Se Beppe Grillo perde il senso della Rete

Dopo aver fatto il pieno alle elezioni con un utilizzo sapiente di strumenti di comunicazione tradizionali e digitali, Beppe Grillo sembra attraversare un momento di crisi nel suo rapporto con la Rete. E’ una fisiologica fase di assestamento, o qualcosa di più profondo?

Mentre era ancora in corso lo spoglio dei voti delle Elezioni Politiche 2013, mi complimentavo con Beppe Grillo e Casaleggio Associati, per la bella lezione di comunicazione, che avevano impartito un po’ a tutti i Partiti in lizza.

Sebbene poco convinto della bontà delle ricette proposte da Grillo, ho sempre guardato con simpatia al Movimento 5 Stelle. Al di là del fenomeno dei c.d. “Trollini” (i militanti avvezzi a insultare i detrattori del Movimento sui social media), ne ho sempre visto qualcosa di originale e potenzialmente positivo.

Già nelle Elezioni Amministrative del 2011 e nella successiva tornata referendaria, un Movimento ancora poco presente sui media tradizionali, era riuscito a cambiare in modo importante l’orientamento di voto degli Italiani. Anche il livore espresso sui social media dai simpatizzanti del movimento e dai loro detrattori, assumeva i toni di una dialettica certamente più sana di quella che era riscontrabile nella comunicazione politica ordinaria.

Quando è venuta meno la capacità di Silvio Berlusconi di guidare il Paese in solitaria, il Partito Democratico e in generale l’intero asse antiberlusconiano sono entrati in crisi. Sostanzialmente è dal novembre del 2011 che Popolo delle Libertà, Montiani e Partito Democratico governano questo Paese. Circostanza che a Sinistra non è pesata poco: spiegare a un elettorato, soprattutto giovane, dopo vent’anni di retorica da Paese indeciso tra una crisi di nervi e la guerra civile, che bisogna “lavorare insieme per il bene dell’Italia” con l’odiato Nemico non è un passaggio logico proprio facilissimo. Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle in questo cortocircuito narrativo sono entrati a gamba tesa, riuscendo ad assestare un colpaccio, che pesa come un quarto dell’elettorato.

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Poi però sono venuti una serie di nodi al pettine.

Ogni volta che il blog di Beppe Grillo è andato giù, durante le consultazioni online del Movimento, si è gridato all’hacker, con esiti alla fine abbastanza ridicoli. Anche chi non ascriveva i blocchi del sito a mere magagne tecniche tutte interne, ha iniziato a chiedersi come faceva a non dotarsi di adeguati sistemi di difesa informatica un Movimento, che faceva del digitale il momento principale di gestione dei processi decisionali. Al riguardo vi consiglio l’articolo “Gli Attacchi Hacker di Beppe Grillo” di Uriel Fanelli.

Quando poi, in una sorta di versione allucinata della favola di “Al lupo, al lupo!”, gli “hacker” sono arrivati davvero, non si sono registrate rilevanti manifestazioni di solidarietà verso i parlamentari grillini. Il fatto che siano state violate le caselle di posta elettronica personale di parlamentari della Repubblica, rivolgendo anche veri e propri ricatti verso il leader del movimento, in genere avrebbe dovuto suscitare indignazione. Ma anche in tal caso le riflessioni si sono concentrate sulla vulnerabilità informatica di un Movimento che sulla Rete ha costruito per anni il proprio strumento di consenso. Piero Taglia con “Non più cittadini: movimenti insicuri” e Giovanni Ziccardi con “Voto elettronico e consenso: l’importanza dell’hacking dei sistemi”, centrano buona parte dei nodi aperti dalla vicenda.

Peraltro quando su Twitter, all’indomani dell’elezione di Giorgio Napolitano al secondo mandato come Presidente della Repubblica, Beppe Grillo ha invitato i militanti a scendere a Roma per manifestare il proprio dissenso… l’hashtag #tuttiaroma si è rapidamente trasformato in una burla su una sorta di abortita marcia su Roma 2.0, naufragando tutto nel ridicolo più totale.

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La tenuta istituzionale dei neoeletti parlamentari cinque stelle raggiunge poi livelli comici: non passa giorno senza boutade dei portavoce Crimi e Lombardi (su tutti il memorabile siparietto degli scontrini perduti su Facebook), che divengono rapidamente fonte di buffoneschi temi di tendenza su Twitter… vengono proposte surreali espulsioni dal Movimento basate sui “mi piace” e le condivisioni via Facebook… i risultati di quel grande strumento di open governance delle dirette streaming, si traducono alla fine in improbabili siparietti che lasciano perplesso lo stesso leader

E quando Milena Gabanelli, che poche settimane addietro il Movimento voleva Presidente della Repubblica, nell’ultima puntata di Report punta il dito contro la creatura di Grillo, nei Temi di Tendenza è stata una esplosione di: “ecco ve l’avevo detto io”.

Insomma paradossalmente il Movimento appare più forte oggi sui media tradizionali e nelle piazze, che nella Rete. L’impressione che personalmente ne ricavo è quella di un fenomeno cresciuto troppo in fretta, senza una strategia su due temi fondamentali, per chi faccia della Rete il proprio principale strumento di comunicazione: vulnerabilità informatica e assenza di una linea coerente di comunicazione.

Spiace rilevare che finora invece di inversioni di rotta, si assiste piuttosto al tentativo di dirottare l’attenzione su sparate sensazionalistiche su Papa, Ministri e compagnia.

Stiamo a vedere.

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