida consulenziale e di erogatore di servizi gestiti.

Oggi che la sfida si concentra sulla nuova ondata di automazione dell’intelligenza artificiale agentica – osserva Ruscica – il gruppo sente l’esigenza di attualizzare l’immagine trasmessa da un logo che negli ultimi dieci anni ha puntato – attraverso una sorta di recinto stilizzato verde chiaro – sul concetto di alleanza di forze indipendenti ma coese su un unico principio: l’innovazione nell’impresa e nell’organizzazione. «Con l’evoluzione del logo Altea, abbiamo deciso di rafforzare l’identità di gruppo» – sottolinea il chairman. «Valorizzandola anche nel segno grafico. Secondo Ruscica, la nuova A diventa il simbolo di un’identità condivisa in chiave più contemporanea ma anche la metafora che continua a unire le diverse realtà della Federazione attraverso “l’ala verde” (il tratto orizzontale della A), che riprende l’idea dell’abbraccio del precedente marchio, introducendo una forma stilistica più innovativa. Un tratto che parla di crescita e proiezione verso il futuro.

Cristiano Daolio chief financial officer di Altea Federation

ALLE RADICI DEL VALORE

Il restyling funziona anche in forma compatta, come suffisso grafico a supporto dei brand delle aziende della federazione. Alcune integrano direttamente la radice Altea – come AlteaUP, AlteaON e Altea365 – mentre altre mantengono il nome originario, come OOBE-XR, attiva nella realtà virtuale ed extended reality, o CompSys, specializzata in managed services per infrastrutture e reti. Entrata nel gruppo nell’estate dello scorso anno, CompSys rafforza il posizionamento della federazione nei settori della pubblica amministrazione e della sanità. Ma c’è anche il caso di Run Time Solutions, entrata da una decina di anni a far parte della costellazione Altea come partner qualificato della practice dedicata alla piattaforma SAP Business One, che con l’avvento della nuova strategia visual del gruppo, sceglie di diventare Altea RT, incrementando il proprio livello di attenzione su tematiche di frontiera come la sovranità dei dati e dell’AI, riformulando in chiave più “federativa” un brand che esiste fin dal 1995.

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Il renaming di Run Time Solutions, azienda affermatasi e cresciuta in Altea, oltre a mostrare l’efficacia del messaggio unificante affidato al nuovo logo aziendale, diventa anche una diretta conferma dell’impegno di tutto il gruppo sul fronte di una molteplicità di soluzioni che l’alleanza sa modulare e plasmare in funzione delle esigenze di ciascun cliente. Da poco più di due anni a questa parte, Altea è una realtà partecipata dal fondo di private equity Chequers Capital attraverso una classica operazione di leveraged buy-out. «In questo arco di tempo, siamo passati da 150 a quasi 240 milioni di euro di ricavi» – spiega il CEO. «Con un EBITDA cresciuto da 21 a 32 milioni». Una dinamica che evidenzia un’accelerazione significativa sia sul fronte della crescita sia della marginalità, segnale di un modello che sta scalando in modo strutturato. «L’obiettivo è continuare a crescere ampliando competenze e aree di specializzazione» – prosegue Andrea Ruscica. «Per offrire più valore e concentrare maggiori opportunità in un unico punto».

LA VARIETÀ FA LA PIATTAFORMA

Riflettendo sulla naturale evoluzione dei rapporti che normalmente intercorrono tra le aziende tecnologiche e gli operatori del capitale privato, Ruscica rileva che il rebranding rappresenta un passaggio intermedio di un ciclo che si sviluppa su un orizzonte medio di cinque anni. «Prova dell’equilibrio raggiunto da un rapporto professionale e umano di eccellenza» – commenta Ruscica. Ma anche scelta strategica per presentarsi all’avvio del prossimo ciclo con un’identità più forte e unitaria. In un mercato che tende a percepire le aziende-rete come realtà frammentate, dominate dalle singole componenti, il nuovo marchio nasce proprio per ribaltare questa lettura, rafforzando l’idea di un gruppo coeso, capace di decisioni condivise e di contenere spinte centrifughe. «Da qui nasce l’intenzione di lanciare un segnale chiaro» – sintetizza Ruscica. «Per marcare che il nostro è, a tutti gli effetti, un progetto di piattaforma».

Il concetto, oggi molto presente nella descrizione dell’offerta complessiva dei grandi player tecnologici, spesso cresciuti proprio per aggregazioni successive, rimanda subito alla necessità di integrare i processi delle singole entità che ne fanno parte. Per darsi un insieme di regole condivise di governo, compliance, sicurezza, linee tecnologiche, visione strategica, visione di mercato. E da questa unitarietà di scopi, attivare le sinergie che la piattaforma è in grado di scalare. Tanto più in presenza di un cambiamento esterno come l’intelligenza artificiale nella sua attuale accezione linguistica e agentica: una forza che senza la capacità di governo rischierebbe di fare la parte del classico elefante nella luccicante cristalleria della trasformazione digitale.

Ancora prima di arrivare a questo nuovo punto di svolta, le tecnologie che Altea contribuisce a trasferire in questi 30 anni – al di là di hype, svolte repentine e momentanee battute d’arresto – segnano un enorme impatto trasformativo nel modo di produrre e portare sul mercato beni e servizi. Da semplice ausilio per le registrazioni contabili, il software contribuisce a cambiare processi, organizzazioni e persone. Una triade, quella della tecnologia, dell’organizzazione e del capitale umano, che Altea ha sempre messo al centro della sua visione olistica, mettendo anzi in crescente risalto proprio gli ultimi due aspetti e diventando, insieme ai suoi clienti, artefice e comprimario di questo cambiamento.

Franco Vercelli chief operation officer di Altea Federation

DOPO LA CONSUMERIZZAZIONE

Che cosa accadrà domani, nella prospettiva di un livello di automazione “intelligente” e autonomo sul piano decisionale? L’evoluzione non si presenta come un salto unico, ma come una progressione accelerata. Il dato più sorprendente emerge se si osserva il periodo alla fine del 2022, con gli annunci di OpenAI e la rapida diffusione dei modelli linguistici su larga scala. In particolare, il titolo in Borsa registra una crescita della capitalizzazione tra le più veloci mai osservate nel settore tecnologico, Il 2023 si caratterizza da una forte fase di “consumerizzazione” del concetto stesso di modello linguistico.

Come altri system integrator, Altea vive un biennio di relativo attendismo, recependo le basi di una trasformazione che agisce all’interno di specifici task, aiutando i clienti a ragionare sui possibili casi d’uso e sorvegliando da vicino le novità che man mano arrivavano sul fronte dell’integrazione dell’AI agentica nei sistemi gestionali e nelle soluzioni offerte. Preparando il terreno a una rivoluzione annunciata ma ancora non del tutto percepibile, mentre l’attenzione dei Big si concentra sulle infrastrutture, il modo di accelerare lo sviluppo e il training degli LLM, l’integrazione dei primi strumenti AI nelle applicazioni.

Poi, tra febbraio 2025 e i primi mesi di quest’anno, Anthropic lancia tre oggetti – Claude Code, Claude Cowork e il protocollo MCP – che cambiano radicalmente una posizione in parte attendista, squarciando il velo su una rivoluzione di colpo al centro del palcoscenico. «Cowork non si occupa solo di attività banali e ripetitive» – spiega Ruscica. «È un assistente che ti segue in tutto il lavoro da svolgere, ti dà i superpoteri. Sul versante dello sviluppo del software, Code è in grado di darti in poco tempo e con poco sforzo strumenti completamente nuovi». Le notizie sull’AI agentica e sul suo possibile ruolo sostitutivo delle piattaforme ERP mainstream sono un segnale di allarme per tutti. Il passaggio da un semplice supporto cognitivo al lavoro del white collar a una sostanziale automazione nei processi e nelle decisioni implica un ripensamento dei provider SaaS e dei consulenti come Altea che li affiancano.

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«Più che integratori, dobbiamo abilitare e governare l’AI nei processi, trasformando la conoscenza accumulata in capacità di interpretare, anticipare e decidere in tempo reale» – afferma Ruscica. Le sfide si concentrano su tre fronti. «Il primo è la conoscenza di dominio, necessaria per addestrare modelli linguistici in grado di produrre risultati affidabili. Il secondo riguarda i dati: strutturati e non, vere e proprie “casseforti” aziendali, in cui questa conoscenza è codificata. Il terzo è rappresentato dall’evoluzione applicativa: un numero crescente di agenti software personalizzati, orchestrati attraverso ecosistemi basati su server MCP, che le aziende dovranno sviluppare per trasformare la conoscenza in operatività. In questo scenario prende forma una token economy – l’unità base delle transazioni tra utenti, modelli e agenti – già oggi caratterizzata da volumi a doppia cifra di grandezza e destinata a ridefinire le logiche di utilizzo e governo dell’AI».

Alberto Platini chief controller officer di Altea Federation

DAL REBRANDING ALLA STRATEGIA

Il rebranding di Altea si accompagna a un riposizionamento dell’offerta in chiave Agentic AI, con un’evoluzione delle modalità operative e dei modelli di intervento. Il percorso prende avvio con ARISE, programma di modernizzazione dell’intero stack applicativo a supporto del gruppo, dei processi e delle dinamiche interne. Un’iniziativa guidata dal general manager e chief business officer Matteo Giovanditti insieme al chief operating officer Franco Vercelli, responsabile esecutivo del progetto. «Siamo consapevoli della responsabilità che accompagna questa fase» – spiega Giovanditti. «Il rebranding non è solo un intervento identitario ma rafforza la coesione del gruppo e rende più chiaro il nostro posizionamento nel mercato». L’obiettivo è esprimere un modello distintivo. «Una capacità diversa di interpretare il ruolo del system integrator in uno scenario sempre più guidato dall’AI».

L’ingresso di Chequers Capital – prosegue il direttore generale – ha infuso nel gruppo una disciplina e un modello di governo strategico che è stato subito recepito da tutte le realtà della Federation, che si sono immediatamente riallineate su una direzione più definita. «Orientamento» è il termine utilizzato per definire quello che a suo parere è il fabbisogno più urgente di fronte alle incertezze di una evoluzione tecnologica il cui potenziale è chiaramente percepito, ma la sua applicazione operativa resta complessa da tradurre in azioni concrete. In un certo senso – lascia intendere Giovanditti – il compito di Altea Federation è definire queste azioni e farle proprie, in modo che l’esperienza maturata diventi una blueprint operativa, replicabile dai clienti. «Questa trasformazione apre nuove opportunità per tutte le realtà del gruppo, a partire da Nextea, la nostra società di consulenza. Oggi il confronto tra clienti, in tutti i settori, non riguarda la scelta dei modelli linguistici, ma come l’AI ben governata, sostenibile e radicata nei processi può abilitare la loro trasformazione».

Forte di un patrimonio consolidato di esperienze maturate in oltre trent’anni al fianco delle aziende mid-market, Altea punta a valorizzare questo capitale traducendo l’innovazione – in particolare l’AI agentica – in applicazioni concrete lungo filiere produttive complesse e in contesti settoriali ad alta specificità. «Si tratta di un know-how che i grandi player globali non presidiano direttamente» – osserva Giovanditti. «Il nostro lavoro è questo e lo sappiamo fare da sempre: portare l’innovazione fino all’ultimo miglio operativo, dove si genera valore reale».

RIPENSARE I PROCESSI

ARISE definisce il perimetro di un’architettura abilitante per un cambiamento che agisce non solo sul piano infrastrutturale e applicativo, ma anche cognitivo a livello enterprise. Inoltre può generare valore nei contesti di trasformazione più tradizionale, indipendentemente dal livello di maturità digitale del cliente. ARISE è una radicale modernizzazione e standardizzazione di tutta la parte applicativa di Altea. «Coinvolge tutti i sistemi dello stack applicativo e permette di rivisitare in modo significativo i processi» – spiega Franco Vercelli, nel suo ruolo di COO e responsabile esecutivo del progetto.

«Fino allo scorso anno eravamo ancora in una fase sperimentale» – racconta Vercelli. «Oggi però abbiamo già alcuni elementi pronti per il delivery. Il più rilevante è GIADA – Gestione Intelligenza Artificiale per Dialoghi in Altea Federation – una piattaforma che integra capacità di discovery documentale, comprensione ed elaborazione dei contenuti, in conformità con le normative NIS2 sulla riservatezza delle informazioni». ARISE si trova nella fase di passaggio dalla sperimentazione all’industrializzazione, con due direttrici principali – prosegue Vercelli. «La prima, interna, punta a integrare nell’operatività quotidiana del gruppo agenti software e tecnologie AI. La seconda riguarda il supporto e l’efficientamento delle attività di delivery tradizionale, oltre alla messa a disposizione di strumenti sviluppati per sostenere l’evoluzione di Altea verso un ruolo di attivazione e governo dell’AI basata sulla conoscenza».

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In questa fase, un ruolo molto importante è svolto dalla sinergia con due stretti collaboratori di Ruscica: il chief financial officer Cristiano Daolio e il chief controlling officer Alberto Platini, chiamati a garantire sostenibilità e marginalità di una trasformazione che deve avvenire in modo fluido, senza impatti sull’operatività quotidiana di un gruppo con oltre duemila collaboratori e tremila clienti. Quali risorse economiche sta mettendo in gioco Altea e quali ritorni si attende? Daolio – «guardiano del valore dell’azienda», come si definisce – adotta un approccio rigoroso e pragmatico, soprattutto sul fronte dell’EBITDA. «Nell’ottica di un’azienda che ha il suo socio di maggioranza in un fondo di private equity, stiamo parlando di un investimento che deve dare i suoi frutti in tempi lunghi ma non lunghissimi. Al tempo stesso, in questo momento il nostro punto di vista è quello di un operatore di settore che sta costruendo competenze che diventeranno offerta per il mercato» – afferma il CFO. «L’obiettivo è convertire progettualità e domanda interna in valore e redditività».

In sostanza – osserva Daolio – è necessario considerare che una parte della marginalità generata dall’efficientamento tende fisiologicamente a ridursi, poiché il cliente si aspetta che i benefici di efficienza si riflettano, almeno in parte, in condizioni economiche più favorevoli. «Ma soprattutto si tratta di capire quali opportunità possono scaturire dai progetti che stiamo portando avanti, anche in termini di top line». Il punto è che nel contesto emergente della token economy la valutazione del valore reale di una tech-company diventa più complessa: le dinamiche di mercato sono influenzate da fattori altamente volatili, come dimostra l’impatto che gli annunci legati all’AI hanno avuto negli ultimi mesi sulle capitalizzazioni dei principali player tecnologici.

«La nostra fortuna è che a differenza di altri, stiamo traguardando un orizzonte temporale ampio e possiamo permetterci di agire sulle giuste leve moltiplicative. Certo, se dovessi riassumere l’orizzonte nel quale ci stiamo muovendo in una parola direi “incertezza” o anche “dinamicità”. «Penso a una conferenza del 2000 di Michael Porter, celebre economista della Harvard Business School: Internet non è un vantaggio competitivo in sé, lo diventa quando abilita una strategia. È quello che accade oggi con l’AI».

Le considerazioni del responsabile del controlling si allineano a quelle del CFO. Per Alberto Platini le attività di controllo e reporting contabile sono già oggi profondamente impattate dall’intelligenza artificiale. «Le basi della nuova infrastruttura ARISE – dall’ERP ai data mart che stiamo implementando – servono a preparare il passaggio successivo» – spiega Platini. «L’obiettivo è evolvere verso un controllo che non guarda solo al passato, ma che supporta le decisioni in chiave prospettica». In questo percorso, l’AI gioca un ruolo abilitante. «Ci aspettiamo di liberare tempo oggi assorbito da attività ripetitive, come le riconciliazioni, e di migliorare la qualità dell’output intervenendo a monte sui dati. In questo modo il controlling può offrire il supporto più tempestivo ed efficace sia a livello corporate che delle singole unità operative». Tutto su un livello di potenza, precisione e automazione intelligente, distante anni luce dai primi ERP che Altea integrava nelle aziende negli anni Novanta. Non è solo un’evoluzione tecnologica, ma un cambio di paradigma: dalla gestione dei processi alla capacità di interpretarli, anticiparli e governarli in tempo reale. La nuova identità di Altea Federation si muove in questa direzione, ma con una convinzione che la distingue. Mentre il mercato discute di quale modello linguistico sia il più potente, Altea presidia un’altra frontiera: quella della conoscenza che resta.

Trent’anni di progetti, errori risolti, pattern individuati nelle imprese italiane. Un patrimonio che nessun foundation model può possedere, non per mancanza di potenza di calcolo, ma per mancanza di esperienza vissuta. In un’epoca in cui la grande tecnologia rischia di rendere tutte le aziende uguali, ciò che resta distintivo è quello che ognuna sa fare meglio degli altri. È questo il sapere che Altea sta codificando in un’architettura cognitiva propria. Un’AI che non sostituisce la persona, ma sostituisce la fragilità della sua presenza. Una piattaforma che cresce con chi la usa, e restituisce al cliente la sua stessa intelligenza: organizzata, interrogabile, sempre disponibile. In un orizzonte di manovra che richiede prudenza ma anche capacità di visione. E sul ponte di comando, la bandiera è già cambiata. E oggi somiglia meno a quella degli ERP pionieristici e un po’ di più a quella che sventola sull’astronave di Star Trek, dove la tecnologia non si limita a supportare le decisioni, ma contribuisce a definirle.

Foto di Gabriele Sandrini