Music & Tech – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 27 Jan 2016 09:31:23 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Music & Tech – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Marlene Kuntz, il 29 gennaio arriva “Lunga attesa” https://www.datamanager.it/2016/01/marlene-kuntz-29-gennaio-arriva-lunga-attesa/ Wed, 27 Jan 2016 09:30:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=93206 «Ogni tanto ci vengono buone idee sui social» Il nuovo album di inediti dei Marlene Kuntz sarà pubblicato il 29 gennaio: “Lunga attesa” è il decimo disco della band, ed è un disco decisamente rock, perfetto per una resa energica sui palchi. Data Manager: E’ un disco dalle sonorità potenti, e anche un po’ arrabbiato […]

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«Ogni tanto ci vengono buone idee sui social»

Il nuovo album di inediti dei Marlene Kuntz sarà pubblicato il 29 gennaio: “Lunga attesa” è il decimo disco della band, ed è un disco decisamente rock, perfetto per una resa energica sui palchi.

Data Manager: E’ un disco dalle sonorità potenti, e anche un po’ arrabbiato nei testi. Visto che i testi sono scritti da te, Cristiano, cosa ci puoi dire in proposito?

Cristiano Godano: I testi sono adeguati alla musica che mi arriva. Alcune canzoni del disco sono ringhiose, molto rock e aggressive, quindi i testi devono assecondare questo impeto. I brani più forti sono “Niente di nuovo”, “La noia”;“Il sole è la libertà”, “Un po’ di requie” e “Un attimo divino” sembrano canzoni più mansuete e soffici.

Come siete tornati a questa attitudine marcatamente rock?

Un anno e mezzo fa abbiamo preparato il tour di “Catartica” per celebrare un disco importante della nostra carriera (il loro album di debutto, nda). Ci siamo trovati in sala prove a rimettere in piedi un insieme di pezzi uno più aggressivo dell’altro. Lo abbiamo trovato molto eccitante, e ci ha fatto venir voglia di spingere sui suoni invece di suonare cose più in linea con i nostri ultimi dischi.

Riccardo Tesio (che si è occupato della supervisione al suono di questo disco, nda): Il muro del suono per me significa che arriva un impatto, ma non è ben definito da dove arrivi. Abbiamo usato una vecchia ricetta per ottenere un risultato nuovo: o almeno, crediamo non ci siano molte dischi che suonano così. Renderà molto bene dal vivo (i MK faranno alcune date in Europa, a partire dal 25 febbraio a Parigi; l’11 marzo da Milano partirà il tour italiano, nda).

Il 17 febbraio arriva sul grande schermo “Marlene Kuntz. Complimenti per la festa”, film che vi celebra a vent’anni da “Catartica”. Com’è nato questo progetto?

Siamo stati contattati da alcuni ragazzi che abbiamo conosciuto perché hanno fatto il percorso fotografico di “Nella tua luce” e in particolare Simone Cargnoni ci ha messo in contatto con Jump Cut, che ha prodotto il film. I ragazzi ci hanno proposto questa loro idea ma serviva un’operazione di crowdfunding (su Musicraiser, nda) che noi abbiamo promosso sulla nostra pagina Facebook. Ma è una produzione loro, che ci racconta in una veste inedita.

Come avete partecipato?

Non abbiamo messo becco su nulla. Siamo solo ‘attori’. Ogni tanto ci vengono buone idee che proponiamo sui nostri social, ma questa del crowdfunding non è nostra.

Le vostre buone idee social quali sono state?

Abbiamo proposto a chiunque volesse di musicare il testo di “Lunga attesa”. C’è una pagina su Facebook per questa iniziativa e poi, vista la quantità di canzoni che abbiamo ricevuto, è stata fatta una pagina sul nostro sito dove si possono ascoltare tutti i brani che ci sono arrivati finora (si può continuare a mandare canzoni fino al 28 gennaio). Verranno scelti tre brani e i rispettivi autori avranno la possibilità di aprire il concerto della prima data del tour italiano. Abbiamo ricevuto circa 170 canzoni: non giudicheremo noi i pezzi, lo faranno dei giornalisti. E’ una sorta di gioco e di stimolo alla creatività, non è una sfida, una scommessa o un contest, tutte cose che non ci interessano.

Marlene Kuntz

La molla che ha fatto nascere questa idea?

Eravamo curiosi. E meno maliziosi di quello che qualcuno pensa, non ci sono dietro strategie di marketing. Lo stesso ragionamento vale per un’altra iniziativa che portiamo avanti su Facebook, la canzone del mattino e la canzone della sera: abbiamo pensato fosse una buona idea suggerire due brani al giorno, ogni giorno dell’anno, per fidelizzare in maniera amichevole il nostro pubblico. Il martedì, poi, pubblichiamo un testo della nostra produzione: arrivano tanti ‘mi piace’. Quindi abbiamo pensato, perché non mettere i testi nuovi? Abbiamo pubblicato quello di “Lunga attesa”, e abbiamo proposto di musicarlo. Ecco come su Facebook da cosa è nata cosa.

Contenti del risultato?

Molti hanno scritto che si sono divertiti e ci ringraziano di questo. Benissimo, questo era il vero spirito con cui partecipare. Inoltre, in rete la tua musica è lì gratis, e poter ascoltare un brano musicato da te è un buon modo per farti conoscere. Con nostro dispiacere, questi 170 brani che abbiamo ricevuto non potranno diventare tutti ‘canzone della sera’, ma alcuni lo saranno.

Photo credits: Andrea Simeone

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Negrita, nuovo album e tour in arrivo https://www.datamanager.it/2015/03/negrita-nuovo-album-e-tour-in-arrivo/ Fri, 20 Mar 2015 15:09:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=71891 «Parlare nel 2015 della copertina di un cd dimostra coraggio» Il prossimo 24 marzo i Negrita pubblicheranno il loro nuovo album di inediti, intitolato “9”. Nel disco troviamo 13 brani che recuperano le radici più rock della band di Arezzo. L’album è stato registrato in Irlanda, con lo scopo di impregnare tutto (come ha spiegato Pau) […]

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«Parlare nel 2015 della copertina di un cd dimostra coraggio»

Il prossimo 24 marzo i Negrita pubblicheranno il loro nuovo album di inediti, intitolato “9”. Nel disco troviamo 13 brani che recuperano le radici più rock della band di Arezzo. L’album è stato registrato in Irlanda, con lo scopo di impregnare tutto (come ha spiegato Pau) del sound anglosassone con cui i Negrita si sono formati.

Data Manager: Com’è nato questo album?

Negrita: Ci abbiamo lavorato mentre eravamo impegnati con il musical “Jesus Christ Superstar” (Pau ha interpretato Ponzio Pilato mentre Drigo e Cesare suonavano dal vivo insieme all’orchestra, nda). Questa in teatro è stata per noi un’esperienza straniante, che non avevamo mai fatto, e in più non siamo nemmeno fan sfegatati dei musical. “Jesus Christ Superstar” però ci è sempre piaciuto, è una grande opera rock. I tempi del teatro si sovrapponevano a quelli della discografia: di giorno scrivevamo le canzoni nuove, ogni sera eravamo in teatro. Per 40 date live al Teatro Sistina abbiamo affrontato un sound nato tra la fine degli anni ’60 e i ’70, quindi nel nostro disco abbiamo osato ritmiche di quei tempi, in cui il rock aveva pretese alte rispetto a quelle espresse all’inizio degli anni ’60. Volevamo poi un disco fatto di cuore, quindi non poteva mancare una striatura anni ’80, perché noi siamo di quella generazione. Per noi questo è un lavoro dell’anima.

Negrita
Negrita – Foto di Dara Munnis

 

Che avete registrato in Irlanda.

Tendiamo sempre ad allontanarci dalla routine quando lavoriamo un disco, e a cercare studi residenziali per registrare e alloggiare lì. Questo ci è stato consigliato da un amico, era immerso nella campagna e aveva tutte le soluzioni tecniche che cercavamo.

Nella copertina del cd ci siete voi con una statua di Buddha, due cani e un dado. C’è qualche significato?

Una canzone si intitola “Niente è per caso”: per noi la musica è lavoro e artigianalità, ma ha anche un aspetto un po’ magico. Nella foto siamo davanti a una delle porte delle abitazioni dello studio. Abbiamo visto questo Buddha e il dado di lapislazzuli, ma tutta la casa è piena di simboli: il proprietario è un visionario. Inoltre qui Michael Jackson ha fatto le sue ultime registrazioni. I due cani vivono lì, hanno voluto essere nella foto!

Pau: Questo scatto è stato scelto tra 500 fatti quel giorno, con una concezione volutamente molto vintage. Mi ricorda i più bei vinili che ho a casa.

NEGRITA_9_Cover Album
Negrita – Cover album “9”

A proposito di foto e cover di cd, con lo streaming sempre più diffuso e l’immaterialità dei dischi dove coinvolgerete la vostra creatività, oltre che nella musica?

Lo streaming è un segno dei tempi, ci devi fare i conti ma comunque un minimo spazio di libertà te lo da. Già il fatto che nel 2015 siamo qui a parlare di una copertina dimostra coraggio. Poi noi abbiamo un sito e dei social che curiamo direttamente, per cui ogni volta che vogliamo, possiamo pubblicare foto creando il nostro immaginario. Lo streaming quindi si diluisce molto; certo se tiri i remi in barca resta solo musica nell’etere, senza più materia. Se tu hai voglia di rappresentarti, però, crei un tuo immaginario altro anche su questi nuovi spazi.

Nel testo di “Poser” parlate di numerini del web e di talent per fake. Ci spiegate?

Pau: Il testo di “Poser” l’abbiamo scritto con Il Cile, è volutamente divertente per ironizzare e dire comunque delle verità. Abbiamo voluto rimarcare una certa origine della musica. Non esiste forse più un pubblico fisico che esce in inverno con il freddo più rigido per andare in un club ad ascoltare musica, e non esistono più nemmeno tanti club. Ma la musica che abbiamo ascoltato per decenni era nata così. Va benissimo com’è oggi, mi scoccia non ci sia un’alternativa. Non si vogliono più verità, si vogliono format e prodotti preconfezionati. Negli anni ’60 il preconfezionato era la Motown, e mi viene da ridere a pensarci.

Negrita
Negrita – Foto di Dara Munnis

Quindi niente talent?

Pau: Fascino in qualche misura ne esercitano su tutti, quando sono a casa li guardo. “X Factor” è un format grandioso e semplice: porta sul palco gente che ha una voglia matta di fare; in genere gli autori ci perdono, gli interpreti vincono sempre. Ci sono ragazzi bravissimi, noi diciamo solo che la tv non è il nostro obiettivo, e che non crediamo nel basare tutta la propria carriera su un discorso prettamente televisivo.

Il 10 aprile parte il nuovo tour, nei palasport. Anticipazioni?

Stiamo facendo le prove adesso, ma sappiamo già che sarà uno spettacolo di musica rock, più vera possibile. Quello che vogliamo è esprimere la nostra energia, come sempre.

Il tour

10 aprile Mandela Forum, Firenze;

11 aprile Unipol Arena, Casalecchio di Reno (Bologna);

14 aprile Palafabris, Padova;

17 aprile Pala Alpitour, Torino;

18 aprile Mediolanum Forum, Assago (Milano);

21 aprile Palalottomatica, Roma;

23 aprile Pala Giovanni Paolo II, Pescara;

25 aprile Palasport di Pordenone, Pordenone.

Negrita
Negrita – Foto di Dara Munnis

 

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Jovanotti, il nuovo disco è uno ‘streaming di emozioni’ https://www.datamanager.it/2015/02/jovanotti-disco-streaming-emozioni/ Wed, 25 Feb 2015 08:49:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=70220 «Il mio cd è una ‘nuvola’ da cui piove musica» È arrivato il giorno di “Lorenzo 2015 CC.”, il nuovo disco di Jovanotti. È un’esplosione di 30 canzoni di generi diversi tra loro, nate fra Milano, Cortona, Parigi, Los Angeles e New York. “È stato un lungo viaggio, un’emozione vera come sempre per ogni disco”. E […]

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«Il mio cd è una ‘nuvola’ da cui piove musica»

È arrivato il giorno di “Lorenzo 2015 CC.”, il nuovo disco di Jovanotti. È un’esplosione di 30 canzoni di generi diversi tra loro, nate fra Milano, Cortona, Parigi, Los Angeles e New York. “È stato un lungo viaggio, un’emozione vera come sempre per ogni disco”. E proprio dalle emozioni Lorenzo inizia a raccontare le nuove canzoni: parte da una foto, la marea di persone che sono andate nel 2013 a vederlo negli stadi, “Un popolo di fronte al quale mi sento pieno di voglia di fare sempre meglio”. Il racconto prosegue poi di scatto in scatto.

Data Manager: Questa però è un’infografica.

infografica

Jovanotti: Sì, non so se un’infografica sia mai stata usata per presentare un disco, ma io l’ho fatta perché ne sono un grande consumatore. Questa è scherzosa ma racconta come sono andate le cose. La linea della vita sta nel mezzo; sopra si sta bene, sotto i nervi sono tesi a vari livelli. Giù in fondo c’è il buio cosmico, che si vive in solitudine e che ho sperimentato – come molti di noi. Dopo un tour come quello del 2013 ti senti onnipotente, ma il tempo passa e tu ti dici dove vai, hai quasi 50 anni… dopo un po’ mi hanno chiesto di suonare in Sud America, ed è andata molto bene. Poi mi sono beccato una polmonite, mai stato così male. In 10 giorni mi hanno rimesso in piedi e con me si è rimessa in piedi l’idea di fare un nuovo disco: è stato un vero giro sulla montagne russe.

L’infografica con cui racconti l’album è piena di emoticon e di emoji, e ne hai messi anche sul cd, a seguire il titolo di ogni canzone…

Gli emoticon sono i geroglifici del nostro tempo, ma riescono a esprimere cose che non si riescono a dire a parole, come ad esempio l’occhiolino. Il primo scrittore che scriverà un romanzo con gli emoticon secondo me farà qualcosa di innovativo ma anche di artisticamente valido; pensare che all’inizio queste faccette le guardavo con poca convinzione.

 

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Perché hai fatto un album con ben 30 canzoni?

Ci sono 30 canzoni? Sì. Preoccupante come risposta, se pensi al disco dalla forma tonda e finita. Ma quella è una forma del passato. Oggi il disco è reticolare, ma questa non è comunque una forma nuova perché è quella del gioco della campana che si giocava da bambini, disegnato per terra. Il mio sogno è fare un disco con questa forma.

Quindi 30 brani per te cosa rappresentano?

Semplicemente se una canzone la sento finita, per me va buttata fuori. Questo album non è un gesto ambizioso, il mio traguardo sarebbe controllarmi e farne 10 di pezzi. La verità è che confido molto nel nuovo modo di ascoltare la musica. Oggi non c’è più la ritualità del vinile prima e del cd poi, che avevano un numero massimo di minuti, per lato o complessivi. Considero questo disco come un cloud da cui piove musica (se hai voglia che piova), perché il disco come cosa tonda e chiusa non vale più, è senza una forma imposta. Attualmente abbiamo possibilità infinite che ci vengono date dalla tecnologia, che mi piacerebbe esplorare.

Cos’avevi in mente quando hai iniziato a lavorare al disco?

Con questo album volevo, e vorrei, far ballare e cantare le persone, in maniera molto semplice: è come uno streaming di emozioni. Ho voluto canzoni bollenti, non leccate e rileccate, spesso registrate in diretta mentre le suonavamo, con dentro anche degli errori, realizzate con lo spirito del rock’n’roll. Quello spirito che se ne frega.

 

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Una tua opinione sul caso-Twitter sollevato da un’indagine di Rockol?

Non lo so cosa sia accaduto (alta percentuale di follower falsi che seguono i profili di cantanti italiani, Jovanotti compreso, nda). I follower si possono anche comprare, ma io questa cosa non l’ho mai nemmeno pensata. Twitter lo userei nella stessa maniera anche se avessi 10 follower, o 3: non è un lavoro, è un social dove mi racconto.

In estate sarai in tour. Dobbiamo aspettarci una grande festa?

Le persone vengono allo stadio per sentire le canzoni che tutti sanno e che tutti cantano. Penso inserirò 5 o 6 canzoni del nuovo album, poi vorrei un dj set in apertura. Magari con nomi nuovi.

Il tour:

20 giugno – Ancona – Stadio del Conero
25, 26 e 27 giugno – Milano – San Siro
30 giugno – Padova – Stadio Euganeo
4 e 5 luglio – Firenze – Stadio Artemio Franchi
8 luglio – Bologna – Stadio Dall’Ara
12 luglio – Roma – Stadio Olimpico
18 luglio – Messina – Stadio San Filippo
22 luglio – Pescara – Stadio Adriatico
26 luglio – Napoli – Stadio San Paolo
30 luglio – Bari – Arena della Vittoria

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Intervista a Miguel Bosé: il nuovo album, le cose che ama, fare musica nel 2015 https://www.datamanager.it/2015/02/intervista-miguel-bose-album-cose-ama-musica-nel-2015/ Mon, 02 Feb 2015 10:29:14 +0000 http://www.datamanager.it/?p=68830 «Oggi l’immediatezza comanda. Non è che sia sbagliato, è segno dei tempi» E’ stato pubblicato il 27 gennaio il nuovo album di inediti di Miguel Bosé intitolato “Amo”. Artista poliedrico e carismatico, cantante ma anche attore e conduttore televisivo, invita tutti a fare un viaggio dentro quello che è il suo mondo attraverso le nuove canzoni […]

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«Oggi l’immediatezza comanda. Non è che sia sbagliato, è segno dei tempi»

E’ stato pubblicato il 27 gennaio il nuovo album di inediti di Miguel Bosé intitolato “Amo”. Artista poliedrico e carismatico, cantante ma anche attore e conduttore televisivo, invita tutti a fare un viaggio dentro quello che è il suo mondo attraverso le nuove canzoni (di cui quattro in italiano nella versione speciale del cd per il nostro paese). Il nostro incontro si chiude poi con una riflessione sulla realtà della discografia oggi.

Data Manager: Com’è nato questo disco?

Miguel Bosé: Con il tempo. Ho scritto le prime cose due anni e mezzo fa, e si sente che ho avuto tutto il tempo che ho voluto per farlo. Penso sia un album fatto di materiale solido, bello, compatto, positivo e colorato. Ho avuto il tempo per guardarlo anche a distanza, dopo aver fatto riposare le canzoni. E’ un disco che ho fatto a casa, mentre godevo della mia famiglia, dell’orto, dei cani: sono ripartito da un Miguel low profile.

Il titolo dell’album è “Amo”: inevitabile chiederti cosa ami…

La canzone “Amo” parla della conoscenza ed è quella che ha messo in moto tutto. La copertina del cd è piena di tutte le cose che mi affascinano fin dall’infanzia: astronomia, fisica, mondo minerale, vegetale e animale, letteratura, invenzioni… questo disco è un viaggio immenso attraverso uno dei tratti principali del mio carattere, che è un’insaziabile curiosità. Ho voluto cantare tutte le cose che amo, in cui credo, tutto quello che arriverà e che non posso neanche immaginare.

MIGUEL BOSE_ Amo_Album

Tra i tuoi libri preferiti quali indicheresti?

Impossibile, sono centinaia, da Kafka a Verne. Ho sempre letto moltissimo, fin da bambino. Oggi leggo ancora con assiduità, sempre due o tre libri in contemporanea; li apro in base all’umore. Penso che non sia vero che oggi si legga meno. La gente legge meno carta, ma leggiamo dieci volte di più di un tempo. Al mattino accendiamo il pc e a mezzogiorno abbiamo inghiottito 60, 70 pagine solo di informazioni di lavoro.

A proposito di internet, i fan oggi ti chiedono più autografi o più selfie da pubblicare online?

Prima l’autografo e poi la foto.

Come vedi dal tuo punto di vista privilegiato il futuro della discografia?

La musica è cambiata, non vedremo più quello che ho vissuto io in passato. Chi arriva oggi nel mondo della discografia parte da quello che c’è. Oggi non si cercano più artisti ma canzoni. Se hai la fortuna di azzeccare due brani di successo, molto condivisi e con tante visualizzazioni su internet, forse un’etichetta discografica ti avvicina e ti offre un contratto. Io ho una carriera che abbraccia quattro generazioni: di queste, due non concepiscono il cd e non ne possederanno mai, per loro è tutto download. L’industria non ha più soldi per costruire un artista, a cui servono terra, luce, cure, perché è un seme che dovrebbe diventare albero. Oggi l’immediatezza comanda. Gotye dove è? Pensate a quello che è stato, la sua canzone si sentiva ovunque, e adesso?

A te piace questa realtà?

Non è che sia sbagliato, e a me non spaventano i segni dei tempi. Io ho vissuto negli anni ’80 – quella che sarà ricordata come una decade brillante per la musica – il massimo della mia carriera; adesso le cose sono diverse. Ma la richiesta di musica ci sarà sempre, domani più di oggi.

 

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Hozier, fenomeno virale candidato al Grammy https://www.datamanager.it/2015/01/hozier-fenomeno-virale-candidato-grammy/ Tue, 20 Jan 2015 08:43:54 +0000 http://www.datamanager.it/?p=68095 «Che divertimento c’è a fotografare la mia faccia?» Andrew Hozier-Byrne ha 25 anni e viene dall’Irlanda. La sua canzone “Take me to church” è stata la più ascoltata e quindi la più virale su Spotify nel 2014 (e non è brutto come suona, anzi); il video di questo brano ha collezionato 75 milioni di visualizzazioni […]

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«Che divertimento c’è a fotografare la mia faccia?»

Andrew Hozier-Byrne ha 25 anni e viene dall’Irlanda. La sua canzone “Take me to church” è stata la più ascoltata e quindi la più virale su Spotify nel 2014 (e non è brutto come suona, anzi); il video di questo brano ha collezionato 75 milioni di visualizzazioni su YouTube: affronta il tema dell’omofobia e anche per questo si è parlato molto di canzone e video, costruita su un testo importante con una musica indie gospel che arriva dritta al cuore. Il brano è stato anche al primo posto nella classifica mondiale di Shazam. Il prossimo 8 febbraio sapremo se “Take me to church” avrà vinto il Grammy come miglior brano dell’anno. L’album di debutto di questo indiscusso talento, intitolato semplicemente “Hozier” come il nome d’arte che si è scelto, è già stato pubblicato negli Stati Uniti dove si è piazzato al secondo posto della classifica. In Italia è uscito da pochi giorni.

Data Manager: Come ti senti ad essere ‘diventato virale’, e quindi un cantante di enorme successo, con una tua canzone?

Hozier: È una sensazione incredibilmente eccitante, e al tempo stesso penso ancora sia una situazione surreale. Non mi sono mai aspettato successo nelle chart per la maggior parte della musica che ho scritto e cantato, e sicuramente non me lo aspettavo per “Take me to church”. Le parti vocali del brano sono state registrate a casa mia, non le ho pensate e strutturate perché esplodessero come una pop hit.

Però è andata così.

Ed è molto eccitante!

Pensi che il video, con immagini anche forti, abbia aiutato la canzone a riscuotere tutto questo successo?

Certamente ha contribuito a far arrivare il brano a molte persone. “Take me to church” e il clip sono stati pubblicati in Irlanda a ottobre, forse novembre del 2013, ma l’impennata nella diffusione si è registrata negli ultimi sei mesi.

È giusto definire la tua musica indie gospel?

Certamente in parte la mia musica è così. Nell’album però ci sono anche elementi folk, rock, soul: ho cercato di catturare il feeling delle canzoni che ho sempre ascoltato.

Dopo tutto questo successo, è diventato più difficile scrivere?

Non sono prolifico quanto vorrei, ho molte idee ma mi ci vuole tempo e anche uno spazio tranquillo per trasformarle in canzoni. “Take me to church” girava nella mia testa da oltre un anno. Mi prendo il mio tempo per scrivere, e oggi è un po’ più complicato.

A ottobre tramite i social network  hai lasciato un numero di telefono a cui i fan avrebbero potuto chiamarti o mandare sms. Era un esperimento?

Niente affatto. Era un modo per dire grazie ai miei fan. Il mio disco era già stato pubblicato negli Stati Uniti, e ho pensato che chiacchierare con loro potesse essere un modo carino per ringraziarli dell’affetto che mi avevano dimostrato. È stato comunque difficile metterci in contatto, dopo alcune ore il mio cellulare ha smesso di funzionare per i troppi messaggi ricevuti. È stata un’esperienza carina, messa in moto dai social.

Nonostante questo, non ami i social network. Perché?

Alcuni aspetti dei social media rappresentano oggi una parte incredibilmente interessante della nostra società. La potenza di contenuti virali è innegabile. Inoltre, in situazioni di particolare importanza, in contesti in cui vediamo che sta accadendo qualcosa di significativo, possiamo diventare tutti giornalisti. Se cioè parliamo di informazione, credo che i social network siano fondamentali. Diventano un problema quando qualcuno ne resta imprigionato, quasi ossessionato. A me, ad esempio, non piace scattarmi selfie. Non trovo nessun divertimento nel fotografare la mia faccia.

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Marco Mengoni: “Parole in circolo” è la mia playlist https://www.datamanager.it/2015/01/marco-mengoni/ Fri, 16 Jan 2015 13:48:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=67994 «Più che album lo definirei un progetto in costante crescita, come una playlist» A Marco Mengoni non piace fermarsi, lasciarsi incasellare, seguire regole. Per questo ogni suo disco è una sorpresa. Lo è anche il nuovo “Parole in circolo”, fresco di pubblicazione. Il disco è solo la prima parte di una raccolta di canzoni che […]

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«Più che album lo definirei un progetto in costante crescita, come una playlist»

A Marco Mengoni non piace fermarsi, lasciarsi incasellare, seguire regole. Per questo ogni suo disco è una sorpresa. Lo è anche il nuovo “Parole in circolo”, fresco di pubblicazione. Il disco è solo la prima parte di una raccolta di canzoni che si concluderà con un secondo album.

DataManager: E’ per questo motivo che sulla copertina del cd si legge 1uno/di2due?

Marco Mengoni: Sì. La musica sta cambiando, si va sempre di più verso la digitalizzazione e questo mi porta non solo a cambiare il mio modo di cantare (voglio dare più peso ai testi e alla musica piuttosto che alla mia interpretazione, quindi ci sono meno orpelli vocali) ma anche la mia voglia di scrivere, di sperimentare. Sono nato con le cassette, artisticamente invece la mia carriera è iniziata con il cd. Chissà, forse questo sarà l’ultimo album che farò su questo supporto. Infatti questo disco per me andrebbe definito progetto, o playlist in evoluzione continua.

Sul tuo sito infatti hai scritto che oggi un album “assomiglia ad una playlist di situazioni, una sequenza di canzoni che abbiamo la fortuna di modellare e continuare a far crescere”…

Ed è quello che vorrei fare con il secondo disco a cui sto lavorando. E’ tutto molto fluido, queste canzoni appena pubblicate sono il primo capitolo di un progetto. Nel frattempo il tour e la vita che vivrò mi daranno gli stimoli per scrivere le canzoni che andranno nel secondo volume di questa mia playlist. Così come ognuno di noi ha creato nel tempo la sua playlist preferita su iTunes e Spotify, aggiungendo giorno per giorno pezzi nuovi e raggiungendo mondi che non conosciamo, anche questo progetto è un work in progress, a cui si aggiungeranno brani che verranno dall’evoluzione del mio percorso creativo.

Quando dovrebbe arrivare il ‘secondo volume’ del tuo progetto?

Non ho alcuna fretta. Ci sono molte basi che devono per forza vivere di esperienze, fotografie e momenti, dipende da cosa succederà oggi, domani, e durante il tour.

Ci spieghi il significato più vero, per te, del titolo “Parole in circolo”?

Le parole sono importanti, bisogna fare attenzione ai messaggi che si vogliono lanciare. Con questo titolo volevo dare importanza al verbo, dobbiamo pensare al significato delle parole.

Nonostante questo, però, nel libretto del cd non hai messo i testi delle tue canzoni: come mai?

Perché i testi nei booklet sono sempre scritti in caratteri troppo piccoli e non si leggono. Nel libretto ho dato spazio al progetto grafico di ShipMate, dei ragazzi miei coetanei. I testi delle canzoni si trovano nella mia app (gratuita, si scarica dal suo sito, nda), ben leggibili. E’ per interagire meglio con i fan che abbiamo creato l’app ‘Marco Mengoni’, attraverso la quale spero di stabilire rapporti veri con loro, visto che spesso ci scordiamo di essere fatti di carne e ossa, e non di pixel (Marco è sempre stato molto attento al rapporto con i fan tramite il web e i social network nda).

A proposito del tour cosa puoi dirci (è già sold out la data del 7 maggio al Mediolanum Forum di Milano, quindi si raddoppia l’8, nda)?

Torno nei palazzetti dopo tanto tempo e dopo tanti concerti a teatro. Anche se non ho ancora pensato alla scaletta, subito dopo aver firmato con la mia nuova agenzia di live mi sono presentato da loro con i bozzetti dello spettacolo.

 

marco mengoni marco mengoni marco mengoni marco mengoni marco mengoni marco mengoni marco mengoni marco mengoni

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The Avener, il produttore-fenomeno della hit “Fade out lines” https://www.datamanager.it/2014/12/the-avener-produttore-fenomeno-hit-fade-out-lines/ Mon, 15 Dec 2014 14:01:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=66565 «La democratizzazione della musica è un segno del nostro tempo» Si chiama Tristan, ha 27 anni ed è di Nizza. Per tutti è The Avener, il produttore della hit “Fade out lines”, canzone di Phoebe Killdeer che lui ha rifatto con il suo stile, combinando deep house, electro, soul e rythm&blues. Con oltre 7 milioni […]

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«La democratizzazione della musica è un segno del nostro tempo»

Si chiama Tristan, ha 27 anni ed è di Nizza. Per tutti è The Avener, il produttore della hit “Fade out lines”, canzone di Phoebe Killdeer che lui ha rifatto con il suo stile, combinando deep house, electro, soul e rythm&blues. Con oltre 7 milioni di stream e 4 milioni di visualizzazioni su Youtube, è la canzone-sorpresa del momento, che ha raggiunto la prima posizione su iTunes in Italia e in diversi altri paesi, ed è anche la colonna sono dello spot della Christmas collection del marchio Yamamay. Non è che l’anticipazione dell’album del produttore francese, “The wanderings of The Avener”, la cui uscita è prevista tra gennaio e febbraio prossimi.

Data Manager: Che cos’è e chi è The Avener?

The Avener: È un progetto musicale nato nel corso dell’ultimo anno. È il frutto di un percorso iniziato quando avevo circa sei anni e ho cominciato a studiare musica. Andavo a lezione di pianoforte e mi cimentavo con i grandi compositori. La musica classica come si sa è molto accademica, io però volevo suonare la mia musica. Arrivato verso i 15, 16 anni mi sarebbe piaciuto proporre qualcosa di elettronico. Devo ringraziare una Vespa, per questo.

In che senso?

Avevo chiesto a mia madre di regalarmi una Vespa per andare a scuola. Lei si è opposta, allora le ho chiesto di regalarmi dei piatti per divertirmi a mettere dischi. Ho iniziato così a fare il dj nella mia camera e per i compleanni degli amici, portandomi dietro i miei piatti. A 16 anni sono entrato in un club, per la prima volta. Indovinate un po’? Guardavo solo il dj. Da lì in poi ho cominciato a fare il dj resident in questo club di Nizza nei weekend, mentre andavo a scuola in settimana. Di notte lavoravo al pc sulle mie produzioni. Nello stesso anno ho realizzato il mio primo ep, per me un passo importantissimo. Da lì sono andato avanti, diventando resident dj in un club di Monaco. Sapevo però che a Parigi c’erano più occasioni per realizzare il mio sogno, così mi ci sono trasferito. Nel 2012 ho visto la musica elettronica cambiare, e mi sono fermato a riflettere. O meglio, sono tornato a Nizza e poi ho viaggiato per sei mesi in Asia. Ho cercato di rifocalizzarmi sulla mia passione e trovare una diversa visione. Ho cambiato prospettive sulla musica: sono tornato in studio e così è nata “Fade out lines”.

Cosa pensi della democratizzazione della musica?

È un fenomeno che sta venendo fuori adesso con tutta la sua forza, anche se è iniziato da tempo. Abbiamo abbondanza di tools su internet, disponibili per tutti. Ascoltiamo e condividiamo musica, abbiamo Deezer, Spotify e altre piattaforme di questo tipo. Qualche anno fa tutto questo non c’era; se c’era, moltissimi non lo sapevano usare, o c’erano sistemi illegali per scaricare musica. Quello della democratizzazione è un fenomeno che fa parte della realtà della musica, e sta crescendo ogni giorno di più: tutti possono ascoltare le proprie canzoni preferite e farlo sapere in tempo reale ai loro amici.

Ti piace questa realtà?

Io vivo nel mio tempo, ne sono immerso: le cose vanno così. Sono nato in un contesto che non può prescindere dal web, ho conosciuto internet a10 anni. È bello e importante entrare in un negozio e comprare cd, ma le nuove generazioni non hanno la percezione dell’oggetto compact disc come c’era un tempo.

Suoni ancora il piano?

Sì, mi metto lì e faccio correre le mani sulla tastiera.

Hai mai pensato che “Fade out lines” potrebbe essere la colonna sonora adatta per un film western di Quentin Tarantino?

Meraviglioso! Certamente mi piacerebbe produrre musica per il cinema, chissà. Comunque “Fade out lines” farà parte della colonna sonora di un film in uscita nel 2015, di cui non posso dire di più.

Il tuo album sarà pubblicato all’inizio del prossimo anno. Suonerai in Italia?

Sì, per ora so per certo che suonerò il 16 gennaio a Milano e poi anche a Roma.

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Tiziano Ferro presenta il suo primo album “Best of” https://www.datamanager.it/2014/11/tiziano-ferro-presenta-suo-album-best-of/ Mon, 24 Nov 2014 15:42:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=65532 «Vedendo i numeri fatti dal mio nuovo singolo, mi sono arreso a Spotify» 17 anni di musica sono condensati in “TZN – The best of Tiziano Ferro”, in uscita domani 25 novembre. Questo album non è una semplice raccolta di hit del passato: la versione standard contiene due cd con 36 canzoni di cui 8 […]

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«Vedendo i numeri fatti dal mio nuovo singolo, mi sono arreso a Spotify»

17 anni di musica sono condensati in “TZN – The best of Tiziano Ferro”, in uscita domani 25 novembre. Questo album non è una semplice raccolta di hit del passato: la versione standard contiene due cd con 36 canzoni di cui 8 inedite; la deluxe edition è composta da 4 cd, la Special Fan Edition include 4 cd e 2 dvd. C’è anche una Lp Limited con 4 vinili. C’è dentro tutta la storia di Tiziano Ferro, come conferma lui stesso.

Data Manager: Siamo abituati alle raccolte, ma non sempre c’è una ricchezza di inediti come quella che proponi tu.

Tiziano Ferro: Dicendo ‘raccolta’ si pensa a un prodotto chiaro. Prodotto, infatti. Per i 10 anni della mia carriera (nel 2011) mi era stato chiesto di realizzare una raccolta ma io non ho voluto farla, perché in realtà non erano 10 anni di carriera, per me; “Xdono”, del 2001, non è l’inizio della mia storia. Ho iniziato a scrivere nel 1996, 1997. Per me era importante iniziare un best da lì perché da quelle esperienze è nato “Xdono”. Alcuni degli inediti risalgono a quegli anni.

Ci fai qualche esempio di brani di quegli anni che hai inserito nel cd?

Ho partecipato all’Accademia di Sanremo con “Quando ritornerai”. Poi come corista degli A.T.P.C. ho cantato “Sulla mia pelle”, e le ho inserite entrambe nel disco. C’è “Angelo mio”, una cover di “Angel of mine” che cantavo nelle mie serate nei club a Latina e che avevo inserito nei demo che mandavo alle case discografiche. Questo brano, recuperato da qualcuno e messo su YouTube, è diventato virale senza nessun tipo di pubblicità. Insomma, in questo album racconto una storia, arricchita da tutti i miei singoli, da duetti, versioni demo e altre meno conosciute dal pubblico. Di quello che ho fatto è rimasto fuori ben poco. In realtà però il titolo, “Best of”, sarebbe sbagliato perché non lo è: è la scatola della mia memoria, una linea del tempo. Comunque alla fine si intitola “Best of” perché era un mio sogno avere un disco intitolato così (ride, nda).

Da cosa è nata l’esigenza di fare una ‘scatola della memoria’?

Quando ho iniziato a fare musica questo era un altro mondo, artisticamente il nostro era un altro lavoro. Ultimamente ho dovuto rivedere la mia posizione su come si fa e su come si propone la musica, ed è stato necessario farlo per capire cosa succede oggi e cosa succederà domani. Io ero contrario a streaming e cose varie, ma di fronte ai risultati del mio ultimo singolo (“Senza scappare mai più”, ndr) ho dovuto ripensarci. Su Spotify è stato ascoltato tantissimo. A quel punto mi sono detto ‘Tiziano, ti devi arrendere’. Insieme agli ascolti in streaming e alle vendite su iTunes sono stati messi a disposizione i biglietti dei concerti, con sette mesi di anticipo rispetto alle date, e si stanno vendendo bene. Io sono quello delle agende messe da parte e dei quaderni catalogati, ma ho capito che la realtà è questa.

Il senso di un album-raccolta, oggi, con questa realtà, qual è?

Per me le raccolte hanno sempre avuto due significati: con il passaggio dal vinile al cd avevano senso come compilation di ricordi da ascoltare in macchina, e poi mi servono per scoprire artisti che non ho mai ascoltato. Con questo album volevo unire entrambi questi aspetti.
Il primo cd si apre con il brano “Lo stadio”; in estate, l’hai accennato, sarai in concerto negli stadi.
E infatti “Lo stadio” l’ho scritta per sdrammatizzare un nervosismo positivo. Il mestiere del cantante è bello ma spesso è ripetitivo. E’ una ruota bellissima quella di fare un singolo, il disco, la promozione e poi i concerti, ma si può cadere nella routine. Un concerto allo stadio ti obbliga a confrontarti con una cosa diversa: io non mi vedevo come artista da stadio. La prima volta che ci ho cantato ho avuto la fortuna del principiante e tanto amore da parte del pubblico, ed è andato tutto bene.

Come ti stai preparando per il prossimo tour?

Per avvicinarmi a questo impegno mi sono preparato spiando gli altri, iniziando a Campovolo al concerto per l’Emilia. Ligabue era fermo in mezzo al palco, calmo; Lorenzo al contrario era sempre in moto. Mi domandavo come facessero. Il mio concerto sarà un’altra cosa, ma mi scoprirò a giugno in questa veste.

Le date di “Lo stadio” tour 2015:

20 giugno Torino Stadio Olimpico
23 giugno Firenze Stadio Franchi
26 giugno Roma Stadio Olimpico
1° luglio Bologna Stadio Dall’Ara
4 luglio Milano Stadio San Siro
8 luglio Verona Stadio Bentegodi

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John De Leo, sperimentazione vocale e tecnologica nel nuovo album https://www.datamanager.it/2014/10/john-de-leo-sperimentazione-vocale-tecnologica-nel-album/ Wed, 08 Oct 2014 09:43:32 +0000 http://www.datamanager.it/?p=62457 E’ stato pubblicato ieri “Il grande Abarasse”, nuovo disco di inediti di John De Leo, cantante e compositore conosciuto per la sua attitudine sperimentale e per il particolare uso che fa della sua voce-strumento. Artista eclettico e carismatico, di grande talento, ci racconta dell’album e della sua continua ricerca del nuovo «Se le tracce non […]

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E’ stato pubblicato ieri “Il grande Abarasse”, nuovo disco di inediti di John De Leo, cantante e compositore conosciuto per la sua attitudine sperimentale e per il particolare uso che fa della sua voce-strumento. Artista eclettico e carismatico, di grande talento, ci racconta dell’album e della sua continua ricerca del nuovo

«Se le tracce non corrispondono ai numeri sul display del lettore, non riportate il cd al rivenditore»

Sono passati più di sei anni dal tuo ultimo disco, “Vago Svanendo”: cos’è successo in questo tempo?

John De Leo: Ho incontrato tanti musicisti, bravi, che poche volte purtroppo si vedono in tv; sono dei veri e propri modificatori del linguaggio che hanno un infinito rispetto del pubblico e dell’arte. Forse non ho fatto niente (ride, nda).

Sulla tua pagina Facebook  inviti il pubblico a mandarti spiegazioni sul significato del titolo “Il grande Abarasse”. Perché non ce lo spieghi tu cosa vuol dire?

Tutto quello che pensate significhi, è. Io ho delle mie ipotesi.

Cover Il Grande Abarasse_media

Di certo c’è che è un concept album ambientato in un condominio…

È una specie di concept ambientato in un condominio, in cui ogni canzone corrisponde a un appartamento. Il mood ricorrente è un’esplosione in ogni canzone: ho immaginato come ogni condomino traducesse questa esperienza secondo il momento contingente e la sua situazione emotiva.

Cosa potrebbe essere successo?

Non lo so. Di per certo a me interessava che l’esplosione corrispondesse a una deflagrazione interiore, la cui miccia era già accesa in ognuno dei condomini.

Questi musicisti (tanti e di talento) che suonano con te come li hai messi insieme?

Le evoluzioni vocali che propongo mi auguro non siano fini a se stesse: sono inserite in un contesto musicale e spesso accompagnano delle parole, magari in modo non consueto. Mi interessano la vocalità e l’aspetto letterario delle canzoni, e anche il contesto musicale dove inserirli. Questi musicisti sono tutti amici, professionisti. C’è anche l’orchestra Filarmonica di Bologna nel lato più sperimentale del cd, che è il Ghost Album di divagazioni orchestrali – presente oltre alle tracce ufficiali – in cui io compaio poco o niente.

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Ci spieghi il Ghost Album?

Ci sono 10 tracce nel disco, più altre 6 nel ‘disco fantasma’. Da anni pensavo a un numero di tracce o a una durata tale da poter comporre un intero album nascosto. Che io sappia non è mai stato fatto. Lo devo fare, mi dicevo. In definitiva, il Ghost Album dura circa mezz’ora. E’ stato un lavoro molto impegnativo a cui ho dato importanza pari all’album ufficiale. Se le tracce non dovessero corrispondere ai numeri sul display del vostro lettore non riportate il cd al rivenditore (come è accaduto con “Vago Svanendo”). Questa volta le ghost track si trovano dopo i brani ufficiali, nel cosiddetto pregap tra un pezzo e l’altro.

E per quanto riguarda la sperimentazione?

Consiglio l’ascolto del Ghost Album in cuffia; l’Orchestra Filarmonica del Comunale di Bologna è stata registrata con microfoni ‘binaurali’ che conferiscono un’ambientazione uditiva straniante, in 3D.

Tra l’altro, ti piace la manipolazione del suono in tempo reale…

Sì, è un aspetto a cui tengo molto.

Quello che sentiamo nel disco sarà portato in giro esattamente così negli spettacoli dal vivo?

Me lo auguro, perché la formazione è cospicua, e non è facile di questi tempi muoversi con un ensemble così.

John De Leo presenterà live il disco oggi, mercoledì 8 ottobre, a Roma (ore 18, Feltrinelli di via Appia Nuova), giovedì 9 ottobre a Milano (18.30, Feltrinelli di Piazza Piemonte), e venerdì 10 ottobre a Bologna (18, Feltrinelli di Piazza Ravegnana).

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Marlene Kuntz, celebrazione di una carriera https://www.datamanager.it/2014/09/marlene-kuntz-celebrazione-carriera/ Mon, 15 Sep 2014 07:59:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=60763 «Internet ha distrutto un mondo, ma nonostante questo ci piace» Il 16 settembre verrà pubblicato “Pansonica”, nuovo album dei Marlene Kuntz che celebra il ventennale di “Catartica”, il loro primo disco che ha lanciato la carriera della band. “Pansonica” celebra in sette brani “Catartica”, il disco del 1994 che ha fatto decollare la carriera dei […]

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«Internet ha distrutto un mondo, ma nonostante questo ci piace»

Il 16 settembre verrà pubblicato “Pansonica”, nuovo album dei Marlene Kuntz che celebra il ventennale di “Catartica”, il loro primo disco che ha lanciato la carriera della band.

“Pansonica” celebra in sette brani “Catartica”, il disco del 1994 che ha fatto decollare la carriera dei Marlene Kuntz. Con che spirito è stato fatto un disco di questo tipo? Si potrà sentire dal vivo? Lo abbiamo chiesto a Cristiano Godano, Riccardo Tesio e Luca Bergia.

Data Manager: Con quale spirito avete realizzato la celebrazione di questo ‘compleanno’?

Marlene Kuntz: Siamo andati a ri-appropriarci con eccitazione del mood che avevamo all’epoca, ripescando pezzi che componemmo senza mai dar loro la possibilità di farsi conoscere dal grande pubblico. A tutti gli effetti, tranne “Donna L”, sono pezzi inediti, e così ve li proponiamo: questo è un disco che sa di anni ’90, ha un suono tipico di quegli anni ma è suonato da una band degli anni 2000, con alle spalle tutta una carriera che ci ha fatto esperti e anche smaliziati.

Dal punto di vista emotivo come vi siete rapportati a questo lavoro?

Emotivamente ci siamo molto divertiti. Abbiamo scartato una serie di pezzi per scegliere quelli da inserire, ascoltando tutto quello che facemmo all’epoca. Abbiamo cercato di suonare meglio i brani di 20 anni fa. Si tratta di un dono che facciamo al nostro fan affezionato a quel mondo lì.

La vostra reazione di fronte ai ‘voi stessi’ di allora?

Cristiano Godano: Alcuni testi mi avrebbero messo in difficoltà a ricantarli perché contengono cose che non sento più particolarmente mie. Per l’interpretazione nessun problema, sono tornato a urlare dove c’era da urlare. Se siete curiosi di sentire la differenza tra ora e allora, “Sig. Niente” in internet si trova – sul ‘tubo’ credo. All’epoca era suonata in maniera più morbida.

COVER DIGITALE

Come lo avete registrato questo disco?

Sono sette pezzi suonati tutti insieme, in presa diretta (solo il cantato e due o tre sovraincisioni di chitarra sono state fatte a parte). Li abbiamo registrati con un registratore analogico su nastri magnetici, e il senso della celebrazione di quel periodo acquista ancor più fascino. È vintage la faccenda, non ci sono ‘trucchi da Photoshop’. Non siamo nostalgici ma volevamo essere filologici da questo punto di vista.

Cosa pensate dell’operazione fatta da U2 e Apple? Le canzoni del loro nuovo disco si possono scaricare gratuitamente da iTunes – ma Apple ha pagato la band per farlo.

Ne parlavamo poco fa in taxi e anche in un negozio di dischi dove abbiamo fatto un’intervista. Il negoziante era inviperito. Il disco degli U2 non è gratis, ma quella viene percepita lo stesso come musica gratuita. Dobbiamo smetterla con gli idealismi, internet ha distrutto un mondo perché tutto quello che si trova in rete è gratis. Il problema è che internet intacca anche i lavori tradizionali. Noi amiamo la rete e le sue possibilità ma bisogna ammettere che tutti possono buttarci dentro la musica che fanno, creando un eccesso di offerta che supera qualsiasi domanda. Però ripetiamo, noi amiamo internet.

Vantaggi che vengono dalla rete?

Devi fare i conti con la sua esistenza: sei costretto a essere sempre sul pezzo, a non invecchiare e a rinnovarti. Se non avessimo ripensato la nostra attività forse non avremmo avuto la spudoratezza di andare in territori che non sono nostri. Però internet ha tolto il mistero e la favola attorno agli artisti. Dopo l’uscita di un disco prima non c’era più gossip, sparivano articoli e foto, perciò il pubblico aspettava le novità con trepidazione. Questa era la favola. Oggi se tu scomparissi dalla rete, con ogni probabilità saresti fuori dai giochi.

Concludiamo con qualche dettaglio sui prossimi live?

Il tour partirà il 4 ottobre da Livorno. Suoneremo “Catartica” e “Pansonica”, sarà un’occasione – pensiamo – quasi unica per sentire questi brani. All’inizio del 2015 torneremo in tour nei teatri con “Il vestito di Marlene”, progetto iniziato mesi fa a cui temiamo molto, che unisce musica e danza (ci accompagna sul palco un corpo di ballo), e che sviluppa un concept intorno alla figura femminile.

Photo credits: Alex Astegiano

 

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