Gli Snapdragon 660 e 630 portano il machine learning sugli smartphone di fascia media

Qualcomm ha presentato i nuovi processori a 14 nanometri che spingono oltre il limite la grafica e le performance dei dispositivi mobili

Qualcomm vuole alzare l’asticella degli smartphone. Lo farà con un paio di nuovi processori, gli Snapdragon 660 e 630, indirizzati al mercato di fascia media. Entrambi sono basati sull’ultimo processo di realizzazione hardware a 14 nanometri FinFET, con il supporto fino a 8 GB di RAM, le Vulkan API e risoluzione dei display massima QHD. Senza troppi tecnicismi, è semplice accostare specifiche del genere a quelle dei top di gamma attuali, al netto di un clock più basso della CPU ovviamente, per cui la resa finale dei prodotti di prossima generazione non sarà lontana dai flagship che ci sono passati davanti agli occhi negli ultimi mesi.

Balzo in avanti

Rispetto all’odierno Snapdragon 653, il 660 migliora del 20% le prestazioni della CPU, mentre la sua scheda grafica Adreno 512 è del 30% migliore di quella presente sul chip precedente. Lo Snapdragon 630 invece, naturale evoluzione del 635, ha il 10% in più di potenza della CPU e il 30% di incremento nelle performance della GPU. Stando a Qualcomm, i nuovi processori sono anche in grado di ottimizzare il consumo di batteria, velocizzando i tempi di ricarica tramite il supporto al Quick Charge 4, che in 5 minuti è in grado di offrire 5 ore di autonomia in chiamata e in 15 minuti fino al 50% di nuova carica. Ma non è tutto: la novità principale riguarda l’opportunità di sfruttare a bordo dei SoC lo Snapdragon Neural Processing Engine SDK, un framework via software che permette di far girare applicazioni avanzate basate sul machine learning e le reti neurali digitali, capaci di veicolare esperienze di interazione decisamente innovative e assenti pure sui modelli di smartphone più costosi.

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