internet – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Thu, 30 Apr 2026 07:40:41 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png internet – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 L’Italia si connette a Internet. Quarant’anni fa, con 1200 baud e un coraggio incosciente https://www.datamanager.it/2026/04/litalia-si-connette-a-internet-quarantanni-fa-con-1200-baud-e-un-coraggio-incosciente/ Thu, 30 Apr 2026 07:40:41 +0000 https://www.datamanager.it/?p=252480 Era il 30 aprile 1986. Mentre la nuvola di Chernobyl stava per alzarsi sull’Europa, a Pisa qualcuno stava alzando qualcosa di meno radioattivo ma forse altrettanto rivoluzionario: il primo collegamento italiano alla rete ARPANET Era il 30 aprile 1986. Mentre la nuvola di Chernobyl stava per alzarsi sull’Europa, a Pisa qualcuno stava alzando qualcosa di […]

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Era il 30 aprile 1986. Mentre la nuvola di Chernobyl stava per alzarsi sull’Europa, a Pisa qualcuno stava alzando qualcosa di meno radioattivo ma forse altrettanto rivoluzionario: il primo collegamento italiano alla rete ARPANET

Era il 30 aprile 1986. Mentre la nuvola di Chernobyl stava per alzarsi sull’Europa, a Pisa qualcuno stava alzando qualcosa di meno radioattivo ma forse altrettanto rivoluzionario: il primo collegamento italiano alla rete ARPANET — l’antenata di internet — grazie al CNUCE, il Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico di Pisa.

La connessione viaggiava a una velocità folgorante: 1200 baud, ovvero circa 1200 bit al secondo. Per dare un’idea: oggi un singolo emoji pesa più di quanta informazione riuscisse a passare in quasi un secondo di quella connessione. Ma era il futuro, e il futuro, si sa, arriva sempre in ritardo e lentamente.

La scheda tecnica (per i coraggiosi)

Velocità iniziale: 1.200 baud (bit/s)

Potenziamento successivo: linea satellitare da 64 kbit/s verso gli Stati Uniti

Protocollo: TCP/IP (lo stesso che usa oggi ogni dispositivo connesso al mondo, dal frigorifero smart alla navicella spaziale)

Rete di destinazione: ARPANET, la rete militare-accademica americana da cui sarebbe nato internet

“Il primo messaggio inviato fu probabilmente qualcosa di tecnico e insignificante, come quasi tutte le grandi rivoluzioni. Nessuno scrisse ‘ciao mondo’. Probabilmente mandarono un pacchetto di test e controllarono che fosse arrivato dall’altra parte. Romantico come un collaudo idraulico.”

Il collegamento avveniva tramite una linea telefonica internazionale, poi successivamente potenziata con un link satellitare da 64 kbit/s verso gli Stati Uniti — una velocità che oggi farebbe rimpiangere persino la connessione del bar sotto casa. A volte le idee buone durano: il protocollo TCP/IP è ancora il cuore pulsante di internet.

L’Italia era così tra i primissimi paesi europei a entrare nella rete globale. Prima di noi, quasi nessuno. Dopo di noi, tutti. Nel giro di dieci anni, milioni di italiani avrebbero scoperto il fascino unico di una connessione da 56k che si interrompeva ogni volta che qualcuno in casa alzava la cornetta del telefono. Oggi, quarant’anni dopo, l’Italia è connessa quasi ovunque — tranne, per una curiosa inerzia storica, in molte stazioni ferroviarie, treni e palazzi pubblici, dove il segnale continua a comportarsi come se fosse rimasto al 1986. Un omaggio silenzioso alle origini, forse. O forse no.

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Internet: nei prossimi 5 anni più traffico IP che in tutta la sua storia https://www.datamanager.it/2018/11/internet-nei-prossimi-5-anni-piu-traffico-ip-che-in-tutta-la-sua-storia/ Fri, 30 Nov 2018 13:34:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=180322 Entro il 2022, sulle reti globali transiterà più traffico IP di quanto ne sia passato in tutti gli “anni – internet” dal 1984 al 2016 Internet è composta da migliaia di reti pubbliche e private di tutto il mondo. Da quando ha preso vita, nel 1984, su di essa è transitato un traffico di dati […]

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Entro il 2022, sulle reti globali transiterà più traffico IP di quanto ne sia passato in tutti gli “anni – internet” dal 1984 al 2016

Internet è composta da migliaia di reti pubbliche e private di tutto il mondo. Da quando ha preso vita, nel 1984, su di essa è transitato un traffico di dati pari a oltre 4,7 Zettabyte:  una quantità enorme, per averne un’idea diremo che è l’equivalente in dati di tutti i film mai realizzati al mondo – che transitassero in meno di un minuto sulle reti IP globali.

Eppure il nuovo studio Visual Networking Index (VNI) di Cisco prevede che questo sia solo l’inizio. Entro il 2022, sulle reti globali transiterà più traffico IP di quanto ne sia passato in tutti gli “anni – internet” dal 1984 al 2016. In altre parole: nel solo anno 2022 sarà creato più traffico dati di quello creato nei 32 anni precedenti messi insieme.  Ma da dove arriverà tutto questo traffico dati?  Da tutti noi, dalle nostre macchine, dal modo in cui usiamo internet. Entro il 2022, il 60% della popolazione mondiale userà internet. Saranno online più di 28 miliardi tra device e connessioni. L’82% di tutto questo traffico IP sarà costituito da contenuti video.

“Ci sono quattro trend chiave che spiegano la crescita inarrestabile del traffico internet. Ci sono più persone che usano la rete e in parallelo la digitalizzazione in tutti i settori dell’economia fa aumentare in modo esponenziale il numero di device connessi; la larghezza di banda continua a espandersi a fronte di un traffico che per la maggior parte è generato da contenuti video, i più”esigenti” in termini di uso della rete” afferma Paolo Campoli, Sales Senior Director, Global Service Provider di Cisco. “Per gestire tutta questa domanda e le conseguenze che comporta in termini di sicurezza e gestione della rete  dobbiamo cambiare radicalmente approccio: cercare nuove soluzioni, con intelligenza all’ Edge della rete e con reti dotate di sicurezza intrinseca, che non richiedano ai clienti l’uso di software o competenze particolari ma forniscano la sicurezza in maniera nativa, riducendo le barriere e stimolando ulteriormente l’adozione dei servizi digitali”.

Previsioni chiave per il 2022

La ricerca VNI di Cisco guarda all’impatto che utenti, device e altri trend avranno sulle reti IP di tutto il mondo su un arco di cinque anni. Fra il 2017 e il 2022, Cisco prevede in particolare questo.

  • Il traffico IP globale più che triplicherà
    • Ci si attende che nel 2022 il traffico IP globale raggiunga I 396 exabyte al mese – erano 122 nel 2017. Significa avere 4,8 zettabyte di traffico all’anno nel 2022.
    • Entro il 2022, il traffico internet nell’”ora di punta” sarà sei volte più attivo della media. Il traffic internet nell’ora di punta crescerà di circa cinque volte tra il 2017 e il 2022 (37% tasso di crescita annuale composto); raggiungerà i 7,2 petabyte al secondo nel 2022. Per confronto: il traffico internet che passa sulle reti in media durante la giornata crescerà di quasi quattro volte nello stesso periodo, raggiungendo il valore di 1 petabyte al secondo entro il 2022.
  1. A livello mondiale gli utenti internet saranno il 60% della popolazione
    • Entro il 2022, ci saranno 4,8 miliardi di utenti internet. Erano 3,4 miliardi nel 2017, quando gli utenti internet erano il 45% della popolazione mondiale.
  2. A livello mondiale device connessi in rete e connessioni saranno 28, 5 miliardi
    • Nel 2022, ci saranno 28,5 miliardi di device fissi, device personali mobili e connessioni attive; erano 18 miliardi nel 2017. In pratica avremo 3,6 device connessi e connessioni a testa, mentre nel 2017 ce n’erano 2,4.
    • Oltre la metà di tutti questi device e di tutte queste connessioni saranno macchina-macchina nel 2022; nel 2017 erano il 34%. In pratica parliamo di 14,6 miliardi di connessioni provenienti da ogni tipo di oggetto e device, contro i 6,1 miliardi di cinque anni prima.
  3. Le velocità di connessioni in banda larga, Wi-Fi e mobile raddoppieranno o più a livello globale
    • Le velocità medie delle connessioni in banda larga fissa quasi raddoppieranno, passando da 39 Mbps a 75,4 Mbps (media mondiale)
    • Le velocità medie delle connessioni Wi-Fi più che raddoppieranno passando da 24,4 Mbps a 54 Mbps (media mondiale)
    • Le velocità medie delle connessioni mobili più che triplicheranno, passando da 8,7 Mbps a 28,5 Mbps (media mondiale)
  1. Video, gaming e contenuti multimediali costituiranno oltre l’85% di tutto il traffico
    • Il traffico IP video quadruplicherà entro il 2022. Come risultato, il video costituirà una percentuale ancora più grande del traffico IP totale: sarà l’82% rispetto al 75% registrato nel 2017.
    • Il traffico legato al gaming si moltiplicherà per nove tra il 2017 e il 2022, anno in cui rappresenterà il 4% del traffico IP complessivo.
    • Il traffico legato ad applicazioni di realtà virtuale e aumentata salirà vertiginosamente, perché sempre più consumatori e aziende useranno queste tecnologie. Entro il 2022 raggiungerà i 4,02 exabyte al mese: nel 2017 erano solo 0,33 exabyte al mese.

“Le dimensioni e la complessità di internet continuano ad aumentare in modi che non si sarebbero potuti immaginare. Da quando abbiamo iniziato a produrre le previsioni VNI nel 2005, il traffic è aumentato di 56 volte, con un tasso di crescita annuale composto pari al 36% : una crescita travolgente, prodotta dal numero sempre crescente di persone, device e applicazioni che accedono alle reti IP” ha dichiarato Jonathan Davidson, senior vice president and general manager, Service Provider Business, Cisco. “I service provider di tutto il mondo sono attualmente impegnati a trasformare le loro reti per gestire meglio e instradare meglio il traffico, continuando comunque ad offrire un’esperienza di servizio di altissimo livello. Con questo nostro sforzo di ricerca otteniamo e condividiamo informazioni di valore per comprendere le transizioni tecnologiche e architetturali che i nostri clienti devono affrontare per avere successo”.

Dettagli della crescita del traffico IP nelle diverse aree geografiche (2017 – 2022)

  • APAC: 173 exabyte/mese entro il 2022, 32% di tasso di crescita annual composto – quadruplicherà.
  • NordAmerica: 108 exabyte/mese entro il 2022, 21% tasso annuo di crescita composto; triplicherà.
  • Europa Occidentale: 50 exabyte/mese entro il 2022, 22% di tasso annuo di crescita composto; triplicherà.
  • Europa Centrale e dell’Est: 25 exabyte/mese entro il 2022, 41% di tasso di crescita annuale composto; sestuplicherà.
  • Medio Oriente e Africa: 21 exabyte/mese entro il 2022, 41% di tasso di crescita annuale compost;  sestuplicherà.
  • America Latina: 19 exabyte/mese entro il 2022, 21% di tasso di crescita annual composto; triplicherà.

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Social network, riesci a disintossicarti per un mese? https://www.datamanager.it/2018/09/social-network-riesci-a-disintossicarti-per-un-mese/ Wed, 05 Sep 2018 12:50:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=152773 Lanciata in Gran Bretagna ‘Scroll Free September’, la campagna di detox dai social Settembre è da sempre il mese delle ripartenze, dei buoni propositi, dell’energia positiva che ci pervade dopo la pausa estiva. Perché allora non provare a rinunciare all’uso ossessivo dei social network per un po’? E’ quanto propone nel Regno Unito la campagna […]

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Lanciata in Gran Bretagna ‘Scroll Free September’, la campagna di detox dai social

Settembre è da sempre il mese delle ripartenze, dei buoni propositi, dell’energia positiva che ci pervade dopo la pausa estiva. Perché allora non provare a rinunciare all’uso ossessivo dei social network per un po’?
E’ quanto propone nel Regno Unito la campagna ‘Scroll Free September’, alla quale la Royal Society of Public Heath incoraggia a partecipare con l’idea di limitare le conseguenze negative sulla salute mentale determinate dall’iperconnessione a Internet e soprattutto ai social. La dipendenza da smartphone è un fenomeno reale, tanto che sono nate vere e proprie patologie legate al bisogno di essere perennemente connessi e raggiungibili: dalla nomofobia, che colpisce soprattuto i giovani, alla sindrome da vibrazione fantasma alla WhatsAppite.
Un mese di detox anche solo parziale dall’abitudine alle “scrollate” continue sullo schermo dello smartphone potrebbe davvero produrre effetti positivi, se si decide di aderire. Un modello che si rifà a campagne come “Dry January”, che invita a rimanere sobri per un mese, o “Stoptober”, un mese lontano dalle sigarette.

Taglio netto o pausa parziale?

“Se utilizzati nel modo giusto, i social media possono avere aspetti positivi per la salute mentale e il benessere, compreso il miglioramento della connessione sociale e l’essere una fonte di supporto emotivo”, evidenzia Shirley Cramer, capo esecutivo della Royal Society of Public Heath.

“La campagna – aggiunge – parla di prendersi una pausa e prendere nota degli aspetti che potrebbero avere un impatto negativo, usando questa consapevolezza per stabilire un rapporto più equilibrato con i social media in futuro”. All’iniziativa sembra possano aderire 320mila inglesi, ma si sono registrati anche utenti da 56 paesi diversi per ricevere informazioni dal sito (www.rsph.org.uk/our-work/campaigns/scroll-free-september.html). Ora non resta che decidere se dare un taglio netto ai social, diventando ‘Cold Turkey’, o diventare ‘farfalle sociali’ per un mese, cioè limitarsi a smettere di controllare le notifiche durante le uscite, anche se un recente studio ha rivelato come proprio la dipendenza da notifiche sia simile a quella dagli oppiacei.

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Facebook combatte il digital divide con i satelliti di Athena https://www.datamanager.it/2018/07/facebook-combatte-il-digital-divide-con-i-satelliti-di-athena/ Tue, 24 Jul 2018 14:50:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151973 Facebook sta progettando una rete satellitare chiamata Athena per diffondere Internet nelle zone non collegate del Pianeta. Questa tecnologia sostituirà i droni Aquila Facebook si sta impegnando da anni per sconfiggere il digital divide globale e portare Internet anche nelle zone più impervie del Pianeta. Il social network si è posto questo obiettivo un po’ […]

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Facebook sta progettando una rete satellitare chiamata Athena per diffondere Internet nelle zone non collegate del Pianeta. Questa tecnologia sostituirà i droni Aquila

Facebook si sta impegnando da anni per sconfiggere il digital divide globale e portare Internet anche nelle zone più impervie del Pianeta. Il social network si è posto questo obiettivo un po’ per filantropia un po’ per espandere la propria utenza potenziale. Inizialmente l’azienda di Menlo Park si è concentrata sui droni dotati di router Wi-Fi e alimentati da energia solare. Tale tecnologia denominata Aquila è stata però ufficialmente messa da parte nelle scorse settimane e quindi Facebook ha virato verso altri sistemi per diffondere il web in ogni luogo. Stando ai documenti presentati alla Federal Communication Commission (FCC) dal colosso americano e diffusi da Wired, il nuovo progetto prevede l’utilizzo di una rete di satelliti conosciuta con il nome in codice di Athena.

I file in questione illustrano una fitta corrispondenza tra i rappresentanti di Facebook e quelli della FCC in merito al Freedom of Information Act. Nei messaggi scambiati nell’ultimo anno si parla esplicitamente di una “piccola applicazione sperimentale satellitare per il satellite Athena”. Non è la prima volta che il social network si cimenta in missioni spaziali. Nel 2016 ha infatti lanciato un satellite per collegare a Internet alcune parti dell’Africa ma il razzo di SpaceX che avrebbe dovuto portarlo in orbita è esploso sulla rampa di lancio. Un progetto simile a quello pensato da Facebook, che ha ammesso di non cancellare le fake news dalla sua piattaforma ma solo di nasconderle, è stato portato avanti proprio dall’agenzia spaziale privata di Elon Musk. L’azienda sta lavorando a una rete satellitare composta da oltre 4mila elementi per diffondere Internet a livello globale a un costo relativamente ridotto.

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Xiaomi mette l’intelligenza artificiale nei router https://www.datamanager.it/2018/07/xiaomi-mette-lintelligenza-artificiale-nei-router/ Fri, 20 Jul 2018 13:55:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151794 Xiaomi sta pensando di inserire un’intelligenza artificiale nei router per velocizzare i processi di elaborazione dei dati e arrivare così preparati al boom dell’IoT Xiaomi è un’azienda poliedrica che non si occupa solamente di smartphone ma anche di altri dispositivi connessi, router compresi. L’azienda cinese, che ha deluso le aspettative con la sua IPO alla […]

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Xiaomi sta pensando di inserire un’intelligenza artificiale nei router per velocizzare i processi di elaborazione dei dati e arrivare così preparati al boom dell’IoT

Xiaomi è un’azienda poliedrica che non si occupa solamente di smartphone ma anche di altri dispositivi connessi, router compresi. L’azienda cinese, che ha deluso le aspettative con la sua IPO alla Borsa di Hong Kong nonostante la capitalizzazione record per il mercato tecnologico asiatico, ha quindi pensato di inserire nei modem una intelligenza artificiale allo scopo di aumentare la velocità delle operazioni. Lo scopo è quello di preparasi al boom dell’Internet of Things, settore in cui la società di Shenzhen vuole essere protagonista con il suo ecosistema di dispositivi.

Xiaomi, che prepara lo sbarco negli USA nonostante la guerra dei dazi in corso con la Cina, sta sviluppando la sua intelligenza artificiale in collaborazione con Jinshan Cloud. Il software secondo le sue previsioni permetterebbe di aumentare la velocità di accesso di oltre il 20% ed evitare così il sovraccarico delle connessioni. La tecnologia dell’azienda cinese consentirebbe anche di passare dal protocollo TCP a quello QUIC basato sull’UDP riducendo così l’utilizzo della banda per renderla più stabile. I numeri di Xiaomi relativi ai router sostengono l’impegno dell’azienda in questo settore. Dal 2013 ad oggi i suoi modem hanno gestito ben 2,46 miliardi di richieste di elaborazione dati e nei prossimi anni queste cifre sono destinate inevitabilmente a salire con la crescita della distribuzione dei dispositivi connessi. L’avvento del 5G, tecnologia che potrebbe debuttare sul mercato consumer prima del previsto, darà un’ulteriore accelerata a questo processo.

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Bambini e Web: 10 consigli di Cynny per una navigazione più sicura https://www.datamanager.it/2018/07/bambini-e-web-10-consigli-di-cynny-per-una-navigazione-piu-sicura/ Wed, 11 Jul 2018 10:21:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151083 Un bimbo su cinque entra in contatto con uno smartphone già nel primo anno di vita e fra i 3 e i 5 anni, l’80% è in grado di usarlo. Ma cosa facciamo per filtrare i contenuti e proteggere i dati personali dei minori? La soluzione totale si chiama MorphCast I genitori lo sanno: l’età in cui […]

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Un bimbo su cinque entra in contatto con uno smartphone già nel primo anno di vita e fra i 3 e i 5 anni, l’80% è in grado di usarlo. Ma cosa facciamo per filtrare i contenuti e proteggere i dati personali dei minori? La soluzione totale si chiama MorphCast

I genitori lo sanno: l’età in cui avvengono le prime esperienze d’intrattenimento attraverso uno smartphone o un tablet si sta abbassando sempre più. Un sondaggio condotto in Italia dal Centro per la Salute del Bambino Onlus di Trieste, in collaborazione con l’Associazione Culturale Pediatri, evidenzia che un infante su cinque entra in contatto con il telefonino addirittura nel primo anno di vita. L’80% dei bambini tra i tre e i cinque anni sa utilizzare lo smartphone o il tablet per aprire le app di gioco e quelle che riproducono i cartoni animati. Ma esiste un’età giusta per iniziare a navigare? Secondo la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, smartphone e simili andrebbero vietati fino ai 10 anni, mentre molti pediatri americani li sconsigliano solo prima dei 24 mesi.
Comunque la si pensi, la sicurezza online è una priorità, a maggior ragione quando davanti allo schermo ci sono dei bambini.

Cynny è un’azienda fiorentina con sedi in USA, Regno Unito, e da qualche giorno anche in Cina. Particolarmente sensibile al tema della sicurezza online, Cynny ha sviluppato la tecnologia MorphCast che possiamo vedere in azione sul nuovo sito www.morphcast.com e che, fra le altre cose, introduce un sistema innovativo per tutelare i dati degli utenti.

Per l’occasione, Cynny ha stilato dieci regole per proteggere i piccoli dalle insidie del Web.

  1. Scegliere i filmati su YouTube
    YouTube è l’app preferita dai piccoli, ma prima di fare per loro una ricerca di video è consigliabile disattivare la riproduzione automatica regolata dall’algoritmo e scegliere di persona ogni filmato che verrà visualizzato. Diffidiamo di quei titoli che riportano un ammasso di parole chiave attraenti per i piccoli
  2. Occhio alle chat
    Le chat sono il luogo preferito dai predatori della rete. Se vostro figlio non può fare a meno di chattare con i suoi coetanei facciamo in modo che utilizzi il nostro telefono e solo per qualche minuto.
  3. Leggere le informative
    Ogni servizio dovrebbe spiegare bene in che modo gestisce i dati personali degli utenti. Se le informative non sono chiare o non ci convincono, lasciamo perdere. Se dobbiamo creare un profilo utente è bene farlo insieme al proprio figlio, e conoscerne la password.
  4. Attenti ai permessi
    Quando, al momento dell’installazione, un’app ci chiede il permesso di accedere alle foto e alla rubrica, un’attenzione particolare andrebbe rivolta alla provenienza e affidabilità del programma. Se si ha un dubbio, meglio disinstallare subito. Particolare attenzione meritano le app che consentono di fare acquisti in-app; se sono serie, dovrebbero anche consentire di disattivarli o bloccarli.
  5. Attenzione ai link
    Quando scopriamo un sito o un’app che potrebbero interessare i nostri figli, sarebbe opportuno esplorare il contenuto e controllare che tipo di link e pubblicità propone. La presenza di collegamenti che portano a pagine esterne va considerato con sospetto, se non se ne conosce il contenuto.
  6. Impostare il parental control
    Prima di dare uno smartphone in mano a un bambino è necessario cambiare alcune impostazioni. Sia su Android, sia su iPhone, è possibile attivare il parental control per limitare l’accesso ad alcune app e bloccare gli acquisti. Inoltre, si possono filtrare i risultati dei motori di ricerca, tracciare la navigazione e impedire la cancellazione della cronologia.
  7. Google Play Store
    Per proteggere i propri figli da applicazioni non adatte alla loro età, sugli smartphone Android è possibile impostare un account Famiglia sul Google Play Store. In questo modo, quando il figlio vorrà scaricare un’applicazione dal proprio smartphone, i genitori riceveranno una notifica e dovranno fornire il consenso all’operazione.
  8. Utilizzare software specifici
    Esistono software pensati per garantire una navigazione protetta ai bambini. Di solito, tengono in considerazione due aspetti: le liste nere e l’analisi lessicale. Nella lista nera finiscono tutti i siti classificati come inadatti, mentre l’analisi lessicale controlla in tempo reale e censura le pagine che ospitano temi specifici, come razzismo, droghe, ecc. Il limite più grande di questi software sta nell’incapacità di analizzare contenuti in altre lingue o non testuali, come video e immagini.
  9. Computer in vista
    Se i nostri bimbi usano un computer fisso, il consiglio è di tenerlo in un luogo centrale della casa: in cucina, in salotto, ma non nella camera dei piccoli. Anche un tablet o uno smartphone andrebbero usati solo in aree da dove è possibile tenerli sotto controllo.
  10. Internet e la vita reale
    Far capire ai ragazzi che le azioni sul web possono avere conseguenze nella vita reale è fondamentale. Spieghiamo loro di non compilare mai nessun modulo senza la nostra autorizzazione e non rispondere mai a email o richieste di contatto.

La soluzione definitiva

Come abbiamo visto, le problematiche da gestire sono tantissime, ma questo è il presente. Quali scenari ci riserva il futuro? La risposta è MorphCast un nuovo formato multimediale adattativo che coinvolge il pubblico proteggendone la privacy. Lo fa grazie a una tecnologia rivoluzionaria in grado di riconoscere l’età, il sesso e le espressioni di una persona attraverso la fotocamera del computer o dello smartphone. Tutto questo senza comunicare tali informazioni al sito che si sta visitando. MorphCast si accorge immediatamente se il dispositivo è usato da un minore e capisce anche se la sua espressione è di disgusto, panico o di gioia. Di conseguenza, può consentire o negare a monte la visione di contenuti inappropriati.

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Facebook saluta il drone Aquila, ha altri progetti per il digital divide https://www.datamanager.it/2018/07/facebook-saluta-il-drone-aquila-ha-altri-progetti-per-il-digital-divide/ Tue, 03 Jul 2018 15:06:49 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150570 Facebook ha deciso di accantonare lo sviluppo dei suoi droni Aquila a energia solare destinati a portare Internet nelle zone più isolate del Pianeta Facebook si è posta l’obiettivo di espandere l’adozione di Internet anche in quelle zone che sono escluse dalla rivoluzione del web per motivi economici, limiti tecnici e difficoltà dal punto di […]

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Facebook ha deciso di accantonare lo sviluppo dei suoi droni Aquila a energia solare destinati a portare Internet nelle zone più isolate del Pianeta

Facebook si è posta l’obiettivo di espandere l’adozione di Internet anche in quelle zone che sono escluse dalla rivoluzione del web per motivi economici, limiti tecnici e difficoltà dal punto di vista logistico. Il social network ha sviluppato diversi progetti per realizzare il suo obiettivo e tra questi c’erano anche i droni Aquila alimentati a energia solare. I velivoli comandati da remoto avrebbero dovuto sorvolare le zone colpite dal Digital Divide per portare la connessione Internet anche nelle zone rurali o più impervie del globo. Dopo quattro anni di sviluppo l’azienda di Menlo Park, che ha messo a rischio la privacy di 120 milioni di utenti, ha deciso di accantonare il progetto.

Facebook ha iniziato a lavorare al drone Aquila nel 2014 e in seguito altre aziende nel settore aerospaziale si sono dedicate a progetti simili. Google invece ha preferito i palloni aerostatici ai droni. Il volo inaugurale di prova del 2016 fu un fallimento ma l’anno successivo i velivoli comandati da remoto riuscirono ad atterrare con successo dopo un volo di un’ora e quarantasei minuti a 900 metri di altezza. L’elevata concorrenza ha convinto Facebook a concentrare le risorse su altri progetti finalizzati a sconfiggere il Digital Divide globale. “Alla luce di questi sviluppi, abbiamo deciso di non progettare o costruire più il nostro aereo”, ha spiegato Yael Maguire, direttore del comparto Ingegneria di Facebook. Il progetto non verrà comunque definitivamente chiuso e continuerà a vivere grazie alla collaborazione di partner come Airbus.

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L’11 giugno la net neutrality negli USA sarà solo un ricordo https://www.datamanager.it/2018/05/l11-giugno-la-net-neutrality-negli-usa-sara-solo-un-ricordo/ Wed, 16 May 2018 13:46:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=147662 La Federal Communications Commission annuncia l’entrata in vigore della norma che riporta le cose pre-2015 Dopo il voto di dicembre 2017, l’abrogazione della net neutrality procede spedita negli Stati Uniti. La Federal Communications Commission, che regola il traffico delle telecomunicazioni nel paese, ha annunciato per bocca del presidente Ajit Pai che l’11 luglio il Restoring […]

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La Federal Communications Commission annuncia l’entrata in vigore della norma che riporta le cose pre-2015

Dopo il voto di dicembre 2017, l’abrogazione della net neutrality procede spedita negli Stati Uniti. La Federal Communications Commission, che regola il traffico delle telecomunicazioni nel paese, ha annunciato per bocca del presidente Ajit Pai che l’11 luglio il Restoring Internet Freedom Order entrerà ad effetto. Per questo, le telco e i fornitori di servizi hanno meno di un mese per adattarsi alla normativa, che prevede anche un cambio circa la trasparenza; in peggio secondo alcuni (i democratici), in meglio per altri (i repubblicani).

Nel 2015 Barack Obama aveva varato il cambio di posizione del collegamento alla rete facendolo rientrare nel Title II del Communications Act, in cui vige un controllo più rigido sulle modalità commerciali intraprese dalle aziende interessate. Per quale motivo? Nel Title suddetto ci sono servizi di accesso primario, come il gas e l’elettricità, la cui fornitura deve essere garantita in maniera paritaria.

Cosa cambia

Con il voto di fine anno scorso invece, il web ricade nel Title I, notoriamente meno monitorato dagli organi addetti per quanto riguarda le operazioni commerciali volute dalle compagnie. In questo modo, secondo i repubblicani, si facilita l’innovazione (con un riferimento implicito al 5G), permettendo a chi ha più soldi di sperimentare nuove soluzioni, così da non essere bloccati dalle zavorre del mercato.

Dal canto loro gli oppositori parlano della fine di un internet libero e l’avvento di quella doppia corsia che in tanti paventano. Sarà effettivamente così? Nessuno può dirlo al giorno d’oggi però è ovvio che, in assenza di chiari paletti delimitatori, prima o poi si verranno a creare offerte specifiche che intendono l’accesso come qualcosa da poter contestualizzare, dividere in pacchetti e porzionare, distinguendo la connessione sui social da quella per le email, controllo del cloud o del p2p. Un paradiso per telco e produttori di contenuti.

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Altra tegola su Facebook: la Corea del Sud vuole 370 milioni di dollari https://www.datamanager.it/2018/03/altra-tegola-su-facebook-la-corea-del-sud-vuole-370-milioni-di-dollari/ Mon, 26 Mar 2018 18:00:29 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144372 Ma questa volta non c’entrano i dati. Secondo il paese, il social avrebbe rallentato la connessione degli utenti tra il 2016 e il 2017 Problema su problema per Mark Zuckerberg. Come se non bastasse il ciclone che ha invaso la multinazionale americana, all’interno dello scandalo Cambridge Analytica, ora ci si mette anche la Corea del […]

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Ma questa volta non c’entrano i dati. Secondo il paese, il social avrebbe rallentato la connessione degli utenti tra il 2016 e il 2017

Problema su problema per Mark Zuckerberg. Come se non bastasse il ciclone che ha invaso la multinazionale americana, all’interno dello scandalo Cambridge Analytica, ora ci si mette anche la Corea del Sud a gettare sale sulle ferite del social network. Secondo l’organo KCC, Korea Communications Commission, tra il 2016 e il 2017 i cittadini avrebbero vissuto un pesante rallentamento della connessione durante la navigazione sulla piattaforma 2.0.

Il motivo? La Corea del Sud proibisce ai fornitori di servizi online di utilizzare ISP stranieri quando sono disponibili provider locali. Il routing nascosto di Facebook avrebbe dunque rallentato le connessioni fino a 4,5 volte. Stando alle indagini dell’organo, l’americana non si sarebbe espressa a seguito delle segnalazioni inviate da telco e iscritti nel periodo preso come riferimento.

Cosa succede

Da parte sua, Facebook ha spiegato come non possa garantire una continuità del servizio in caso di limitazioni e procedure particolari da parte di alcuni paesi. In particolare, le parole dell’azienda sono state: “Siamo delusi dalla decisione del KCC. Ci sforziamo di offrire prestazioni ottimali per tutti i nostri utenti e continueremo a lavorare con i fornitori di servizi coreani per perseguire tale obiettivo”.

Il governo però non ci sta e annuncia di aver citato Facebook per un totale di 370 milioni di dollari in danni, che ora dovranno essere confermati, rimodulati o del tutto cancellati, da un tribunale, al netto della quasi certa richiesta di appello che la società muoverà prossimamente.

Curiosamente, quanto successo in Corea del Sud è un panorama che gli USA potrebbero vivere concretamente, dopo la cancellazione della norma a favore della neutralità della rete voluta da Obama. Con il voto della Federal Communication Commission, operatori e fornitori statunitensi potranno mettere in pratica il tanto temuto throttling della rete, per attuare strategie di business multilivello.

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I satelliti di SpaceX sono entrati in orbita https://www.datamanager.it/2018/03/satelliti-spacex-entrati-orbita/ Tue, 13 Mar 2018 19:00:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143396 Il progetto di Elon Musk per rimbalzare il segnale internet sulla Terra ha preso ufficialmente il via con il lancio di Tintin A e Tintin B La connessione internet che arriva dai satelliti nell’orbita terrestre non è una novità. Nel corso degli anni la soluzione non ha preso molto piede per un paio di motivi. […]

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Il progetto di Elon Musk per rimbalzare il segnale internet sulla Terra ha preso ufficialmente il via con il lancio di Tintin A e Tintin B

La connessione internet che arriva dai satelliti nell’orbita terrestre non è una novità. Nel corso degli anni la soluzione non ha preso molto piede per un paio di motivi. Il primo è legato ai costi: realizzare e inviare nello Spazio i ripetitori non è cosa da tutti i giorni e richiede investimenti importanti. Il secondo: a causa delle numerose interferenze, il segnale non è sempre ottimale, anzi spesso degrada concretamente rispetto alle velocità di banda tradizionali. Elon Musk ha intenzione di rivoluzionare un contesto del genere. Lo aveva annunciato mesi fa e ora il suo progetto è entrato nel vivo. Con un paio di satelliti, chiamati Tintin A e Tintin B, l’imprenditore ha dato il via alla sua colonizzazione dell’orbita intorno alla Terra, dove ha intenzione di creare una flotta di piccole antenne stazionarie che diffondono internet ai cittadini in tutto il mondo.

Cosa cambia

La differenza con i satelliti preesistenti è principalmente numerica. Quelli della SpaceX andranno a formare una famiglia di ripetitori che non solo acquisiscono il collegamento dalle stazioni terrestri per poi rimbalzarlo a terra ma comunicano tra di loro per rafforzarlo, così da evitare il degrado causato dalle interferenze dovute ad altri satelliti e sistemi già presenti nello Spazio.

Tra il 2019 e il 2024, SpaceX prevede di lanciare centinaia di antennine che, molto probabilmente, serviranno anche per tenere online gli astronauti in viaggio verso Marte. In questo modo Musk creerà una rete di connettività estesa e potenzialmente senza limiti all’interno della nostra orbita. Al momento, i due satelliti Starlink spediti con un razzo Falcon 9, verranno utilizzati in modalità di test, per capire quanto effettivamente siano utili allo scopo finale della compagnia.

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