L’IT per la banca

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Quali sono le priorità di investimento delle banche impegnate nella Digital Transformation? Big data analytics, cyber security, compliance e intelligenza artificiale. Ottimizzazione del customer journey e sviluppo della “capacità di piattaforma”. La banca verso un modello di business sempre più liquido con i servizi che seguono il cliente in ogni canale

Nel prossimo futuro le banche non saranno più come le conosciamo oggi, e il mercato dei servizi bancari è destinato a cambiare rapidamente. Si stanno, infatti, affacciando sulla scena le cosiddette “società piattaforma” non bancarie che prenderanno di mira gli anelli più redditizi della catena del valore. McKinsey nella sua recente ricerca sull’industria bancaria globale evidenzia che, per il settimo anno consecutivo, il ROE (Return on Equity) medio è bloccato in un intervallo ristretto tra l’otto e il dieci per cento. Il settore sembra impantanato in un solco a performance piatte e con prospettive poco entusiasmanti. I nuovi operatori digitali, gli OTT (Over The Top company), che si stanno trasformando anche in “società piattaforma” nel senso definito da McKinsey, stanno portando una notevole minaccia alle prestazioni e alla redditività delle banche, con inevitabile erosione dei margini.

In particolare, il fulcro delle ostilità risiede nella relazione con il cliente e, quindi, nella customer experience (CX) come elemento strategico. Secondo lo studio, se i clienti retail e le imprese sposteranno le loro attività bancarie verso le società piattaforma con la stessa velocità con cui hanno adottato le nuove tecnologie in questi ultimi anni, il ROE, in assenza di azioni di mitigazione e correzione, potrebbe ancora diminuire, fino a raggiungere nel 2025 il 5,2 per cento, che rappresenta la soglia ragionevole di sostenibilità. La strategia che adottano i “new entrants”, tra cui Alibaba, Amazon, Apple e altri, è la creazione di una proposta di valore unificata con un ecosistema che riduce i costi, aumenta la convenienza e fornisce esperienze stimolanti al cliente. I nuovi attori non solo hanno i big data analytics (BDA), che sfruttano con notevole efficacia, ma possono essere anche più centrali nelle decisioni creditizie e finanziarie. Alibaba, per esempio, oltre a essere un operatore globale di e-commerce, è anche un grande gestore patrimoniale, un prestatore, e una società di pagamenti e servizi B2B. Apple, dal canto suo, contestualmente al lancio dell’iPhone X, ha annunciato platealmente l’ingresso deciso nel mercato della finanza e dei pagamenti. Vi sono poi le cosiddette fintech che, a loro volta, stanno estendendo il core business verso attività bancarie e commerciali, facendo passi avanti anche nei mercati dei capitali e nell’investment banking, in particolare in materia di advisory.

In effetti, siamo ancora agli inizi del fenomeno ma, in prospettiva, gran parte dell’economia globale potrebbe essere rimodellata da tali fattori di cambiamento. Questi non saranno tutti dello stesso tenore, o della stessa misura, in ogni mercato ma, laddove ciò accadrà, le banche saranno nel mirino della trasformazione. Al management si porrà, quindi, il classico dilemma: batterli o unirsi a loro? Le probabilità sono chiaramente a favore delle società tecnologiche più avanzate. Ma le banche hanno alcuni punti di forza a loro favore. Quando si tratta di decidere dove collocare soldi, sempre la ricerca McKinsey dimostra che le banche godono ancora di maggiore fiducia. Inoltre, hanno accesso esclusivo a montagne di big data incredibilmente preziose ma, al momento, poco valorizzate.

A tutto ciò, si aggiunge un altro fattore di cambiamento rilevante costituito dalla nuova regolamentazione europea che favorisce l’avvento dell’open banking globale. Con le nuove norme e regolamenti, la banca si dovrà porre al centro del nuovo modello di innovazione e apertura, perché tale orientamento è espressamente fissato dalle nuove regole. L’entrata in vigore della direttiva sui servizi di pagamento nel mercato interno PSD2 (Payment Services Directive 2 – 2015/2366/UE), unitamente alla nuova direttiva MiFID II (Markets in Financial Instruments Directive – 2014/65/UE) e al regolamento GDPR (General Data Protection Regulation – Regolamento UE 2016/679) obbligano gli attori finanziari ad aprire l’accesso alle proprie informazioni per la creazione di nuovi servizi da parte di terzi. In questo scenario si collocano anche i cosiddetti “trust services” regolamentati da eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature – Regolamento UE 2014/910), tra cui la firma digitale, la marca temporale e la posta elettronica certificata che rivestono un ruolo fondamentale.

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DX E INNOVAZIONE

In questo scenario, le banche non possono permettersi di aspettare oltre per scaricare a terra il potenziale del digitale e del BDA e per industrializzare le loro operazioni. Come primo passo essenziale, devono adottare subito i nuovi strumenti e sviluppare le competenze nel marketing digitale e nell’analisi dei dati di cui hanno bisogno per competere in modo efficace. La digital transformation (DX) su vasta scala è essenziale, non solo per i benefici economici, ma perché farà guadagnare il diritto di partecipare alla prossima fase del digital banking. Connected banking, dematerializzazione e automazione dei processi operativi, intercanalità, mobile banking e digital payment, modernizzazione delle infrastrutture e progetti che puntano all’identificazione del cliente da remoto: sono queste le priorità nei programmi d’investimento in IT delle banche impegnate nella DX. La natura digitale della banca è l’obiettivo da raggiungere: automatizzare i processi, cambiare la propria cultura aziendale e sviluppare quei modelli di business in grado di coinvolgere efficientemente il cliente. Citando ancora la ricerca McKinsey, le banche che orchestreranno con successo una strategia di ecosistema, creando partnership e monetizzando i dati, potrebbero aumentare il ROE a circa il 9-10 per cento e contemporaneamente potranno catturare una parte di alcuni mercati non bancari, il che porterebbe il ROE a circa il 14 per cento, molto al di sopra dell’attuale media del settore. L’innovazione nei servizi bancari applicata a canali, prodotti e servizi, coniugando tecnologia e sviluppo con sostenibilità e fiducia è la leva di business per la prossima evoluzione verso il digital banking.

Per fare ciò, occorre implementare completamente il vasto kit di strumenti digitali che è ora disponibile, qualcosa che la maggior parte degli operatori non è riuscita a fare finora. Si tratta di avviare un fenomeno “disruptive” abilitato dall’IT e, in particolare, dalle tecnologie che il Massachusetts Institute of Technology – MIT chiama SMACi (Social, Mobile, Analytics, Cloud e IoT) o della Terza Piattaforma secondo la terminologia IDC, che ormai grazie all’integrazione tra intelligenza artificiale e robotica viaggia a vele spiegate verso la Quarta Piattaforma. Accenture, da par suo, con la recente ricerca “Global Banking Distribution & Marketing Consumer Study”, ha misurato i trend nelle richieste e nei gusti dei clienti, sondando ben 33mila persone di 18 paesi al mondo. Ebbene, dall’analisi è risultato in modo chiaro che le banche devono focalizzarsi prioritariamente sulla CX e, quindi, offrire al cliente la scelta e il controllo, in qualsiasi momento, del canale preferito e della interazione personalizzata, mantenendo la stessa esperienza, con lo stesso set informativo, su ogni canale.

«L’industria bancaria italiana, in particolare, sta lavorando da anni per rendere i servizi digitali più accessibili e agevolare il cliente nel ricorso ai pagamenti elettronici anche per i servizi della pubblica amministrazione» – afferma Liliana Fratini Passi, direttore generale del Consorzio CBI (www.cbi-org.eu). «Ciò grazie alle infrastrutture condivise create per rispondere alle evoluzioni in atto nel mercato dei pagamenti». La principale è sicuramente l’infrastruttura gestita dal Consorzio CBI, creato nel 2008 sotto l’egida dell’ABI come “think tank” di innovazione precompetitiva per le banche italiane nel mercato dei servizi transazionali. In questo contesto, è nato CBILL per la visualizzazione e il pagamento online, in modalità multicanale e multibanca, di utenze domestiche, ticket sanitari, multe, tributi, tasse, cartelle esattoriali, quote associative, assicurazioni, abbonamenti a teatro e altro ancora. CBILL è offerto in modalità competitiva da oltre 440 banche consorziate ed è anche l’attuazione del modello 3 di pagoPA (pagamento attivato da PSP). È fruibile dall’utente mediante tutte le tipologie di canale. Il cittadino con CBILL ha un unico “cruscotto” per consultare e pagare online i propri debiti e gli avvisi di pagamento della PA. In questo periodo, circa 170 aziende private hanno scelto CBILL per offrire ai propri clienti una modalità digitale semplice e sicura di pagamento, che consente la riconciliazione automatica del medesimo. A queste, si aggiungono le oltre 10mila pubbliche amministrazioni, che attraverso l’adesione al nodo pagoPA emettono avvisi di pagamento per servizi e tributi ai cittadini indicando CBILL tra le modalità di pagamento. «A fine dicembre 2017 – continua Liliana Fratini Passi – erano già state effettuate oltre otto milioni di operazioni di pagamento, per un controvalore complessivo di oltre due miliardi di euro. In particolare, nel mese di settembre 2017, sono stati rilevanti i pagamenti verso il Comune di Milano, che ha emesso avvisi pagoPA per la TARI. Il CBILL è stato usato per il 75 per cento dei pagamenti».

Per quanto riguarda il tema BDA, «il Consorzio CBI – visto l’enorme patrimonio informativo a disposizione (sulla sola sua rete sono veicolati circa 10 terabyte di dati all’anno, tra 460 istituti bancari e oltre un milione di imprese contrattualizzate) – ha avviato un percorso di analisi, con l’obiettivo di definire un nuovo servizio per le banche, basato sull’analisi quantitativa dei dati con modelli di analisi costruiti sui paradigmi BDA. Tutto ciò – conclude Liliana Fratini Passi – all’interno di una visione cooperativa che garantisce ai consorziati un supporto aggregato nella definizione delle proprie scelte commerciali, preservando allo stesso tempo la propria area competitiva». Il Servizio BDA CBI prevede l’impiego di un data lake centralizzato all’interno del quale archiviare, anonimizzare e arricchire – anche mediante l’accesso a database esterni – i dati transazionali CBI delle banche che aderiscono all’iniziativa. Sui differenti output di un’apposita dashboard, la singola banca aderente può poi sviluppare i modelli di predictive analytics che ritiene più opportuni secondo le proprie competenze e i propri interessi di business. Attraverso l’ampliamento della base dati, ogni banca può incrementare l’efficacia e la robustezza dei propri modelli predittivi: studi pilot hanno infatti stimato che l’ampliamento della base dati potrà incrementare di circa il 60 per cento le prestazioni dei modelli previsionali in uso dagli istituti finanziari. L’avvio ufficiale dell’iniziativa è previsto per i primi mesi di quest’anno, dopo aver completato la fase di test con un primo gruppo di banche che hanno aderito fin da subito al progetto.

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«Nonostante i significativi cambiamenti, già osservati nel settore dei servizi finanziari negli ultimi 10 anni, le evoluzioni che si prospettano dal 2018 al 2021 saranno senza precedenti» – sostiene Fabio Rizzotto, head of local research and consulting di IDC Italia. «Concordo sul fatto che l’impatto di un’economia di scala conseguente alla Digital Transformation (DX) in questo settore sarà innanzitutto nell’aumento dell’importanza della Customer Experience (CX). Assisteremo, inoltre, alla proliferazione di soluzioni innovative e di ulteriore generazione di cyber security, di intelligenza artificiale (AI) e sistemi cognitivi, oltre alla modernizzazione della infrastruttura di back-office con l’utilizzo massiccio di open API framework, il tutto finalizzato a migliorare l’efficienza e la redditività complessiva. Ma la trasformazione verso il nuovo modello di business si rivelerà più complessa di quanto sembra» – sottolinea Rizzotto. «Far evolvere verso la DX la grande quantità di tecnologie e processi legacy accumulati negli anni e ancora operativi non è un compito facile». L’inevitabile inerzia del cambiamento organizzativo rende poi la sfida ancora più onerosa.

Secondo IDC, mentre tutte le banche a livello mondiale riconoscono l’importanza della DX nel loro business per competere nella economia digitale, quasi il 40 per cento non ha ancora messo in campo una strategia sostenibile per affrontarla. Meno del 10 per cento può essere ritenuto leader nell’innovazione e di potersi agevolmente adattare al nuovo corso, o di creare una disruption significativa nel mercato di riferimento. «Le banche che stanno riuscendo nella DX – prosegue Rizzotto – sono quelle che riconoscono la necessità di intraprenderla a partire dai più alti livelli dell’organizzazione e di seguirla con una valutazione chiara e accurata degli obiettivi di business rispetto alle loro capacità tecnologiche e operative». Innovare verso il digitale significa confrontarsi con un nuovo ulteriore rischio, in un contesto operativo in cui è necessaria l’innovazione per difendersi dai nuovi attori di mercato, come le società piattaforma citate, e conformarsi alla compliance normativa. «La PSD2, per esempio, – continua Rizzotto – sta stimolando nuovi processi e aree di business senza precedenti per le organizzazioni europee, purtroppo, la maggior parte di queste si sta concentrando solo sulla questione della conformità, invece che sulla vera novità rappresentata dall’open banking». Per sfruttare l’enorme potenzialità dei dati posseduti dalle organizzazioni e applicare a questi tecniche di advanced analytics, «la stragrande maggioranza delle banche – conclude Rizzotto – sta investendo in strumenti BDA e data services per automatizzare ed affinare le funzionalità interne di risk management». I BDA sono i fattori abilitanti del supporto e dell’automazione decisionale e sono finalmente al centro dell’attenzione dei top executive. Questa categoria di soluzioni è anche uno dei pilastri fondamentali per abilitare gli sforzi di DX nei processi di business. La stima IDC per il 2017 a livello mondiale individuava il settore finance (assicurazioni, titoli e servizi di investimento ecc.) come primo investitore nelle soluzioni di BDA. Tale primato rimarrà invariato almeno fino al 2020, con una crescita CAGR (Compound Annual Growth Rate) nella spesa, valutata al 13,3 per cento. Le principali aree di utilizzo andranno dal rilevamento delle frodi alla gestione del rischio e alla ottimizzazione della CX.

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BANCA 4.0

Insomma, anche nel settore Finance, così come nell’Industry 4.0, si va verso l’emergere di un mercato nuovo, il “Finance 4.0” o “Banca 4.0”: espressioni con cui possiamo definire tutte le nuove forme di accesso al credito e alla finanza che si basano su modelli innovativi incentrati sulla DX e la CX. Con il digital banking sarà sempre più facile per il cliente ricevere da remoto assistenza e consulenza sull’operatività di tutti i giorni, sia su canali digitali che dal contact center, ma anche consulenza sugli investimenti e offerte di prestiti in tempo reale. Il digital banking quindi diventerà il canale operativo principale, dove potrà confluire anche tutta la parte contrattualistica. La filiale tradizionale continuerà però a essere strategica, ma dovrà essere molto più orientata alla consulenza finanziaria, creditizia e di tesoreria, piuttosto che alle operazioni rutinarie. Queste saranno esplicate, anche in filiale, con l’uso di “software bot” in grado di rispondere alle richieste del cliente. Il vantaggio, in tal caso, è che i software bot sono disponibili 24 ore su 24. Sebbene il digital banking rappresenti il futuro, il vero fattore di successo sta nella totale integrazione di tutti i canali digitali con quelli fisici. Questo richiederà un enorme sforzo di trasformazione in cui l’operatore di filiale sarà sempre più consulente del cliente, utilizzerà strumenti di CRM 2.0. e si trasformerà in “brand ambassador” offrendo servizi ad alto valore aggiunto. Siamo, quindi, di fronte a una evoluzione verso la cosiddetta “filiale ibrida” o “phygital”, che supera la separazione tra fisico e digitale. La banca diventa, in tal modo, sempre più “liquida” alla Bauman, con i servizi che seguono il cliente in ogni canale.

Dalla “vecchia banca”, però, dobbiamo recuperare il prezioso patrimonio di fiducia guadagnato nel tempo. Su questa fiducia, e grazie alla potenza della DX, è possibile costruire relazioni e servizi nuovi per l’avvio di una nuova fase di sviluppo. Ciò non significa solo investimenti in IT, ma soprattutto innovazione con l’IT del modello di business, intraprendendo urgentemente un doveroso percorso di revisione dei processi, dell’organizzazione e dell’intera cultura aziendale. Già oggi, si riscontrano le prime storie di successo di banche che iniziano a sviluppare a loro volta “capacità di piattaforma”. Non è, quindi, troppo inverosimile immaginare un giorno in cui offriranno una notevole gamma di servizi e raggiungeranno una base di clienti molto più ampia riuscendo vittoriosi nel gioco della concorrenza digitale. È chiaro però che tutto ciò richiede uno sforzo notevole e coraggio nelle scelte strategiche, oltre a una visione lungimirante sui processi di business e sui partner con cui costituire alleanze.


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Categorie: E-Finance