Terra – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:02:43 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Terra – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 I satelliti di SpaceX sono entrati in orbita https://www.datamanager.it/2018/03/satelliti-spacex-entrati-orbita/ Tue, 13 Mar 2018 19:00:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143396 Il progetto di Elon Musk per rimbalzare il segnale internet sulla Terra ha preso ufficialmente il via con il lancio di Tintin A e Tintin B La connessione internet che arriva dai satelliti nell’orbita terrestre non è una novità. Nel corso degli anni la soluzione non ha preso molto piede per un paio di motivi. […]

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Il progetto di Elon Musk per rimbalzare il segnale internet sulla Terra ha preso ufficialmente il via con il lancio di Tintin A e Tintin B

La connessione internet che arriva dai satelliti nell’orbita terrestre non è una novità. Nel corso degli anni la soluzione non ha preso molto piede per un paio di motivi. Il primo è legato ai costi: realizzare e inviare nello Spazio i ripetitori non è cosa da tutti i giorni e richiede investimenti importanti. Il secondo: a causa delle numerose interferenze, il segnale non è sempre ottimale, anzi spesso degrada concretamente rispetto alle velocità di banda tradizionali. Elon Musk ha intenzione di rivoluzionare un contesto del genere. Lo aveva annunciato mesi fa e ora il suo progetto è entrato nel vivo. Con un paio di satelliti, chiamati Tintin A e Tintin B, l’imprenditore ha dato il via alla sua colonizzazione dell’orbita intorno alla Terra, dove ha intenzione di creare una flotta di piccole antenne stazionarie che diffondono internet ai cittadini in tutto il mondo.

Cosa cambia

La differenza con i satelliti preesistenti è principalmente numerica. Quelli della SpaceX andranno a formare una famiglia di ripetitori che non solo acquisiscono il collegamento dalle stazioni terrestri per poi rimbalzarlo a terra ma comunicano tra di loro per rafforzarlo, così da evitare il degrado causato dalle interferenze dovute ad altri satelliti e sistemi già presenti nello Spazio.

Tra il 2019 e il 2024, SpaceX prevede di lanciare centinaia di antennine che, molto probabilmente, serviranno anche per tenere online gli astronauti in viaggio verso Marte. In questo modo Musk creerà una rete di connettività estesa e potenzialmente senza limiti all’interno della nostra orbita. Al momento, i due satelliti Starlink spediti con un razzo Falcon 9, verranno utilizzati in modalità di test, per capire quanto effettivamente siano utili allo scopo finale della compagnia.

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Elon Musk: su Marte nel 2022 https://www.datamanager.it/2017/10/elon-musk-marte-nel-2022/ Tue, 03 Oct 2017 18:30:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=132086 Il missile Big Falcon Rocket, lo stesso che ci porterà su Marte, verrà usato per muoversi più velocemente sulla Terra Quel lungimirante imprenditore che risponde al nome di Elon Musk è intervenuto di recente all’Astronautical Congress di Adelaide in Australia. Dall’altra parte del mondo il co-fondatore di PayPal e ideatore di Tesla e SpaceX ha […]

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Il missile Big Falcon Rocket, lo stesso che ci porterà su Marte, verrà usato per muoversi più velocemente sulla Terra

Quel lungimirante imprenditore che risponde al nome di Elon Musk è intervenuto di recente all’Astronautical Congress di Adelaide in Australia. Dall’altra parte del mondo il co-fondatore di PayPal e ideatore di Tesla e SpaceX ha rivelato qualche dettaglio in più sul progetto di trasferire gran parte della popolazione terrestre su Marte, sia a scopo ludico che professionale. Ebbene, pare che entro il 2022 saremo in grado di popolare il pianeta rossa, con un via-vai periodico e continuativo due anni più tardi, dal 2024. I precursori della colonizzazione marziana dovranno costruire le prime basi di appoggio, dalle quali partire per realizzare altre infrastrutture cardine della nuova civiltà interspaziale. A portarci fuori dall’orbita non sarà Falcon, il razzo attualmente usato dalle missioni della SpaceX ma il Big Falcon Rocket, abbreviato in BFR.

Più veloci nel mondo

La cosa interessante è che il missile non solo abiliterà i viaggi su Marte ma consentirà, anche prima, di muoversi più velocemente sulla Terra. Stando a Musk infatti, il BFR sarà in grado di corpire la distanza tra Londra e New York in soli 38 minuti. Non si tratta di meri calcoli statistici ma del tempo necessario a trasferire centinaia di passeggeri tra i due continenti, sfruttando probabilmente le basi aeree già esistenti. Si tratta di un progetto meno concreto di quel famoso Hyperloop i cui binari sono in costruzione nel deserto del Nevada ma resta la potenziale applicazione del razzo anche sul nostro pianeta, così da far dimenticare navi, boeing e treni. Conoscendo l’estremo pragmatismo di Musk (e il capitale a disposizione) non ci sorprenderemmo di poter salpare su Big Falcon Rocket nel giro di qualche anno.

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Luna, un insospettabile deposito d’acqua https://www.datamanager.it/2017/07/luna-un-insospettabile-deposito-dacqua/ Tue, 25 Jul 2017 10:09:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=129355 L’interno del satellite sarebbe ricco d’acqua sotto forma di perline di vetro L’ultima scoperta che riguarda la Luna rivela un affascinante segreto, la presenza nel suo sottosuolo di acqua in abbondanza, sotto forma di perline di vetro formatesi in antiche eruzioni vulcaniche. Questa straordinaria notizia, pubblicata su Nature Geoscience, se confermata potrebbe rivoluzionare i progetti […]

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L’interno del satellite sarebbe ricco d’acqua sotto forma di perline di vetro

L’ultima scoperta che riguarda la Luna rivela un affascinante segreto, la presenza nel suo sottosuolo di acqua in abbondanza, sotto forma di perline di vetro formatesi in antiche eruzioni vulcaniche. Questa straordinaria notizia, pubblicata su Nature Geoscience, se confermata potrebbe rivoluzionare i progetti di colonizzazione del satellite della Terra e portare a una revisione sulle teorie sulla sua formazione.

La ricerca ha utilizzato i dati relativi ai depositi vulcanici della Luna, dove la Cina ha recentemente annunciato di voler creare una base: secondo gli scienziati Shuai Li e Ralph Milliken della Brown University di Providence, negli Usa, questi depositi conterrebbero una quantità di acqua molto elevata se paragonata al suolo circostante: “Abbiamo trovato chiari segni di questa presenza utilizzando i dati forniti dai satelliti artificiali”. Questi depositi nascosti potrebbero essere usati  come preziose risorse in occasione di futuri progetti di esplorazione.

Rivoluzione anche sulle origini lunaria

Già durante le missioni Apollo 15 e Apollo 17 alcuni campioni lunari riportati sulla Terra avevano rivelato la presenza di tracce di acqua intrappolata all’interno. “Il dilemma” spiega Milliken “era se quei campioni fossero una eccezione o rappresentativi del suolo del nostro satellite. I nostri dati ora ci dicono che quella non era una anomalia: la parte interna della luna è davvero bagnata”.

Se confermata, questa teoria influire anche sulle teorie relative all’origine della Luna. L’ipotesi principale infatti è che si sia formata dai detriti di una collisione spaziale tra un pianeta delle dimensioni di Marte e quella che sarebbe diventata poi la Terra.Da questo evento si sarebbe sprigionato così tanto calore da impedire all’idrogeno, necessario a formare l’acqua, di fermarsi sulla neonata Luna.

“La crescente evidenza di acqua all’interno del satellite terrestre suggerisce invece che in qualche modo l’idrogeno è sopravvissuto, oppure che è arrivato sulla Luna subito dopo la sua formazione trasportato da comete o asteroidi. Ma la sua origine resta ancora un mistero” conclude Shuai Li.

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Ecco il nuovo Google Earth, più veloce e bello da vedere https://www.datamanager.it/2017/04/google-earth-piu-veloce-bello-vedere/ Thu, 20 Apr 2017 09:12:22 +0000 http://www.datamanager.it/?p=123519 Via il software dedicato, adesso il mondo si esplora con il solo browser web mentre su Android l’esperienza migliora in qualità e rendering Sapevamo già che nel giro di poco Google avrebbe presentato il nuovo Earth. Soprattutto l’app per smartphone, visto il successo di Maps, era divenuta una pallida alternativa allo scrolling del mondo in […]

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Via il software dedicato, adesso il mondo si esplora con il solo browser web mentre su Android l’esperienza migliora in qualità e rendering

Sapevamo già che nel giro di poco Google avrebbe presentato il nuovo Earth. Soprattutto l’app per smartphone, visto il successo di Maps, era divenuta una pallida alternativa allo scrolling del mondo in 3D, con poca utilità se non per fini estemporanei e di puro divertimento. L’idea di base era dunque questa: differenziare Earth il più possibile dalle mappe, donandole funzionalità aggiuntive e particolari, che la rendessero appetibile per un pubblico maggiore. Il risultato è il nuovo Google Earth, una piattaforma che ha il compito di svecchiare la precedente in quanto a interfaccia, menu e personalizzazioni. Il software rinnovato ha già un bel vantaggio: tramite computer non è più necessario scaricare alcun programma, visto che Earth è pienamente accessibile via web, sfruttando l’accelerazione hardware del browser.

Cambia anche sullo smartphone

Su Android c’è sempre bisogno dell’app di riferimento, peraltro annunciata ma non ancora disponibile, che gode di aggiornamenti sostanziale al pari della declinazione desktop. Tra questi il rendering più veloce delle cartine, che trae vantaggio dalla grafica semplificata e dall’eliminazione di alcuni orpelli che ne appesantivano la precedente. Carine le knowledge cards, schede che restituiscono informazioni su luoghi e monumenti, un esempio di Wikipedia istantaneo e più funzionale.

Così come per Maps, anche Earth si apre agli scenari della condivisione, permettendo di copiare un link univoco che rimanda a una coordinata GPS ma pure a una ricostruzione 3D, vero punto forte della piattaforma. Focus sui cosiddetti Voyager, veri e propri viaggi tematici, curati da esperti a mo’ di documentari interattivi, che si pongono come una sorta di enciclopedia universale che prende spunto dalle regioni terrestri, da navigare e scoprire con l’utilizzo. Ultima novità per Google Earth VR, che abbandona l’esclusività di HTC Vive per approdare anche sullo store di Oculus, così da far vivere ai possessori dei Rift gli scenari tridimensionali curati dagli sviluppatori di Mountain View.

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Ecco come funziona la Base Alfa su Marte https://www.datamanager.it/2016/10/funziona-la-base-alfa-marte/ Thu, 27 Oct 2016 18:00:38 +0000 http://www.datamanager.it/?p=112367 Elon Musk spiega alcune novità circa la piattaforma che permetterà all’uomo di sopravvivere sul pianeta rosso Se il futuro dei viaggi spaziali è sempre più rivolto verso Marte, le modalità con cui gli esseri umani potranno sopravvivere su un altro pianeta erano oscure fino a qualche ora fa. Elon Musk, lungimirante fondatore di SpaceX (ma […]

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Elon Musk spiega alcune novità circa la piattaforma che permetterà all’uomo di sopravvivere sul pianeta rosso

Se il futuro dei viaggi spaziali è sempre più rivolto verso Marte, le modalità con cui gli esseri umani potranno sopravvivere su un altro pianeta erano oscure fino a qualche ora fa. Elon Musk, lungimirante fondatore di SpaceX (ma anche di Tesla e PayPal) ha infatti svelato qualche dettaglio sulla Base Alfa, il campus che farà da rifugio per l’esplorazione del pianeta rosso. Descrivendo l’infrastruttura che i primi coloni avranno a disposizione, Musk ha detto come la città inizialmente consisterà in vetri con telai in fibra di carbonio, con cupole sulla superficie, in grado di isolare l’atmosfera del luogo. Con il tempo, una serie di tunnel e gallerie permetteranno di spostarsi da un luogo all’altro, così da dar vita alla vera prima metropoli extra-terrestre.

Come sarà

Per cominciare, la prima missione su Marte sarà composta da quattro momenti principali. Primo: inviare sul tereono il rover Dragon, così da capire dove sbarcare senza creare danni (tipo crateri) e ottenere facilmente l’acqua dal lavoro del reattore CH4/O2 (metano/ossigeno). Secondo: la navicella Heart of Gold atterra con il solo equipaggiamento per costruire la base. Terzo: I coloni scendono a terra e cominciano a realizzare l’atollo rudimentale. Quarto: creare le condizioni per duplicare il numero di voli dalla Terra (all’inizio uno ogni 26 mesi) fin quando la città potrà sostenersi da sola. Sembra facile, e nella testa di Musk realmente lo è. Forse siamo noi a essere legati fin troppo alla gravità.

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Scoperti 3 nuovi pianeti simili alla Terra https://www.datamanager.it/2016/05/scoperti-3-nuovi-pianeti-simili-alla-terra/ Tue, 03 May 2016 16:59:39 +0000 http://www.datamanager.it/?p=100495 Un osservatorio cileno ha scoperto tre esopianeti che ruotano attorno alla stessa nana bianca. Uno di essi potrebbe essere abitabile Gli astronomi sono alla continua ricerca di pianeti con caratteristiche simili al nostro, i cosiddetti esopianeti. Il telescopi Hubble e Kepler ne hanno scovati un numero piuttosto elevato. Tra questi figurano ad esempio la super Terra Kepler 10-c o […]

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Un osservatorio cileno ha scoperto tre esopianeti che ruotano attorno alla stessa nana bianca. Uno di essi potrebbe essere abitabile

Gli astronomi sono alla continua ricerca di pianeti con caratteristiche simili al nostro, i cosiddetti esopianeti. Il telescopi Hubble e Kepler ne hanno scovati un numero piuttosto elevato. Tra questi figurano ad esempio la super Terra Kepler 10-c o il caldissimo 55 Cancri. Oggi l’osservatorio cileno de La Silla dell’Eso con il suo telescopio Trappist ne ha individuati addirittura tre che ruotano attorno alla stessa stella.

I tre pianeti simili alla Terra orbitano a breve distanza dal proprio sole, che è stato ribattezzato Trappist-1. Questa stella è una nana bianca dalla temperatura molto ridotta e dalle dimensioni simili a Giove che si trova nella costellazione dell’Acquario, a circa 40 anni luce dal nostro pianeta. I primi due pianeti completano il moto di rivoluzione attorno a Trappist-1 in appena 1.5 e 2.4 giorni. Il terzo esopianeta è invece il più misterioso in quanto abbiamo poche informazioni che lo riguardano. Il suo periodo orbitale infatti varia dai 4.5 ai 73 giorni. Sebbene questi pianeti siano molto vicini alla propria stella, questa risulta molto più fredda del Sole e per questo la loro superficie dovrebbe essere perlopiù ghiacciata. Gli scienziati ritengono quindi che alcune zone siano potenzialmente abitabili. Per scoprire ulteriori informazioni sull’atmosfera, la densità e la composizione di questi esopianeti, le immagini scattate dal telescopio Trappist saranno corroborate dalle analisi di Hubble e altri osservatori astronomici.

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Terra più verde per effetto della Co2 https://www.datamanager.it/2016/04/terra-piu-verde-effetto-della-co2/ Thu, 28 Apr 2016 10:09:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=100083 L’eccesso di anidride carbonica ha determinato l’aumento delle piante sulla Terra Come mai il nostro Pianeta risulta più verde rispetto a 33 anni fa? Sembra impossibile ma l’aumento delle aree boschive è dovuto proprio alla nociva Co2, i cui livelli nell’aria stanno portando il nostro Pianeta sull’orlo della catastrofe ambientale. A quanto pare per difendersi dai […]

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L’eccesso di anidride carbonica ha determinato l’aumento delle piante sulla Terra

Come mai il nostro Pianeta risulta più verde rispetto a 33 anni fa? Sembra impossibile ma l’aumento delle aree boschive è dovuto proprio alla nociva Co2, i cui livelli nell’aria stanno portando il nostro Pianeta sull’orlo della catastrofe ambientale. A quanto pare per difendersi dai valori eccessivi di anidride carbonica il regno vegetale ha reagito adottando una strategia difensiva inaspettata.

Un meccanismo per restituire ossigeno

A scoprirlo è uno studio pubblicato sulla rivista Natrure Climate Change, che ha mappato le aree verdi del pianeta attraverso l’impiego di sofisticati satelliti della Nasa rilevando l’aumento della superficie coperta da piante e boschi. I ricercatori hanno studiato il fenomeno e individuato nell’eccesso di anidride carbonica la causa dell’imprevisto aumento della superficie verde: un meccanismo di difesa elaborato dalla natura per restituire ossigeno al mondo.

E’ come se la natura volesse compensare ciò che le viene sottratto, favorendo la crescita in varie zone del mondo di nuove piante con la funzione di riequilibrare le elevate concentrazioni di C02 trasformandole in ossigeno. Già lo scorso anno uno studio statunitense aveva scoperto che la foresta pluviale ha una maggiore capacità di assorbimento della CO2 rispetto alle stime attuali.

L’unico effetto positivo per la Terra

Se non ci pensa l’uomo, ci doveva per forza pensare la natura, dato che contenere l’effetto serra è l’unica speranza che ci rimane per sperare di salvare il Pianeta da una catastrofe annunciata, un problema che metterà in seria difficoltà la nostra sopravvivenza in futuro.  L’anidride carbonica stimola la crescita delle foreste e queste ultime ne riducono la presenza molto più rapidamente. In realtà non è una novità la capacità del regno vegetale di adattarsi rapidamente a cambiamenti e minacce. Ciò che fa riflettere è proprio il fatto che l’aumento del verde rappresenta al momento l’unico risvolto positivo lato in un contesto di drammatici disastri ambientali, dallo scioglimento dei ghiacciai all’aumento dei livelli del mare, alla possibilità concreta che alcune città scompaiano inabissandosi come la leggendaria Atlantide. Per fortuna dall’ultimo rapporto di Legambiente è emerso finalmente un calo delle emissioni di C02, dopo 40 anni di continui peggioramenti delle condizioni di inquinamento del nostro Pianeta. Il precedente rapporto aveva già evidenziato un calo dell’inquinamento nelle città, a fronte di una aumento però delle polveri sottili.

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Notte di Halloween, un asteroide sfiorerà la Terra https://www.datamanager.it/2015/10/notte-di-halloween-un-asteroide-sfiorera-la-terra/ Tue, 27 Oct 2015 15:36:19 +0000 http://www.datamanager.it/?p=86862 E’ in arrivo un Halloween da brivido: la Nasa ha previsto che durante la notte del 31 ottobre un asteroide sfiorerà la Terra, per fortuna senza rischi Si chiama 2015 TB145, ha un diametro di circa 500 metri e durante la notte che precede l’avvicinamento alla Terra sarà visibile anche dall’Italia. «Non ci sono pericoli […]

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E’ in arrivo un Halloween da brivido: la Nasa ha previsto che durante la notte del 31 ottobre un asteroide sfiorerà la Terra, per fortuna senza rischi

Si chiama 2015 TB145, ha un diametro di circa 500 metri e durante la notte che precede l’avvicinamento alla Terra sarà visibile anche dall’Italia.

«Non ci sono pericoli di impatto con il nostro pianeta perchè la distanza è di tutta sicurezza», osserva l’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope. Ma, aggiunge, sarà un’ottima occasione per osservare da vicino questo asteroide.

Un avvicinamento importante

La Nasa considera quest’asteroide come uno dei migliori bersagli radar dell’anno, ecco perché sono già in programma osservazioni con i telescopi Green Bank e Arecibo. L’Agenzia spaziale americana spiega infatti che il prossimo passaggio ravvicinato di un oggetto con dimensioni simili si verificherà solo nel 2027, con l’asteroide 1999 AN10. Ricordiamo che lo scorso gennaio l’asteroide 2004 BL86 è passato vicino al nostro Pianeta, portando con sé una sorpresa: una luna del diametro di circa 70 metri!

«Sarà un avvicinamento importante – rileva Masi – al momento della minima distanza dalla Terra l’asteroide sarà molto luminoso, avrà magnitudine 10, cioè alla portata di un binocolo e di un piccolo telescopio amatoriale». Purtroppo dall’Italia l’osservazione non sarà facile, in quanto l’oggetto sarà molto basso sull’orizzonte e la visione sarà disturbata dalla luce della Luna che avrà appena superato la fase di piena.

Meglio osservarlo la notte precedente

La notte precedente al massimo avvicinamento, tra il 30 e il 31 ottobre, ci saranno invece condizioni migliori per osservare l’asteroide. In quel momento, spiega l’astrofisico – “la luminosità dell’asteroide sarà di magnitudine 12 ma alla portata di un buon telescopio anche amatoriale del diametro compreso fra 15-20 centimetri». Quando sarà il momento migliore per tentare l’avvistamento? Masi consiglia dopo le 23,00, quando 2015 TB145 sarà tra le stelle della costellazione di Orione. Sempre che la luce ancora molto intensa della Luna lo consenta.

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Kepler ha trovato l’esopianeta più simile alla Terra https://www.datamanager.it/2015/07/kepler-ha-trovato-lesopianeta-piu-simile-alla-terra/ Fri, 24 Jul 2015 12:06:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=81772 Il telescopio Kepler ha scoperto Kepler 452b, l’esopianeta con le caratteristiche più simili alla Terra mai osservato Mentre la NASA è alle prese con i suoi test sulle condizioni che gli astronauti dovranno affrontare durante l’esplorazione dello spazio, il telescopio Kepler continua il suo lavoro di ricerca di pianeti simili al nostro. Ieri l’occhio hitech […]

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Il telescopio Kepler ha scoperto Kepler 452b, l’esopianeta con le caratteristiche più simili alla Terra mai osservato

Mentre la NASA è alle prese con i suoi test sulle condizioni che gli astronauti dovranno affrontare durante l’esplorazione dello spazio, il telescopio Kepler continua il suo lavoro di ricerca di pianeti simili al nostro. Ieri l’occhio hitech dell’agenzia spaziale statunitense ha scoperto un esopianeta ribattezzato Kepler 452b che possiede molte delle condizioni che caratterizzano la Terra.

Kepler 452b, il miglior candidato a ospitare alla vita

Kepler 452b è lontano da noi 1.400 anni luce e ruota attorno ad una stella più vecchia del Sole di circa 1,5 miliardi di anni. La distanza tra i due copri celesti è però la stessa che ci separa dal nostro astro. Inoltre, l’esopianeta ha tutte le caratteristiche affinché ci sia acqua sulla sua superficie e non si esclude che ci sia un qualche tipo di attività vulcanica. Tali condizioni permetterebbero, in teoria, la formazione di forme di vita.

Kepler 452b, che è circa il 60% più grande della Terra e ha un tempo di rivoluzione praticamente identico (385 giorni), appartiene ad una ristretta lista di 12 esopianeti con un diametro inferiore al doppio di quello terrestre e che ruotano intorno a una stella. Questo particolare corpo celeste è però il primo ad essere stato confermato come pianeta. Recentemente la NASA per promuovere il progetto Kepler ha provato ad immaginare lo scenario che un ipotetico viaggiatore dello spazio si troverebbe di fronte su uno di questi esopianeti. Su Kepler-186f, ad esempio, la vegetazione avrebbe molto probabilmente una colorazione rossa mentre su Kepler-16B avremmo una doppia ombra.

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Leap Second è passato, ma non indenne https://www.datamanager.it/2015/07/leap-second-e-passato-ma-non-indenne/ Thu, 02 Jul 2015 08:31:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=79918 A un giorno dall’aggiunta di un secondo agli orologi mondiali atomici si contano i danni, concreti ma non catastrofici Abbiamo imparato a convivere con la paura di un periodico Millennium Bug sin dal 2000. Il leap second, ovvero l’aggiunta di un secondo agli orologi atomici sparsi per il mondo per allineare il tempo misurato al rallentamento […]

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A un giorno dall’aggiunta di un secondo agli orologi mondiali atomici si contano i danni, concreti ma non catastrofici

Abbiamo imparato a convivere con la paura di un periodico Millennium Bug sin dal 2000. Il leap second, ovvero l’aggiunta di un secondo agli orologi atomici sparsi per il mondo per allineare il tempo misurato al rallentamento dell’asse di rotazione terrestre, poteva causare parecchi danni ai nomi più grandi, quelli che per un solo difetto di sistema avrebbero potuto causare un black-out a catena. Eppure internet è continuata a funzionare, così come i cellulari e i principali servizi digitali anche se qualche problemino, in fondo, c’è stato. I più interessati sono stati Apple, gli Amazon Web Services, Pinterest, Instagram e Netflix.

Tanto rumore per nulla, o quasi

Il 30 giugno c’è stato il lancio di Apple Music a cui è collegato lo streaming audio di Beats 1, la radio mondiale gestita dall’azienda acquisita lo scorso anno dalla Mela. Qualche ora dopo lo sbarco in rete pare che la radio abbia sofferto di problemi di stabilità risolti però tempestivamente; allo stesso modo Amazon ha dovuto affrontare un crash dei suoi siti che offrono servizi professionali ad aziende e clienti privati. Pinterest, Instagram e Netflix invece hanno subìto un’interruzione di 40 minuti. Nonostante i tre anni dall’ultimo leap second che aveva causato danni maggiori, a causa di un bug sulla distribuzione Linux usata dai Network Time Protocol che fanno da ponte tra l’ora atomica e la sincronizzazione con i server, anche questa volta internet non è passato indenne dal secondo più odiato dai tecnici. Gli esperti hanno già spiegato che diversi minuti di disservizio sono un danno cospicuo per i grandi nomi dell’hi-tech che ora sperano nell’International Telecommunications Union che ha intenzione di eliminare il secondo di troppo già da novembre.

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