Questo è l’ultimo robot della Boston Dynamics

Questo è l’ultimo robot della Boston Dynamics

Il nuovo nato nei laboratori della compagnia che produce robot è meno terrificante del previsto, almeno se non sei un magazziniere

Di norma, Boston Dynamics realizza robot degni eredi di Terminator. No, finora non hanno ucciso nessuno ma faceva sempre uno strano effetto veder balzare su scatole e piani rialzati degli ammassi di metallo con la stessa agilità di uno sportivo qualunque. E non solo: i primi “animali” in silicio, risalenti oramai a qualche anno fa, potevano benissimo occupare gli incubi notturni di tante persone, minacciate da chepardi, cani e strani dinosauri dal collo lungo.

Questa volta, la compagnia ha svelato Handle, un artefatto meno terrificante dal punto di vista estetico ma ancora molto intelligente e avanzato, se non utile ad alcune tipologie di lavoro. Si, perché Handle non è altro che un mezzo per rendere smart la vita in magazzino, capace di spostare pacchi da una parte all’altra e di ridurre il caso e il tempo di attesa di simili ambienti attuali.

Cosa può fare Handle

Questo potrebbe essere uno dei futuri nella gestione di un magazzino: sempre meno persone in carne e ossa nelle aree di spostamento e maggiore presenza di macchine e robot del genere. Un domani i robot alla Handle prenderanno il posto di migliaia di lavoratori manuali? Si, probabilmente, e sarà un bene per la salute del nostro corpo. Come spesso affermano gli analisti, tante professioni verranno meno, con l’aiuto della tecnologia, molte altre nasceranno, proprio per gestire e manipolare le attrezzature connesse, che si tratti di un cantiere o di zone differenti.

Nello specifico, Handle può spostare pacchi di vario peso, posizionandoli anche a 12 metri da terra. Dotato di due ruote inferiori, il robot gira a 360 gradi e smista le confezioni sui rulli automatici, magari verso i magazzinieri che organizzano le spedizioni. La velocità non è forse il loro forte, ma l’ottimizzazione delle macchine è evidente. Forse fa più paura Handle a chi lavora oggi nei depositi che quanto facesse Atlas al resto degli esseri umani.

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