Euro digitale e CBDC. L’Europa accelera, il Golfo esegue

Euro digitale e CBDC. L’Europa accelera, il Golfo esegue

L’Asia, l’Europa e il Golfo accelerano sulle CBDC wholesale, mentre la tokenizzazione ridefinisce il ruolo di banche, PSP e tesorerie aziendali

Mentre Francoforte chiude la fase preparatoria dell’euro digitale a ottobre 2025 e attende il voto del Parlamento europeo previsto per giugno 2026, a Hong Kong, Bangkok, Pechino, Abu Dhabi e Riad le banche centrali regolano transazioni wholesale in valuta digitale transfrontaliere dal 2022. Il sistema monetario europeo si muove alla velocità del compromesso continentale, mentre quello dei paesi del Golfo, alla velocità di un mandato commerciale.

La geografia globale della Central Bank Digital Currencies (CBDC) nel 2026 non è più un mero esercizio di prospettiva. Secondo McKinsey, nel rapporto Global Payments 2024, oltre il 90% delle banche centrali sta perseguendo o valutando un progetto di CBDC, e più di trenta hanno già avviato un pilota. Il BIS, nel capitolo III dell’Annual Economic Report 2023, delinea la cornice teorica: dopo la dematerializzazione e la digitalizzazione, la tappa successiva del sistema monetario è la tokenizzazione, cioè la rappresentazione digitale di crediti su una piattaforma programmabile.

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Sotto questo termine ombrello, ci sono due architetture distinte, che convivono e vengono spesso confuse: la CBDC retail, pensata come surrogato programmabile del contante per cittadini e imprese, e la CBDC wholesale, riservata alle istituzioni finanziarie per regolare obbligazioni, pagamenti interbancari e operazioni transfrontaliere su un libro mastro distribuito. La differenza non è semantica. È l’impalcatura dell’intero discorso.

LA GEOGRAFIA DEI PAGAMENTI GLOBALI

Il Project mBridge, sviluppato nell’ambito del BIS Innovation Hub di Hong Kong, rappresenta il primo progetto multilaterale operativo di CBDC wholesale. Ne fanno parte Hong Kong, Tailandia, Cina, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, con transazioni regolate in valute digitali come yuan, dirham e rial.

Secondo il BIS, progetti come mBridge dimostrano già la possibilità di regolare pagamenti e scambi transfrontalieri tra banche centrali su infrastrutture digitali interoperabili. Nel mio studio del 2024 con Khan e Mertzanis sull’European Journal of Innovation Management, emerge come la cornice normativa CBUAE abbia anticipato la maturità infrastrutturale del Golfo nelle rimesse cripto-native, in linea con i più ampi volumi on-chain documentati da Chainalysis: 338,7 miliardi di dollari di valore on-chain totale ricevuto dalla regione MENA tra luglio 2023 e giugno 2024, con la quota più alta di adozione della DeFi negli Emirati. Sul versante retail, il Digital Dirham emiratino è stato lanciato a marzo 2026, mentre la componente wholesale era già operativa dal 2024.

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L’euro digitale, per contro, chiude la fase preparatoria nell’ottobre 2025: il voto del Parlamento europeo è atteso per giugno 2026, la prima emissione potenziale è fissata al 2029. Quattro anni di distanza operativa, in un mercato in cui un anno è già lungo. Nel paper, emerge anche un risultato che ha implicazioni dirette sul disegno dell’euro digitale: l’intenzione comportamentale di adottare le valute digitali – il cosiddetto behavioural intention nei modelli UTAUT – si rivela un predittore debole dell’uso effettivo. Il supporto infrastrutturale e il contesto operativo (“facilitating conditions”) sono invece la variabile realmente determinante. In altre parole, chiedere agli utenti se useranno l’euro digitale dice poco su quanto lo utilizzeranno davvero. McKinsey, nello stesso “Global Payments 2024”, conferma indirettamente che nei mercati in cui un CBDC è già stato lanciato, “i consumatori hanno trattato il portafoglio CBDC come un wallet qualunque”.

L’entusiasmo iniziale si infrange contro la realtà dell’integrazione. Il problema non è il consenso politico Il problema sono i POS, le banche commerciali, le API di pagamento, l’esperienza di onboarding, l’interoperabilità con SEPA Instant. Quando funzioni separate – emissione, custodia, regolamento, riconciliazione – vengono combinate su un’unica piattaforma programmabile, il ruolo degli intermediari cambia di natura, non di intensità. L’unified ledger delineato nel “BIS Annual Report 2023” prevede un’infrastruttura comune in cui convivono moneta emessa dalla banca centrale, depositi bancari e asset tokenizzati.

Sul fronte industriale, il rapporto “The Great Tokenization Shift” (Keyrock-Centrifuge, 2025) evidenzia la scala potenziale della tokenizzazione. Il World Economic Forum stima che potrebbe rappresentare il 10% del PIL globale entro il 2027, mentre per Boston Consulting Group vale fino a 16 trilioni di dollari di asset tokenizzati entro il 2030.

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CHI CONTROLLA IL RAIL, CONTROLLA IL DENARO

Per il CFO di un’azienda italiana di medie dimensioni, ciò significa tre vettori operativi concreti: rapidità di regolamento, riduzione del rischio di controparte, programmabilità contrattuale. Pagamenti condizionali nella supply chain, royalty automatizzate, escrow programmabili nell’M&A – non sono frontiere lontane: sono già operative in Helvetia, Jura, Genesis, Dunbar, mBridge e Dynamo. Per chi gestisce la tesoreria oggi, l’euro digitale non è una novità regolamentare prevista per il 2027. È un riassetto del set di strumenti disponibili.

L’errore di lettura più diffuso, nel dibattito italiano, è trattare l’euro digitale come una risposta tardiva al cash o ai wallet privati. Non si tratta solo di replicare il contante in formato digitale, ma di riconquistare il rail di pagamento retail, cioè l’infrastruttura dei pagamenti, oggi dominata da Visa, Mastercard e dalle big tech dei wallet, tutti circuiti non europei. La sovranità monetaria, nel 2026, non si gioca sulla capacità di emettere moneta – quella la BCE non l’ha mai persa. Si gioca sulla capacità di controllare il binario lungo cui la moneta viaggia. Non a caso, il 28 giugno 2023 la Commissione europea ha pubblicato in parallelo due pacchetti legislativi distinti – il Single Currency Package (con la proposta di regolamento) e il Payment Services Package (PSD3 e PSR) – riconoscendo che le due architetture vanno progettate in sincronia. Nel disegno emergente, la BCE è l’emittente; le banche commerciali rimangono i distributori; i payment service provider e le fintech costituiscono lo strato applicativo; le aziende sono gli utilizzatori di una nuova classe di “programmable money” nei flussi di tesoreria e supply chain.

Pertanto, la domanda strategica per un istituto italiano non è “siamo pronti all’euro digitale”, ma quale strato dello stack si intende presidiare. Le prove operative della CBUAE su mBridge non sono interessanti per l’esoticità. Sono interessanti perché dimostrano che il salto da “policy paper” a “transazione regolata” è realizzabile in due-tre anni quando il mandato è chiaro e l’infrastruttura è interoperabile. La differenza tra un sistema che riceve l’euro digitale e uno che lo progetta sta nella sequenza in cui banche, corporate, regolatori e PSP si siedono al tavolo. Nel sistema italiano, dove convivono un’industria bancaria robusta, un settore fintech ancora frammentato, e una pubblica amministrazione interlocutrice essenziale (via PagoPA), la scelta non è se partecipare. Ma in che ruolo.

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Il denaro fiat non perde la sua natura istituzionale: acquisisce una nuova dimensione operativa. Tra Francoforte e Abu Dhabi non c’è una distanza ideologica, ma una differenza di velocità esecutiva. E nei mercati del denaro il tempo è l’asset più costoso.


Dr. Devid Jegerson 

Architetto dell’evoluzione dei Pagamenti Digitali e del Banking, Devid è da oltre 25 anni in prima linea nell’innovazione FinTech, trasformando idee visionarie in realtà di mercato di successo nell’E-commerce e nel Banking.

Dal lancio della prima carta prepagata ricaricabile in Italia (2002) e del primo conto di moneta elettronica (2006), alla creazione di gateway di pagamento con licenza acquiring (2008) e all’introduzione dei pagamenti istantanei P2P (Jiffy, 2014) e delle prime piattaforme di pagamento cloud in Medio Oriente (noon.com, 2016), il suo focus è sempre stato sul costruire ‘il nuovo’.

Il suo percorso include ruoli di leadership e contributi fondamentali in noon.com, PayPal, Fastweb, IWBank, e UBI Banca, dove ha guidato l’innovazione nei pagamenti mobile e ha contribuito alla gestione della normativa PSD2.

Oggi, applica questa combinazione di visione strategica ed eccellenza nell’esecuzione come Membro del CdA di diverse società, guidando la Trasformazione Digitale nel FinTech. La sua passione è supportata da un PhD, un EMBA, una laurea magistrale in strategia e una laurea in economia, dalla pubblicazione del libro (“Pagamenti elettronici. Dal baratto ai portafogli digitali” 2016, goWare).

Appassionato nel costruire il futuro della finanza, Devid rappresenta un punto di riferimento nel settore.