giornalismo – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 11 Jun 2018 14:49:24 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png giornalismo – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Facebook assume giornalisti per un suo canale di news https://www.datamanager.it/2018/06/facebook-assume-giornalisti-per-un-suo-canale-di-news/ Mon, 11 Jun 2018 14:49:24 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149318 Facebook a partire da questa estate lancerà un canale di informazione curato da noti giornalisti sulla piattaforma di streaming Watch Facebook da anni sta cercando di diventare un vero e proprio editore e a piccoli passi ci sta riuscendo. Tutto è iniziato con Instant Articles passando poi per varie iniziative dedicate alla condivisione di news. […]

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Facebook a partire da questa estate lancerà un canale di informazione curato da noti giornalisti sulla piattaforma di streaming Watch

Facebook da anni sta cercando di diventare un vero e proprio editore e a piccoli passi ci sta riuscendo. Tutto è iniziato con Instant Articles passando poi per varie iniziative dedicate alla condivisione di news. Oggi il social network ha dato un’ulteriore accelerata a questa transizione verso il mondo dell’editoria assumendo giornalisti per creare un canale dedicato all’informazione trasmesso sulla piattaforma di streaming Watch, che col passare del tempo diventerà molto più simile a YouTube. Al momento l’iniziativa è limitata agli Stati Uniti ma a breve potrebbe essere estesa anche in altre parti del mondo.

A partire da questa estate personaggi molto conosciuti negli USA come Anderson Cooper della CNN e altri giornalisti di Abc News trasmetteranno in diretta notizie in modo simile ai canali di all news tradizionali. Facebook, che per errore ha reso pubblici 14 milioni di post che avrebbero dovuto essere privati, si occuperà della produzione dei contenuti mentre le singole testate riceveranno una percentuale sui ricavi derivanti dalla raccolta pubblicitaria. Gli obiettivi di questa iniziativa sono principalmente due. Il primo è quello di trattenere gli editori delusi da Instant Articles attraverso la lotta alle fake news e limitando la dispersione degli utenti, che molto spesso traggono le informazioni che gli servono da piattaforme esterne piuttosto variegate. Il secondo è quello di combattere ad armi pari con la concorrenza. Google infatti ha annunciato che lancerà Newcast, un servizio con immagini e video classificate per argomento. L’organizzazione per categorie avviene tramite l’analisi del linguaggio naturale degli utenti. Snapchat invece ha la sua sezione Discovery.

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Google facilita la modalità di abbonamento alle news e investe nel giornalismo di qualità https://www.datamanager.it/2018/03/google-facilita-la-modalita-abbonamento-alle-news-investe-nel-giornalismo-qualita/ Wed, 21 Mar 2018 18:30:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144079 Con “Subscribe with Google” è possibile accedere agli articoli a pagamento di diverse testate online internazionali utilizzando il proprio account Google Google da diverso tempo sta cercando di supportare il mondo dell’editoria nell’ottica della lotta alle fake news e per fornire ai suoi utenti contenuti di qualità. Questa volta l’azienda di Mountain View si è […]

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Con “Subscribe with Google” è possibile accedere agli articoli a pagamento di diverse testate online internazionali utilizzando il proprio account Google

Google da diverso tempo sta cercando di supportare il mondo dell’editoria nell’ottica della lotta alle fake news e per fornire ai suoi utenti contenuti di qualità. Questa volta l’azienda di Mountain View si è concentrata sulla semplificazione delle modalità di abbonamento delle più importanti testate a livello globale. L’iniziativa si chiama “Subscribe with Google” e viene descritta come “il modo più semplice per abbonarsi a un sito di notizie”. L’utente potrà accedere ai contenuti in modalità paywall utilizzando le credenziali del proprio account di Big G, quindi senza dover inserire ulteriori informazioni in fase di registrazione e autenticazione. Il pagamento verrà effettuato tramite la carta di credito già registrata per accedere ai servizi di Google. Non solo, il colosso statunitense farà in modo di dare maggiore visibilità sul proprio motore di ricerca ai contenuti della testata a cui si è abbonati. Tra le aziende che partecipano al progetto “Subscribe with Google” figurano Le Figaro, Le Parisien, Financial Times, New York Times, Washington Post, The Telegraph, La Nación, Corriere della Sera e La Repubblica.

La novità è parte integrante della Google News Initiative, un piano di finanziamento destinato al giornalismo da 300 milioni di dollari suddivisi nei prossimi 3 anni che andrà a inglobare Digital News Initiative. Gli obiettivi di Big G con questa iniziativa sono dare spazio alle news di qualità per combattere la dilagante disinformazione che corre in Rete, fornire strumenti altamente tecnologici al mondo dell’informazione e individuare nuovi modelli di business per sostenere l’editoria oltre alla pubblicità. “Un ottimo motore di ricerca e risultati di YouTube interessanti dipendono da un ecosistema sano di editori che producono ottimi contenuti digitali. Se non crescono gli editori non cresciamo nemmeno noi”, scrive Philipp Schindler, Chief Business Officer di Google, in un post sul blog ufficiale dell’azienda.

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Google News Initiative: costruire un futuro più sostenibile per l’informazione https://www.datamanager.it/2018/03/google-news-initiative-costruire-un-futuro-piu-sostenibile-linformazione/ Wed, 21 Mar 2018 09:38:51 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144087 Le persone si rivolgono a Google per cercare informazioni affidabili che spesso provengono da fonti giornalistiche e da organizzazioni del settore dell’informazione di tutto il mondo. Se la domanda per un giornalismo di qualità cresce, il suo modello di business è messo sotto pressione, proprio quando le testate di tutto il mondo stanno affrontando la […]

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Le persone si rivolgono a Google per cercare informazioni affidabili che spesso provengono da fonti giornalistiche e da organizzazioni del settore dell’informazione di tutto il mondo. Se la domanda per un giornalismo di qualità cresce, il suo modello di business è messo sotto pressione, proprio quando le testate di tutto il mondo stanno affrontando la sfida della transizione verso il digitale.

Si tratta di un tema importante per Google. Dopo tutto, la nostra mission di voler costruire un mondo più informato è strettamente legata al giornalismo e alle organizzazioni del settore dell’informazione di tutto il mondo. La nostra mission condivisa si riflette anche in comuni interessi di business. Un ottimo motore di ricerca e risultati di YouTube interessanti dipendono da un ecosistema sano di editori che producono ottimi contenuti digitali.  Se non crescono gli editori non cresciamo nemmeno noi. Per questo, solo nello scorso anno, abbiamo redistribuito 12,6 miliardi di dollari agli editori e abbiamo portato gratuitamente oltre 10 miliardi di click ogni mese sui loro siti.

Sempre per questo motivo, negli anni, abbiamo collaborato con il settore dell’informazione per supportare l’intera industry ad affrontare le sfide principali. Abbiamo lavorato insieme per lanciare uno strumento open source come l’Accelerated Mobile Pages Project, per migliorare il mobile web. Abbiamo creato Flexible Sampling, per aiutare a scoprire nuovi contenuti su Google, e il Google News Lab, per offrire alle redazioni una formazione specifica e delle partnership editoriali. Infine, abbiamo lanciato la Digital News Initiative, per innovare l’intero settore dell’informazione in Europa.

Abbiamo investito molto tempo ed energie in queste collaborazioni ma la verità è che tutti i  nostri sforzi potrebbero non essere sufficienti. Sta diventando sempre più difficile distinguere cio’ che e’ vero da cio’ che non lo e’ online. I modelli di business per il giornalismo continuano a cambiare drasticamente. L’evoluzione rapida della tecnologia continua a mettere in difficoltà tutte le istituzioni, comprese quelle del settore dell’informazione, che fanno fanno fatica a stare al passo.

Dobbiamo fare di più. Ecco perché oggi lanciamo la Google News Initiative (GNI), ovvero il nostro impegno per aiutare il giornalismo a crescere nell’era digitale. Oggi, il lancio della GNI rappresenta un’importante pietra miliare dell’impegno, che dura da 15 anni, assunto da Google nei confronti dell’industria dell’informazione. La GNI unirà tutto ciò che facciamo in collaborazione con il settore – dai prodotti, alle partnership, ai programmi – per aiutare a costruire un futuro più sostenibile per l’informazione.

L’iniziativa GNI si baserà su questi sforzi e rafforzerà il nostro impegno nei confronti del settore che sta affrontando un periodo di enormi cambiamenti nel modo in cui il giornalismo si fa, si consuma e si paga. La GNI si concentrerà su tre obiettivi:

  • Far emergere e rafforzare il giornalismo di qualita’ sulle nostre piattaforme
  • Abilitare nuovi modelli di business che supportino un giornalismo di qualità
  • Consentire alle organizzazioni del mondo dell’informazione di sfruttare la tecnologia per portare innovazione nelle redazioni

Far emergere e rafforzare il giornalismo di qualità sulle nostre piattaforme

Negli ultimi anni abbiamo collaborato con gli editori per far emergere contenuto accurato e di qualita’, oltre a arginare il flusso di informazioni fuorvianti e la disinformazione.

Sulle nostre piattaforme, ci concentriamo sulla lotta alla disinformazione, specialmente nei momenti di breaking news. I malintenzionati spesso prendono di mira le breaking news sulle piattaforme di Google, aumentando la probabilità che gli utenti siano esposti a contenuti inaccurati. Abbiamo quindi istruito i nostri sistemi a riconoscere questi eventi e ad adeguare i nostri segnali verso contenuti più autorevoli. Anche su YouTube ci sono sfide simili, e anche li stiamo adottando un approccio analogo, evidenziando nella sezione “Top News” solo contenuti pertinenti provenienti da fonti verificate.

Tuttavia stiamo anche lavorando direttamente con le organizzazioni del settore per combattere la disinformazione. Insieme a First Draft oggi presentiamo Disinfo Lab, un’iniziativa per combattere le informazioni fuorvianti e la disinformazione in periodo di elezioni politiche o in caso di breaking news. Non solo. Per aiutare gli utenti a capire cos’è vero e cosa non lo è sul web, abbiamo lavorato insieme al Poynter Institute, della Stanford University e alla Local Media Association per lanciare MediaWise, un progetto dedicato agli Stati Uniti e creato per migliorare la digital media literacy degli utenti più giovani.

Migliorare i modelli di business per supportare un giornalismo di qualità

Negli ultimi 10 anni abbiamo collaborato con le aziende del settore dell’informazione per far crescere i loro ricavi derivanti dalla pubblicita’ online. Abbiamo impiegato le nostre competenze avanzate in ambito machine learning per far emergere automaticamente dei key insight legati alle opportunità di ricavi (generando raccomandazioni del valore superiore a 300 milioni di dollari in ricavi digitali aggiuntivi) e supportato la creazione di esperienze pubblicitarie migliori e più veloci per il web mobile attraverso AMP e il native ads.

Tuttavia, gli utenti sono disposti a pagare per l’informazione digitale, fattore che crea un’opportunità per incrementare ulteriormente i ricavi al di la’ della pubblicita’. Oggi stiamo rendendo disponibile un’idea nata la scorso anno che permette agli editori di diversificare il flusso di ricavi. Siamo felici di presentarvi Subscribe with Google, uno strumento che permette alle persone di iscriversi facilmente a diverse testate, aiutando gli editori a coinvolgere i lettori, sia su Google sia sul web. L’obiettivo che vogliamo raggiungere con Subscribe with Google è quello di facilitare il processo di iscrizione, per far sì che più lettori fruiscano delle notizie realizzate dagli editori, il più velocemente possibile.

Ad ottobre, durante il nostro Partner Leadership Summit,  abbiamo aggiornato gli editori sulle nostre ultime sperimentazioni basate su dati Google, machine learning e l’infrastruttura DoubleClick per trovare nuovi modi per far crescere i loro abbonamenti. Siamo ancora nelle fasi iniziali di test di un segnale di propensione ad abbonarsi (“Propensity to Subscribe”) basato su modelli di machine learning all’interno di DoubleClick che renderanno piu’ semplice per gli editori riconoscere potenziali abbonati e offrire loro l’offerta giusta al momento giusto.

Ovviamente, non tutte le testate hanno a disposizione le risorse per creare un team dedicato alla raccolta, all’analisi e alla comprensione dei dati. News Consumer Insights, la nostra nuova dashboard basata su Google Analytics, aiuterà la aziende del settore dell’informazione di tutte le dimensioni a comprendere e a segmentare il proprio pubblico con una strategia di abbonamenti  in mente. Questo progetto ha fatto sì che il St. Louis Dispatch incrementasse del 150% le visualizzazioni della pagina dedicata alle iscrizioni, e triplicasse  gli acquisti di nuovi abbonamenti digitali mese dopo mese.

Consentire alle organizzazioni del mondo dell’informazione di sfruttare la tecnologia per portare innovazione nelle redazioni

Lavoriamo con le redazioni di tutto il mondo per sviluppare e rendere disponibile tecnologia in grado di migliorare l’efficienza delle redazioni, creando esperienze di storytelling coinvolgenti e proteggere i giornalisti di tutto il mondo da cyber attacchi.

Ad esempio, abbiamo utilizzato il nostro API natural language process per aiutare Hearst Newspapers a smistare, etichettare e categorizzare oltre 3.000 articoli ogni giorno. Abbiamo anche collaborato con il South China Morning Post per creare, tramite l’utilizzo di Google Earth Studio, delle esperienze immersive in VR che mostrano l’evoluzione di Hong Kong nel corso degli anni. Con AMP Stories, ora in versione beta, gli editori possono combinare la velocità di AMP con lo storytelling immersivo dell’open web. Questo è solo l’inizio. Vogliamo continuare a lavorare a stretto contatto con gli editori per consentirgli di sperimentare nuovi modi con cui raggiungere il pubblico e produrre storytelling di grande impatto.

Oggi, inoltre, presentiamo Outline, uno strumento open source di Jigsaw che permette alle organizzazioni di creare i propri server per offrire ai reporter un accesso più sicuro al web. Outline rende piu’ semplice, per le organizzazioni del mondo dell’informazione, creare la propria VPN su un server privato senza aver bisogno di particolari competenze in ambito tecnologico.

Il nostro impegno

Stanzieremo 300 milioni di dollari nei prossimi tre anni per raggiungere questi obiettivi. Stiamo inoltre incrementando il nostro impegno per costruire prodotti in grado di soddisfare i bisogni più impellenti del settore dell’informazione. In passato, lo abbiamo già fatto lavorando fianco a fianco con il settore creando dei gruppi di lavoro sui prodotti, che hanno portato a progetti come AMP e la Digital News Initiative. Espanderemo questo modello a livello globale.

Gli impegni che prendiamo con la Google News Initiative, riflettono il fatto che, per Google, l’informazione è una priorità fondamentale. Sappiamo che si può raggiungere il successo solo se lavoriamo insieme. Non vediamo l’ora di collaborare con l’industria dell’informazione per costruire un futuro più solido per il giornalismo.

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Google sostiene l’editoria con nuovi strumenti https://www.datamanager.it/2017/10/google-sostiene-leditoria-nuovi-strumenti/ Mon, 02 Oct 2017 10:57:23 +0000 http://www.datamanager.it/?p=132032 Google si impegna con gli editori per aiutarli nell’aumentare il numero di abbonamenti Il mondo dell’editoria ha ormai compreso che l’informazione passa innanzitutto dal web e che la pubblicità da sola non basta a sostenere il modello economico di questo settore. Fortunatamente per il mondo delle news, Google ha deciso di tendergli la mano realizzando […]

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Google si impegna con gli editori per aiutarli nell’aumentare il numero di abbonamenti

Il mondo dell’editoria ha ormai compreso che l’informazione passa innanzitutto dal web e che la pubblicità da sola non basta a sostenere il modello economico di questo settore. Fortunatamente per il mondo delle news, Google ha deciso di tendergli la mano realizzando nuovi strumenti che consentiranno alle testate di aumentare il numero di abbonati. “Le persone usano Google per cercare contenuti di qualità e il nostro lavoro è aiutarli a trovarli”, afferma Richard Gingras, direttore della sezione news e social di Big G. Il colosso di Mountain View comunque già da tempo ha allestito diverse iniziative per sostenere il giornalismo per mettere fine a qualche scaramuccia sulla suddivisione dei ricavi pubblicitari.

Google, che è tornato a essere il motore di ricerca predefinito per Siri, ha pensato a due soluzioni per le testate che vorranno aderire al suo progetto. Il primo strumento permette ai giornali a pagamento di presentare una prova gratuita molto simile al paywall. Gli editori potranno scegliere in autonomia quanti articoli rendere visibili a costo zero prima di richiedere l’abbonamento. Google poi offre la possibilità di usufruire di nuovi sistemi di profilazione per individuare il lettore ideale. Big G mette a disposizione il suo sistema di pagamento per facilitare l’operazione di abbonamento e l’accesso completo ai dati degli utenti. Inoltre, all’interno di Google Search e News verranno messi in evidenza gli articoli della testata a cui l’utente è abbonato.

Questa operazione da parte di Google non è ovviamente beneficenza. L’azienda di Mountain View, così come molte realtà del web, è stata accusata di favorire la diffusione di notizie false e bufale. Il sostegno all’editoria permetterà di migliorare l’accesso a un’informazione verificata e autorevole. Anche Facebook, ad esempio, ha introdotto nuovi strumenti per il giornalismo allo stesso scopo.

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Facebook: si avvicinano le news a pagamento https://www.datamanager.it/2017/09/facebook-si-avvicinano-le-news-pagamento/ Thu, 28 Sep 2017 10:16:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=131853 Facebook conferma che l’anno prossimo partiranno i test per accedere a pagamento alle notizie con varie modalità Facebook è diventata tra le fonti primarie da cui gli utenti traggono informazioni e notizie. Lo stesso Google è stato superato dai social network per quanto riguarda questa attività. Lo scandalo fake news ha un po’ minato la […]

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Facebook conferma che l’anno prossimo partiranno i test per accedere a pagamento alle notizie con varie modalità

Facebook è diventata tra le fonti primarie da cui gli utenti traggono informazioni e notizie. Lo stesso Google è stato superato dai social network per quanto riguarda questa attività. Lo scandalo fake news ha un po’ minato la credibilità della piattaforma agli occhi del mondo e per questo da tempo si parla dell’introduzione delle news a pagamento per garantire un’informazione certa e verificata. Ieri durante un incontro a Milano l’azienda di Menlo Park ha confermato che la sperimentazione di questa funzione partirà entro la fine dell’anno.

“Le persone vogliono informazione di qualità e credibile sulla nostra piattaforma”, ha spiegato Alex Hardiman, direttore della sezione news di Facebook ed ex dipendente del New York Times per un decennio. Facebook sta trattando con 10 partner editoriali di grande prestigio in Europa e Stati Uniti per questo progetto. Hardiman ha inoltre confermato che potrebbero essere coinvolte anche realtà italiane. Il social network adotterà il formato Instant Articles e proporrà due modalità di accesso alle notizie. Con il paywall gli utenti potranno leggere un determinato numero di articoli prima di dover sottoscrivere l’abbonamento. La modalità freemium invece consentirà agli editori di decidere cosa proporre gratis e cosa a pagamento. Il flusso di denaro non verrà gestito attraverso Facebook e tutti i ricavi finiranno ai partner, che potranno decidere i prezzi e le modalità per le transazioni.

Le news a pagamento consentiranno a Facebook di ottenere un doppio risultato anche senza un importante ritorno economico. Innanzitutto verrà garantita un’informazione corretta ma soprattutto si metteranno a tacere le lamentele degli editori circa i guadagni a loro corrisposti dal social network. Nel frattempo Facebook desidera ampliare i suoi sforzi nella lotta alle bufale anche in Italia ed è alla ricerca di un partner che verifichi le notizie. Gli articoli certificati avranno accanto al titolo il logo della testa e saranno accompagnati da contenuti correlati che offriranno punti di vista diversi per garantire la pluralità dell’informazione.

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Gli editori abbandonano Instant Articles https://www.datamanager.it/2017/04/gli-editori-abbandonano-instant-articles/ Thu, 13 Apr 2017 16:59:05 +0000 http://www.datamanager.it/?p=123171 Alcuni importanti gruppi editoriali hanno deciso di lasciare la piattaforma di Facebook perché poco remunerativa Facebook nel 2015 ha lanciato Instant Articles, una nuova piattaforma pensata per aiutare gli editori a creare contenuti più attraenti. Tra le funzioni principali del servizio ci sono la possibilità di pubblicare gli articoli direttamente sul social network e una […]

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Alcuni importanti gruppi editoriali hanno deciso di lasciare la piattaforma di Facebook perché poco remunerativa

Facebook nel 2015 ha lanciato Instant Articles, una nuova piattaforma pensata per aiutare gli editori a creare contenuti più attraenti. Tra le funzioni principali del servizio ci sono la possibilità di pubblicare gli articoli direttamente sul social network e una più veloce apertura delle pagine. Col tempo la piattaforma si è evoluta aprendosi a tutti gli editori e diventando disponibile anche su Messenger. A due anni dal lancio di Instant Articles è arrivato il momento di fare un bilancio e sembra che la piattaforma non abbia rispettato le attese dei media.

Diversi grandi gruppi editoriali avrebbero deciso di abbandonare Instant Articles e il motivo è molto semplice, i guadagni sono inferiori alla condivisione classica. Tra i grandi quotidiani delusi c’è anche il New York Times, che è stato tra i primi sostenitori del servizio. La testata USA ha condotto alcuni test e ha scoperto che i lettori che visitano il suo sito ufficiale sono più invogliati ad abbonarsi rispetto a quelli che accedono agli articoli direttamente da Facebook. Anche altre grandi realtà come Hearst (Cosmopolitan, Esquire), Forbes e Quartz sembrano intenzionate a lasciare la piattaforma mentre Codé Nast (Vogue, GQ, Vanity Fair, Ars Tecnhica) vorrebbe seguire l’esempio ma solo per valorizzare i suoi canali rispetto ai social network.

Il NYT così come le altre testate si riservano comunque il diritto di ritornare a pubblicare tramite Instant Articles e Facebook si è quindi subito messa al lavoro per accontentare le loro richieste. L’azienda di Menlo Park non è tanto indirizzata ad aumentare le quote per il “pay per click” quanto ad aggiungere nuove funzioni come bottoni per iscriversi alle newsletter o per mettere “like” alle pagine delle testate. Facebook starebbe valutando anche abbonamenti gratuiti di prova e annunci pubblicitari per invogliare il download delle app ufficiali dei quotidiani.

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Facebook lancia il Journalism Project https://www.datamanager.it/2017/01/facebook-lancia-journalism-project/ Thu, 12 Jan 2017 09:25:35 +0000 http://www.datamanager.it/?p=117016 Lo scopo è di aiutare le testate a sfruttare meglio la piattaforma di condivisione, supportando allo stesso tempo l’analisi delle bufale Zuckerberg in passato ha detto che Facebook non è una media agency. L’affermazione è stata da più parti contestata e probabilmente lo stesso Zuck non ne è così convinto. L’ultima mossa infatti attesta ancora di più […]

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Lo scopo è di aiutare le testate a sfruttare meglio la piattaforma di condivisione, supportando allo stesso tempo l’analisi delle bufale

Zuckerberg in passato ha detto che Facebook non è una media agency. L’affermazione è stata da più parti contestata e probabilmente lo stesso Zuck non ne è così convinto. L’ultima mossa infatti attesta ancora di più il ruolo della piattaforma all’interno dell’industria culturale globale, con la comprensione che sempre più dei mezzi classici, Facebook è diventato luogo primario di raccolta informativa, non solo da parte dell’utente medio. Nella giornata di ieri il team americano ha presentato Journalis Project, una serie di azioni che consentiranno all’azienda di supportare il lavoro dei giornalisti in rete e, allo stesso tempo, l’analisi di quali notizie sono false, dunque da evitare.

Come funziona

L’iniziativa si basa su tre pilastri fondamentali. Il primo guarda alla collaborazione con gli editori per la creazione di nuove modalità di pubblicazione dei contenuti. Il punto di partenza è Instant Articles, una delle modalità con cui le testate potrebbero guadagnare dalle condivisioni sul social. Il secondo è la formazione, ovvero Facebook fornirà ai professionisti una serie di strumenti per migliorare la diffusione degli articoli sul web. C’è già una partnership con Poynter, la più importante scuola di giornalismo americana per la definizione di un corso certificato. L’ultimo punto riguarda l’educazione degli utenti e la scelta di notizie che siano reali a scapito di quelle fake. Non è chiaro in che modo verrà seguito tale scopo ma oltre all’intelligenza degli algoritmi servirà anche un bel po’ di destrezza personale.

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Google Posts: Big G testa il suo Instant Articles https://www.datamanager.it/2016/05/google-posts-big-g-testa-suo-instant-articles/ Thu, 05 May 2016 14:56:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=100710 Google Posts è una piattaforma che permette di pubblicare testi e contenuti multimediali direttamente sul motore di ricerca Quando Facebook ha annunciato il lancio di Instant Articles, il settore delle news online è cambiato per sempre. La piattaforma consente di caricare articoli comprensivi di contenuti multimediali direttamente all’interno del social network, cosa che velocizza il […]

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Google Posts è una piattaforma che permette di pubblicare testi e contenuti multimediali direttamente sul motore di ricerca

Quando Facebook ha annunciato il lancio di Instant Articles, il settore delle news online è cambiato per sempre. La piattaforma consente di caricare articoli comprensivi di contenuti multimediali direttamente all’interno del social network, cosa che velocizza il loro caricamento e aumenta il tempo di permanenza degli utenti. Ora che Instant Articles è stato esteso a tutto il mondo dell’editoria pare che Google voglia riprendersi il primato dell’informazione online con Google Posts.

La piattaforma di Mountain View, che ha stretto un patto con Fca per lo sviluppo delle self driving car, nasce come strumento di informazione elettorale. I candidati alle primarie statunitensi potevano utilizzare il servizio per caricare un documento testuale di al massimo 14mila caratteri, corredato di foto e video, per consentire agli elettori di avere un accesso facilitato al proprio programma. Come rivela il Wall Street Journal, ora l’esperimento di Google Posts è stato esteso ad aziende locali, che possono pubblicare i propri contenuti editoriali direttamente dentro il motore di ricerca.

“Utenti verificati e organizzazioni ora possono comunicare con testi, immagini e video direttamente su Google. Creare contenuti è semplice e veloce. Una volta pubblicati, i post appariranno direttamente tra i risultati di ricerca relativi a chi li ha realizzati. Ogni post potrà poi essere condiviso sui social network più popolari”, si legge sul sito di Google Posts.

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Google investe nell’editoria e lancia AMP https://www.datamanager.it/2016/02/google-investe-nelleditoria-lancia-amp/ Thu, 25 Feb 2016 13:17:26 +0000 http://www.datamanager.it/?p=95467 Google lancia una nuova tecnologia per migliorare la lettura su mobile delle news e investe 27 milioni di euro in progetti editoriali Google investe nell’editoria e in progetti per facilitare la lettura di news online su mobile. In occasione della Sciences Po di Parigi, il CEO di Mountain View, Sundar Pichai, ha annunciato il lancio di Accelerated […]

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Google lancia una nuova tecnologia per migliorare la lettura su mobile delle news e investe 27 milioni di euro in progetti editoriali

Google investe nell’editoria e in progetti per facilitare la lettura di news online su mobile. In occasione della Sciences Po di Parigi, il CEO di Mountain View, Sundar Pichai, ha annunciato il lancio di Accelerated Mobile Pages Project, un progetto per velocizzare l’apertura delle pagine su smartphone e tablet tramite AMP HTML. Allo sviluppo di questa piattaforma partecipano centinaia di editori di tutto il mondo (anche italiani), aziende tecnologiche e nel settore dell’advertising online.

“Da oggi le Accelerated Mobile Pages (AMP) cominceranno a comparire nella Search da mobile. – ha detto Pinchai – In questo modo gli utenti troveranno più facilmente e più rapidamente i contenuti di news sviluppati in AMP”. Gli articoli che sfruttano questa tecnologia si aprono 4 volte più rapidamente rispetto alle news tradizionali e riducono di 10 volte il consumo di dati. Inoltre, le aziende che utilizzano AMP saranno premiate con le prime posizioni all’interno di Google News. “Oggi editori e piattaforme di 6 Paesi europei celebrano con noi questa novità così come i miglioramenti nelle caratteristiche del prodotto legate alla pubblicità, gli analytics e i paywall”, ha aggiunto Pichai.

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Il CEO di Google, che vuole introdurre lo standard RCS in MMS e SMS, ha anche annunciato la prima tranche di finanziamenti della Digital News Initiative. Big G corrisponderà 27 milioni di euro a 128 organizzazioni di 23 Paesi europei che realizzeranno progetti nel mondo dell’editoria. In totale Google investirà nel giornalismo del Vecchio Continente 150 milioni di euro in 3 anni.

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World Press Freedom 2015: ecco gli stati nemici di internet https://www.datamanager.it/2015/11/world-press-freedom-2015-ecco-gli-stati-nemici-di-internet/ Mon, 30 Nov 2015 11:18:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=89925 Anche quest’anno l’associazione Reporters Without Borders ha stilato la classifica delle nazioni dove il web è più libero. L’Italia cala vertiginosamente Si fa tanto parlare di censura della rete, libertà di parola e social media. I paesi più spesso citati in questo caso sono gli stessi: Turchia, Nord Corea, Egitto, Arabia Saudita. Ma i restanti? […]

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Anche quest’anno l’associazione Reporters Without Borders ha stilato la classifica delle nazioni dove il web è più libero. L’Italia cala vertiginosamente

Si fa tanto parlare di censura della rete, libertà di parola e social media. I paesi più spesso citati in questo caso sono gli stessi: Turchia, Nord Corea, Egitto, Arabia Saudita. Ma i restanti? A dire il vero la democratizzazione della rete non se la passa bene in tanti altri posti, e anche in Italia perde posizioni. Non c’entra molto la lotta al terrorismo; qui si parla di rendere indisponibili intere piattaforme, come Facebook e Twitter, e non di tracciare gli utenti a scopo di indagine o sicurezza nazionale.

I numeri

Nel 2015 Reporters Without Borders riporta i cinque paesi “nemici” della rete, ovvero gli ultimi nella classifica del World Press Freedom Index 2015, non necessariamente quelli più conosciuti a livello mediatico. Come si legge dal documento, si tratta di Cina, Siria, Turkmenistan, Korea ed Eritrea. Fuori ad esempio la Turchia che, rispetto allo scorso anno, guadagna pure posizioni, dentro invece la Cina che nel 2014 era di poco sopra la top five degli stati più attenti a censurare internet. E l’Italia? Un anno a dir poco deludente per il nostro paese che passa dalla posizione 49 in quanto a libertà della rete alla numero 73, con un punteggio di “abuso” degli organi media di 43,31; si tratta dello score che indica la violenza e il linguaggio utilizzato contro giornalisti e altri sistemi di informazione durante l’anno, spesso a seguito di notizie considerate poco edificanti per politici e personaggi pubblici.

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