Barack Obama è il 45esimo presidente degli Stati Uniti. Il web ago della bilancia

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La battaglia elettorale made in USA non è stata un gioco, anche se si è combattuta fino all’ultimo voto. Decisivi sono stati il contributo del web, con più di 20 milioni di tweet, il voto delle donne e dei latinos

Negli USA, la politica ha scoperto la forza dirompente della Rete già dalle presidenziali del 2008, non per bloccare le voci dei cittadini ma per amplificare la forza dei messaggi elettorali, con campagne virali, applicazioni e strumenti di analisi web based e in tempo reale per controllare l’affluenza ai seggi e registrare le dichiarazioni di voto.

L’elezione del 2012 sarà ricordata come la più mobile della storia, grazie soprattutto alla diffusione degli smartphone di ultima generazione. Si può leggere la mappa degli stati “swing” (ballerini) decisivi in queste elezioni attraverso la lente della diffusione dei due sistemi operativi Android oppure iPhone.

Apple e Google saranno le nuove icone per definire repubblicani e democratici, più della vetusta immagine dell’elefantino e dell’asinello? Negli anni Ottanta la contrapposizione era tra DOS e Windows, come dire ecumenici ortodossi contro riformisti, e in mezzo – a breve – sarebbe arrivata l’ondata controriformista quasi calvinista di Steve Jobs. Altra epoca.

Oggi, al sistema della contrapposizione maggioritaria si sperimenta quello della collaborazione plebiscitaria della Rete, che ha avuto un peso determinate per sbloccare il testa a testa tra i due candidati alla Casa Bianca. Social network e applicazioni web hanno spostato milioni di voti. Milioni anche le applicazioni “Mitt’s VP” e “Obama for America” scaricate nelle ultime 24 ore. Non solo. Le ‘Twitter bombs” sganciate sugli indecisi hanno sortito l’effetto sperato di aumentare la percentuale dei votanti, che secondo gli analisti del voto sono confluiti nel bacino elettorale del vincitore.

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Se oggi il mondo ha gli occhi puntati sulle elezioni presidenziali degli Stati Uniti – con i listini delle Borse che danno il loro giudizio sul voto – dopodomani l’attenzione si sposterà sulla Cina e mondo e mercato resteranno ancora una volta con il fiato sospeso. C’è da chiedersi quale sia stato l’effetto delle presidenziali americane sulla nomina di Xi Jinping a successore designato dal partito di Hu Jintao, come presidente della Repubblica Popolare. Xi Jinping è figlio di Xi Zhongxun, che negli anni Ottanta si schierò con gli studenti di Tien an men. Ma a differenza del padre, molti non scommetterebbero molto sulla sua anima riformista. La Cina con i suoi tassi di crescita e di trasformazione è un enorme cubetto di ghiaccio che si sta sciogliendo.

Durante i giorni del Congresso, Pechino ha preso ingenti misure di sicurezza, che – forse – sarebbero piaciute anche a qualche neoconservatore americano: dissidenti allontanati, misure contro il volantinaggio, piazza Tienanmen bloccata. Quali saranno le misure adottate per il controllo del web non è dato sapere, ma Xi Jinping, in passato si è contraddistinto per la sua opera contro la rete neutrale, che somiglia vagamente alle crociate mascherate, contro la diffusione della pedopornografia e della pirateria informatica, ma che di fatto si traducono in una limitazione della libertà e della neutralità della rete.

Nei prossimi anni, il concetto di privacy e quello di democrazia rappresentativa subiranno una trasformazione radicale. L’ondata controriformista arriverà da Est o da Ovest? Chi spingerà l’acceleratore: Obama o il suo omologo cinese? Ci vorrebbe un altro Tocqueville per rispondere alla domanda.