crisi economica – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 13:04:19 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png crisi economica – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Il digitale cresce e traghetta il mercato IT fuori dalla crisi: +3,1% nel 2016 https://www.datamanager.it/2016/10/digitale-cresce-traghetta-mercato-it-dalla-crisi-31-nel-2016/ Wed, 26 Oct 2016 14:58:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=112387 La ripresa del mercato IT, già avviata nel 2015, ora si consolida. Il mercato vale oltre 25 miliardi di euro ed è trascinato dai Digital Enablers (+16%), che abilitano la trasformazione del business nelle imprese, soprattutto medie e grandi Il mercato IT esce finalmente dalla crisi e cresce nel 2016 del +3,1%, trascinato dagli investimenti connessi […]

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La ripresa del mercato IT, già avviata nel 2015, ora si consolida. Il mercato vale oltre 25 miliardi di euro ed è trascinato dai Digital Enablers (+16%), che abilitano la trasformazione del business nelle imprese, soprattutto medie e grandi

Il mercato IT esce finalmente dalla crisi e cresce nel 2016 del +3,1%, trascinato dagli investimenti connessi con la Trasformazione Digitale. Questo è il primo e incoraggiante segnale che esce dall’Assintel Report + che offre uno spaccato sul mercato e sui trend della Domanda.

Il progetto, lanciato durante un grande evento in Smau Milano da Assintel (l’associazione nazionale delle imprese ICT di Confcommercio) con la collaborazione di CFMT, è stato ideato e realizzato da NEXTVALUE come evoluzione digitale del tradizionale Report; patrocinato dall’Agenzia per l’Italia Digitale, è stato realizzato con il contributo di 8 aziende associate che credono fortemente nel valore dell’innovazione come driver indispensabile all’evoluzione del nostro sistema: Adfor, Amadeus, Asystel, Etna Hitech, Gruppo 36, Mcube, Mobile People, QiBit.

L’elemento di maggior novità per il mercato è dato quest’anno dai cosiddetti “Digital Enablers”, iniziative di punta della trasformazione digitale che fungono da incudine per l’evoluzione del business aziendale: valgono 7,4 miliardi di euro con un tasso di crescita del +16% rispetto al 2015. Tra di esse l’Internet of Things (+22%), i progetti di Customer Journey (+13,6%), i Big Data (+16,2%) e la Cyber Security (+6,1%).

Al loro fianco si conferma la crescita di altri segmenti in ambito Software, come il Digital Marketing (+31,2%), la Business Intelligence (+13,6%), il Cloud Computing (+19,5%), il Mobile Enterprise (+13%).

Tornano ad investire in IT quasi tutte le industry del mercato, ad esclusione degli Enti Locali. In particolare l’Industria (+3,7%), le Assicurazioni (+4,9%) e le Banche (+3,6%), le TLC (+3,4%), Trasporti e Logistica (+4,8%), le Utility (+4,9%).

Il Commercio/Distribuzione/Servizi riemerge con un +2,6%, e con essi va sottolineata la crescita parallela dell’eCommerce B2C: +17,2% quest’anno, vale oltre 19 miliardi di euro, trascinato dagli 8 miliardi e mezzo del Turismo e dalla rapida ascesa del Food (+102,5%) e di Moda e abbigliamento (+44,9%). Tutto ciò si riflette anche nell’inversione di tendenza del settore Consumer (+1,4%), conseguenza diretta del diffondersi del digital lifestyle.

Luci e ombre invece restano nei mercati collegati alla PA: se torna a crescere la spesa legata alla PA Centrale (+2,3%) e alla Sanità (+1,9%), restano come fanalino di coda gli Enti Locali (-2,1%).

[blockquote style=”4″]“Leggendo questi dati, si rinforza ancora di più la missione della nostra associazione, che deve incessantemente lavorare per diffondere la cultura digitale come driver per il business nelle  imprese della Domanda, sollecitare le Istituzioni nel sostenerla a livello economico e finanziario, creare incessantemente network di dialogo e sinergia” commenta Giorgio Rapari, appena riconfermato Presidente di Assintel.[/blockquote]

Il Report, inoltre, ha intervistato 1000 Responsabili IT di aziende End User sui loro budget attuali e dei prossimi 12 mesi, creando così delle mappe previsionali sui loro investimenti.

Nel 2016 è aumentata la spesa in nuovi progetti di innovazione per il 49% dei rispondenti, ma parallelamente l’altro 34% del campione dichiara che il budget IT complessivo è sceso.

Le buone notizie arrivano nei previsionali del 2017: diminuisce il numero di aziende che dichiara di contrarre i propri investimenti in innovazione (24% del campione) mentre aumenta la percentuale di chi dichiara che aumenterà il proprio budget (sono il 34%).

[blockquote style=”4″]Il 14% degli intervistati è “virtuoso” perché investe più del 3% in IT, ma il 30% del campione resta drammaticamente sotto l’1%. “La survey ci dà riscontro di come vengono declinate le tecnologie digitali in oltre 10.900 progetti a supporto del business. Per questo, oltre che essere unica nel suo genere, ci permette di andare in profondità sul momentum che l’IT vive in azienda e di scoprire quanto sia importante per Responsabili IT e Provider giostrare su più enabler e acceleratori e rapportarsi con sistemi complessi di relazioni. Anche per noi sono indicazioni importanti e NEXTVALUE impernierà su di esse l’intero programma 2017”, così Alfredo Gatti, managing partner di NEXTVALUE.[/blockquote]

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L’ottimismo promuove la mobilità dei talenti e la competitività internazionale in tutta Europa https://www.datamanager.it/2015/12/lottimismo-promuove-la-mobilita-dei-talenti-e-la-competitivita-internazionale-in-tutta-europa/ Thu, 03 Dec 2015 17:30:33 +0000 http://www.datamanager.it/?p=90077 Il 77% dei dipendenti europei si dichiara ottimista circa il proprio futuro lavorativo. 8 intervistati su 10 giudicano positivamente l’ingresso di talenti stranieri sul mercato locale I dipendenti europei si sono ripresi dalla crisi economica e ora stanno modificando la propria posizione su eventuali cambi lavorativi e sulla competizione internazionale; è quanto rilevato da una nuova […]

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Il 77% dei dipendenti europei si dichiara ottimista circa il proprio futuro lavorativo. 8 intervistati su 10 giudicano positivamente l’ingresso di talenti stranieri sul mercato locale

I dipendenti europei si sono ripresi dalla crisi economica e ora stanno modificando la propria posizione su eventuali cambi lavorativi e sulla competizione internazionale; è quanto rilevato da una nuova ricerca presentata in occasione dell’evento HR Tech World Congress da ADP, leader mondiale nelle soluzioni per la gestione delle Risorse Umane (Human Capital Management). Lo studio, condotto su un campione di 11.000 lavoratori adulti, mette in luce quel che i dipendenti di tutta Europa pensano circa il proprio futuro lavorativo, la competitività internazionale e la gestione dei talenti.

Il 77% dei dipendenti europei si dichiara ora ottimista circa il proprio futuro lavorativo. Le principali ragioni di questo ottimismo sono da ricercarsi nella crescente sicurezza del posto di lavoro (38%), nelle crescenti opportunità di carriera (27%) e nella possibilità di ottenere formazione e sviluppo delle competenze in modo adeguato per avere successo (27%). L’incertezza tuttavia è più forte nei Paesi che hanno risentito maggiormente della crisi economica: i dipendenti italiani sono i meno ottimisti nonché quelli più frequentemente convinti del fatto che il futuro non sia prevedibile (61%).

La crescita economica accelera la guerra per conquistare i talenti

Grazie alle condizioni economiche attuali, i dipendenti guardano con vivo interesse alle nuove opportunità di lavoro che si aprono. Oltre un terzo (34%) degli interpellati in tutta Europa prevede infatti di cambiare lavoro entro tre anni, con un picco in Svizzera dove il 16% programma di farlo entro un anno. I britannici sono quelli meno disposti a un futuro a lungo termine con il proprio datore di lavoro attuale, con solo il 17% che prevede di proseguire il resto della carriera nell’azienda in cui si trova ora. Di contro, il 40% dei dipendenti tedeschi è convinto di conservare il ruolo attuale fino alla fine della propria carriera.

Un mercato del lavoro in via di miglioramento significa tuttavia che le aziende devono pensare a come conservare il talento al proprio interno. Metà (51%) dei dipendenti, infatti, considera già preoccupante la mancanza di ingresso di nuovi talenti, mentre il 47% ritiene che questo gap sia causato da carenze nel recruiting.

La guerra per i talenti si estende oltre le frontiere

La perdita di talenti e competenze locali è ancora un problema per diversi Paesi. In Spagna (49%), Italia (47%) e Polonia (39%) si registra la maggior preoccupazione per la perdita di talenti a favore di altre nazioni. L’atteggiamento nei confronti dei talenti stranieri che arrivano sul mercato locale del lavoro è generalmente positiva, con il 79% dei dipendenti che afferma che i lavoratori in arrivo dall’estero non costituiscono una minaccia per le rispettive organizzazioni. I lavoratori svizzeri e britannici sono quelli più esitanti di fronte alla possibilità di ingresso degli stranieri nelle rispettive aziende, con il 36% e il 32% rispettivamente che considerano questa eventualità come un problema a fronte di una media europea del 21%.

Gli alti livelli di ottimismo e la crescente mobilità dei talenti riflette anche l’aumentata competitività delle aziende. Esattamente metà dei dipendenti europei afferma che la propria azienda è preparata a competere internazionalmente a livello sia di business che di acquisizione dei talenti. Il Regno Unito si trova davanti a tutti nella capacità di competere sul mercato internazionale: qui 6 dipendenti su 10 sono convinti che la propria azienda sia ben preparata a competere su business e talenti contro gli altri Paesi.

Leon Vergnes, SVP/General Manager EMEA di ADP ES International, ha dichiarato: “È evidente come il miglioramento della stabilità economica europea stia influendo l’atteggiamento dei dipendenti nei confronti del futuro lavorativo. Tuttavia, la guerra per conquistare i talenti e risolvere i gap di competenze rappresentano due grosse sfide per le aziende europee, che devono capire come fare per attirare i professionisti più capaci presenti sul mercato. Inserire persone provenienti da background differenti e incoraggiare lo spostamento internazionale dei talenti sono elementi essenziali per assicurare la competitività globale. Le aziende che si muoveranno efficacemente su questi due fronti, otterranno i vantaggi di una forza lavoro coinvolta, ottimista e impegnata”.

Virginia Magliulo, General Manager ADP Italia, ha commentato: “Finalmente stiamo assistendo ad una ripresa che si riflette positivamente su atteggiamenti e punti di vista delle Persone, con effetti di ricaduta suI livelli occupazionali, salari e quindi coinvolgimento del personale. Noi siamo da sempre al fianco delle Persone e delle Aziende per promuovere una cultura del cambiamento fornendo soluzioni, tecnologie e approcci innovativi, che consentono un’ottimizzazione e semplificazione

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Lavoro precario, si rischia la depressione https://www.datamanager.it/2015/01/precario-si-rischia-depressione/ Wed, 28 Jan 2015 11:38:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=68582 Gli effetti della crisi economica sulla salute mentale dell’individuo sono sempre più evidenti, dai disturbi del sonno fino al rischio di soffrire di depressione, che è in aumento a causa del lavoro precario, con una conseguente crescita delle prescrizioni di psicofarmaci A rivelarlo è una ricerca effettuata su circa 2,7 milioni di occupati l’anno tra […]

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Gli effetti della crisi economica sulla salute mentale dell’individuo sono sempre più evidenti, dai disturbi del sonno fino al rischio di soffrire di depressione, che è in aumento a causa del lavoro precario, con una conseguente crescita delle prescrizioni di psicofarmaci

A rivelarlo è una ricerca effettuata su circa 2,7 milioni di occupati l’anno tra il 2007 e il 2011, residenti in Lombardia, seguiti attraverso il monitoraggio delle ricette mediche a loro nome. Lo studio – i cui risultati sono stati anticipati all’ANSA – è stato condotto da Giorgio Vittadini, dell’Università di Milano Bicocca, e Francesco Moscone ed Elisa Tosetti, presso la Brunel University di Londra.
Dati che contrastano con il Rapporto Osservasalute 2013, che invece aveva evidenziato un calo di depressione e uso di psicofarmaci tra gli italiani.

Precarietà e salute mentale

I risultati fanno emergere un quadro in cui è chiaro il nesso tra la precarietà e l’aumento di prescrizioni di psicofarmaci, legato ad un incremento dei depressi a causa di questa condizione lavorativa instabile.
In particolare, avere un contratto temporaneo, così come cambiare frequentemente contratto durante l’anno, aumenta le probabilità di assumere psicofarmaci quali antidepressivi, ansiolitici e stabilizzatori dell’umore, e di conseguenza il rischio di sviluppare la depressione, che ora si potrà diagnosticare anche con un esame del sangue.

“Un precario – spiega Moscone – ha una probabilità dello 0,6% maggiore di ricevere una ricetta per psicofarmaci; sembra un numero basso, ma l’entità dell’impatto della precarietà sulla salute mentale è notevole. Se le persone con contratto temporaneo aumentano di circa l’8-10%, allora il numero di depressi cresce dell’1% tra i giovani (18-34 anni), del 2,3% tra i 35-49enni, dello 0,8% tra 50enni e over-50”.

 

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Stressati dal Natale? Come combattere l’ansia da corsa ai regali https://www.datamanager.it/2014/12/stress-natale-corsa-regali-genera-ansia/ Tue, 09 Dec 2014 13:25:46 +0000 http://www.datamanager.it/?p=66419 Se l’atmosfera natalizia ci vorrebbe tutti allegri e contenti, lo stress della corsa ai regali rischia di trasformarsi sempre di più in un fattore scatenante per ansia e malesseri psicologici, complice anche la crisi economica e il budget ridotto Sarà un Natale low cost per i 12 milioni di italiani che, secondo le stime di […]

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Se l’atmosfera natalizia ci vorrebbe tutti allegri e contenti, lo stress della corsa ai regali rischia di trasformarsi sempre di più in un fattore scatenante per ansia e malesseri psicologici, complice anche la crisi economica e il budget ridotto

Sarà un Natale low cost per i 12 milioni di italiani che, secondo le stime di Coldiretti, prenderanno d’assalto in questi giorni soprattutto i mercatini natalizi, visti come la migliore opportunità per acquistare regali originali risparmiando. C’è invece chi preferisce affidarsi a Internet: l’anno scorso oltre sette milioni di persone hanno comprato almeno un regalo di Natale sul web. Tuttavia è per tutti in agguato lo stress da corsa al regalo, specie se ci si riduce all’ultimo minuto, come spesso capita, per andare a caccia di doni natalizi.

Preferire regali con un valore emotivo alto

Ecco perché gli psicologi consigliano di affrontare queste feste con il giusto approccio, senza lasciarsi dominare da pericolosi stati d’ansia.
La psicologa e presidente della Società europea disturbi attacchi di panico (Eurodap) Paola Vinciguerra suggerisce quindi di preferire «regali di valore emotivo».

«Un piccolo pensiero curato nella presentazione, per esempio – afferma la psicologa – sarà sempre più gradito di un grande oggetto buttato lì senza amore. Bisogna cioè modificare il valore economico di un regalo in valore emotivo, perché un oggetto costoso non vale di più di un oggetto cercato davvero. Un esempio: una vecchia foto che rappresenti un momento di forte condivisione con la persona alla quale si vuole fare un regalo, messa in una cornice di legno, materiale vivo, può avere un valore emotivo molto alto».

Dovrebbe cambiare quindi la visione del Natale, che non dovrebbe essere considerato un «compulsivo correre nell’illusione di riempire un vuoto», ma un’occasione per «ritrovare e valorizzare i vecchi riti, come il taglio del panettone, l’attesa della mezzanotte per farsi gli auguri».

 

 

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Ticket troppo onerosi, gli italiani rinunciano alle medicine https://www.datamanager.it/2014/11/ticket-troppo-onerosi-gli-italiani-rinunciano-alle-medicine/ Thu, 27 Nov 2014 15:07:48 +0000 http://www.datamanager.it/?p=65778 La crisi economica, che ha costretto gli italiani a fare tagli sulle spese sanitarie, rinunciando anche alle badanti, ha messo le famiglie in condizioni di povertà tali da non potersi più permettere nemmeno le medicine: colpa dei ticket e superticket sempre più inaccessibili E’ quanto emerso dal rapporto “Donare per curare” presentato a Roma, presso […]

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La crisi economica, che ha costretto gli italiani a fare tagli sulle spese sanitarie, rinunciando anche alle badanti, ha messo le famiglie in condizioni di povertà tali da non potersi più permettere nemmeno le medicine: colpa dei ticket e superticket sempre più inaccessibili

E’ quanto emerso dal rapporto “Donare per curare” presentato a Roma, presso la sede dell’Aifa, che mette in luce un quadro sconfortante, che vede una larga fetta di popolazione del nostro Paese impossibilitata ad acquistare medicine per via dei ticket troppo cari.

L’indagine realizzata dall’Osservatorio sulla donazione dei farmaci del Banco Farmaceutico Onlus in collaborazione con Acli-Associazione cristiane lavoratori italiani, Caritas, Ufficio per la Pastorale della Salute della Cei e Unitalsi-Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e Santuari internazionali evidenzia che nel 2014, è aumentata del 3,86% la richiesta di farmaci da parte di persone indigenti agli enti caritatevoli: dalle 2.943.659 confezioni di medicine richieste nel 2013 si è passati a 3.057.405 del 2014.
Settore della sanità dunque nel centro del mirino anche da quanto emerso nel rapporto Censis presentato a Roma il mese scorso: i servizi sanitari messi in discussione e criticati da più della metà degli italiani, soprattutto al Sud.

La povertà ostacola l’accesso alla salute

“La povertà è il principale ostacolo all’accesso alla salute – ammonisce Luca Pani, direttore generale di Aifa – . Le persone indigenti non accedono ai farmaci né alle strutture che li veicolano, come le farmacie. Ma se non si rivolgono al servizio sanitario, dobbiamo essere noi a portare loro i farmaci per curarsi, non quelli di scarto o che stanno per scadere o che avanzano, ma quelli necessari, anche di uso ospedaliero, come per esempio un antibiotico per via endovenosa”.

Per ovviare a questo problema, gli enti caritatevoli convenzionati col Banco Farmaceutico si avvalgono dei farmaci generosamente offerti da persone e aziende farmaceutiche per donarli a chi non se li può permettere. Queste medicine sono già 915 mila in sei mesi. Questo significa che per fortuna, parallelamente all’incremento della povertà nel nostro Paese, aumentano anche le iniziative di solidarietà, mettendo in luce come ancora una volta è il volontariato a sostituirsi allo Stato nell’aiutare la popolazione bisognosa.

 

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Depressione diagnosticata in ritardo, colpiti soprattutto gli adolescenti https://www.datamanager.it/2014/10/depressione-tempi-diagnosi-troppo-lunghi-colpiti-gli-adolescenti/ Fri, 17 Oct 2014 10:12:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=63198 La depressione, che secondo gli esperti potrebbe portare a un invecchiamento precoce chi ne soffre,  è un male oscuro in continuo aumento a causa della crisi economica; ma ad aggravare la diffusione di casi è anche la dilatazione dei tempi: fino a due anni di attesa prima che la malattia venga diagnosticata Nonostante si sia stimato […]

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La depressione, che secondo gli esperti potrebbe portare a un invecchiamento precoce chi ne soffre,  è un male oscuro in continuo aumento a causa della crisi economica; ma ad aggravare la diffusione di casi è anche la dilatazione dei tempi: fino a due anni di attesa prima che la malattia venga diagnosticata

Nonostante si sia stimato che in Italia siano ben 7 milioni e mezzo le persone che soffrono di questa patologia, è difficile in realtà fare una stima precisa e attendibile, perché spesso i pazienti attendono anni prima di rivolgersi a un medico o di chiedere aiuto.

Bisogna evitare che diventi cronica

Quest’attesa mette le persone depresse a rischio che il male diventi cronico, come purtroppo avviene nel 47% dei casi, rendendo poi molto complicato il processo di guarigione.
In questo senso potrebbe rivelarsi di grande aiuto l’introduzione di un esame del sangue, messo a punto da una recente ricerca, in grado di rilevare il grado di concentrazione di determinate molecole che indicano la presenza della patologia e consentirne una diagnosi scientifica.

Da recenti studi è emerso che sette malati su dieci sono adolescenti, che spesso soffrono anche di disturbi alimentari come bulimia e anoressia, oltre che risentire del fenomeno sociale del cyberbullismo.

Casi di depressione sottostimati

Il professore Emilio Sacchetti, che si occupa da anni di studiare i sintomi  e le cause della depressione, ha così commentato parla in questi termini riguardi ai tempi di diagnosi della depressione:

“Nel nostro Paese la depressione maggiore colpisce 7,5 milioni di persone, il 12,5% della popolazione. Ma sono numeri sicuramente sottostimati, È la prima causa di disabilità, ma il difficile inquadramento del problema genera ancora molta confusione. Un periodo di tristezza momentaneo in seguito a delusioni, lutti o insuccessi personali non significa essere malati. La depressione può anche non avere cause apparenti. Riuscire a cogliere in tempo i primi sintomi permette di arrivare in anticipo alla diagnosi e quindi alla terapia più appropriata con maggiori probabilità di successo. Purtroppo una grande percentuale di pazienti non assume i trattamenti come dovrebbe. Di conseguenza l’efficacia ne risente”.

E’ fondamentale quindi curare la depressione prima che diventi cronica, grazie anche all’uso di farmaci antidepressivi nelle giuste dosi, oltre che attraverso un supporto psicologico.
Spesso chi è depresso si trova in questa condizione in seguito ad un grave lutto o ad una pesante delusione e tende a sottovalutare questo stato psicologico pensando che possa passare da solo.
La depressione invece, se sottovalutata, questa malattia può essere l’anticamera di altre gravi patologie.

 

 

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Gli italiani sono i più scoraggiati dell’Ue sul tema lavoro https://www.datamanager.it/2014/10/gli-italiani-i-scoraggiati-dellue-tema/ Tue, 07 Oct 2014 13:58:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=62386 Un rapporto della Commissione europea afferma che gli italiani sono i più scoraggiati dalla crisi fra tutti i Paesi membri dell’Unione La crisi non ha colpito solo le tasche degli italiani ma anche le loro motivazioni. Dall’ultimo rapporto trimestrale dell’Unione Europea sull’occupazione e situazione sociale è emerso che il nostro Paese è il primo per […]

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Un rapporto della Commissione europea afferma che gli italiani sono i più scoraggiati dalla crisi fra tutti i Paesi membri dell’Unione

La crisi non ha colpito solo le tasche degli italiani ma anche le loro motivazioni. Dall’ultimo rapporto trimestrale dell’Unione Europea sull’occupazione e situazione sociale è emerso che il nostro Paese è il primo per numero di lavoratori scoraggiati fra tutti gli stati membri. “L’Italia è ancora il Paese con il più elevato tasso di lavoratori scoraggiati e l’evoluzione recente non è incoraggiante: 12,8% nel primo trimestre 2014, un punto percentuale in più rispetto al primo trimestre 2013”, si legge nel report.

Gli italiani scoraggiati dalla crisi e la mancanza di lavoro

Il rapporto di Bruxelles, che potrebbe infliggere una multa salatissima ad Apple per il suo particolare regime fiscale in Irlanda, ha anche rilevato che l’Italia è uno dei Paesi Ue insieme a Polonia e Spagna in cui le entrate delle famiglie continuano a diminuire, al contrario Germania e Spagna. Inoltre, il problema dei giovani senza lavoro diventa sempre più preoccupante. “La disoccupazione giovanile ha avuto una caduta significativa in molti Stati Ue rispetto a un anno fa, ciononostante resta molto alta e continua a crescere in Italia. – si legge nello studio della Commissione europea – Inoltre, mentre la disoccupazione a lungo termine sembra essere stabilizzata nella maggior parte dell’Ue, continua ad aumentare in quei Paesi dove è già alta come Grecia, Spagna, Italia e Cipro”.

Infine, a completare un quadro non certo roseo per il Belpaese, si registra un tasso di attività (rapporto tra popolazione attiva e popolazione in età lavorativa) inferiore al 65%, quindi “significativamente sotto alla media Ue”. In Italia, Romania e Malta il ridotto tasso di attività è associato con i bassi livelli di occupazione femminile.

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Asma, la paura di perdere il lavoro aumenta il rischio del 60% https://www.datamanager.it/2014/09/asma-paura-perdere-aumenta-rischio-60/ Thu, 25 Sep 2014 09:17:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=61605 Se le conseguenze della crisi economica sulla salute si fanno già sentire con l’aumento preoccupante dei disturbi del sonno, il lavoro precario non è da meno: la paura di perdere il proprio impiego ha aumentato in modo significativo il rischio di sviluppare l’asma.   In particolare, i lavori precari aumentano questa possibilità del 24%, mentre […]

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Se le conseguenze della crisi economica sulla salute si fanno già sentire con l’aumento preoccupante dei disturbi del sonno, il lavoro precario non è da meno: la paura di perdere il proprio impiego ha aumentato in modo significativo il rischio di sviluppare l’asma.

 

In particolare, i lavori precari aumentano questa possibilità del 24%, mentre il timore di perdere la propria occupazione nel giro di due anni fa crescere questa percentuale fino al 60%.

E’ quanto emerso da un’indagine pubblicata sul British Medical Journal e condotta dall’Istituto di medicina occupazionale e sociale dell’Università di Dusseldorf. Lo studio si è concentrato per la prima volta sul legame esistente tra crisi asmatiche e stress in ambito lavorativo.

L’asma, che sembra si possa sconfiggere anche grazie ad un’alimentazione a base di frutta e verdura, secondo alcuni studiosi potrebbe essere diagnosticata in futuro da un test ottenuto grazie allo studio dei fattori genetici che la determinano.

 

Mancanza di sicurezza e futuro incerto

L’indagine si è basata su un campione di 7mila lavoratori osservati dal 2008 al 2011, durante il periodi di massima crisi economica in Europa. In quest’arco di tempo sono stati evidenziati 105 nuovi casi di asma, metà negli uomini e metà nelle donne, che hanno riguardato soggetti preoccupati per il proprio futuro lavorativo.  I ricercatori commentano così questi risultati: “Esiste una relazione fra asma e stress correlato con il lavoro, questa tende a essere leggermente più evidente fra i lavoratori a basso reddito, più giovani e single”.

Le conclusioni sono ancora più preoccupanti: “Abbiamo anche individuato che coloro che non si sentono sicuri di ottenere un contratto a tempo indeterminato sono più soggetti alla depressione”.

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Crisi economica, in calo i consumi di frutta e verdura https://www.datamanager.it/2014/09/crisi-economica-in-calo-i-consumi-frutta-verdura/ Thu, 25 Sep 2014 08:35:01 +0000 http://www.datamanager.it/?p=61594 Da Coldirett-Ixé arriva un ulteriore conferma di quanto la crisi economica incida sulle abitudini dei consumatori: gli italiani, che inseguono il risparmio soprattutto nei prodotti alimentari, hanno ridotto l’acquisto di frutta e verdura di stagione, preferendo i punti vendita più economici.   L’indagine di Coldiretti-Ixé, è stata presentata in occasione di Macfrut, rassegna internazionale del […]

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Da Coldirett-Ixé arriva un ulteriore conferma di quanto la crisi economica incida sulle abitudini dei consumatori: gli italiani, che inseguono il risparmio soprattutto nei prodotti alimentari, hanno ridotto l’acquisto di frutta e verdura di stagione, preferendo i punti vendita più economici.

 

L’indagine di Coldiretti-Ixé, è stata presentata in occasione di Macfrut, rassegna internazionale del settore ortofrutticolo in corso a Cesena fino a venerdì.

 

Un calo generalizzato

Ma il forte calo dei consumi in Italia non è una novità: già i rilievi Istat hanno evidenziato un ritorno della spesa media delle famiglie ai livelli di 10 anni fa, con una diminuzione di qualità e quantità della spesa alimentare.

La crisi economica ha creato disagi al 47% delle famiglie nell’ambito dei consumi alimentari: il 23% riduce le quantità, il 21% acquista prodotti più economici, il 16% rinuncia a frutti e ortaggi particolari, per via del loro costo elevato, come ciliegie e frutti di bosco, il 13% cerca i punti vendita a prezzi sottocosto, come i discount.

Gli effetti della crisi sono generalizzati, anche se con una distinzione di incidenza tra le classi medio alte, sui cui ha impattato per il 31% e le famiglie meno abbienti, il 68% delle quali ne ha subito le conseguenze.

 

La verdura ne fa le spese

L’alimento che viene più penalizzato nella scelta dei prodotti al momento degli acquisti è risultata la verdura: è emerso in media un consumo di frutta pari a due volte al giorno e verdura 1,7 volte. Dati stabili, tutto sommato, negli ultimi due anni, tranne per il 16% degli intervistati che ha dichiarato una riduzione anche delle quantità di frutta e verdura consumata (1,8 volte al giorno la frutta, 1,5 volte al giorno la verdura).

Nel 2014 gli acquisti sono scesi sotto la soglia del chilogrammo al giorno per famiglia, valore al di sotto delle raccomandazioni del Consiglio dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità.

I supermercati della grande distribuzione organizzata sono ancora i preferiti, scelti dal 66% degli intervistati, soprattutto nel Nord Italia e al centro. Il 41% preferisce ancora l’ortofrutticolo di fiducia, in particolare al sud. Il 25% degli italiani fa la spesa al mercato, un altro 25% sceglie l’acquisto diretto dal produttore, il 14% dal farmer’s market e il 13% nelle aziende agricole.

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Crisi economica, in aumento depressione e disturbi mentali https://www.datamanager.it/2014/07/crisi-economica-in-aumento-depressione-disturbi-mentali/ Thu, 10 Jul 2014 14:49:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=58054 Le ripercussioni della crisi economica, a causa della quale molte persone soffrono di disturbi del sonno, si fanno sentire in Italia soprattutto sulla salute mentale della popolazione La salute fisica rimane invece stabile, secondo un’indagine Istat «Tutela della salute e accesso alle cure» presentata a Roma. «La depressione è il problema mentale più diffuso e […]

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Le ripercussioni della crisi economica, a causa della quale molte persone soffrono di disturbi del sonno, si fanno sentire in Italia soprattutto sulla salute mentale della popolazione

La salute fisica rimane invece stabile, secondo un’indagine Istat «Tutela della salute e accesso alle cure» presentata a Roma.
«La depressione è il problema mentale più diffuso e riguarda 2,6 milioni (il 4,4% della popolazione) di persone con prevalenze doppie tra le donne in tutte le età» L’indice che definisce la salute mentale, stando ai dati, è sceso di 1,6 punti nel 2013 rispetto al 2005, in particolare per i giovani fino a 34 anni (-2,7 punti), soprattutto maschi, e gli adulti tra 45-54 anni (-2,6). Ancora maggiore il calo per la popolazione straniera, dove arriva tra le donne a 5,4 punti. Stabile invece la salute fisica percepita, con il 7,3% delle persone sopra i 14 anni che dichiara di stare male o molto male, in leggero calo rispetto al 7,4% del 2005. «Rimangono invariate – sottolinea il rapporto – le disuguaglianze sociali nella salute, nei comportamenti non salutari, nelle limitazioni all’accesso ai servizi sanitari. Permane lo svantaggio del Mezzogiorno rispetto a tutte. Le dimensioni considerate».

In aumento i tumori maligni, Alzheimer e demenze senili

Ma quali sono le cause di depressione più frequenti?
Tra le ragioni più diffuse troviamo l’aver vissuto eventi dolorosi, la consapevolezza di avere una grave malattia, la difficoltà di gravi problemi economici e la perdita del lavoro.
Si è registrato inoltre un aumento dei tumori maligni, che sono il 60%, a parità di età, rispetto al 2005.
Anche altre patologie sono aumentate, quali tiroide (+52%), l’Alzheimer e le demenze senili (+50%), l’emicrania ricorrente (+39%), le allergie (+29%) e l’osteoporosi (+26%), mentre sono dimiuite bronchite cronica-enfisema (-24%) e artrosi-artrite (-18%). Queste variazioni nel tempo – precisa l’Istat – sono dovute a numerosi fattori, tra cui i progressi della medicina e il miglioramento delle capacità diagnostiche, la migliore consapevolezza e informazione dell’intervistato sulle principali patologie rispetto al passato, i cambiamenti epidemiologici in atto in una popolazione più vecchia e meno istruita del passato. Sembra che sia in crescita il numero di italiani che, alle prime avvisaglie di malattia, preferisce consultare il più economico ed efficiente “Dottor Google” piuttosto che rivolgersi al proprio medico di fiducia

L’omeopatia è out, aumentano le visite specialistiche

Istat mette anche in luce un crollo in Italia del ricorso alle terapie non convenzionali, che nel 2000 erano usate dal 15,8% della popolazione mentre nel 2013 la cifra è dell’8,2%. In netto calo è anche l’uso dei rimedi omeopatici, che scende dal 7% al 4,1%. Dal punto di vista delle cure convenzionali, invece il rapporto segnala un aumento delle persone che ricorrono a visite specialistiche (contrariamente a quanto emerso da un’altra recente indagine), 11,9% nel 2005 e 14,8% nel 2013, che non riguarda però quelle odontoiatriche, crollate del 30%. «Il livello di soddisfazione per i servizi sanitari pubblici – si legge – è elevato in chi ne ha fruito, con un voto pari a circa 8 su una scala da 1 a 10».
E si parla anche di farmaci. Il 7% dei bambini fino a 14 anni ne consuma uno al giorno. Quasi un terzo della popolazione italiana, il 31,1%, usa regolarmente farmaci durante l’anno, con percentuali leggermente più elevate (32,5%) per le donne. «Il consumo quotidiano dei farmaci aumenta fortemente con l’età – osserva il rapporto – dal 6,9% in età infantile fino a 14 anni al massimo di 30,4% tra gli ultra ottantenni».
Buone notizie per la lotta contro il fumo, in quanto diminuiscono i forti fumatori, ma aumenta la percentuale di adolescenti e giovani donne che iniziano a fumare prima dei 14 anni, passando da 7,6% a 10,5%. È obeso l’11,2% degli adulti, quota in aumento sia rispetto al 2000 (erano il 9,5%), che al 2005 (10%). Nel 2013 solo il 20,6% della popolazione dai 5 anni in su pratica un’attività fisica ritenuta benefica per la salute secondo la definizione dell’Oms: il 25,9% tra gli uomini ed il 15,6% tra le donne.

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