Ricerca VMware: aumento della creatività e della collaborazione nelle aziende che sperimentano politiche di lavoro ibride e distribuite

Ricerca VMware: aumento della creatività e della collaborazione nelle aziende che sperimentano politiche di lavoro ibride e distribuite

Quasi tutte le aziende che hanno implementato politiche di lavoro ibrido utilizzano delle metriche per misurare il livello di innovazione che queste portano

Secondo una ricerca presentata da VMware, leader nell’innovazione del software aziendale, quasi due terzi (62%) degli intervistati nell’area EMEA ritiene che la propria organizzazione sia più innovativa se i dipendenti sono in ufficio, dato che in Italia non supera il 48%.

Lo studio “The Distributed Work Dilemma: When Innovation and Job Satisfaction Compete“, condotto da Vanson Bourne per conto di VMware, evidenzia come le opinioni degli intervistati sul luogo in cui si sentono più innovativi siano in contrasto con il luogo in cui preferirebbero lavorare, con l’81% degli intervistati in EMEA (dato quasi analogo in Italia, con il 79%) che si sente maggiormente soddisfatto se non ha vincoli sulla scelta del luogo da cui lavorare. Inoltre, gli intervistati di aziende in EMEA che sperimentano politiche di lavoro ibride e distribuite, in cui è possibile lavorare in ufficio e da remoto, riferiscono un aumento del morale (56%), della creatività (52%) e della collaborazione (53%) all’interno dei propri team rispetto a prima della pandemia.

Con la crescente incertezza economica, i responsabili aziendali potrebbero spingere i dipendenti a tornare in ufficio, con la speranza che ciò porti una maggiore innovazione e produttività dei dipendenti, ma con poche certezze sui reali benefici. In effetti, sono le organizzazioni con politiche di lavoro distribuite e ibride a disporre maggiormente di metriche formali per monitorare l’innovazione e il suo impatto sull’azienda e sui dipendenti rispetto a quelle aziende che non prevedono il lavoro distribuito: quasi tutte le organizzazioni con una politica di lavoro distribuita (97%) dispongono di metriche per monitorare i livelli di innovazione, contro l’82% di quelle che prevedono la sola presenza in ufficio.

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“La maggiore incertezza economica spinge le aziende a concentrarsi ancora di più sull’innovazione e sulla produttività, ma questo non dovrebbe andare a scapito di tutti i progressi fatti nello sviluppo di pratiche di lavoro più flessibili”, ha dichiarato Shankar Iyer, Senior Vice President e General Manager, End-User Computing, VMware. “Le ricerche hanno dimostrato che consentire il lavoro ibrido crea team più felici, più impegnati e più collaborativi, il che può naturalmente portare a un aumento della produttività. I dipendenti ritengono di poter dare il meglio di sé quando hanno la possibilità di scegliere il lavoro ibrido, insieme agli strumenti che lo supportano, ma i leader aziendali ritengono che l’ufficio sia il luogo in cui si sviluppa l’innovazione. La nostra ricerca suggerisce che un maggior numero di aziende deve impiegare metriche formali per misurare l’impatto, per garantire che la percezione non superi la realtà. Quelle che adottano politiche di lavoro ibrido stanno chiaramente prendendo molto sul serio la questione”.

Nei prossimi 12 mesi, il 72% delle organizzazioni EMEA intervistate e il 71% di quelle italiane hanno in programma di investire in modo significativo nella cultura digitale e un terzo (il 32% in EMEA, il 33% in Italia) sta dando priorità agli investimenti che alimentano l’innovazione e la creatività. Promuovere l’innovazione per creare efficienze aziendali, ridurre i costi o aumentare l’attrattiva del mercato è chiaramente un imperativo di business per le aziende.

L’automazione e gli strumenti digitali aiutano le organizzazioni a fare di più con meno: il 46% delle aziende in EMEA e il 57% delle aziende in Italia stanno investendo nell’automazione per migliorare l’esperienza e aumentare la produttività dei dipendenti. Inoltre, il 43% in EMEA e il 50% in Italia vede l’automazione come motore per accelerare l’innovazione, mentre il 49% in EMEA e il 52% in Italia cerca di dar vita a operations più veloci e a basso costo. I livelli più alti di investimento sono concentrati tra le organizzazioni con politiche di lavoro ibride o distribuite rispetto a quelle che prevedono la sola presenza in ufficio, il che suggerisce che l’innovazione e la produttività devono essere prioritarie, ma non a scapito della flessibilità del luogo di lavoro.

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Aggiunge Iyer: “Le aziende devono continuare a trovare il giusto equilibrio nell’incentivare l’innovazione senza ridurre la motivazione e la produttività dei dipendenti. Investendo in strumenti di collaborazione digitale, automazione e politiche di team-building, i responsabili aziendali possono promuovere l’efficienza, garantendo al tempo stesso la flessibilità del lavoro in ufficio o da remoto”.

L’innovazione sul posto di lavoro è uno dei tanti argomenti trattati nel Report “The Distributed Work Dilemma: When Innovation and Job Satisfaction Compete”. Altri risultati chiave sono:

  • Spostamento di equilibrio tra datori di lavoro e dipendenti: mentre negli ultimi mesi il fenomeno delle “Great Resignation” e una carenza di talenti quasi globale hanno messo i dipendenti in una posizione di forza, l’attuale clima economico sta rivoluzionando gli equilibri e sconvolgendo l’assetto di potere tra datore di lavoro e dipendente, con i datori di lavoro che iniziano ad avere il coltello dalla parte del manico.
  • Grandi carenze di talenti e aumento del turnover: nonostante un aumento generale della soddisfazione sul lavoro negli ultimi due anni, tutti i settori, i reparti e tutti i Paesi registrano carenze di talenti. E il turnover all’interno dei team è particolarmente elevato, soprattutto in quelli di cybersecurity.
  • L’automazione facilita il lavoro ibrido e distribuito: gli investimenti in tecnologia – e più precisamente in automazione – sono fondamentali per ridurre il burnout e facilitare la collaborazione necessaria per mantenere l’innovazione, anche in un ambiente distribuito.