Pet – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sun, 07 Oct 2018 16:16:16 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Pet – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Ambiente, scoperto un enzima che “mangia” la plastica https://www.datamanager.it/2018/04/ambiente-scoperto-un-enzima-che-mangia-la-plastica/ Tue, 17 Apr 2018 12:05:42 +0000 http://www.datamanager.it/?p=145935 La scoperta di un enzima artificiale potrebbe risolvere uno dei più gravi problemi di inquinamento della Terra Lo smaltimento della plastica rappresenta uno dei più importanti problemi per l’ambiente, soprattutto alla luce del fatto che si prospetta un drammatico scenario per i mari nel prossimo futuro: un oceano di plastica pari a quella di quattro camion […]

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La scoperta di un enzima artificiale potrebbe risolvere uno dei più gravi problemi di inquinamento della Terra

Lo smaltimento della plastica rappresenta uno dei più importanti problemi per l’ambiente, soprattutto alla luce del fatto che si prospetta un drammatico scenario per i mari nel prossimo futuro: un oceano di plastica pari a quella di quattro camion di spazzatura. La quantità di PET che galleggia negli oceani è impressionante, si parla di oltre 250 mila tonnellate, per un totale di 5.250 miliardi di frammenti. Le spiagge sono sempre più inquinate e una ricerca di Legambiente ha evidenziato che il 65% dei rifiuti sulle coste italiane è composto proprio da plastica.

Sembra però che uno studio della Portsmouth University del Regno Unito e del National Renewable Energy Laboratory del dipartimento dell’Energia Usa abbiano trovato finalmente una soluzione innovativa a questo grave problema: un enzima artificiale in grado di mangiare la plastica presente in natura. La scoperta è stata fatta esaminando la struttura di un enzima naturale rinvenuto in un centro di riciclaggio dei rifiuti alcuni anni fa in Giappone. I ricercatori sono stati in grado di delineare la struttura dettagliata dell’enzima che, modificato, è capace di scomporre la plastica PET.

Creato un enzima più performante

Durante lo studio la sua struttura molecolare è stata inavvertitamente modificata, arrivando così a scoprire che la nuova versione della proteina, ribattezzata «Ideonella sakaiensis 201-F6», era molto più efficiente nel mangiare la plastica di quella esistente in natura. 

«Accidentalmente è stato sviluppato un enzima ancora più performante nello scomporre la plastica Pet», si legge nella relazione pubblicata lunedì dall’American Academy of Sciences (Pnas). «La fortuna gioca spesso un ruolo importante nella ricerca scientifica di base e la nostra scoperta non fa eccezione», ha osservato John McGeehan, professore alla School of Biological Sciences di Portsmouth. 

«Sebbene l’avanzamento sia modesto – ha spiegato McGeehan – questa inaspettata scoperta suggerisce che c’è ancora spazio per un ulteriore miglioramento di questi enzimi, per portarci ancora più vicini a una soluzione di riciclaggio per la montagna in continua crescita di plasticascartata». 

 

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Bottiglie di plastica, riciclarle è come bere dal water https://www.datamanager.it/2017/07/bottiglie-plastica-riciclarle-bere-dal-water/ Thu, 06 Jul 2017 09:05:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=128173 Rivelazione shock da uno studio inglese: le bottiglie di PET riciclate pullulano di batteri Se avete pensato di riutilizzare le bottiglie di plastica riempiendole nuovamente d’acqua, dopo le conclusioni scioccanti a cui è approdata una ricerca condotta in Gran Bretagna vi passerà la voglia di riciclarle. Sembra infatti che le comuni bottigliette di plastica se […]

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Rivelazione shock da uno studio inglese: le bottiglie di PET riciclate pullulano di batteri

Se avete pensato di riutilizzare le bottiglie di plastica riempiendole nuovamente d’acqua, dopo le conclusioni scioccanti a cui è approdata una ricerca condotta in Gran Bretagna vi passerà la voglia di riciclarle. Sembra infatti che le comuni bottigliette di plastica se riutilizzate siano peggio di un bagno sporco dal punto di vista batterico e possano quindi diventare molto pericolose per la salute.

Secondo i dati diffusi, le bottigliette più riutilizzate contenevano più di 900mila batteri per centimetro quadrato, praticamente la stessa quantità presente in un water.

Batteri pericolosi per la salute

Le analisi rivelano che ben il 60% dei batteri presenti sulle bottigliette sono in realtà potenzialmente pericolosi, capaci di provocare infezioni se messi continuamente a contatto con la bocca delle persone. Un altro fattore a cui prestare attenzione sono poi gli elementi chimici contenuti nella plastica che, con il passare del tempo e per a causa del calore, potrebbero contaminare l’acqua con cui vengono riempite le bottigliette.

Ecco perché è molto importante evitare di riutilizzare per troppo tempo la stessa bottiglietta di plastica, preferendo invece bottiglie in acciaio o di materiale più resistente. Un’alternativa possibile sono le bottigliette in plastica “BPA-Free”, prodotte senza Bisfenolo-A, che mantengono l’acqua a contatto con questo materiale in condizioni più igieniche e quindi meno dannose per la salute.

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Week-end di pulizia delle spiagge, al via “Clean up the Med” di Legambiente https://www.datamanager.it/2016/05/week-end-pulizia-delle-spiagge-al-via-clean-the-med-legambiente/ Fri, 27 May 2016 09:27:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=102374 L’iniziativa di volontariato è stata promossa per pulire spiagge, scogliere e fondali in Italia e in tutto il bacino del Mediterraneo Troppo spesso le nostre spiagge vengono trasformate in vere e proprie discariche dall’accumulo di rifiuti di ogni tipo, dai mozziconi di sigaretta alle bottiglie di plastica, che hanno invaso anche le acque dei mari […]

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L’iniziativa di volontariato è stata promossa per pulire spiagge, scogliere e fondali in Italia e in tutto il bacino del Mediterraneo

Troppo spesso le nostre spiagge vengono trasformate in vere e proprie discariche dall’accumulo di rifiuti di ogni tipo, dai mozziconi di sigaretta alle bottiglie di plastica, che hanno invaso anche le acque dei mari mettendo in grave pericolo la fauna ittica. Legambiente richiamando i dati dell’Unep (il programma dell’ambiente dell’Onu), spiega che il 70% di questi rifiuti affonda, il 15% galleggia e un altro 15% resta nella colonna d’acqua.

La plastica, materiale killer

Nel mirino dei volontari sarà soprattutto il PET, considerato quello più diffuso nelle spiagge e letale per l’ambiente.

Ecco perché il prossimo weekend torna “Spiagge e fondali puliti – Clean up the Med”, realizzata anche grazie al contributo di Cial, Novamont e Virosac.

Legambiente chiede ai cittadini di segnalare «la presenza di lacrime di sirena: quei “pallini” che costituiscono la materia prima da cui si ricavano gli oggetti di plastica. “Piccole e leggere – spiega Legambiente – vengono disperse da venti e correnti che le portano su tutte le spiagge del mondo. Sono pericolose: assorbono sostanze inquinanti dall’acqua di mare come i Pcb (Policlorobifenili); vengono ingerite dagli animali e dagli uccelli marini, entrando così nella catena alimentare; non scompaiono nè si dissolvono, bensì si frammentano in pezzi sempre più piccoli a causa degli agenti atmosferici, i raggi UV e l’azione del mare”.

Appuntamenti e iniziative in tutta Italia

Tantissimi appuntamenti sparsi lungo tutta la penisola, tenuti da studenti, amministrazioni comunali, associazioni locali e anche i detenuti.

In Calabria, a Soverato, ci si trova il 28 maggio alla Baia dell’Ippocampo, alle 10.00, con il Circolo Legambiente Airone. Qui gli studenti delle scuole superiori insegneranno agli alunni delle elementari la raccolta differenziata. A Scalea, il Consiglio Comunale dei Ragazzi istituito presso l’Istituto Comprensivo “G. Caloprese” organizza l’Operazione Scalea Pulita: il 28 maggio 2016, alle 9.15, i parte dal cortile della scuola per andare in alcuni siti rilevanti del centro del paese e concludere poi l’iniziativa “adottando”un tratto di spiaggia.

In Puglia, a Marina di Lesina il Circolo Lo Sperone organizza la pulizia della spiaggia il 28 maggio. Appuntamento alle 9.30, presso il centro visite del Parco nazionale del Gargano. L’iniziativa è promossa in collaborazione con la Casa Circondariale di San Severo, parteciperanno i detenuti accompagnati dalla sorveglianza, gli scout dell’Agesci, scolaresche e altri volontari. Per avere un quadro generale degli appuntamenti previsti, si può visitare il sito: http://www.legambiente.it/contenuti/campagne/spiagge-e-fondali-puliti-2016

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Inquinamento oceani, dai pack della birra la prima plastica commestibile https://www.datamanager.it/2016/05/inquinamento-oceani-dai-pack-della-birra-la-plastica-commestibile/ Tue, 24 May 2016 09:04:08 +0000 http://www.datamanager.it/?p=102120 Per la salvaguardia dell’ecosistema marino un’azienda statunitense ha reso commestibili gli anelli di plastica delle birre Nonostante esista persino un’app per calcolare quanto inquinano le bottiglie di PET, ogni anno un’enorme quantità ne viene gettata anche negli Oceani, tanto che nel 2050 potrebbe esseri più plastica che pesci. Dopo la scoperta di un ceppo di […]

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Per la salvaguardia dell’ecosistema marino un’azienda statunitense ha reso commestibili gli anelli di plastica delle birre

Nonostante esista persino un’app per calcolare quanto inquinano le bottiglie di PET, ogni anno un’enorme quantità ne viene gettata anche negli Oceani, tanto che nel 2050 potrebbe esseri più plastica che pesci. Dopo la scoperta di un ceppo di batteri in grado di scomporre il PET, ecco un’altra idea innovativa che ha l’obiettivo di dare un contributo con la salvaguardia dell’ambiente marino: trasformare gli anelli di plastica delle confezioni di birra in materiali commestibili per i pesci, che spesso invece sono portati alla morte dalla presenza di PET nelle acque degli oceani.

Biodegradabili e commestibili al 100%

SaltWater Brewery, azienda con sede in Florida, ha studiato questa ingegnosa alternativa, in collaborazione con l’azienda WeBelievers, prototipando il primo pack a sei anelli commestibile. La confezione è stata sviluppata con sottoprodotti del processo di produzione della birra, biodegradabili e compostabili al 100%.

“E ‘stato un processo estremamente eccitante”, ha dichiarato Marco Vega, chief strategy officer e co-fondatore di WeBelievers, l’agenzia pubblicitaria che ha collaborato con SaltWater Brewery per sviluppare l’idea.

Gli anelli a sei-pack commestibili sono fatti di orzo e frumento, entrambi sottoprodotti della produzione della birra. Un materiale pensato non solo per eliminare lo spreco del processo di fermentazione, ma anche per essere consumato dalla fauna marina senza rischi.

“Sono al 100 per cento naturali e biodegradabili, e stiamo anche utilizzando materiali che sono in ultima analisi, commestibili e sicuri per la fauna selvatica”.

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Plastica, scoperti i batteri in grado di scomporre il PET https://www.datamanager.it/2016/03/plastica-scoperti-batteri-grado-scomporre-pet/ Mon, 14 Mar 2016 09:28:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=96672 Si chiamano Ideonella sakaiensis 201-F6, i batteri che grazie a due enzimi “mangiano” la plastica Questo tipo di batteri è in grado di scomporre il PET (Polyethylene terephthalate), polimero utilizzato per rendere la plastica resistente che viene comunemente impiegato soprattutto per la produzione di bottiglie, dalle quali sembra che in futuro si potrà ricavare la […]

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Si chiamano Ideonella sakaiensis 201-F6, i batteri che grazie a due enzimi “mangiano” la plastica

Questo tipo di batteri è in grado di scomporre il PET (Polyethylene terephthalate), polimero utilizzato per rendere la plastica resistente che viene comunemente impiegato soprattutto per la produzione di bottiglie, dalle quali sembra che in futuro si potrà ricavare la carta. La scoperta è frutto di uno studio guidato da Shosuke Yoshida, del Kyoto Institute of Technology, pubblicato sulla rivista Science. Si tratta di un’importante scoperta potenzialmente molto utile per lo smaltimento della plastica e quindi la salvaguardia dell’ambiente. Si pensi che la quantità di PET prodotta nel mondo nel 2013 sfiora i 56 milioni di tonnellate, determinando un grave problema di accumulo e inquinamento. Nonostante esista persino un’app per calcolare quanto inquinano le bottiglie di PET, ogni anno un’enorme quantità ne viene gettata anche negli Oceani, tanto che nel 2050 potrebbe esseri più plastica che pesci.

Distruggono una pellicola in 6 settimane

Gli studi effettuati finora avevano individuato solo alcune specie di funghi in grado di mangiare la plastica, mentre ora i gli scienziati hanno raccolto 250 campioni di detriti di pet, presenti nel suolo, sedimenti e acque di scarico, arrivando così a identificare un nuovo tipo di batterio, l’Ideonella sakaiensis 201-F6, che utilizza il PET come fonte principale di energia e carbonio. Si è scoperto che questi batteri sono capaci di degradare completamente una pellicola sottile di PET dopo 6 settimane, ad una temperatura di 30°.

Nati per mangiare la plastica

Fatti crescere sulla plastica, i ceppi del batterio producono i due enzimi che lo scompongono in due monomeri più semplici, non dannosi per l’ambiente, con una reazione immediata. L’enzima ISF6_4831 scompone il la plastica in sostanze ‘intermedie’, che vengono poi ulteriormente scomposte dall’altro enzima, ISF6_0224. Sembra che questi batteri, a differenza di altre specie, abbiano come unica funzione quella di scomporre la plastica. Una constatazione che ha portato i ricercatori a interrogarsi su quale sia l’origine in natura di questi batteri mangia-plastica.

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Vincenzo Barone, la lezione di Einstein https://www.datamanager.it/2015/12/vincenzo-barone-la-lezione-einstein/ Wed, 16 Dec 2015 11:41:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=90848 Il linguaggio universale della scienza e la sfida della pace. L’Europa della ricerca funziona meglio di quella politica Dalle sonde spaziali al traffico urbano, dal laser alla PET, dai superconduttori a nuovi modi di impachettare e trasmettere dati. Le equazioni della relatività generale di Einstein hanno cambiato non solo il nostro modo di vivere, ma anche […]

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Il linguaggio universale della scienza e la sfida della pace. L’Europa della ricerca funziona meglio di quella politica

Dalle sonde spaziali al traffico urbano, dal laser alla PET, dai superconduttori a nuovi modi di impachettare e trasmettere dati. Le equazioni della relatività generale di Einstein hanno cambiato non solo il nostro modo di vivere, ma anche il nostro modo di pensare l’universo e la materia, lo spazio e il tempo, la luce e la gravità in un impasto sorprendente di filosofia, fisica e matematica. Ma a cento anni dalla sua formulazione, che cosa resta della lezione di Einstein? Abbiamo girato la domanda a Vincenzo Barone che insegna fisica teorica all’Università del Piemonte Orientale e svolge attività di ricerca all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

Secondo Vincenzo Barone, la fisica attuale è totalmente impregnata delle idee di Einstein e parla la sua lingua. «La cosmologia e l’astrofisica sono basate sulla relatività generale. La fisica delle particelle e delle interazioni fondamentali incorpora la relatività speciale del 1905. La fisica della materia studia e manipola gli atomi e i fotoni, “inventati” da Einstein sempre nel 1905». Tutto questo è entrato anche nella nostra quotidianità: «Il GPS funziona tenendo conto delle due relatività (speciale e generale), e la PET sfrutta la famosa formula di equivalenza tra massa ed energia. Ma soprattutto, è cambiata la nostra concezione del mondo fisico che Einstein ci ha fatto vedere con occhi diversi».


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Vincenzo Barone si occupa di teoria delle particelle elementari e in particolare dei processi subnucleari governati dalla forza forte. Il suo libro “L’ordine del mondo. Le simmetrie in fisica da Aristotele a Higgs” (Bollati Boringhieri, 2013) è stato finalista al Premio Galileo di divulgazione scientifica. Di recente, ha curato “Le due relatività”, una riedizione degli scritti originali di Einstein (Bollati Boringhieri, 2015). E sono in corso di pubblicazione, altri due libri: “Albert Einstein. Il costruttore di universi” (Laterza) e “La matematica della natura” (con G. Giorello, Il Mulino). Appassionato di fisica fin da bambino e affascinato dalla figura quasi mitica di Ettore Majorana – in cui si combinano genio e mistero – Vincenzo Barone non confonde il concetto di innovazione con quello di “tecnica”. E non azzarda neppure definizioni per spiegare il potere che può assumere forme diverse. «La scienza ha dovuto sempre rendersi autonoma da tutte le forme di potere e di condizionamento esterno». Oggi, «il principale pericolo viene dalla burocrazia, che sta soffocando anche il luogo deputato alla ricerca di base, l’università». Non bisogna mai dimenticare che la scienza è una grande maestra di anticonformismo. «Insegna a essere critici e a porsi sempre delle domande».

Vincenzo Barone: «Unità e semplicità, la lezione di Einstein»

vincenzo barone

Data Manager: Esiste un ordine nel mondo? E che cosa sono le simmetrie di cui parla nel suo libro?

Vincenzo Barone: L’obiettivo della fisica è proprio quello di cercare un ordine dietro l’apparente caos dell’esperienza sensibile. Lo fa scoprendo delle regolarità nascoste – le cosiddette leggi di natura – e dei principi generali – le simmetrie – che governano queste leggi, stabilendo che devono rimanere invariate quando effettuiamo qualche trasformazione, per esempio, quando passiamo da un osservatore a un altro.

Il principio di relatività, su cui è fondata la teoria di Einstein, è appunto un principio di simmetria – il primo e il più importante di tutti. Altre simmetrie sono alla base del Modello standard delle particelle elementari (quello che è stato verificato sperimentalmente con la scoperta del bosone di Higgs). L’ordine del mondo che conosciamo oggi è ancora parziale: ha delle imperfezioni, delle lacune. La ricerca fisica è indirizzata a trovare un ordine più ampio e completo.


#Relatività Vincenzo Barone @UniAvogadro La lezione di #Einstein Unità e semplicità
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Il futuro della ricerca è nella collaborazione internazionale?

In realtà, gran parte della ricerca di punta è già internazionale. è normale per uno scienziato collaborare con colleghi di altri paesi. La scienza, che è l’unica attività umana davvero universale, fa superare ogni divisione nazionale, ideologica e culturale.

Quanto costa la ricerca?

La ricerca costa, ma si tratta sempre di un investimento sul futuro. Molti paesi lo hanno capito e destinano percentuali consistenti di PIL a questo settore. Non così, l’Italia che è il fanalino di coda in Europa e nel mondo. Tutte le analisi dimostrano la correlazione diretta tra la competitività economica di un paese e la spesa destinata all’educazione e alla ricerca.

Dal CERN alle missioni dell’ESA. L’Europa della ricerca funziona meglio di quella della politica. Perché?

L’Europa della ricerca è nata prima dell’Europa politica che, per certi aspetti, ancora non esiste. All’indomani della seconda guerra mondiale, alcuni grandi scienziati (tra gli italiani, va ricordato soprattutto Edoardo Amaldi), capirono che la scienza – grazie alla propria vocazione internazionale – avrebbe potuto rappresentare la via migliore per la riappacificazione e la ricostruzione dell’Europa. Nacque così, per esempio, il CERN, il centro europeo di ricerche nucleari di Ginevra. Da allora, la cooperazione scientifica tra paesi europei si è estesa anche alle scienze dello spazio e alle scienze biologiche. Forse, sarebbe il caso che i politici europei prendessero esempio da queste esperienze, che in molti campi hanno assicurato al nostro continente una leadership indiscussa.

La scienza è aperta a ogni possibilità?

La scienza deve sempre lasciare tutte le porte aperte. Ciò non significa che si debbano assecondare le idee più bizzarre, ma una certa dose di eresia è necessaria. Nella scienza non si procede accumulando, ma correggendo e perfezionando, e praticando – anche con i mezzi che la tecnologia ci fornisce – quella che Einstein chiamava la “libera invenzione”.


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Qual è il suo rapporto con la tecnologia?

è un rapporto da fisico teorico, da persona che non vive in laboratorio ma davanti a un foglio di carta e a un computer. Utilizzo il computer per i miei calcoli. Qualche volta, per certe analisi, ho bisogno di una maggiore potenza. Altre volte, mi basta un portatile con qualche buon software matematico. Ho avuto la fortuna, lavorando nel campo della fisica delle particelle, di assistere alla nascita dei primi protocolli di posta elettronica, e poi di Internet che, vale la pena di ricordarlo, è un grande regalo della fisica fondamentale al mondo. Già negli anni Ottanta, possedevamo dei mezzi – email e chat – che sono diventati comuni molto tempo dopo. Il fatto di aver visto nascere tutto ciò mi rende ancora più consapevole della ricchezza tecnologica che ci troviamo oggi ad avere, e della necessità di un uso intelligente.

Qual è il consiglio principale che dà ai suoi studenti?

A dire il vero, evito di dare consigli. Credo che la didattica e la divulgazione – al di là di tutte le differenze di finalità e di metodo – abbiano una funzione comune: che non è quella di indottrinare, ma di contagiare. Ecco, spero di riuscire a contagiare studenti e lettori con la mia passione per la scienza.


#Relatività Barone @UniAvogadro L’Europa della #ricerca funziona meglio di quella #politica
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Quali sono le sfide che la scienza deve affrontare per costruire un futuro di pace?

L’ultimo atto pubblico di Einstein, nel 1955, poco prima della morte, fu la partecipazione alla stesura del manifesto Russell-Einstein, in cui si invitavano i governanti mondiali a bandire le armi nucleari e a trovare mezzi pacifici per la risoluzione dei conflitti. La conclusione di quel documento è famosa: «Ci rivolgiamo da esseri umani a esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticate il resto». Gli scienziati possono fare questo: sollecitare gli uomini di governo a un uso saggio di quegli strumenti – a volte potentissimi e potenzialmente pericolosi – che la tecnologia ci mette a disposizione, ma prima ancora, ricordare a tutti un fatto semplicissimo, che l’obiettivo comune deve essere la salvaguardia dell’umanità e del nostro Pianeta.

Che cosa sognava di diventare da piccolo?

Ho scoperto il fascino della scienza attorno ai nove anni, grazie a un microscopio e a un libro di chimica che mi fu regalato dal maestro (“Gli architetti delle molecole”, di un grande giornalista scientifico, Giancarlo Masini). In seguito, sono venute le scatole del piccolo chimico, i documentari televisivi e tanti altri libri divulgativi. Sognavo davvero di diventare uno scienziato, anche se non mi era chiaro quale disciplina avrei scelto. Alla fine, ho optato per la fisica. Amavo la filosofia, e la fisica mi sembrava la scienza più interessante dal punto di vista filosofico.

 

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Quanto inquina la plastica? Te lo dice un’app https://www.datamanager.it/news/quanto-inquina-la-plastica-te-lo-dice-unapp-52634.html Thu, 09 Jan 2014 10:06:37 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/01/quanto-inquina-la-plastica-te-lo-dice-unapp/ PET Packaging Recycling Calculator è un'app che permette di conoscere preventivamente se la plastica è riciclabile o meno

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PET Packaging Recycling Calculator è un’app che permette di conoscere preventivamente se la plastica è riciclabile o meno

Plastics Technologies ha creato un’app molto utile a sostegno dell’ambiente. PET Packaging Recycling Calculator è un software gratuito che permette di conoscere l’impatto ambientale degli oggetti realizzati in polietilene tereftalato, un materiale plastico utilizzato comunemente per le bottiglie.

Il problema dello smaltimento della plastica non è da sottovalutare. Entro il 2050 gli esperti affermano che la Terra ne sarà letteralmente sommersa mentre già oggi i nostri mari ne sono ricolmi.

PET Packaging Recycling

L’utente, inserendo le caratteristiche del prodotto che vuole riciclare (imballaggio, additivi, tipo di etichetta apposta), potrà conoscere se il PET analizzato è riciclabile, parzialmente riutilizzabile o non è possibile smaltirlo in modo ecosostenibile.

Un aiuto hitech nel riciclo esiste anche per i rifiuti elettronici. Il Centro di coordinamento Raee ha creato un software che permette di trovare il punto di raccolta più vicino per lo smaltimento di questo tipo di materiale.

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Plastic Busters: una nave per pulire i mari dalla plastica https://www.datamanager.it/news/plastic-busters-una-nave-pulire-i-mari-dalla-plastica-48645.html Fri, 05 Jul 2013 18:00:15 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/07/plastic-busters-una-nave-per-pulire-i-mari-dalla-plastica/ La barca ecosostenibile navigherà per il Mediterraneo per ridurre la presenza di rifiuti plastici nel nostro mare. Dei 3 miliardi di rifiuti che inquinano nel Mare Nostrum l’80% è composto da plastica

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La barca ecosostenibile navigherà per il Mediterraneo per ridurre la presenza di rifiuti plastici nel nostro mare. Dei 3 miliardi di rifiuti che inquinano nel Mare Nostrum l’80% è composto da plastica

Il dipartimento di Scienze fisiche, della terra e dell’ambiente dell’Università di Siena ha lanciato il progetto “Plastic Busters”. Una nave ecostenibile, con una propulsione simile all’MS Turanor di PlanetSolar, navigherà per il Mediterraneo con a bordo scienziati e strumenti scientifici all’avanguardia per mappare le zone dove sono più diffusi i rifiuti di plastica e studiare gli effetti dell’inquinamento sulla fauna marina. Plastic Busters, che ha ottenuto l’adesione di 30 enti di ricerca internazionali, partirà dalla Toscana e farà tappa a Gibilterra e in Tunisia, Egitto e Grecia. Dopo 3 mesi di navigazione l’imbarcazione approderà a Venezia.

L’inquinamento da plastica

Secondo i dati raccolti dall’ateneo senese dei 3 miliardi di rifiuti che inquinano il Mediterraneo tra il 70 e l’80% è composta da materie plastiche. Nello stomaco di una tartaruga sono stati trovati fino a 143 frammenti di buste e altri oggetti di Pet. Questo materiale è pericoloso non solo per la fauna marina ma anche per l’uomo, in quanto le sostanze inquinanti arrivano fino a noi attraverso la catena alimentare.

Gli esperti hanno stimato che entro il 2050 il mondo sarà sommerso dalla plastica. Per ovviare al problema un piccolo paese degli Stati Uniti e la Mauritania hanno deciso di bandire le classiche buste e le bottiglie realizzate con questo materiale.

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Tubby, campione d’ecologia a quattro zampe https://www.datamanager.it/news/tubby-campione-d-ecologia-quattro-zampe-45620.html Wed, 03 Apr 2013 08:49:17 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/04/tubby-campione-decologia-a-quattro-zampe/ In Galles un labrador ha riportato alla sua padrona 25mila bottiglie per essere riciclate e ora è entrato nel Guinness dei Primati

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In Galles un labrador ha riportato alla sua padrona 25mila bottiglie per essere riciclate e ora è entrato nel Guinness dei Primati

Dicono che il cane è il miglior amico dell’uomo, ma nel caso del labrador Tubby lo è anche dell’ambiente. In Galles, dove vive con la sua padrona Sandra Gilmore, il cane è entrato nel Guinness dei Primati per aver riciclato 25mila bottiglie di Pet in 6 anni.

Raccogli e ricicla

Per Tubby è tutto un gioco. L’animale individua con una certa dimestichezza le bottiglie adatte al riciclo e dopo averle raccolte e accartocciate con i denti, le riporta alla sua padrona per essere riutilizzate. Craig Glenday, patron del libro del Guinness, ha affermato: “Abbiamo una squadra perennemente immersa nel mondo dell’informazione per cogliere tutte le stranezze e le curiosità del mondo. Ci siamo imbattuti nella storia di Tubby e ci è sembrato giusto tributargli questo riconoscimento. E’ una storia che sicuramente insegnerà e sarà fonte di ispirazione per adulti e bambini”.

Il riciclo del Pet

Tubby non è l’unico a pensare che il riciclo del Pet sia importante, visto che si stima che nel 2050 saremo sommersi dalla plastica. In Italia ad esempio è stata approvata la normativa per sostituire i classici sacchetti con le buste eco-friendly. Anche le aziende puntano su riciclo del Pet. New Balance ha utilizzato questo materiale riciclato per produrre una modello di scarpe mentre Levi’s e Muzzi Cycles hanno realizzato rispettivamente una linea di jeans e una bicicletta.

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Sacchetti ecofriendly e riduzione del consumo di energia: l’Italia è sempre più green https://www.datamanager.it/news/sacchetti-ecofriendly-e-riduzione-del-consumo-di-energia-l-italia-sempre-pi-green-45347.html Wed, 20 Mar 2013 18:15:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/03/sacchetti-ecofriendly-e-riduzione-del-consumo-di-energia-litalia-e-sempre-piu-green/ I ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente hanno ratificato una normativa che incentiva l'uso dei scacchetti biodegradabile. Inoltre, il nostro Paese ha intenzione di ridurre il consumo energetico e la dipendenza dall'estero in questo campo

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I ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente hanno ratificato una normativa che incentiva l’uso dei scacchetti biodegradabile. Inoltre, il nostro Paese ha intenzione di ridurre il consumo energetico e la dipendenza dall’estero in questo campo 

L’Italia diventa sempre più verde. Dopo le inziative volte a tutelare la biodiversità del nostro territorio, oggi sono stati ratificati i termini per ridurre il consumo energetico nazionale e per sostituire i sacchetti di plastica inquinanti con quelli biodegradabili.

Passera: ridurre consumi, dipendenza dall’estero e spesa

Il ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera ha illustrato oggi i dati relativi al consumo energetico italiano, che per quanto riguarda l’elettricità si è ridotto del 20% nel 2012. Per il primo aprile sono previsti riduzioni del prezzo del gas del 6-7% e sono in cantiere nuove iniziative per rendere l’Italia l’hub sud-europeo di questa fonte d’energia. L’obiettivo finale è quello di diminuire dall’84% al 67% entro il 2020 la dipendenza dall’estero e di ridurre di 14 miliardi di euro l’anno la fattura energetica.

Il sacchetto diventa Bio

Il ministro dell’ambiente Corrado Clini e Corrado Passera hanno firmato il decreto ministeriale che stabilisce con precisione le caratteristiche dei sacchetti di plastica utilizzati per la spesa. L’obiettivo è quello di incentivare l’uso di quelli ecofriendly eliminando le barriere che bloccavano la filiera produttiva, favorendo la chimica verde. Con questa decisione l’Italia si allinea alle normative europee in merito al riciclo della plastica.

Riciclo del Pet

Nel mondo sono numerose le iniziative volte al riciclo del Pet, il materiale plastico utilizzato solitamente per sacchetti e bottiglie di plastica, anche perché i ricercatori hanno messo in luce come entro il 2050 la Terra sarà sommersa da questo materiale. A Torino lo smaltimento da parte degli stessi cittadini è incentivato attraverso il regalo di buoni spesa. In un piccolo paese degli USA e in Mauritania questo materiale è stato addirittura bandito. Anche le aziende hanno trovato nuovi e fantasiosi modi per dare nuova vita alla plastica. Levi’s ha creato una linea di jeans realizzata con Pet riciclato, mentre Muzzi Cycles e New Balance hanno prodotto rispettivamente biciclette e scarpe composte da plastica recuperata.

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