Google vieta il porno sui Google Glass, Tits&Glass deve sparire

L’app per i Google Glass di MiKandi permetteva di visualizzare foto e video pornografici e condividerli. Google ha cambiato le sue policy bandendo questo tipo di contenuti dai suoi occhiali SMART

In molti sono convinti che i Google Glass abbiano un enorme potenziale di business. Le prime ad approfittare di questa opportunità sono state le aziende del campo dell’hard, che vedono negli occhiali di Google un modo per risollevare il mercato dominato dalla pirateria. A tal proposito, MiKandi ha sviluppato l’app Tits&Glass, che permette agli utenti di visualizzare e condividere contenuti pornografici anche prodotti dagli utenti. Google ha però subito bloccato l’iniziativa bandendo l’app dai suoi occhiali SMART con un cambiamento delle policy. Se Big G ha scelto di non introdurre il riconoscimento facciale per motivi di privacy non poteva certo permettere che gli utenti girassero filmati pornografici amatoriali con il proprio device.

TI PIACE QUESTO ARTICOLO?

Iscriviti alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato.

Niente porno amatoriale sui Google Glass

Tits&Glass, disponibile anche senza gli occhiali di Google, ha avuto un discreto successo con migliaia di utenti unici al giorno sul proprio portale. La co-fondatrice di MiKandi.com, Jennifer McEwen, considera infatti i Google Glass “uno strumento perfetto per le riprese POV (Point of View)” che potrebbe “facilitare l’interazione a due”.

Le sue speranze sono però state stroncate sul nascere da Google cha ha cambiato prontamente i termini d’uso. “Non permettiamo contenuti che includano nudità, atti sessuali espliciti e materiali sessuali espliciti. Google ha una politica di tolleranza zero verso la pornografia infantile. Se rileviamo contenuti pedopornografici, li riporteremo alle autorità e cancelleremo gli account Google coinvolti”, affermano da Mountain View. A MiKandi ora non resta che modificare il suo servizio, anche se sul proprio sito afferma di non aver ricevuto alcuna notizia di cambiamenti né notifiche da parte di Big G.

Leggi anche:  Impresoft, risultati 2023: CdA approva il bilancio consolidato

La crociata contro l’hard

I big del web stanno lottando duramente per eliminare dalle loro piattaforme contenuti pornografici o offensivi. L’app Vine di Twitter è dovuta diventare vietata ai minori per essere presente sull’App Store di Apple, LinkedIn ha bandito le escort e Facebook sta lavorando per cancellare i contenuti che possono essere offensivi e non far bloccare le inserzioni pubblicitarie da altre aziende. L’unico in controtendenza è Pinterest che ha dato via al libero al nudo, inteso però come arte e non come pornografia.