Un computer da 1 miliardo di euro per battere la Cina

L’Italia è tra i 13 paesi fautori di EuroHPC, una macchina destinata a comandare la classifica dei sistemi più potenti al mondo

C’è lo sforzo di tutta l’Unione Europa dietro il progetto EuroHPC, che vede l’Italia in prima linea. Si tratta di un’iniziativa volta a creare un supercomputer che sia in grado di effettuare un milione di miliardi (cioè cento quadrilioni) di operazioni al secondo, un record per il settore dell’informatica. Entro il 2020, tecnici congiunti continentali lavoreranno per realizzare il sistema che costerà 1 miliardo di euro, non solo a scopo di ranking.

L’obiettivo è infatti quello di ottenere una piattaforma che conservi informazioni e dati sensibili a livello internazionale, protetti e a prova di intrusione, così da non doversi affidare a soluzioni oltreoceano, che peraltro cozzano con l’attuazione della prossima normativa in materia di general data protection. Nell’idea dei fautori, EuroHPC rappresenta un passo fondamentale verso una nuova generazione di sistemi scalabili, che in futuro dovranno arrivare a eseguire un numero di calcoli anche maggiore, senza grossi interventi hardware.

Uniti contro il potere cinese

Insieme all’Italia, le altre nazioni che lo scorso marzo hanno firmato l’accordo di partnership sono Belgio, Bulgaria, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svizzera, alle quali potranno affiancarsi associazioni ed enti privati, con l’opportunità di supportare economicamente e con il proprio know-how l’iniziativa. Trattandosi di un progetto legato all’Unione Europea, il Regno Unito è stato escluso dalla lista, sebbene pare che nei mesi scorsi scienziati e tecnici britannici abbiano svolto un ruolo attivo nello sviluppo del supercomputer.

Probabilmente, come accadrà per gli investitori privati, anche al governo di Londra verrà riconosciuto lo sforzo profuso per tentare di battere la Cina in un campo che la vede dominare da parecchi anni, anche se non in maniera ufficiale (ovvero governativa), per evitare fraintendimenti con il resto dei paesi dell’Unione coinvolti.

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