Perché Google ha chiuso Reader?

Sul web c’è chi ha capito la mossa di Big G, altri invece proprio non riescono a mandarla giù. All’annuncio, sul blog, della chiusura di Google Reader dopo 8 anni (era il 2005) di onorevole servizio, ha suscitato più di una polemica. C’è chi, estremizzando la mossa, ha parlato di “pugnalata allo stomaco dei blogger” e chi ha sostituto la parola “chiuso” con “ucciso”. Ma ecco come sono andate realmente le cose in casa Google.

La storia

Nel tardo 2011 l’azienda di Mountain View cercava di capire come far risalire la popolarità di Google+, social network lanciato da poco che però non riusciva a fare breccia nel cuore delle persone, soddisfatte dell’esperienza Facebook e decise a non complicarsi troppo la vita con un altro network. Avrebbe voluto dire ricostruirsi da zero una reputazione online, nuovi amici, nuovi contenuti, nuove regole. A questa conseguenza Google è arrivata solo in un secondo momento scegliendo una soluzione per tutte: l’integrazione. Così ha deciso di collegare l’account Google (di qualsiasi tipo) a tutte le piattaforme gestite, da Gmail a YouTube passando per Google Reader (colpito qualche tempo prima dalla rete bot Koobface) e la nuova creatura Google+. In questo modo avrebbe costruito un cerchio di esperienze attorno ad un utente già esistente, già con le proprie attitudini e preferenze.

La rivolta degli utenti

Una scelta che aveva fatto gridare allo scandalo i puristi della privacy, convinti che ogni utente dovesse scegliere di per sé su quale piattaforma essere presente. La stessa sorte di integrazione era toccata a Reader, una piattaforma che se fosse rimasta isolata sarebbe morta anche prima. Così vennero raccolte in rete firme e petizioni per bloccare la “googlazizzazione” di servizi e strumenti prima separati. Come sappiamo Google ha deciso di proseguire affermando come i lati positivi avrebbero superato i negativi. Le cose però non sono andate come si sperava. Nonostante Google Reader conservasse una zoccolo duro di utenti, il suo utilizzo stava scemando. “Preferiamo concentrarci su prodotti più complessi – ha affermato sul blog di Google Urs Holze – sviluppando progetti che ci migliorino la vita”.

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Le altre soluzioni

Nonostante tra meno di quattro mesi non si potrà più utilizzare, i feed RSS di Google Reader possono essere esportati ed essere salvati dall’utente, magari in un semplice file Blocco Note. A questo punto basterà scegliere un’altra piattaforma di lettura RSS e inserire a mano i singoli link, assicurandosi di poter continuare a leggerli anche dopo il 1 luglio. Attenzione a non seguire la procedura di login con l’account Google per Reader, perché in quel caso l’app non ricaverà i link dalla fonte originale ma da Reader, che dopo il 1 luglio smetterà di funzionare. Le alternative sono Google Currents e Flipboard per iOS e Android, Pulse per le due piattaforme mobili e anche Web e Feedly che nonostante la necessità di alcuni plugin per i browser su computer funziona bene anche per iOS e Android.