Il lavoro diventa agile. Siete pronti per il futuro mondo del lavoro?

Il lavoro diventa agile. Siete pronti per il futuro mondo del lavoro?

Migliorare l’efficienza del lavoro grazie all’ICT è una delle promesse e delle basi su cui è nata e si è sviluppata l’informatica moderna: ottimizzare il lavoro nelle aziende e nelle organizzazioni, rendendo più snelli ed efficienti i processi. Non senza conseguenze

All’inizio si parlava di telelavoro, poi è arrivato il concetto di smart working. Adesso, il lavoro diventa “agile” come definito dal consiglio dei ministri nell’ultimo disegno di legge collegato alla legge di stabilità 2016. L’efficienza rappresenta il “Sacro Graal” dell’organizzazione aziendale: perciò, si può addirittura affermare che l’evoluzione rapidissima delle tecnologie ICT sia stata proprio legata a questa ricerca. Il concetto che governa attualmente il mondo del lavoro è quello riassunto nell’inglese smart working, cioè “lavoro intelligente”. I primi passi di questa evoluzione sono stati caratterizzati dalla nascita di nuovi concetti, come quello definito dal termine “telelavoro”, in cui, grazie all’ICT, si svincolano i lavoratori dalla presenza fisica presso un ufficio. Le moderne soluzioni di videoconferenza e telepresenza consentono di portare questi trend alla realizzazione concreta in sale riunioni virtuali, in cui si incontrano persone distanti anche migliaia di chilometri, potendo conversare e vedersi come se fossero attorno allo stesso tavolo. È possibile interagire con altri anche essendo in posti teoricamente inadatti, come per esempio in una sala d’aspetto di un aeroporto, attraverso tablet o smartphone. Inoltre, le soluzioni di unified communication & collaboration (UC&C) rendono disponibili gli strumenti attraverso i quali poter comunicare e condividere documenti, presentazioni, video e tutto ciò che permette di rendere immediatamente produttivo un incontro in telepresenza.

Il mercato UC&C in Italia

Daniela Rao, TLC research & consulting senior director di IDC Italia, ci offre uno spaccato del mercatoitaliano. «Le soluzioni UC&C nei prossimi anni continueranno ad attirare l’attenzione delle medie e grandi aziende, che hanno ampiamente riconosciuto i vantaggi del lavoro in mobilità e da remoto e della progressiva integrazione del flusso delle comunicazioni con i processi di business». Per le imprese che stanno abbracciando le soluzioni di UC&C, l’esigenza di consolidare l’infrastruttura hardware e contenere i costi e quella di supportare la collaborazione tra addetti interni, partner, fornitori, clienti sono state decisive. «Tuttavia, adottare soluzioni di UC&C, che coinvolgono diversi processi di business e molti addetti, rappresenterà sempre una sfida per i vincoli di budget posti ai dipartimenti IT, soprattutto quando i ritorni sull’investimento sono difficili da quantificare. Le soluzioni di UC&C portano un migliore time-to-market, maggiore produttività individuale, migliore qualità della vita lavorativa, ma iniziare un percorso di adozione di queste tecnologie implica spesso, tra l’altro, dover affrontare la complessità dell’integrazione tecnologica e organizzativa, unita alla difficoltà del progressivo trasferimento sulle nuove piattaforme». Il mercato italiano si è attestato sui 380 milioni di euro nel 2015 e si prevede crescerà nei prossimi due anni sino a 430 milioni di euro, con incrementi medi annui intorno al 7% e una progressione simile a quella dei più evoluti paesi europei. «La crescita sarà sostenuta dalla domanda di oltre 15mila aziende grandi e medie che svilupperanno progetti di ampio respiro».

In termini di spesa, le aziende investiranno in hardware e software: PBX, telefoni, sistemi di networking e middleware e applicativi, che ora rappresentano più del 60% della spesa totale e che nel corso dei prossimi anni si ridurrà a favore di cloud o managed service. Servizi di supporto e gestione: servizi di installazione e manutenzione dei sistemi e dei prodotti on-premises, a cui si affiancheranno sempre più spesso servizi di gestione in cloud o managed, gestiti attraverso data center esterni, voce che crescerà bilanciando la contrazione di servizi di supporto e sistemi tradizionali. E servizi professionali di consulenza e system integration, che tenderanno a crescere in relazione alla crescente necessità delle aziende di avere fornitori/partner di riferimento in grado di supportarle nelle decisioni per lo sviluppo di progetti di ampio respiro. Attualmente, l’attenzione delle aziende è focalizzata su soluzioni che integrano servizi voce di rete fissa e mobile con applicazioni di collaborazione, ma nei prossimi anni il focus si sposterà sulla fruibilità di un mix di diversi servizi voce, video e messaging su piattaforme social, a sostegno del lavoro da remoto e in mobilità. A quest’evoluzione si affianca la diffusione di soluzioni in managed e in cloud, guidate dalla promessa di costi sempre più contenuti e flessibilità, insieme all’aumento della domanda di banda su rete fissa e mobile, correlata alla progressiva diffusione di mobile device, applicazioni, sensori e nuovi oggetti connessi. Secondo Daniela Rao, le esigenze di produttività e flessibilità continueranno ad alimentare la domanda di sistemi e soluzioni mobili per le comunicazioni aziendali, «spingendo aziende e manager a sperimentare nuovi metodi di produzione e nuovi stili di comunicazione, cambiando l’approccio alla produttività individuale e la valutazione del successo personale e dell’impresa».

Lavoro flessibile e agile

«In Italia, rileviamo un forte interesse per i servizi UC&C da parte di imprese di ogni dimensione e settore, con una propensione per il modello as a service, maggiore rispetto ad altri paesi europei» – spiega Alberto Monterosso, marketing manager unified communications di Colt. «La stessa Colt utilizza soluzioni di smart working & collaboration da oltre dieci anni e ha contribuito attivamente a diffondere la consapevolezza dei benefici apportati in termini di produttività, riduzione costi ed efficacia del servizio clienti, oltre a conciliare meglio gli impegni professionali dei lavoratori con le esigenze personali e familiari».

Oggi, ancor prima di arrivare in ufficio, iniziamo la nostra attività lavorativa attraverso uno smartphone, più simile a un computer che a un semplice telefono. E secondo Fabio Pettinari, country marketing director di Mitel Italia, «lo smart working è una realtà che si sta diffondendo sempre più nelle aziende italiane grazie alle nuove tecnologie, mentre nel Nord Europa è più diffuso e ben assimilato».

Ma gli analisti del settore IT prevedono una crescita progressiva degli investimenti in soluzioni di UC&C, anche se in Italia sarà più lenta e meno sistemica. Per Giorgio Mini, vicepresidente di Zucchetti, «la sfida dei CIO non è semplice, perché viene richiesto loro da un lato di rendere più efficiente la comunicazione aziendale e dall’altro di ridurre i costi delle infrastrutture per posto di lavoro».

Di fatto, la tecnologia consente di collaborare oltrepassando fusi orari e barriere culturali, come spiega Fabio Polato, head of BDM & professional services di Samsung Italia. «Per esempio, i formatori trasferiscono agli studenti le informazioni e li aiutano a trasformarle in conoscenze, preparandoli a una futura occupazione. Le scuole abbracciano la tecnologia anche per fornire esperienze agli studenti come creatività, imprenditorialità e team-working».

Recentemente il consiglio dei ministri – come ricorda Fabrizio Falcetti, business programs manager di Fujitsu Italia – ha approvato un disegno di legge riguardante lo smart working, a conferma della sua importanza e attualità. «Le aziende italiane possono dunque trarre vantaggio da una maggiore flessibilità nel modo di operare, dando più spazio alla creatività e sfruttando meglio i talenti e le potenzialità dei dipendenti».

Le aziende stanno cambiando profondamente. E per Davide Oriani, CEO di Ricoh Italia, lo smart working, inteso come evoluzione tecnologica e culturale del posto di lavoro, è sempre più diffuso. Da una ricerca commissionata da Ricoh e condotta da Coleman Parkes Research (“4G Workplace”, luglio 2015) è emerso che la Generazione Z, che nei prossimi anni entrerà nelle imprese, ritiene fondamentali flessibilità di orario, equilibrio tra vita personale e lavoro e possibilità di comunicare con i propri colleghi, condividendo informazioni ovunque si trovino. «Tutte aspettative – sottolinea Oriani – che le aziende non possono più ignorare». L’adozione di nuovi modelli organizzativi in grado di promuovere la flessibilità e l’agilità sono determinanti per reagire rapidamente a un mercato sempre più veloce e mutevole.

E per Maurizio Villa, business development manager di Alterna, un’azienda di Altea Federation, «flessibilità e agilità trovano una compiuta interpretazione nel modello di smart working basato essenzialmente su mobilità multi device, collaborazione e comunicazione unificata».

Sempre più mobile e ubiqui

«Lo smart working è il risultato di una trasformazione profonda, che affonda le proprie radici nei nuovi modelli lavorativi e nella mutata attitudine verso il lavoro collaborativo, soprattutto nelle nuove generazioni» –spiega Paolo Pelloni, marketing di Gruppo Sintesi. Come affermato a un recente incontro di The Ruling Companies Association, introdurre in un’impresa lo smart working significa ripensare almeno quattro aspetti dello scenario lavorativo. Prima di tutto, l’orario di lavoro contrattuale, che oggi non regolamenta il lavoro fuori dagli uffici. Poi, l’utilizzo delle tecnologie digitali e il layout degli uffici. E infine, i nuovi modelli di leadership».

Il lavoro svolto in mobilità o tra le mura domestiche, ora noto come smart working, è stato rilanciato dal nostro governo con il recentissimo decreto legge che assicura importanti vantaggi a imprese e impiegati che decidessero di adottarlo. «Un primo passo per allinearci con i principali paesi europei, anni più avanti di noi nel processo di dematerializzazione degli uffici» – commenta Marcello Guido Levi, support engineer di 3CX. Tuttavia, come fa notare Milco Accornero, segment marketing direct channel manager di TIM «l’Italia si pone tra i paesi europei più attenti e predisposti ad accogliere e sviluppare questo nuovo modello di lavoro, come testimoniato dalla crescita delle iniziative di sperimentazione nelle aziende. TIM ha iniziato da tempo un percorso di adozione dello smart working che la porterà presto a essere tra le aziende con il maggiore livello di pervasività di questo modello». E del resto, progressivamente ci siamo tutti abituati a essere connessi, sempre e dovunque. «Le aziende e le persone – dice Matteo Masera, direttore commerciale di PRES – provano spesso resistenza al cambiamento, ma è un processo che coinvolge tutti. La collaborazione è un valore fondamentale per le aziende, che siano locali o internazionali, di servizi o produttive. Processi e metodi stanno subendo vere e proprie rivoluzioni, aprendo straordinarie opportunità alle aziende pronte a coglierle».

Continuità operativa e reputazione

L’ambiente di lavoro collaborativo offre la flessibilità necessaria per trovarsi nel posto giusto e svolgere al meglio il proprio compito. «Anche in Italia questa trasformazione è già ampiamente in atto» – spiega Michele Dalmazzoni, collaboration & business outcomes leader di Cisco Italia. «Secondo una recente survey di NetConsulting, i processi interni sono oggetto di revisione in un’azienda su tre, e il 16,7% delle aziende ha già avviato un processo di cambiamento e ridisegno dell’intero modello di business».

Per Alberto Carrai, direzione marketing e commerciale di Able Tech, l’efficienza oltre alla qualità dei sistemi gestionali, «passa dalla continuità operativa abilitata dalla possibilità di lavorare e interagire ovunque e con livelli di semplicità e performance in precedenza inimmaginabili. Infatti, secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, in Italia quelli che lavorano sfruttando tecnologie mobili e sistemi di collaborazione unificata sono più produttivi (+35%)».

Secondo la ricerca “Flexible: Friend or Foe”, condotta da Vodafone in dieci paesi, il 75% delle aziende ha introdotto politiche di lavoro flessibile. «In Italia c’è un leggero ritardo» – come rileva Sara Trabucchi, responsabile delle soluzioni per le aziende di Vodafone Italia all’interno della divisione Enterprise. «Infatti, il 40% dei lavoratori italiani non ha ancora sperimentato modalità di lavoro flessibile, che invece sono state utilizzate dal 31%, posizionandoci così al penultimo posto, seguiti solo da Hong Kong (22%). Il 70% delle aziende ha adottato politiche di lavoro flessibile, e tra il 24% delle restanti, il 72% si mostra favorevole. Sono riconosciuti universalmente tre benefici principali del lavoro flessibile: aumento della produttività, influenza positiva sulla reputazione aziendale e morale dei lavoratori».

Workplace intelligente e mobility

«HPE offre soluzioni e servizi per il workplace intelligente e la mobility, volti a garantire la produttività e la collaborazione sicura» – ci spiega Enrico Toson, marketing manager di HPE Enterprise Group. Una gamma completa di software per la mobilità, infrastrutture e comunicazioni unificate offre velocità e sicurezza a imprese di ogni dimensione. In particolare, grazie ad Aruba Networks, HPE unisce le tecnologie legacy e wireless, fornendo un accesso sicuro e agevole alle applicazioni su cloud da dispositivi mobili, supportando la forza lavoro ovunque si trovi. Le soluzioni UC&C combinano messaggistica, dati, contenuti, presenza, voce e video, favoriscono la comunicazione e la collaborazione integrata all’interno delle organizzazioni, migliorando i processi decisionali. In questo ambito, HPE gestisce quattro milioni di postazioni di unified communication, 45 milioni di caselle email di oltre mille clienti in 135 paesi. Lo smart working passa infine sempre più spesso attraverso la libertà d’uso di dispositivi anche personali, che i dipendenti conoscono bene e sanno usare con efficienza (BYOD). Una nuova modalità di lavoro che necessita di un accesso sicuro e sistemi applicativi ibridi e scalabili».

Infatti, gli ambiti fondamentali dello smart working sono gli spazi collaborativi all’interno delle aziende, gli strumenti per la produttività personale e gli ambienti virtuali, come mette in evidenza Michele Dalmazzoni di Cisco Italia. «Cisco permette di creare ambienti flessibili che migliorano il comfort e ottimizzano i costi di un edificio interagendo, per esempio, con i consumi di energia o con l’illuminazione. Offriamo la possibilità di collaborare in qualsiasi momento e luogo con vari dispositivi, come laptop, tablet o smartphone. Apparati personali di telepresenza garantiscono poi la massima qualità video e audio anche sulla scrivania di una singola persona o a casa. Infine gli spazi virtuali uniscono i due ambiti precedenti, magari nel cloud, come la nostra soluzione di collaborazione Cisco Spark».

L’esperienza che diventa soluzione

«Smart working significa migliorare la condivisione delle informazioni e la collaborazione tra le persone» – afferma Oriani di Ricoh che si propone come «partner per la comunicazione aziendale, diventando l’unico punto di contatto per la fornitura e la gestione di una vasta gamma di soluzioni (quali sistemi per la videoconferenza, videoproiettori e lavagne interattive) e di servizi in cloud. Ricoh integra le nuove tecnologie negli spazi di lavoro, progettati per essere ergonomici, funzionali e in grado di facilitare l’evoluzione organizzativa per il lavoro smart». Mitel propone MiCollab, una nuova suite applicativa Mobile First orientata alla comunicazione e collaborazione con qualsiasi dispositivo: tablet, smartphone (iOS, Android, Windows, BlackBerry), laptop o desktop. «Attraverso un’unica interfaccia semplice e intuitiva – spiega Fabio Pettinari di Mitel Italia – è possibile accedere alla presence, alla comunicazione voce e video, al lavoro in team, alla condivisione dei documenti, alla chat, quindi allo smart working».

La proposta Alterna invece è basata sulle soluzioni as a service di Microsoft e – come dice Villa di Alterna – consiste essenzialmente «nella definizione di un percorso di digitalizzazione orientato alla business productivity, alla social collaboration, all’unified communication e alla business analytics».

Per parte sua, Pelloni di Gruppo Sintesi, afferma che per guidare i clienti nella progettazione, implementazione e manutenzione di ambienti di smart working, sono necessarie infrastrutture di rete altrettanto smart, «in grado di misurare e di supervisionare il tasso di adozione delle tecnologie collaborative, rendendo il luogo di lavoro sicuro e facilmente adattabile alle esigenze dei lavoratori in mobilità».

Vodafone è l’azienda italiana con più persone che praticano lo smart working (3.500 secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano). E per questo – spiega Sara Trabucchi di Vodafone – «insieme alla nostra esperienza, proponiamo soluzioni evolute di connettività, cloud computing e collaboration. Il tutto sempre con un occhio particolarmente attento alla sicurezza, alla tutela dei dati e delle informazioni sensibili. I nostri servizi vanno incontro sia alle esigenze di tutti i lavoratori che svolgono le loro attività in mobilità sul territorio o presso i clienti». Le offerte però non sono tutte uguali. ARXivar è la piattaforma di document e process management accessibile da qualsiasi device e in grado di connettere in un unico sistema persone e informazioni, facilitando le interazioni. All’offerta ARX Drive, come spiega Carrai di Able Tech, è stata integrata una suite di file sharing che permette anche da mobile di condividere e modificare documenti, tenere traccia delle revisioni e recuperare versioni precedenti, con la sicurezza di accesso ai dati tipica di ARXivar. E le vie della comunicazione integrata sono tante. «In oltre 20 anni – afferma Masera di PRES – abbiamo cambiato il modo di lavorare di aziende, università, ospedali ed enti pubblici. Ottimizzando le infrastrutture, abbiamo consentito la collaborazione in tempo reale e con efficacia ovunque nel mondo, abbiamo permesso discussioni di tesi universitarie con docenti oltreoceano e colloqui di lavoro intercontinentali. Aiutiamo i nostri clienti a migliorare la comunicazione all’interno delle loro organizzazioni e a ottimizzare la risorsa più preziosa, il tempo».

Collaborazione in sicurezza

Colt Cloud UC è la soluzione di comunicazione unificata basata sul cloud, completamente gestita e fornita in modalità as a service, che comprende funzionalità di centralino e collaboration, traffico telefonico e connettività. «Disponibile in 13 paesi europei, sicura, flessibile e scalabile – spiega Monterosso di Colt – si rivolge a tutte le organizzazioni che desiderano migliorare la comunicazione interna e con i clienti».

Infinity Communication invece è una piattaforma software UC basata su tecnologia VoIp, che permette di gestire in modo unificato tutta la comunicazione aziendale. «Il grande vantaggio – dice Mini di Zucchetti – è l’integrazione con il CRM e i software gestionali Zucchetti, che consente di disporre in tempo reale delle informazioni relative alla persona con cui sta interagendo».

Samsung nel settore Audio Video permette di comunicare con tablet e smartphone in ambiente sicuro e senza limiti geografici. «Le soluzioni tecnologiche sono diverse» – racconta Polato di Samsung.

«Ci sono display led interattivi dal piccolo al grande formato. Tablet Android e Windows e sistemi basati su pc e iOS. Mobile technology con sistemi di prossimità e autenticazione biometrica. Mobile & cloud printing; cloud display (virtualizzazione della postazione di lavoro) e altri».

Per esempio, Fujitsu ha sviluppato soluzioni per il riconoscimento univoco basato sull’impronta venosa del palmo della mano con PalmSecure. Non solo. «I dati biometrici possono essere usati come chiave di crittografia per la protezione dei dati» – come ci spiega Falcetti di Fujitsu, che propone soluzioni complete su tre direttrici: «Lato infrastruttura, offriamo soluzioni cloud anche attraverso la rete di partner Fujitsu, con l’offerta personalizzabile Cloud4You. Servizi per la gestione del posto di lavoro, virtuale o fisico, di un’azienda. Inoltre, Fujitsu progetta e realizza unità con un livello di sicurezza intrinseca più elevato, semplici da implementare e gestire ma soprattutto da usare». La piattaforma 3CX per l’unified communication soddisfa da sempre l’esigenza di mobilità degli impiegati. «Il VoIP e l’integrazione nativa fra centralino, gestionali e CRM – dice Levi di 3CX – oltre alle funzionalità come chat, lo stato di presence dei colleghi fino alla videoconferenza clientless, con condivisione documenti e assistenza remota, mettono a disposizione tutti gli strumenti di cui si disporrebbe fisicamente in azienda. Con i client 3CXPhone per Windows, Mac, Android e iOS, l’utente è reperibile al numero dell’ufficio, e chiama i propri colleghi in sede a costo zero da ogni luogo e attraverso ogni tipo di dispositivo».

E parlando di integrazione, Accornero di TIM spiega l’importanza di essere un abilitatore allo smart working, «attraverso l’offerta di infrastrutture di rete fissa e mobile (ADSL, fibra e LTE), reti capillari WiFi e NFC, cloud computing, servizi e piattaforme ICT per la UC&C, sicurezza, applicazioni e device mobili».

Come trasformare il lavoro

Monterosso di Colt risponde alla domanda così: «Qualità della conversazione e semplicità di utilizzo per comunicazioni multimediali in mobilità, punti di forza di Colt Cloud UC, diventeranno requisiti fondamentali per la digitalizzazione dell’impresa e il miglioramento della relazione con i clienti, come illustrato in questa analisi». Il punto di vista di Pettinari di Mitel è invece che la diffusione dello smart working «porterà ad avere tecnologie sempre più orientate alla mobility, dove i servizi di comunicazione e collaborazione verranno forniti in cloud o direttamente dagli operatori mobili attraverso le reti 4G/LTE».

La tendenza è di utilizzare sempre di più la tecnologia “cloud” anche per questo tipo di soluzioni, soprattutto per una questione di riduzione dei costi, «ma anche per avere un servizio rapido e scalabile dal punto di vista delle funzionalità» – come mette in evidenza Mini di Zucchetti.

Villa di Alterna aggiunge invece che i significativi vantaggi offerti dalle tecnologie as a service, come il risparmio in termini di investimenti in infrastrutture e manutenzione nonché l’accesso ai servizi indipendentemente dalla postazione (ufficio/casa/spazio condiviso) e dal device utilizzato, saranno sicuramente i fattori determinanti che consentiranno una maggior diffusione nell’adozione dello smart working all’interno delle aziende».

Per Levi di 3CX, sul fronte delle tecnologie abilitanti non ci sono rivoluzioni all’orizzonte, ma si intravede «un incremento dell’interoperabilità fra sistemi e nuovi impulsi per piattaforme virtualizzate e cloud, anche e soprattutto nell’ambito telefonia e UC».

Il futuro dello smart working

Nel prossimo futuro, Accornero di TIM ritiene che le tecnologie di smart working dovranno permettere alle persone di lavorare sempre più in modo flessibile sia all’interno delle aziende che all’esterno. E prevede un maggiore sviluppo negli ambiti «social collaboration, device mobili, accessibilità alle applicazioni aziendali e workspace technology per un utilizzo più efficiente degli spazi fisici».

Secondo Polato di Samsung, il futuro dello smart working è decisamente positivo. «In ambito professionale, grande attenzione sarà riservata a tutte quelle realtà aziendali con una spiccata presenza territoriale e con esigenze di lavoro di mobilità/real-time, alle quali servirà offrire servizi di “extended remote office”. In ambito domestico, il concetto di ubiquità permetterà di estendere l’attività lavorativa anche a casa, sfruttando il fenomeno della “consumerizzazione” dei dispositivi».

Falcetti di Fujitsu continua: «Questo tipo di tecnologia – che riguarda tutte le tipologie di aziende, nessuna esclusa – prenderà sempre più piede nel momento in cui il top management o i responsabili di divisione si faranno promotori dell’innovazione e dell’introduzione in azienda di nuovi modi di relazione tra i vari reparti e persone ma anche un nuovo modo di servire i propri clienti. In un mondo come quello attuale, iperconnesso, innescare un meccanismo di smart working è fondamentale per raggiungere un vantaggio competitivo».

Ogni due anni, Cisco conduce la ricerca “Cisco Connected World Technology Report”, in cui si studia la relazione fra il comportamento umano, Internet e la pervasività della rete. Il report si basa sulle risposte date da professionisti fra i 18 e i 50 anni di 15 paesi ed evidenzia le sfide che già oggi le imprese devono affrontare per restare competitive. L’ultima edizione (dicembre 2014) evidenzia come le aziende abbiano modificato le scelte organizzative per adeguarsi alla richiesta di maggiore flessibilità dei dipendenti. Inoltre, come ricorda Dalmazzoni di Cisco, «la flessibilità di stabilire i propri orari o di lavorare da remoto è la cosa più importante per un lavoratore su cinque».

Per finire, cloud, facilità d’uso e universalità delle soluzioni sono elementi trasversali che accomunano tutte le soluzioni. Insomma, in un mercato che si appresta ad abolire i confini fisici dell’azienda, lo smart working rappresenta una grande opportunità di trasformazione delle organizzazioni e di evoluzione dei modelli organizzativi.


 

Come migliorare l’efficienza del lavoro? Italtel, la collaboration diventa più cloud

Si può lavorare meglio e in modo più efficiente? Italtel lavora da anni sulle tematiche di collaboration accanto al suo partner di riferimento Cisco e conosce bene le evoluzioni che hanno caratterizzato queste soluzioni, sia in termini di modelli implementativi sia di tool. Al puro servizio telefonico si sono iniziati ad affiancare i softphone fino ad arrivare alle “room” di collaborazione. Italtel, forte della propria competenza tecnologica, è il partner ideale per guidare le giuste scelte architetturali di un’impresa che voglia adottare soluzioni di collaboration e smart working. Ma quale sarà l’evoluzione futura? «Il video è l’elemento che garantisce una collaborazione a distanza realmente efficace» – risponde Tullia Zanni, head of solutions marketing di Italtel. «Le costose soluzioni di video conferencing room based stanno lasciando spazio a soluzioni sempre più snelle che prevedono il supporto di device mobili per favorire flessibilità e mobilità ai dipendenti. L’ulteriore step evolutivo è rappresentato da strumenti più social erogati da piattaforme cloud di Continuous UCC browser based. Le applicazioni di Continous UCC sono strumenti che garantiscono una maggiore flessibilità per conciliare tempi di vita e lavoro, migliorando al contempo la soddisfazione e le performance lavorative individuali. La collaboration diventa più cloud, coerentemente con modelli di lavoro smart non più legato al posto fisico. Questo tipo di servizio supera in parte anche gli utilizzi massivi delle mail a favore di metodologie più social».

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