Alzheimer – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 13:05:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Alzheimer – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Alzheimer, la sonnolenza diurna potrebbe aumentare il rischio https://www.datamanager.it/2018/09/alzheimer-la-sonnolenza-diurna-potrebbe-aumentare-il-rischio/ Mon, 10 Sep 2018 08:37:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=153062 Sentirsi assonnati durante il giorno aumenta la probabilità di sviluppare proteine tossiche nel cervello Chi soffre di sonnolenza durante il giorno avrebbe il triplo di probabilità di ammalarsi di Alzheimer negli anni a venire, in quanto si formerebbero nel cervello depositi di proteine tossiche tipiche della malattia, le cosiddette placche di beta-amiloide. Ad affermarlo è una […]

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Sentirsi assonnati durante il giorno aumenta la probabilità di sviluppare proteine tossiche nel cervello

Chi soffre di sonnolenza durante il giorno avrebbe il triplo di probabilità di ammalarsi di Alzheimer negli anni a venire, in quanto si formerebbero nel cervello depositi di proteine tossiche tipiche della malattia, le cosiddette placche di beta-amiloide.
Ad affermarlo è una ricerca appena pubblicata sulla rivista Sleep, che vede tra gli autori anche l’italiano Luigi Ferrucci del National Institute on Aging statunitense.

Lo studio

Si tratta di un lavoro che mette insieme una serie di studi precedenti sulla correlazione tra demenza e disturbi del sonno e si basa su un’indagine epidemiologica su un gruppo di volontari seguiti per un lungo periodo di tempo.
Il campione ha inizialmente compilato questionari sulla qualità del sonno, sulla sonnolenza diurna e sull’abitudine di fare un riposino durante il giorno, che secondo alcuni studi gioverebbe alla memoria. Molti anni dopo, i volontari sono stati sottoposti a una serie di esami di imaging come la PET per visualizzare l’eventuale presenza della proteina tossica beta-amiloide nel cervello. I risultati mostrano che chi nei questionari aveva dichiarato di soffrire di sonnolenza diurna aveva un rischio triplo di presentare depositi di beta-amiloide nel cervello. 

Alzheimer e disturbi del sonno

Se le conclusioni sembrano piuttosto evidenti, è ancora da chiarire la dinamica di questa connessione: l’accumulo di beta-amiloide sembra strettamente connesso ai disturbi del sonno e proprio questi disturbi determinano la sonnolenza diurna o gli accumuli stessi di beta-amiloide favoriscono i disturbi del sonno e/o la sonnolenza diurna? Se si scoprisse che i disturbi del sonno contribuiscono all’Alzheimer, ha spiegato l’autore principale dello studio Adam Spira, “potremmo adoperarci per trattare i pazienti con problemi di insonnia per evitare questa malattia così grave”.
A breve sarà possibile predire chi si ammalerà di demenza grazie a due semplici test economici e non invasivi: un esame del sangue e un elettroencefalogramma (Eeg). Recentemente è stato sviluppato un farmaco sperimentale che promette di cambiare la vita di molte persone affette dal morbo di Alzheimer, rallentando il processo di decadimento cognitivo e riducendo quindi la perdita dei ricordi.

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Cervello, scoperto il gene che regola la formazione di nuovi neuroni https://www.datamanager.it/2018/07/cervello-scoperto-il-gene-che-regola-la-formazione-di-nuovi-neuroni/ Wed, 18 Jul 2018 10:05:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151604 Uno studio italiano ha individuato il regista della funzione di ricambio cellulare cerebrale Una corretta produzione di cellule nel cervello, senza carenze o pericolosi eccessi che possono portare a malattie come l’Alzheimer, dipende da un gene scoperto da una ricerca italiana, pubblicata sulla rivista Cell Reports. Lo studio è coordinato da un team dell’Università di […]

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Uno studio italiano ha individuato il regista della funzione di ricambio cellulare cerebrale

Una corretta produzione di cellule nel cervello, senza carenze o pericolosi eccessi che possono portare a malattie come l’Alzheimer, dipende da un gene scoperto da una ricerca italiana, pubblicata sulla rivista Cell Reports. Lo studio è coordinato da un team dell’Università di Torino guidato da Silvia De Marchis, del Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi (Nico) e del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi (Dbios), in collaborazione con il laboratorio dell’Università di Nizza diretto da Michèle Studer.

Un risultato che apre “interessanti prospettive per il trattamento di disfunzioni cognitive associate alle malattie neurologiche”, spiega De Marchis. Se si sapeva già dell’esistenza di cellule staminali in alcune regioni del cervello, il meccanismo che regola la formazione di nuovi neuroni è ancora terreno di ricerca scientifica, ecco perché la scoperta dell’esistenza di un regista che coordina questa funzione rappresenta un importante risultato.

Un ruolo determinante

Denominato Coup-Tfi, il gene era già noto per le numerose funzioni che ha nello sviluppo del cervello, ma ora è stato individuato il suo ruolo di regolamentazione sulle cellule staminali, affinché producano la corretta quantità di cellule nervose a forma di stella (gli astrociti) che costituiscono la glia, la struttura portante del cervello. I ricercatori si sono concentrati sullo studio dell’ippocampo, una regione cerebrale determinante nei processi cognitivi come memoria e apprendimento.

Le  staminali presenti in questa area formano sia nuovi neuroni sia nuove cellule della glia, un equilibrio che garantisce il corretto funzionamento dell’ippocampo. La ricerca ha anche evidenziato come l’attività del gene Coup-Tfi risultasse ridotta “nelle staminali adulte in presenza di neuroinfiammazione”, spiega Sara Bonzano, e che ripristinandone la funzione si è tornati alla normalità.

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Alzheimer, verso un test low cost che predice la demenza https://www.datamanager.it/2018/07/alzheimer-verso-un-test-low-cost-che-predice-la-demenza/ Tue, 17 Jul 2018 08:45:50 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151514 La diagnosi è basata su un prelievo di sangue e un elettroencefalogramma A breve sarà possibile predire chi si ammalerà di demenza grazie a due semplici test economici e non invasivi: un esame del sangue e un elettroencefalogramma (Eeg). A svilupparli è uno studio condotto a Roma da neurologi, genetisti e bioingegneri della  Fondazione Policlinico […]

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La diagnosi è basata su un prelievo di sangue e un elettroencefalogramma

A breve sarà possibile predire chi si ammalerà di demenza grazie a due semplici test economici e non invasivi: un esame del sangue e un elettroencefalogramma (Eeg). A svilupparli è uno studio condotto a Roma da neurologi, genetisti e bioingegneri della  Fondazione Policlinico Gemelli Irccs – Università Cattolica, in collaborazione con l’Ircss S. Raffaele Pisana e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Annals of Neurology. 

Una doppia analisi

“Quella che abbiamo messo a punto è una strategia estremamente accurata che ci fornisce sia risultati genetici, condotti grazie a un semplice prelievo del sangue, che informazioni sulla connettività cerebrale, grazie all’elettroencefalogramma. Due analisi che prese insieme sono in grado di dirci se una persona è a rischio o meno di sviluppare demenza con elevata accuratezza”, spiega Paolo Maria Rossini, direttore dell’Area di Neuroscienze del Gemelli e ordinario di Neurologia all’Università Cattolica di Roma.  Rossini aggiunge: “Dico demenza, e non Alzheimer o demenza fronto-temporale o altro tipo di demenza, ad esempio, perché queste analisi ci consentono di fare una scrematura di primo livello nella popolazione”.

Una prima scrematura

Questo doppio test è pensato per chi soffre di un lieve deficit cognitivo – in Italia sono circa 735mila – di cui solo la metà svilupperà un disturbo di demenza più complesso nel giro di qualche anno dalla diagnosi.
“Se la persona con piccole défaillance cognitive misurabili dai test neuropsicologici risulta positiva al doppio test, potrà poi procedere con esami più specifici, come Pet, puntura lombare e risonanza magnetica per una diagnosi più precisa della malattia neurodegenerativa in questione. Questo consentirebbe – continua Rossini – da un lato di evitare esami invasivi a tutti quei pazienti non destinati a sviluppare forme di demenze, dall’altro di iniziare fin da subito il trattamento farmacologico già in questa fase (ci sono dati che dimostrano una maggiore efficacia dei farmaci attuali se iniziati precocemente) oltre all’adozione di uno stile di vita consono a posticipare l’età d’esordio della malattia e, forse, a rallentarne la velocità di progressione”.
E’ di pochi giorni fa la notizia che dello sviluppo di un farmaco sperimentale che promette di cambiare la vita di molte persone affette dal morbo di Alzheimer, rallentando il processo di decadimento cognitivo e riducendo quindi la perdita dei ricordi.

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Alzheimer, farmaco sperimentale rallenta il declino cognitivo https://www.datamanager.it/2018/07/alzheimer-farmaco-sperimentale-rallenta-il-declino-cognitivo/ Mon, 16 Jul 2018 10:57:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151446 Si accendono nuove speranze per i malati di Alzheimer Un nuovo farmaco sperimentale prodotto da Biogen, nota società americana di biotecnologie, promette di cambiare la vita di molte persone affette dal morbo di Alzheimer, rallentando il processo di decadimento cognitivo e riducendo quindi la perdita dei ricordi. Il nome della prodigiosa medicina è BAN2401 ed […]

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Si accendono nuove speranze per i malati di Alzheimer

Un nuovo farmaco sperimentale prodotto da Biogen, nota società americana di biotecnologie, promette di cambiare la vita di molte persone affette dal morbo di Alzheimer, rallentando il processo di decadimento cognitivo e riducendo quindi la perdita dei ricordi.
Il nome della prodigiosa medicina è BAN2401 ed è stata realizzatoa in collaborazione con la società Giapponese Eism, che come effetto dell’invenzione ha visto schizzare alle stelle anche le sue quotazioni in borsa.

Un farmaco mirato

Biogen sembra essere riuscita infatti a realizzare un farmaco basato su un anticorpo mirato, che aggredisce le placche beta amiloidi, collegate alla comparsa della patologia, che secondo una recente ricerca potrebbe originarsi dal virus dell’herpes. In Italia solo l’anno scorso sono stati registrati 600mila pazienti affetti da Alzheimer, ma recentemente è stato scoperto un composto che potrebbe prevenire la progressione della malattia, mentre un gruppo di scienziati italiani ha individuato il ruolo chiave di una regione cerebrale nello sviluppo dell’Alzheimer, considerato la piaga dell’epoca moderna. La lotta contro questa malattia potrebbe anche avvalersi di una nuova arma vincente: l’aspirina, un comune antinfiammatorio contenente acido acetilsalicilico che si è già rivelata efficace contro alcuni tipi di tumore, amplificando l’effetto dei farmaci anticancro.

Il dosaggio

BAN2401 – che si lega selettivamente alle protofibrille Aβ grandi e solubili – è stato sviluppato dalla BioArctic di Stoccolma, poi concesso in licenza ad Eisai, e successivamente Biogen ha acquisito una quota tramite una partnership con Eisai. Lo studio di Fase 2b ha testato cinque regimi di dosaggio in persone con lieve decadimento cognitivo a causa di Alzheimer o Alzheimer lieve e che presentavano evidenza di patologia dell’amiloide cerebrale mediante analisi del liquido cerebrospinale o PET.

I pazienti hanno ricevuto un’infusione di 60 minuti a 5 o 10 mg / kg una volta al mese o 2,5, 5 o 10 mg / kg due volte al mese.

Lo studio del farmaco è durato per un anno e mezzo ed è stato condotto su 856 pazienti affetti da Alzheimer, con risultati molto incoraggianti, soprattutto perché «in seguito alla eliminazione delle placche corrisponde un rallentamento del declino cognitivo», spiega il presidente di Biogen, Stelios Papadopoulos. Non siamo tuttavia di fronte a un farmaco miracoloso, che non è in grado quindi di arrestare la malattia, tuttavia «siamo riusciti a rallentare il declino cognitivo», spiega Papadopoulos alla CNBC.

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Alzheimer, verso una possibile cura con l’aspirina https://www.datamanager.it/2018/07/alzheimer-verso-una-possibile-cura-con-laspirina/ Thu, 12 Jul 2018 08:36:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=151201 L’azione antinfiammatoria dell’aspirina potrebbe ridurre le placche tossiche per il cervello La lotta contro l’Alzheimer, che secondo una recente ricerca potrebbe originarsi dal virus dell’herpes, potrebbe avvalersi di una nuova arma vincente: l’aspirina, un comune antinfiammatorio contenente acido acetilsalicilico che si è già rivelata efficace contro alcuni tipi di tumore, amplificando l’effetto dei farmaci anticancro. […]

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L’azione antinfiammatoria dell’aspirina potrebbe ridurre le placche tossiche per il cervello

La lotta contro l’Alzheimer, che secondo una recente ricerca potrebbe originarsi dal virus dell’herpes, potrebbe avvalersi di una nuova arma vincente: l’aspirina, un comune antinfiammatorio contenente acido acetilsalicilico che si è già rivelata efficace contro alcuni tipi di tumore, amplificando l’effetto dei farmaci anticancro.

Efficace anche contro il cancro

 Utilizzata anche per curare e ridurre gli attacchi di rabbia, l’aspirina porta a una riduzione del rischio tumore alla prostata del 40% e addirittura del 60% se viene presa con regolarità per cinque anni.  Oggi uno studio neuroscientifico, guidato dalla Rush Medical University, rivela che il popolare farmaco grazie al suo principio attivo favorisce anche lo smaltimento di sostanze tossiche per il cervello, come le placche amiloidi, quegli accumuli che danneggiano le connessioni fra cellule nervose, causando l’Alzheimer.

Somministrando acido acetilsalicilico orale a basse dosi in un campione di topi con Alzheimer per un periodo di un mese, i ricercatori hanno poi valutato la quantità di placche amiloidi nelle regioni cerebrali maggiormente colpite dal morbo. Dopo il trattamento con l’aspirina, i risultati rivelano che le placche risultavano diminuite.

Il ruolo della proteina TFEB

Il cuore di questo meccanismo è la proteina TFEB, considerata il principale controllore della rimozione degli “scarti”, come gli accumuli di beta amiloide. LaTFEB stimola la produzione di altre sostanze, dette lisosomi, che sono vescicole presenti nelle cellule preposte all’eliminazione dei rifiuti, una sorta di “spazzini biologici”.

L’aspirina in pratica aumenta i livelli della proteina TFEB e quindi la produzione di lisosomi, che porterebbe alla riduzione delle placche innescando un processo a cascata. Proprio l’attivazione di questo meccanismo per la rimozione di elementi nocivi per il cervello potrebbe essere una strategia vincente per rallentare la malattia.

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Ricoh “Printed Memories”: salvare i ricordi dall’Alzheimer è più semplice grazie a workflow automatizzati https://www.datamanager.it/2018/07/ricoh-printed-memories-salvare-i-ricordi-dallalzheimer-e-piu-semplice-grazie-a-workflow-automatizzati/ Mon, 02 Jul 2018 17:00:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150517 Per ottimizzare l’invio di cartoline mediante il portale online “Printed Memories”, Ricoh ha sviluppato flussi di lavoro completamente automatizzati. Alla base di questi processi vi sono le soluzioni Ricoh per la stampa di produzione Sviluppato in partnership con Alzheimer’s Research, il portale “Printed Memories” di Ricoh permette di inviare cartoline personalizzate che possono aiutare i […]

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Per ottimizzare l’invio di cartoline mediante il portale online “Printed Memories”, Ricoh ha sviluppato flussi di lavoro completamente automatizzati. Alla base di questi processi vi sono le soluzioni Ricoh per la stampa di produzione

Sviluppato in partnership con Alzheimer’s Research, il portale “Printed Memories” di Ricoh permette di inviare cartoline personalizzate che possono aiutare i malati di Alzheimer a ricordare persone, eventi e luoghi della loro vita. È dimostrato che questa forma di terapia della reminiscenza può stimolare l’attività cerebrale, aiutando i malati ad interagire meglio con amici e parenti. Ovviamente il tool può essere utilizzato da chiunque voglia inviare cartoline personalizzate a parenti e amici, sostenendo così la ricerca su questa malattia. Per ogni invio, infatti, è richiesto un contributo di una sterlina che viene interamente devoluto ad Alzheimer’s Research.

Massima efficienza grazie a flussi di lavoro automatizzati

Il processo di back end è stato pensato per garantire la massima efficienza e agevolare la user experience. La produzione delle cartoline è, infatti, completamente automatizzata – dalla ricezione dell’ordine alla stampa, all’invio cartaceo – e non richiede alcun intervento manuale. L’automazione è resa possibile da soluzioni software Ricoh per la gestione end-to-end dei processi produttivi.

Il portale e le funzionalità di personalizzazione hanno alla base MarcomCentral, mentre Ultimate Impostrip consente di eseguire l’impositioning di file Pdf pronti per la stampa. Ricoh Process Director ottimizza e automatizza i workflow, TotalFlow Production Manager definisce la programmazione dei lavori e, infine, la soluzione MIS (Management Information System) di Ricoh Avanti Slingshot gestisce la produzione e i processi.

Presso una struttura Ricoh situata a Telford (Regno Unito), ogni cartolina viene sottoposta a controllo e a ottimizzazione. La produzione avviene mediante la soluzione foglio singolo a colori Ricoh Pro TM C9110 e la nuova Ricoh ProTM C9210. Dopo di che, la cartolina viene approvata e preaffrancata per ridurre le spese postali.
 
Eef de Ridder, Vice President, Commercial Printing of the Commercial & Industrial Printing Group, Ricoh Europe, commenta: “Siamo orgogliosi di sostenere Alzheimer’s Research. Il portale “Printed Memories”, anche grazie alla semplicità di utilizzo resa possibile dai workflow automatizzati, può dare un contributo importante al lavoro di ricerca svolto da Alzheimer’s Research”.

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L’origine dell’Alzheimer? Potrebbe essere il virus dell’herpes https://www.datamanager.it/2018/06/lorigine-dellalzheimer-potrebbe-essere-il-virus-dellherpes/ Tue, 26 Jun 2018 09:20:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=150184 Uno studio americano ha messo in correlazione il morbo di Alzheimer con le infezioni del comune herpes virus Non è la prima volta che il morbo di Alzheimer viene associato a un’infezione da virus, tanto che le prime ipotesi risalgono agli anni ’50 del secolo scorso, anche se finora non era mai stato dimostrato scientificamente. […]

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Uno studio americano ha messo in correlazione il morbo di Alzheimer con le infezioni del comune herpes virus

Non è la prima volta che il morbo di Alzheimer viene associato a un’infezione da virus, tanto che le prime ipotesi risalgono agli anni ’50 del secolo scorso, anche se finora non era mai stato dimostrato scientificamente. Oggi sembra che questa ipotesi raccolga dati significativi a sostegno, grazie a una ricerca dei Dipartimenti di genetica e scienze genomiche presso la Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York. Secondo lo studio, guidato dal genetista Joel Dudley, ricercatore presso l’Istitute for Next Generation Healthcare dell’ateneo americano e membro dell’ASU-Banner Neurodegenerative Disease Research Center, il morbo di Alzheimer potrebbe essere correlato alle infezioni del comune herpes virus. Gli studiosi hanno analizzato le informazioni su centinaia di cervelli di persone che in vita avevano manifestato sintomi di varie forme di demenza, organi messi a disposizione da tre banche dati che fanno capo al consorzio Accelerating Medicines Partnership – Il morbo di Alzheimer (AMP-AD) del National Institutes of Health.

Alla ricerca di bersagli farmacologici

L’idea era quella di trovare nuovi bersagli per terapie farmacologiche, ma dall’analisi statistica dei dati genomici è emersa una nuova correlazione: il DNA e l’RNA di herpesvirus umani – HHV-6A e HHV-7 – erano più abbondanti nel tessuto cerebrale dei malati di Alzheimer, inoltre maggiori concentrazioni di frammenti genetici corrispondevano a un quadro clinico di demenza più grave. Nei cervelli delle 622 persone che avevano manifestato segni di Alzheimer la concentrazione dei due virus è risultata doppia rispetto a quella osservata nei cervelli con altre forme di neurodegenerazione.

“Sono andato alla ricerca di bersagli farmacologici e tutto quello che ho trovato sono stati questi virus disgustosi”, ha dichiarato Dudley. “Non abbiamo provato a cercare ciò che abbiamo trovato, nemmeno lontanamente, stavamo provando a cercare farmaci per curare i malati di Alzheimer, ma i modelli emersi dalla nostra analisi statistica hanno puntato tutti verso la biologia virale”, ha aggiunto lo studioso.

Anche se ancora controversi, i dati meritano di essere approfonditi, soprattutto perché questi virus agendo lentamente nel cervello possono favorire l’accumulo delle placche di beta amiloide, considerate la prima ‘fonte’ per il morbo di Alzhiemer assieme all’accumulo della proteina tau.

Sempre più vicini a una cura

Tuttavia chi viene colpito dall’herpes labiale non deve per questo preoccuparsi di ammalarsi anche di Alzheimer, dato che al momento si tratta solo di uno studio statistico, privo di basi scientifiche che provino un rapporto di causa-effetto.
I passi avanti fatti negli ultimi anni nell’ambito della lotta contro l’Alzheimer stanno portando a risultati sempre più concreti nella direzione di una cura definitiva della malattia, che sembra si possa trasmettere attraverso il sangue. Recentemente è stato scoperto un composto che potrebbe prevenire la progressione della malattia, mentre un gruppo di scienziati italiani ha individuato il ruolo chiave di una regione cerebrale nello sviluppo dell’Alzheimer; un’ulteriore speranza arriva oggi da uno studio della Cleveland Clinic, che avrebbe individuato in un composto la soluzione per prevenire la progressione di questa patologia, considerata la piaga dell’epoca moderna.

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Nasce “Printed Memories”, un portale online sviluppato da Ricoh per contrastare l’Alzheimer con l’invio di cartoline https://www.datamanager.it/2018/06/nasce-printed-memories-un-portale-online-sviluppato-da-ricoh-per-contrastare-lalzheimer-con-linvio-di-cartoline/ Thu, 14 Jun 2018 09:59:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149567 Frutto della partnership tra Ricoh e Alzheimer’s Research, il portale online “Printed Memories” permette di inviare cartoline personalizzate che aiutano i malati di Alzheimer a ricordare. Per ogni invio è richiesto un contributo di una sterlina che viene interamente devoluto alla ricerca Per contribuire alla lotta contro l’Alzheimer, Ricoh ha sviluppato un portale online grazie […]

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Frutto della partnership tra Ricoh e Alzheimer’s Research, il portale online “Printed Memories” permette di inviare cartoline personalizzate che aiutano i malati di Alzheimer a ricordare. Per ogni invio è richiesto un contributo di una sterlina che viene interamente devoluto alla ricerca

Per contribuire alla lotta contro l’Alzheimer, Ricoh ha sviluppato un portale online grazie al quale è possibile inviare cartoline personalizzate che possono aiutare i malati di Alzheimer a ricordare persone, eventi e luoghi della loro vita. È dimostrato che questa forma di terapia della reminiscenza può stimolare l’attività cerebrale, permettendo ai malati di interagire meglio con amici e parenti. Il portale, basato sulle tecnologie e le competenze di Ricoh nell’ambito dei workflow produttivi, fa parte del programma Printed Memories sviluppato in partnership con Alzheimer’s Research, la più importante associazione mondiale per la ricerca di un trattamento per la demenza. L’Alzheimer porta i malati ad isolarsi dal contesto sociale e a perdere il contatto con la realtà, per cui per amici e familiari è sempre più difficile relazionarsi ed interagire con loro. Fotografie e immagini possono ridurre il senso di isolamento. Il portale “Printed Memories” aiuta quindi a mantenere le relazioni grazie all’invio di cartoline personalizzate. Lo strumento è semplice da utilizzare: è sufficiente caricare una foto, inserire un messaggio e l’indirizzo del destinatario, in qualunque Paese europeo egli risieda.

Un contributo alla ricerca

Ovviamente il tool può essere utilizzato da chiunque voglia inviare cartoline personalizzate a parenti e amici, sostenendo così la ricerca su questa malattia. Per ogni invio, infatti, è richiesto un contributo di una sterlina che viene interamente devoluto ad Alzheimer’s Research. Attualmente il portale è disponibile in italiano, inglese, spagnolo e polacco, ma durante l’anno verrà tradotto anche in altre lingue.  Il processo di back end è stato pensato per garantire la massima efficienza e agevolare la user experience. I dati vengono processati presso una struttura Ricoh situata a Telford, nel Regno Unito. La produzione delle cartoline è completamente automatizzata – dalla ricezione dell’ordine alla stampa, all’invio cartaceo – e non richiede alcun intervento manuale. Questo garantisce un servizio efficiente, per cui l’utente non deve fare altro che creare la cartolina personalizzata.  Javier Diez-Aguirre, Vice President, Corporate Marketing, CSR & Environment di Ricoh Europe, commenta: “Sono davvero molto orgoglioso del portale Printed Memories e, più in generale, del programma sviluppato con Alzheimer’s Research. Grazie alle nostre tecnologie e al contributo delle nostre persone, aiutiamo le famiglie a restare in contatto con i propri cari supportando allo stesso tempo la ricerca. La demenza, di cui l’Alzheimer è una delle cause principali, rappresenta una delle più grandi sfide mediche e credo che le aziende come Ricoh giochino un ruolo importante nella sensibilizzazione e nella ricerca”.  Timothy Parry, Director of Communications and Partnerships di Alzheimer’s Research, spiega: “La generosità, il supporto e le competenze tecnologiche di Ricoh sono fondamentali per aiutare i malati affetti da Alzheimer a relazionarsi con le proprie famiglie. Il portale Printed Memories dimostra la forza di questa partnership nella lotta contro l’Alzheimer. Ricoh può essere orgogliosa di supportarci in quello che è il nostro obiettivo: trovare, entro il 2025, il primo trattamento per la demenza in grado di migliorare la qualità della vita”.

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Alzheimer, sempre più vicini alla cura della malattia https://www.datamanager.it/2018/04/alzheimer-sempre-piu-vicini-alla-cura-della-malattia/ Mon, 23 Apr 2018 11:56:12 +0000 http://www.datamanager.it/?p=146399 Scoperto un composto che sembra possa prevenire la progressione dell’Alzheimer I passi avanti fatti negli ultimi anni nell’ambito della lotta contro l’Alzheimer stanno portando a risultati sempre più concreti nella direzione di una cura definitiva della malattia, che sembra si possa trasmettere attraverso il sangue. Recentemente un gruppo di scienziati italiani ha individuato il ruolo chiave di una […]

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Scoperto un composto che sembra possa prevenire la progressione dell’Alzheimer

I passi avanti fatti negli ultimi anni nell’ambito della lotta contro l’Alzheimer stanno portando a risultati sempre più concreti nella direzione di una cura definitiva della malattia, che sembra si possa trasmettere attraverso il sangue. Recentemente un gruppo di scienziati italiani ha individuato il ruolo chiave di una regione cerebrale nello sviluppo dell’Alzheimer; un’ulteriore speranza arriva oggi da uno studio della Cleveland Clinic, che avrebbe individuato in un composto la soluzione per prevenire la progressione di questa patologia, considerata la piaga dell’epoca moderna.

Il Professor Mohamed Naguib e il suo team hanno scoperto questo composto quasi per caso, durante una serie di verifiche condotte su un farmaco usato per il controllo del dolore neurologico nei pazienti sottoposti a chemioterapia.

Il composto avrebbe proprietà antinfiammatorie che sarebbero in grado di curare anche altre patologie, tra cui la malattia di Alzheimer.

Come agisce sul cervello e la memoria

Al momento si tratta di una scoperta correlata e lo studio è ancora limitato al modello animale, saranno quindi necessari ulteriori ricerche focalizzate su questo mix di sostanze chimiche, chiamato MDA7, e sulla loro azione sulla progressione della malattia di Alzheimer. Ciò nonostante lo studio è potenzialmente molto interessante e nel modello utilizzato la sostanza ha dimostrato di essere efficace non solo nel prevenire la progressione della malattia, ma anche nel ripristino di alcune funzioni vitali del cervello e della memoria.

I risultati, che mostrano i risultati positivi finora raggiunti dai ricercatori, sono stati pubblicati sulla versione online della rivista scientifica Neurobiology Of Aging.

MDA7 interagisce con i recettori nel cervello che svolgono un ruolo nei processi neuro-degenerativi della malattia. Anche memoria che funzioni cognitive risultano riparate, così come la plasticità sinaptica.

L’obiettivo è arrivare ad un composto da cui si possa produrre un farmaco specifico per il controllo e la cura dell’Alzheimer, una speranza che potrebbe diventare presto realtà.

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Rivoluzione Alzheimer, scoperto meccanismo che blocca la memoria https://www.datamanager.it/2018/03/rivoluzione-alzheimer-scoperto-meccanismo-che-blocca-la-memoria/ Wed, 28 Mar 2018 12:04:44 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144589 Un gruppo di scienziati italiani ha individuato il ruolo chiave di una regione cerebrale nello sviluppo della malattia E’ l’area tegumentale ventrale ad avere un ruolo determinante nello sviluppo dell’Alzheimer, che secondo un recente studio si potrebbe trasmettere attraverso il sangue. Questa area, deputata al rilascio di dopamina, importante molecola messaggera del cervello, in caso di malfunzionamento […]

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Un gruppo di scienziati italiani ha individuato il ruolo chiave di una regione cerebrale nello sviluppo della malattia

E’ l’area tegumentale ventrale ad avere un ruolo determinante nello sviluppo dell’Alzheimer, che secondo un recente studio si potrebbe trasmettere attraverso il sangue. Questa area, deputata al rilascio di dopamina, importante molecola messaggera del cervello, in caso di malfunzionamento ha ripercussioni sul centro della memoria, l’ippocampo, compromettendo quindi la capacità di ricordare.

Il ruolo chiave della dopamina

La scoperta potrebbe rivoluzionare sia la diagnosi precoce, sia le terapie, spostando l’attenzione su farmaci che stimolano il rilascio di dopamina. Autrice dello studio è Annalena Venneri, dello Sheffield Institute for Translational Neuroscience (SITraN) in Gran Bretagna, che spiega: «la nostra scoperta indica che se l’area tegmentale-ventrale (VTA) non produce la corretta quantità di dopamina per l’ippocampo, questo non funziona più in modo efficiente» e la formazione dei ricordi risulta compromessa.

Per la prima volta è stato dimostrato questo collegamento negli esseri umani. Venneri e Matteo De Marco della University of Sheffield hanno eseguito test cognitivi e risonanze magnetiche su 29 pazienti con Alzheimer, 30 soggetti con declino cognitivo lieve e 51 persone sane, evidenziando una correlazione tra dimensioni e funzioni della VTA con le dimensioni dell’ippocampo e le funzioni cognitive dell’individuo. Un traguardo raggiunto dopo un anno di esperimenti di laboratorio condotti presso l’Ircss Santa Lucia e l’Università Campus Bio-Medico di Roma. Lo studio coordinato da Marcello D’Amelio evidenziava anche l’effetto del mancato rilascio di dopamina sulla perdita di motivazione della persona.

Rivoluzione per la diagnosi

«La nostra scoperta – spiega Venneri – indica che se una piccola area di cellule del cervello, chiamata area tegmentale ventrale, non produce la corretta quantità di dopamina per l’ippocampo, un piccolo organo situato dentro il lobo temporale, questo non funziona più in modo efficiente. L’ippocampo è associato con la formazione di nuovi ricordi, per questo la scoperta è cruciale per la diagnosi precoce dell’Alzheimer. Il risultato mostra un cambiamento che scatta repentinamente e che può innescare l’Alzheimer». «Stiamo somministrando farmaci `agonisti-dopaminergici´ – spiega Giacomo Koch, Direttore del Laboratorio di Neuropsicofisiologia Sperimentale dell’IRCCS capitolino – a pazienti con malattia di Alzheimer per osservare se questi farmaci stimolano la plasticità cerebrale e quindi la conservazione delle facoltà cognitive».

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