A cura di Diego Daniele, Country Leader Confluent Italia
Negli ultimi anni, la sovranità dei dati si è affermata come una priorità chiave per il management, mentre le tensioni geopolitiche e l’evoluzione normativa hanno trasformato la compliance da semplice obbligo formale a elemento centrale nelle strategie aziendali.
Il tema di dove risiedano i dati e di come vengano gestiti non riguarda più solo i responsabili IT: incide direttamente sulle decisioni di acquisto, sulla selezione dei fornitori e sulla progettazione delle architetture tecnologiche. Allo stesso tempo, porta le organizzazioni a rivedere il concetto stesso di rischio legato ai dati.
In passato l’attenzione era rivolta soprattutto a informazioni altamente sensibili come dati finanziari, sanitari o identità dei clienti, ma oggi l’approccio è molto più ampio. Indirizzi email, log di sistema, dati di utilizzo e metadati, un tempo considerati marginali, sono rivalutati. Le aziende sentono l’esigenza di dimostrare un controllo effettivo su tutto il patrimonio informativo, non solo sugli asset critici.
Oltre gli aspetti locali: una nuova idea di sovranità
La sovranità dei dati non può più essere interpretata esclusivamente in termini geografici. Le organizzazioni devono comprendere quali informazioni possono essere trasferite oltre confine, in quali condizioni e con quali garanzie. Si tratta di una questione che riflette le complessità dell’attuale contesto globale.
Un esempio concreto è rappresentato dai servizi di assistenza distribuiti a livello internazionale. In un modello di helpdesk operativo su più Paesi, è lecito chiedersi se un ticket aperto in una giurisdizione possa essere gestito da un operatore situato altrove senza violare normative locali. Anche senza un trasferimento fisico dei dati, l’accesso remoto da un’altra giurisdizione può costituire un’esposizione.
Queste domande sono sempre più frequenti e influenzano direttamente le scelte aziendali. Di conseguenza, compliance e supervisione legale sono salite nelle priorità dei consigli di amministrazione, mentre i fornitori sono sottoposti a livelli di scrutinio molto più elevati.
Un segnale chiaro di questo cambiamento arriva dall’esperienza diretta: nell’ultimo anno, le richieste legate alla sovranità dei dati sono cresciute in modo significativo. In passato il tema veniva trattato marginalmente all’interno dei questionari di compliance, oggi molte organizzazioni richiedono documentazione dedicata esclusivamente a residenza dei dati, accessi transfrontalieri e modelli di controllo operativo.
Italia: regolamenti e opportunità
Anche in Italia il tema è sempre più centrale. La spinta arriva sia dal contesto europeo, con normative come GDPR e Digital Operational Resilience Act (DORA), sia da iniziative nazionali come il Polo Strategico Nazionale, che mira a rafforzare il controllo sui dati critici della Pubblica Amministrazione.
Le evidenze di mercato indicano che la maggior parte delle grandi aziende italiane considera oggi la residenza e il controllo dei dati criteri chiave nella scelta dei fornitori cloud. Parallelamente, cresce la domanda di soluzioni che garantiscano localizzazione in Europa o in Italia e maggiore trasparenza sugli accessi.
Per i manager, questo scenario rappresenta una duplice sfida: da un lato assicurare la conformità a un quadro normativo sempre più stringente, dall’altro utilizzare la compliance come leva per rafforzare la fiducia di clienti e partner.
L’importanza della compliance nei settori regolati
Nei settori altamente regolati, come quello finanziario, la sovranità dei dati assume un ruolo ancora più critico e viene affrontata nelle fasi iniziali dei progetti, prima ancora degli aspetti tecnici legati alle soluzioni.
Un contributo decisivo a questo cambiamento è arrivato dal DORA, che richiede alle istituzioni finanziarie di rafforzare e testare la propria resilienza rispetto ai rischi ICT e cyber, inclusi quelli derivanti dai fornitori tecnologici terzi.
L’adozione di piattaforme gestite comporta infatti una delega operativa significativa: le aziende non gestiscono più direttamente infrastrutture, aggiornamenti o interventi tecnici. Tuttavia, la responsabilità resta in capo all’organizzazione.
Se si verificano accessi da altre giurisdizioni, lacune nei log o mancanza di evidenze sui controlli, è l’azienda cliente – e non il provider – a doverne rispondere.
Inoltre, mentre i team IT sono generalmente a proprio agio con modelli di responsabilità condivisa e delivery distribuito, le funzioni legali e di compliance tendono ad avere una maggiore avversione al rischio. Questo ha creato in molte organizzazioni un disallineamento interno che i fornitori stanno cercando di colmare.
La compliance come elemento distintivo
In questo contesto, la compliance emerge come un vero fattore di differenziazione competitiva.
Di fronte a clienti sempre più attenti alla trasparenza, i fornitori investono in certificazioni, audit e framework di governance, integrandoli nella propria proposta di valore. Si tratta però di un impegno significativo: certificazioni da mantenere, verifiche periodiche e gestione delle richieste comportano costi rilevanti.
Per le aziende, diventa quindi essenziale adottare un approccio strutturato. Il primo passo è avere piena visibilità sui propri dati, sapere quali dati si possiedono, dove si trovano e chi può accedervi.
Governance e maturità organizzativa
Un altro elemento chiave è l’allineamento tra funzioni tecniche e compliance, affinché vi sia una visione condivisa di rischi e responsabilità. Allo stesso tempo, è fondamentale collaborare strettamente con i partner tecnologici per comprendere come i meccanismi di controllo vengano effettivamente implementati.
Il modo in cui questi aspetti vengono gestiti rappresenta spesso un indicatore della maturità complessiva dell’organizzazione.
Sebbene possa essere percepito come un ulteriore onere normativo, questo scenario può essere interpretato anche come un segnale di evoluzione del mercato cloud, in cui governance e supervisione stanno assumendo un ruolo sempre più centrale.
Uno sguardo al futuro
Il focus sulla sovranità dei dati potrebbe evolvere ulteriormente. Negli ultimi mesi stanno emergendo nuove richieste legate alla crittografia post-quantistica: non è ancora chiaro se si tratti di casi isolati o dell’inizio di una nuova fase regolatoria.
Ciò che è certo è che il mercato si sta adattando. I fornitori stanno investendo in maggiore chiarezza operativa, documentazione più strutturata, controlli di accesso più rigorosi e livelli più elevati di trasparenza.
Un’evoluzione che rappresenta, nel complesso, un segnale positivo per l’intero ecosistema.


































