Spotify si arrende agli artisti e modifica le regole contro l’odio

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Spotify ha modificato le regole per combattere l’odio e la violenza dopo la rivolta degli artisti. Le policy diventano decisamente più morbide rispetto alla prima versione

Spotify è costretta a fare marcia indietro in merito alle nuove policy per limitare i messaggi di odio e violenza sulla sua piattaforma. Le nuove regole introdotte nelle scorse settimane avevano lo scopo di promuovere “apertura, diversità, tolleranza e rispetto” all’interno di una comunità di 170 milioni di utenti di cui 75 milioni paganti. L’azienda, che dovrà vedersela con un nuovo e temibile concorrente nato in casa Google, ha previsto due distinte sanzioni a seconda se siano gli artisti stessi ad essere identificati come violenti o se fossero i loro testi a veicolare messaggi negativi. Nel primo caso, come è successo al rapper R Kelly, accusato di violenza e abusi sulle donne, le canzoni degli artisti non potevano più comparire nelle playlist personalizzate o in quelle preconfezionate da Spotify. Le nuove regole hanno scatenato una vera e propria rivolta tra gli autori capitanata da star come Kendrick Lamar e Sza. L’azienda non ha potuto fare di meno di rivedere le sue regole rendendole meno stringenti.

“L’abbiamo gestita male e avremmo potuto fare un lavoro davvero migliore” ha detto il fondatore e CEO di Spotify, Daniel Ek. La piattaforma di streaming ha confermato che le nuove regole hanno creato “confusione e preoccupazione” e per questo ha voluto chiarire alcuni punti. L’azienda svedese ha sottolineato che l’obiettivo delle policy non è quello di pregiudicare il futuro degli artisti coinvolti in fatti di violenza e abusi. Alcuni cantanti si erano infatti preoccupati che “gli errori fatti in gioventù potessero essere usati contro di loro” ma “non è questo il caso”. Inoltre, per quanto riguarda i testi, le nuove regole contro l’odio non vanno a colpire quei testi con “contenuti offensivi, espliciti o volgari”. Quest’ultima affermazione da parte di Spotify, che mantiene il distacco da Apple Music nonostante una crescita esponenziale da parte del rivale, lascia ampio spazio all’interpretazione.

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