Pierluigi Bersani – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Sun, 07 Oct 2018 16:41:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Pierluigi Bersani – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Le strade senza uscita di #DirezionePD https://www.datamanager.it/news/le-strade-senza-uscita-di-direzionepd-45073.html Mon, 27 May 2013 10:37:05 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/le-strade-senza-uscita-di-direzionepd/ Periodicamente quando il Partito Democratico attraversa qualche momento di cruciale, esplode su Twitter l'enigmatico hashtag #direzionePD, che in questo periodo rappresenta alla perfezione il senso di smarrimento della Sinistra italiana

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Periodicamente quando il Partito Democratico attraversa qualche momento di cruciale, esplode su Twitter l’enigmatico hashtag #direzionePD, che in questo periodo rappresenta alla perfezione il senso di smarrimento della Sinistra italiana

Si sa, al Social Media Expert italico piace da impazzire giocare sulle assonanze, gli ossimori, le sinestesie, ecc… si sa, al Social Media Expert italico piace da impazzire rendere omaggio a semiologia, semantica, semiotica, ecc… così, solo per darsi quel tocco da bohémien evoluto sospeso tra Baudelaire e Umberto Eco.

Un hashtag come #direzionePD è da intendersi pertanto come un “arguto” tentativo da un lato di “raccontare i lavori degli apparati” della Direzione del Partito Democratico, dall’altro come una sorta di invito a “intraprendere la retta via” del Partito Democratico.

Nello scenario di acuta incertezza politica succeduto alle ultime elezioni, la riesumazione di questo hashtag è apparsa ai più altamente problematica.

Innanzitutto ha raccontato un Partito incapace di rinnovarsi di fronte alle istanze di “democrazia liquida” del Movimento Cinque Stelle. Tant’è che da più parti si ricomincia a guardare a Matteo Renzi. L’effetto avvertito dai più è stato quello di un Partito che si rinchiude nei propri luoghi di potere a leccarsi le ferite.

D’altro canto è emersa anche la debolezza della proposta politica di Pierluigi Bersani, che piuttosto che indicare chiaramente la via per uscire dall’empasse istituzionale propone una sorta di diagramma di flusso.

Gli otto punti di Bersani sono stati declinati in ogni genere di modalità digitale dal tweet all’infografica:

1. Fuori dalla gabbia dell’austerità.

2. Misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro.

3. Riforma della politica e della vita pubblica.

4. Voltare pagina sulla giustizia e sull’equità.

5. Legge sui conflitti di interesse, sull’incandidabilità, l’ineleggibilità e sui doppi incarichi.

6. Economia verde e sviluppo sostenibile.

7. Diritti.

8. Istruzione e ricerca.

Della premiata serie dire tutto e dire niente.

Ne parlavo su Twitter qualche giorno addietro con Massimo “Supernauta” Metrangolo: il Partito Democratico sembra non avere la minima intenzione di dotarsi di una “Unique Selling Proposition” (USP), a differenza di Movimento Cinque Stelle e PDL, che sviluppano tutta la propria comunicazione attorno a questo principio.

La USP è un concetto molto vecchio, elaborato nella prima metà del secolo scorso da Rosser Reeves in ambito di comunicazione pubblicitaria. In sostanza è riassumibile:

1. Ogni campagna pubblicitaria deve proporre “un” beneficio per il consumatore.

2. Questo deve esser tale che la concorrenza non può offrirlo.

3. Il beneficio deve essere così forte da poter spingere milioni di consumatori all’acquisto.

Per intenderci, la USP durante la campagna elettorale del Movimento Cinque Stelle era “Tutti a Casa” e quella del PDL era “Vi rimborsiamo l’IMU“. Concetti semplici, chiari e di forte presa verso il proprio bacino elettorale di riferimento.

Bisogna ammettere che ormai le categorie del marketing spiegano meglio i fenomeni politici delle scienze politiche. Il cittadino elettore e il cittadino consumatore sono esattamente la medesima persona. Peraltro, quando si utilizzano per comunicare con questo soggetto politico/economico i medesimi media, con cui vengono veicolati messaggi commerciali (ivi inclusi i social media), ridicolo pensare che si attivino neuroni differenti.

Ancora oggi, nonostante i reiterati contatti con il Movimento Cinque Stelle, un punto di contatto appare lontano… E forse Matteo Renzi, che di comunicazione ne capisce qualcosa, ben dice quando richiama il Partito a cercare un punto di contatto sull’abolizione del finanziamento Pubblico ai Partiti.

Qualcosa di molto più concreto ed edibile di “riforma della politica e della vita pubblica“.

>> Vedi tutti gli altri articoli della rubrica “Cinguettii” a cura di Giovanni Scrofani

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Pierluigi Bersani e la parabola del formaggino https://www.datamanager.it/news/pierluigi-bersani-e-la-parabola-del-formaggino-44661.html Mon, 27 May 2013 10:36:14 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/pierluigi-bersani-e-la-parabola-del-formaggino/ I Social Network non spostano voti. E’ vero, eppure leggendo proprio i Social Network si possono comprendere meglio i processi di creazione del “senso comune”, per calibrare meglio la propria comunicazione. Una lezione che evidentemente Pierluigi Bersani e il suo staff non hanno ben compreso

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I Social Network non spostano voti. E’ vero, eppure leggendo proprio i Social Network si possono comprendere meglio i processi di creazione del “senso comune”, per calibrare meglio la propria comunicazione. Una lezione che evidentemente Pierluigi Bersani e il suo staff non hanno ben compreso.

Pierluigi Bersani è riuscito in un’operazione in precedenza riuscita solo ad Achille Occhetto: vaporizzare in pochi mesi oltre quindici punti di vantaggio percentuale.

Questa volta però il boom anti-televisivo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo impedisce le solite auto-assolutorie analisi sullo strapotere mediatico di Silvio Berlusconi.

E’ vero che Silvio Berlusconi ha vinto grazie alla propria capacità di utilizzare in modo pervasivo la televisione, ma è altrettanto vero che Beppe Grillo ha stravinto infischiandosene del tubo catodico e puntando tutto su engagement dal vivo e comunicazione digitale.

Per far meglio comprendere l’errore di Pierluigi Bersani mi tocca però raccontarvi la “Parabola del Formaggino”.

Pochi anni addietro la ACME, multinazionale dell’agroalimentare, decise di investire sul social media marketing per rendere popolare un proprio prodotto: un formaggino di soia.

La multinazionale era molto ben piazzata e il proprio formaggino di soia veniva già venduto in parecchi paesi trovando grande apprezzamento presso gli intolleranti ai latticini e i vegani integralisti.

La FUFFANET, l’agenzia di comunicazione della ACME, fece la migliore campagna social di tutti i tempi:

• Pagine Facebook con milioni di like, dove si svolgeva un bel dialogo coi clienti.

• Account Twitter robusti, che sparavano link come missili notte e giorno.

• Engagement dal vivo con check-in di Foursquare con cui vincere ricchi premi e cotillon.

• Contest fotografici via Instagram.

• Blog bello e performante.

Peccato che dopo un anno di campagna social, la ACME non vendette neppure un formaggino in più dell’anno precedente e rescisse il contratto con la FUFFANET, riducendo per sempre a zero i propri investimenti nel digitale.

Questa storiella, narratami da una superstar della programmazione qualche tempo addietro, racconta un classico cortocircuito, che si verifica nella comunicazione del digitale: ACME chiedeva (male) una cosa e FUFFANET ha elargito (bene) qualcosa che ad ACME non serviva.

La campagna di FUFFANET, come l’ho sopra sommariamente descritta, era concentrata su un solo obiettivo: fidelizzare il cliente. La campagna consolidava il rapporto tra ACME da un lato e intolleranti ai latticini e vegani integralisti dall’altro. Peccato che ACME volesse estendere il proprio mercato fuori dalle due comunità succitate.

Andava fatto tutto un altro lavoro: non gettarsi a corpo morto a “spingere” il prodotto sui canali social, ma prima studiare le esigenze delle nicchie di mercato su cui ci si voleva espandere, offrendo campagne mirate.

FUFFANET aveva fatto un buon lavoro, ma aveva fatto metà del lavoro.

Questa storiella è applicabile, mutatis mutandi, alla strategia di comunicazione del Partito Democratico.

Quando esaminai gli umori della base del Partito Democratico espressi su Twitter ai tempi delle Primarie, emersero con chiarezza una serie di fattori:

• la comunicazione di Pierluigi Bersani appariva rigida e stanca;

• Matteo Renzi stava dimostrando una capacità di crescita e di presa su elettorati non organici al PD molto forti;

• Nichi Vendola poteva beneficiare di una buona base di militanti molto organizzati.

I follower su Twitter non si traducono in voti (specie in processi molto particolari e chiusi come le Primarie), ma forniscono importanti “sensibilità” su cosa bolle in pentola.

Forse invece di dedicarsi ai toni da assedio rabbioso della war room che evocavano gli Spartani di 300, il PD avrebbe dovuto ripartire proprio da una maggiore inclusione di Matteo Renzi e Nichi Vendola nella propria comunicazione politica. Ovviamente ciò avrebbe comportato una serie di nodi da sciogliere, come quello del ricambio generazionale, ma è l’unica strada da intraprendere se il partito vuole uscire dal proprio “mercato di nicchia”. Il PD a livello di comunicazione, invece, ha giocato talmente tanto in difesa da chiudersi completamente nella propria nicchia.

Il nostro è un Paese di blocchi sociali rigidi, inutile continuare a spingere formaggini di soia agli intolleranti al latte.

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Le Primarie di #1csx2 e il format Televisivo Cinguettante https://www.datamanager.it/news/le-primarie-di-1csx2-e-il-format-televisivo-cinguettante-42531.html Mon, 27 May 2013 10:31:48 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/le-primarie-di-1csx2-e-il-format-televisivo-cinguettante/ Mercoledì sera si è svolto su RAI Uno il confronto televisivo tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi, i due candidati leader emersi dal primo turno delle primarie del Centrosinistra. Analizziamo la diretta cinguettante svoltasi sotto l'hashtag #1csx2

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Mercoledì sera si è svolto su RAI Uno il confronto televisivo tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi, i due candidati leader emersi dal primo turno delle primarie del Centrosinistra. Analizziamo la diretta cinguettante svoltasi sotto l’hashtag #1csx2

Illustri Manager Digitali il 28 novembre, i cinguettii su Twitter sono stati dominati dal tanto atteso confronto televisivo tra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi ospitato dall’ammiraglia di Casa RAI.

Dopo domenica 25 si attendeva con trepidazione lo scontro diretto tra i due sfidanti, chiedendosi se ci sarebbero state le scintille salottiere alla Porta a Porta, la riproposizione del format pop alla X-Factor utilizzato da Sky alla prima tornata delle primarie, o qualche soporifera Tribuna Elettorale da Prima Repubblica.

Ma si sa ormai la televisione è strettamente integrata coi social network, specie con Twitter, così gli staff dei due sfidanti hanno creato molto engagement sul social network cinguettante.

La comunicazione più performante (almeno sui social) è stata quella di Matteo Renzi, che ha visto, dopo il primo turno delle Primarie, i propri follower incrementarsi in misura dei 2.000-5.000 giornalieri, mentre Pierluigi Bersani (a parte domenica in cui è cresciuto di 1.500 unità) ha registrato il consueto trend di 200 nuovi follower giornalieri.

 

 

 

Il confronto ha destato notevole interesse su Twitter ed ha sviluppato un volume di conversazioni notevole, ma non massivo come quello del primo round televisivo svoltosi su SKY con Tabacci, Puppato e Vendola.

Gli hashtag maggiormente utilizzati sono stati #csxrai e soprattutto il calcistico #1csx2, il quale ha registrato oltre 50.000 tweet nell’arco delle due ore di trasmissione.

 

 

L’analisi della cloud dei termini maggiormente utilizzati con l’hashtag #1csx2 rivela come siano particolarmente presenti anche parole in lingua inglese, evidenziando come il dibattito abbia destato interesse anche oltre i confini nazionali.

 

Sul piano della comunicazione gestuale dei due candidati penso che abbia detto tutto Alessandro Gilioli con “Il ‘vecchio’ e il ‘paraculo’“, evidenziando l’abisso antropologico che separava i candidati: da un lato il composto look “Giacca Marrone” di Bersani, dall’altro l’esagitato look “Smanicato” di Renzi… Sortivano un po’ l’effetto televendita.

La comunicazione (come vedremo) è stata molto serrata con botta/risposta di due minuti che si sono ben prestati al commento via Tweet. Al riguardo segnalo un aspetto positivo: l’account di PDNetwork, che come avevamo segnalato ne “Le Primarie al tempo di Twitter” sembrava ridotto a una sorta di organo di stampa pro-Bersani si è “aperto” ed ha proceduto a retwittare gli account ufficiali di entrambi i candidati.

Questi i tweet su cui si sono concentrati retweet e preferiti:

Oscar Giannetto (‏@O_Giannetto): In realtà il momento che tutti aspettiamo nel confronto/scontro di stasera è Bersani che dice a Renzi: “Sono tuo padre”. #1csX2 #CStarwars

Marco Salvati (‏@marcosalvati): Comunque il confronto l’ha vinto l’unica persona davvero di sinistra. La conduttrice. #1csx2

Giulia Innocenzi (@giuliainnocenzi): Quoto #Maggioni: grazie @pbersani @matteorenzi che ci avete fatto sentire in un paese normale #1csx2. Speriamo sensazione non duri poco

Anna Masera (‏@annamasera): Maggioni a Renzi e Bersani: “Grazie per avermi fatto sentire cittadina di un Paese normale” Si è concluso #1csx2

Matteo Renzi (‏@matteorenzi): “Oggi il vero rischio è non cambiare: l’Italia non si può accontentare delle solite ricette degli ultimi vent’anni” (staff) #csxrai #1csx2

don din dan (@dondindan):  Nessuno ha chiesto scusa a Berlinguer. Tocca di nuovo a me portare un fiore sulla sua tomba. Ingrati. #1csx2

Franco Bechis (‏@FrancoBechis): #1csx2 E’ finita quasi a trallucci e vino. Vittoria ai punti di Renzi. Il ring lo ha favorito. Ma non ho capito nulla di quel che farà^fb

Giovanni Scrofani (‏@Jovanz74): Bersani si conferma l’uomo più pio d’Italia dopo Vendola. #1csx2 #csxrai

Giulia Innocenzi ‏(@giuliainnocenzi): Applauso a @Pdnetwork che ritwitta @matteorenzi e @pbersani in estrema par condicio #1csx2

A mio avviso l’articolo di commento che meglio ha colto l’evoluzione del format del dibattito politico generato dall’integrazione tra Televisione e Social Network è “TV Democracy” di Fabio Chiusi, che analizza le pecche del modello di dibattito sempre più strutturato su domanda/risposta in 2 minuti. Mi permetto di aggiungere che sembra di assistere ad una versione allucinata della riproposizione in ambito televisivo dei tweet.

In pratica si sta replicando in ambito televisivo il modello di comunicazione sincopata dei tweet in cui i concetti politici si riducono a slogan in 140 battute. Il format Televisivo Cinguettante coi suoi concetti stringati espressi in poche battute è strutturato proprio per essere immediatamente tradotto in tweet.

Mi chiedo soltanto l’utilità finale di un simile format, che magari creerà tanto buzz, ma se fruito senza Twitter, restituisce una comunicazione povera e scarna.

Bada bene: rispetto al tristissimo passaggio dei candidati leader di Centrodestra, cui Maurizio Lupi notificava  a Porta a Porta che Silvio Berlusconi non permetteva di svolgere le Primarie, #1CSX2 è sembrata una fulgida pagina di democrazia e informazione.

Ma si sa illustri Manager Digitali il dibattito pubblico in Italia è anche questo.

>> Vedi tutti gli altri articoli della rubrica “Cinguettii” a cura di Giovanni Scrofani

 

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Le Primarie al tempo di Twitter https://www.datamanager.it/news/comunicazione/le-primarie-al-tempo-di-twitter Mon, 27 May 2013 10:23:56 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/le-primarie-al-tempo-di-twitter/ Da mesi tengono banco su Twitter le Primarie del Partito Democratico. Una partita a tre tra Pierluigi Bersani, Matteo Renzi e Nichi Vendola senza esclusione di colpi. Divertiamoci a esplorare come la comunicazione digitale stravolge (almeno apparentemente) i rapporti di forza.

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Da mesi tengono banco su Twitter le Primarie del Partito Democratico. Una partita a tre tra Pierluigi Bersani, Matteo Renzi e Nichi Vendola senza esclusione di colpi. Divertiamoci a esplorare come la comunicazione digitale stravolge (almeno apparentemente) i rapporti di forza.

Illustri Manager Digitali, come ben sapete su Twitter imperversa ormai da settimane il dibattito sulle Primarie del Partito Democratico…

I tre principali candidati Matteo Renzi (@matteorenzi), Pierluigi Bersani (@PBersani) e Nichi Vendola (@NichiVendola) se le danno di santa ragione quasi nella versione digitalizzata di uno sport estremo stile Rollerball…

Della premiata serie chi rimane in piedi all’ultimo round vince.

Ma cerchiamo di esaminare esattamente cosa sta accadendo…

La comunicazione su Twitter di Matteo Renzi

Fondamentalmente Renzi dialoga con pochi soggetti selezionati: Pierluigi Bersani e Nichi Vendola e Jovanotti… Nonostante subisca quotidianamente parecchie provocazioni tira dritto, senza peraltro rispondere neppure ai sostenitori.

Le foto postate da Renzi via Twitter sembrano quelle di una rockstar, sospese tra foto di adunate oceaniche (quanto piace ai leader italiani il rapporto leader/massa) e quelle del backstage del proprio camper (mancano solo roadie e groupie e il quadretto è perfetto). Quando poi arriva a presentare la propria squadra di tre giovani donne, sceglie una foto che trasmette un effetto molto alla Sex & the City.

La sensazione finale è un po’ quella della Twitstar che parla solo coi propri pari e che pare divertirsi un casino.

Tuttavia va notato un efficace utilizzo dell’hashtag #Adesso adottato da Renzi e dal suo staff. Sotto questa etichetta vengono presentati gli eventi, gli articoli, le punzecchiature agli avversari e le risorse informatiche messe a disposizione dei sostenitori.

A latere è stato anche aperto un account @AdessoPartecipo che dialoga attivamente con la base del PD, sforzandosi di rispondere garbatamente ai detrattori. Un buon esperimento.

La comunicazione su Twitter di Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersani è un fulgido esempio di Simulacro Digitale. Non si cura neppure di fornire un barlume di verosimiglianza. Pubblica imperterrito i propri tweet come micro comunicati stampa in 140 caratteri. Anche quelle che apparentemente sembrano sperimentazioni linguistiche altro non sono che la pedissequa riproposizione del parlato di Bersani. Le stilettate verso gli avversari sono sempre lanciate senza neppure nominarli: della serie devo occuparmi di cose serie, sono un uomo concreto.

L’utilizzo delle foto presenta le solite adunate oceaniche, ma è molto più concentrato sul corpo del leader, ritratto ieratico in ogni posa possibile, ivi inclusa l’immagine da socialismo reale stile Caro Leader con in braccio piccola Pioniera della Rivoluzione… Molto intelligente invece l’utilizzo dell’immagine della sua infanzia, che con un effetto “Amarcord” riesce anche a parlare del ruolo avuto dal vecchio PCI e dalle sue successive incarnazioni nella creazione di una classe dirigente basata sul merito.

L’utilizzo degli hashtag invece è legato alle contingenze del giorno, un po’ inseguendo i temi di tendenza o gli eventi in programmazione con esiti più o meno performanti.

E’ un po’ sconcertante invece l’utilizzo degli account @pdnetwork (l’organo ufficiale del PD su Twitter) e @YouDem (la TV ufficiale del PD), ridotti a organo di propaganda pro-Bersani. Sarebbe stato più elegante aprire un account proprio considerate le divisioni interne col “Rottamatore”.

La comunicazione su Twitter di Nichi Vendola

La comunicazione di Nichi Vendola è assai simile a quella di Pierluigi Bersani: piccoli slogan e comunicati stampa in 140 caratteri in cui i soli account menzionati sono quelli di propri compagni di partito e collaboratori.

Nelle foto si fa anche qui ampio ricorso alle immagini di oceaniche masse di sostenitori adoranti. Tuttavia va evidenziato come Nichi Vendola si sta spingendo sempre più verso l’utilizzo del meme (i tormentoni digitali). Da un lato ha modificato il proprio avatar rendendolo un’immagine virale, dall’altro ha lanciato l’hashtag #oppureVendola e il relativo meme, per consentire alla base dei sostenitori di creare contenuti dal basso… Diciamo che per ora a parte Vendola e il suo staff ha scatenato soltanto l’allegra congrega di Burloni Cinguettanti che imperversa sui temi di tendenza.

Personalmente, essendo un appassionato della Cultura dei Meme, per ora il risultato mi lascia poco soddisfatto. Però va certamente lodato l’esperimento.

Piazzamenti digitali

Ma alla fine della fiera di chi è la comunicazione più performante?

A consultare sommariamente i dati pare essere quella di Matteo Renzi. Considerati tutti i commenti negativi che leggo su twitter quotidianamente su Twitter mi sembra incredibile, ma si sa che in Italia il lurker è l’elettore medio.

Utilizziamo l’ottimo Twitter Counter per analizzare la crescita di follower dei tre candidati:

In pratica mentre Pierluigi Bersani e Nichi Vendola crescono al consueto ritmo di 200/300 follower al giorno Matteo Renzi cresce al ritmo di 800/1000 follower giornalieri, sembra essere quello che ha maggiormente beneficiato dell’effetto Primarie.

Se poi analizziamo i follower dei tre candidati con l’ottimo Faker esce un dato ancor più sorprendente…

Faker è uno strumento che analizza i metadati dei follower di un account twitter per dividerli in tre categorie:

* FAKE: in pratica i finti account o socialbot generati artificialmente, che rappresentano ormai una piaga endemica di Twitter, tanto da spingere la società alla ricerca di soluzioni drastiche. Per via della loro programmazione tendono a seguire personaggi popolari, pertanto è facile rinvenirli presso account di politici, anche se questi ultimi non li hanno comprati da servizi come SEOclerks.

*INACTIVE: sostanzialmente account inattivi o utilizzati sporadicamente da puri lurker.

* GOOD: account utilizzati più o meno regolarmente da utenti reali.

Di seguito una piccola tabella riassuntiva dei risultati:

Matteo Renzi

follower

  166.157 

FAKE

24%

           39.878

INATTIVO

45%

           74.771

GOOD

31%

           51.509

 

 

 

Pierluigi Bersani

follower

  138.959 

FAKE

34%

           47.246

INATTIVO

38%

           52.804

GOOD

28%

           38.909

 

 

 

Nichi Vendola

follower

  228.325 

FAKE

41%

           93.613

INATTIVO

37%

           84.480

GOOD

22%

           50.232

 

In pratica Matteo Renzi nell’ultimo mese e mezzo non solo ha superato in termini assoluti Pierluigi Bersani, ma ha anche sorpassato Nichi Vendola sul piano dell’utenza attiva.

Insomma, almeno su Twitter, il modello della Twitstar supera quello del Simulacro Digitale e del Meme.

Adesso è da vedere come si trasformeranno in voti.

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Se non sappiamo contare neppure l’Aspirina… https://www.datamanager.it/rivista/se-non-sappiamo-contare-neppure-l-aspirina-46880.html Mon, 20 May 2013 10:41:16 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/05/se-non-sappiamo-contare-neppure-laspirina/ Non si parla di corda in casa dell’impiccato. Tuttavia, di fronte al prolungarsi della serie dei numeri in rosso del settore ICT, numeri che indicano che il consumo “reale” cresce, ma a una velocità inferiore a quella con cui calano i prezzi, ci si può chiedere: «Perché la domanda dovrebbe crescere»? Se le grandi imprese […]

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Sandro Frigerio, GrandangoloNon si parla di corda in casa dell’impiccato. Tuttavia, di fronte al prolungarsi della serie dei numeri in rosso del settore ICT, numeri che indicano che il consumo “reale” cresce, ma a una velocità inferiore a quella con cui calano i prezzi, ci si può chiedere: «Perché la domanda dovrebbe crescere»? Se le grandi imprese italiane – dove è maggiormente concentrata l’innovazione e la capacità di marketing – contano sempre meno nel mondo, chi dovrebbe investire?  Molte delle aspettative si sono indirizzate verso il settore pubblico, più per spingere i comportamenti dei privati che per incrementare la dotazione tecnologica, ma siamo sicuri che sia stata presa la giusta direzione? Le pressioni delle lobby per aumentare la domanda digitale rischiano di partorire i classici topolini ciechi, puntando l’attenzione sulla inutile pagliuzza al posto della trave fondamentale. Gli esempi non mancano. Della Pec non si sa ancora bene che cosa fare, del Cud digitale per i pensionati sono state riempite pagine di giornali. Le iscrizioni online a scuola, dopo i primi giorni di overflow dei server, alla fine sono andate bene (due terzi l’hanno fatta da casa o dall’ufficio), ma ci hanno guadagnato più le segreterie delle scuole – che in fondo sono pagate per quello – che gli utenti. Dove sta il vantaggio? Al MIUR, il ministro Profumo (dimissionario, ma ancora in carica al momento in cui scriviamo) ha concentrato le sue attenzioni sulla digitalizzazione della scuola, accelerando il “time table” dell’e-book. Non vi sono per ora riscontri reali, nazionali o internazionali, dell’utilità didattica del passaggio dalla carta e dall’inchiostro al display e alle batterie dei tablet.

In compenso, vi sono molti dubbi sul modo in cui finanziarne l’acquisto (perché si fa in fretta a dire che “provvederanno le scuole”), sui formati da adottare, sull’effetto dirompente sulla filiera dell’editoria di un mercato di e-book di seconda mano, ma venduti a pochi centesimi “come nuovi”. In altre direzioni dovrebbero indirizzarsi le priorità. A cominciare dai conti pubblici. Diceva qualche anno fa l’allora ministro all’innovazione Lucio Stanca, intervistato da Data Manager (lasciò un ricordo migliore in quella veste che in quella alla guida della barca dell’Expo): «In Italia, le ASL usano 63 codici diversi per indicare l’Aspirina. È fondato il sospetto che sia un ottimo sistema per impedirci di sapere quanta effettivamente se ne consuma». In queste settimane, si sta consumando un “pillolone” ben peggiore. Al di là della decisione governativa di “immettere” 40 miliardi di euro nel biennio per accelerare i pagamenti alle aziende, chi sa realmente quanti sono i debiti che la PA deve saldare? Sono 70, 90, 130, 150 miliardi?  Il ministro dell’economia Grilli ammette: «Non lo sappiamo».

Quale perimetro adottare? Quanto è il debito complessivo? Quanto è scaduto e quanto scadrà nei prossimi mesi? Se a questo aggiungiamo che i soggetti di spesa sono decine di migliaia e che le casse statali dovrebbero essere in grado di erogare o “compensare” le risorse necessarie a questi enti che – a loro volta – dovranno pagare i fornitori, c’è da star freschi. «Non sono noccioline» – avrebbe potuto dire Pierluigi Bersani – ma il problema è evidente: non esiste un consolidato della PA che consenta di vedere i flussi e gli stock, di proiettare come su un maxi “scacchiere Excel” le fatture scadute e quelle che scadranno. Per il 30 settembre, è previsto un censimento dei pagamenti dovuti. Facile immaginare come andrà, ma soprattutto poteva essere un’occasione per adottare almeno formati comuni e compatibili. E se non è decollato il federalismo fiscale, di quello informatico – con il suo moltiplicarsi di data center, sistemi incompatibili, dati frammentari – forse ce n’è fin troppo. Qualcuno vuol metterci mano?

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Hacker contro la petizione per Beppe Grillo https://www.datamanager.it/news/hacker-contro-la-petizione-beppe-grillo-44823.html Mon, 04 Mar 2013 16:12:45 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2013/03/hacker-contro-la-petizione-per-beppe-grillo/ Un pirata ha inserito migliaia di firme false nella petizione online promossa da Viola Tesi per spingere il leader del M5S ad accettare un governo di coalizione con il Partito Democratico

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Un pirata ha inserito migliaia di firme false nella petizione online promossa da Viola Tesi per spingere il leader del M5S ad accettare un governo di coalizione con il Partito Democratico

Il sito Change.org ha reso noto che la petizione lanciata dalla grillina Viola Tesi, che ad oggi ha quasi 157mila sostenitori, è stata colpita da un hacker.

“Grillo accordati con il PD”

La petizione vuole spingere il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo ad accordarsi con il capo gruppo del Partito Democratico Pierluigi Bersani per formare un governo di coalizione stabile. L’hacker ha attuato “un attacco spam su larga scala”, come ha sottolineato il direttore delle campagne su Change.org Salvatore Barbera, inserendo numerose false firme. L’attacco è stato però subito riconosciuto e sventato.

Gli hacker in Italia

Questo non è il primo attacco hacker in Italia negli ultimi mesi. Anonymous aveva violato il sito del tribunale di Milano, salvo poi vedersi manomettere il proprio profilo Twitter.

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Primarie: sui social media ha vinto Renzi https://www.datamanager.it/news/primarie-sui-social-media-ha-vinto-renzi-42604.html Mon, 03 Dec 2012 15:17:48 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/12/primarie-sui-social-media-ha-vinto-renzi/ Dal monitoraggio svolto da Blogmeter e del Politecnico di Milano spicca la performance del “Rottamatore” che nell’ultima settimana guadagna più fan su Facebook e Twitter e registra un migliore tasso di engagement rispetto a Bersani

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Dal monitoraggio svolto da Blogmeter e del Politecnico di Milano spicca la performance del “Rottamatore” che nell’ultima settimana guadagna più fan su Facebook e Twitter e registra un migliore tasso di engagement rispetto a Bersani

Quasi 600.000 conversazioni nell’ultima settimana di sfida (25 nov-1 dic), quasi quante quelle emerse nei primi 20 giorni di novembre. Il 90% di queste proviene dai social network. Il 49% hanno riguardato Renzi, il 36% Bersani, il 10% Vendola, il 3% Tabacci e il 2% Puppato. Restringendo il campo solo ai due competitor maggiori, Renzi arriva al 57%, Bersani 43%. Con un picco in corrispondenza del dibattito su Rai Uno, che su Twitter ha fatto registrare un record di cinguettii per una trasmissione tv: 131.847 tweet provienienti da 25.074 autori, più di quelli del confronto su Sky (127.426 da 21.072 autori). E’ questo che emerge dalla sintesi del dettagliato lavoro di osservazione dei social media svolto nell’ultima settimana da Blogmeter e Politecnico di Milano sulle primarie del Centro-Sinistra. Molto significativo è anche l’incremento del 75% degli autori che hanno partecipato alla big conversation sui social network. Complessivamente sono arrivati a oltre 150.000, di cui 92.691 hanno citato Bersani, 121.054 Renzi.

Nuovi fan su Facebook e Twitter: Renzi batte Bersani

Nell’ultima settimana di confronto è stato il sindaco di Firenze a registrare i numeri migliori sui social network. La sua pagina su Facebook si è arricchita di 70.578 fan (+36,4%), pari a una media di 10.082 fan al giorno. Di queste 45.492 hanno compiuto una qualche azione sulla pagina (+12,8%). Più modesto l’incremento registrato dal segretario del PD: 3.106 nuovi fan (+3,7%), pari ad una media di 443 al giorno. Il suo “People Talking About” medio è stato di 7.144 (-22%). Diverse le basi di fan, quella di Renzi è composta principalmente da giovani di 25-34 anni, mentre Bersani è seguito ha un forte seguito tra 25-34enni e 45-54enni. Anche se Twitter il sindaco fiorentino si è replicato, ha infatti aggiunto 23.774 nuovi follower (+11,3%), una media di 3.396 al giorno, contro gli 8.171 nuovi follower (+5,3%) di Bersani, una media di 1.167 al giorno.

 

Engagement, meglio Renzi

Anche i tassi di engagement registrati sono stati al rialzo per entrambi i contendenti, ma Renzi ha staccato nettamente il segretario del suo partito. Su Facebook Renzi ha raccolto 490.722 reazioni tra like, share, commenti, post spontanei. Ogni 1000 fan ha generato 322 azioni e ogni post scritto ha ottenuto 8.323 interazioni. Bersani invece ha ottenuto 37.899 reazioni, ogni suo fan ha generato 64 azione e ogni post scritto 977 interazioni. Su Twitter la musica non cambia. Ogni tweet di Renzi ha generato 305 reazioni (retweet e risposte) e complessivamente i suoi contenuti sono stati retweettati 12.111 volte. A fronte di un Bersani che per ogni tweet ha ottenuto 76 reazioni, per un totale di 5.827 retweet.

 

I post più virali

Il cinguettio e il post più virali sono entrambi del rottamatore fiorentino. Il tweet “Domenica è un referendum sul futuro. Se vi piace questo centrosinistra scegliete l’usatosicuro. Se volete cambiare, rischiando, noi ci siamo” ha ottenuto 755 RT e 342 Reply, per un totale di 332.000 impressions.

Il post su Facebook più coinvolgente è stato “Se vince Renzi, aboliremo i vitalizi e il loro cumulo.La politica non sia la via breve per avere privilegi.#sevincerenzi #adesso” con 43.457 reazioni (25.652 like, 12.764 condivisioni, 5.041 commenti). In generale i contenuti delle conversazioni hanno riguardato per lo più le regole, con qualche accenno ai privilegi della politica e al caso Ilva.

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Renzi incrementa i fan sui social, Bersani il consenso su Twitter https://www.datamanager.it/news/renzi-incrementa-i-fan-sui-social-bersani-il-consenso-su-twitter-42550.html Sun, 02 Dec 2012 10:15:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/12/renzi-incrementa-i-fan-sui-social-bersani-il-consenso-su-twitter/ Si moltiplicano le indagini che analizzano cosa è cambiato su Facebook e Twitter alla vigilia del ballottaggio

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Si moltiplicano le indagini che analizzano cosa è cambiato su Facebook e Twitter alla vigilia del ballottaggio

Dopo il primo turno e il confronto televisivo su RaiUno continua la sfida tra Renzi e Bersani sui social network. Secondo un’indagine svolta da Blogmeter e dal Politecnico di Milano, il numero di conversazioni che menzionano almeno uno dei due candidati, dalle 21 di mercoledì sera alle 9 di giovedì mattina, ha raggiunto quota 112.000 e rappresenta più del 10% del totale delle conversazioni sviluppatesi dall’inizio di novembre. Tale volume è comparabile alle conversazioni sviluppatesi nell’ambito del primo confronto televisivo del 12 novembre e nella giornata del primo turno delle primarie.

Bersani raddoppia i tweet, Renzi guadagna fan e followers

Nel frattempo cambiano le strategie comunicative online di Bersani, il quale ha più che raddoppiato il numero di tweet giornalieri: rispetto a una media di 7,9 tweet al giorno, dall’inizio del dibattito televisivo alle 13 di giovedì, ha spedito ben 17 tweet. Renzi dal canto suo continua a guadagnare moltissimo in termini di fan e follower: dal 27 al 29 novembre ha incrementato di oltre 8.000 fan su Facebook e 5.300 follower su Twitter raggiungendo circa 215.000 fan su Facebook e 227.000 follower su Twitter. Per Bersani l’incremento è stato di circa 530 fan su Facebook e 1.900 follower su Twitter, raggiungendo oltre 84.500 fan su Facebook e 160.000 follower su Twitter.

Per quanto riguarda Renzi, il tweet che ha ricevuto maggiore attenzione da parte dei follower è stato quello relativo al taglio dei costi della politica: “Soltanto una classe politica che fa tagli per se stessa è in diritto di tagliare per gli altri” (756 retweet). Per Bersani, invece, si è ottenuto il massimo effetto di amplificazione quando ha evidenziato la necessità di affrontare la politica con la prospettiva della gente comune: “ho incontrato #Lucrezia, a Natale vuole bambola e stipendio per mamma. Per cambiare guardo il mondo con quegli occhi” (138 retweet). Si conferma lo stile assertivo di Renzi e quello più empatico-emozionale di Bersani.

La sentiment analysis dei candidati

Utilizzando la sentiment analysis per indagare le opinioni espresse verso i candidati, sembra emergere (su un numero totale di tweet pari più di 3.081 per Renzi e 1757 per Bersani) che la trasmissione televisiva di mercoledì sera abbia aumentato su Twitter il consenso positivo per Bersani: nella giornata di mercoledì questo si attestava al 45%, mentre giovedì – fino alle 13 – è cresciuto al 48%; dal canto suo Renzi passa dal 43% di mercoledì al 36% di opinioni positive nella giornata di giovedì (fino alle 13). Sembra dunque che gli “opinionisti della Rete” la pensino diversamente dai notisti politici della carta stampata, i quali hanno attribuito un leggero vantaggio a Renzi.

“Il dibattito online sulle primarie del centro-sinistra – dichiara Giuliano Noci, ordinario di Marketing del Politecnico di Milano – evidenzia – per qualità e quantità – quanto sia importante per i candidati sviluppare una vera e propria piattaforma di comunicazione multicanale. Questo vuol dire che a differenza dei “tempi che furono” in cui ce la si “cavava” con un’intervista al telegiornale e/o ad un talk show o sulla carta stampata, ora, per vincere, è necessario che il candidato diventi esso stesso un broadcaster in grado di: veicolare ai suoi potenziali elettori messaggio chiari e coerenti, reagire in tempi rapidi alle sollecitazioni provenienti dagli internauti nonché assumere una capacità di ascolto. Il web diventa insomma un ulteriore teatro (permanente) in cui vanno in onda continui comizi elettorali; con importanti differenze: dai discorsi fiume ai messaggi brevi, dai monologhi al dialogo continuo, da una comunicazione che dura il tempo della ripresa televisiva o della giornata in cui il quotidiano viene pubblicato ad una presenza indelebile (nel tempo) di quanto si è postato sul web. Cambia dunque molto la vita del candidato; ma questa è la rete e nessuno può permettersi di evitarla.”

L’analisi di Reputation Manager

Secondo l’analisi effettuata da Reputation Manager, il 64% delle persone ha commentato il confronto su Rai Uno tra Bersani e Renzi utilizzando gli hashtag #1csx2, #csxrai a dispetto del lunghissimo e scomodo #bersanirenziconfrontofinale scelto dalla Rai (utilizzato solo dall’ 1,22% dei “twitteri”).

Il resto ha continuato ad utilizzare i vari #csxiamo, #csxfactor, #primarie ecc.

Il commento via tweet ha preso dunque innumerevoli direttrici. Reputation Manager le ha seguite tutte, per verificare quali argomenti del dibattito siano rimbalzati maggiormente in Rete.

Dalla classifica totale degli hashtag più utilizzati nei tweet vediamo che #Renzi supera di poco #Bersani (5,61% vs 4,43% dei tweet) anche se tra i primi 50 si piazza#votobersani.

Molto utilizzato #Linkiesta che ha promosso il suo commento in diretta, e commentata la conduzione di Monica Maggioni. Frequente il richiamo a #portaaporta e#vespa, andato in onda subito dopo per commentare il confronto.

#Casini è stato in generale il politico più citato.

Se guardiamo invece alle parole associate nei tweet a ciascuno dei due candidati, notiamo che il tema più sentito è sicuramente quello delle alleanze e dellacontrapposizione a Berlusconi (come si nota dalla ricorrenza di #Casini, #Vendola, #Berlusconi). Ha suscitato interesse anche l’immaginario confronto con Obama.

Renzi sembra avere più presa sul pubblico, in senso positivo o negativo, sui vari temi affrontati come si nota dalla presenza di tematiche diverse nei tweet che lo nominano:#ilva, #iran, #fornero, #donne, #femminicidi #merito, mentre gli hashtag associati a Bersani, a parte #mafia #cittadinanza e #migranti, sono invece più generici.

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#Csxfactor vs. #ilconfrontoskytg24: 100.000 tweet durante l’evento, Matteo Renzi il più discusso https://www.datamanager.it/news/csxfactor-vs-ilconfrontoskytg24-100000-tweet-durante-levento-matteo-renzi-il-pi-discusso-42089.html Fri, 16 Nov 2012 11:36:42 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/11/csxfactor-vs-ilconfrontoskytg24-100-000-tweet-durante-levento-matteo-renzi-il-piu-discusso/ Questa settimana The Fool concentra la sua Twitter Analysis sul dibattito mediatico che si è tenuto su SkyTg24, che ha avuto molta risonanza a livello mediatico

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Questa settimana The Fool concentra la sua Twitter Analysis sul dibattito mediatico che si è tenuto su SkyTg24, che ha avuto molta risonanza a livello mediatico

Il confronto politico che si è tenuto su SkyTg24 tra i rappresentanti della sinistra italiana di oggi, ha coinvolto il popolo della rete, soprattutto gli utenti di Twitter, ormai divenuta una vera agorà 2.0.

Il pubblico del social ha cinguettato a colpi di hashtag, in particolar modo utilizzando quello ufficiale #ilconfrontoskytg24 e il rivale #csxfactor.

 

Nel dettaglio, il numero totale di tweet registrati durante l’evento è stato di 92.473, gli utenti unici attivi quasi 20.000, per un totale di 152.666.317 impression (somma delle visualizzazioni potenziali dei tweet).

Un vero record a livello mediatico per i leader del centrosinistra, che hanno veicolato le discussioni su Twitter per tutta la serata del 12 novembre, raggiungendo un picco massimo di conversazioni alle 22, quando si sono toccati i 1.250 tweet.

 

 

Tra i politici presenti al dibattito (con profili attivi su Twitter) quelli più menzionati sono stati @MatteoRenzi (4.116 tweet dedicati), @pbersani (2.496) e @NichiVendola (1.574).

Appartiene a loro anche il podio delle keyword più usate, in cui però Vendola sembra aver catalizzato maggiormente l’attenzione degli utenti rispetto a Bersani.

 

 

In realtà, se si sommano anche i dati riguardanti gli hashtag più menzionati durante il dibattito, noterete che invece #bersani è stato al centro di molte più discussioni rispetto al Presidente della Regione Puglia.

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Primarie da record su Twitter: quasi 150.000 tweet, il sentiment vede Renzi e Bersani alla pari https://www.datamanager.it/news/primarie-da-record-su-twitter-quasi-150000-tweet-il-sentiment-vede-renzi-e-bersani-alla-pari-42 Tue, 13 Nov 2012 16:45:02 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2012/11/primarie-da-record-su-twitter-quasi-150-000-tweet-il-sentiment-vede-renzi-e-bersani-alla-pari/ Nell’analisi di Blogmeter i “twittatori” unici sono risultati essere 21.072 e hanno generato 180 milioni di impression. Expert System ha invece analizzato il linguaggio dei cinque sfidanti

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Se si guarda la “sentiment analysis”, dalla mole di tweet analizzati, Renzi e Bersani sono quelli che ne escono meglio. Le opinioni espresse nei loro confronti raccolgono il maggior numero di messaggi positivi, Renzi raggiunge il 55%, Bersani il 54%. Questo è solo una delle evidenze emerse dall’analisi di Blogmeter circa l’impatto su Twitter del dibattito organizzato da Sky Tg24 tra i candidati alle primarie del centro sinistra. Primarie che da tempo tengono banco sul social network dei cinguettii.

Il dibattito su Twitter

La sfida televisiva di ieri sera non è stata solo un importante momento di confronto democratico, ma anche il più grande evento cross mediale italiano. Un programma trasmesso in televisione, ma commentato diffusamente sui social network, in primis su Twitter. Un assaggio di quella che gli americani chiamano la “second screen experience” ovvero una fruizione non più solitaria, ma collettiva grazie ai social media, cui si accede attraverso dispositivi mobili, dal divano di casa. Il primo dato interessante è che l’hashtag più usato per identificare le discussioni non è stato quello ufficiale, #ilconfrontoskytg24, bensì quello lanciato da un giornalista molto seguito @nomfup ossia #csxfactor.

Nell’arco della giornata di ieri il volume totale dei tweet riguardanti il dibattito è stato pari a 147.162, il 67% dei quali contiene almeno uno dei due hashtag principali utilizzati per aggregare le discussioni. Restringendo l’analisi al periodo che va da mezz’ora prima a mezz’ora dopo la messa in onda emerge la pubblicazione di 127.426 tweet, con una media di 927 tweet al minuto e con tre picchi di oltre 1.500 tweet al minuto. I “twittatori” unici sono risultati essere 21.072 ed hanno generato un numero di impression, ossia il numero di persone, non uniche, potenzialmente raggiunte dai messaggi scritti, pari a circa 180 milioni. Un primato per una trasmissione televisiva italiana , che scalza il precedente record di oltre 100.000 tweet fatto registrare dal terzo live show di X Factor, che vedeva protagonista la popolare teen band One Direction che spopola su Twitter.

I picchi di discussione e i messaggi virali

Il picchi principali di discussione si sono avuti in tre momenti topici: il primo delle 21.22 quando i cinque sono stati invitati a rivolgersi a Sergio Marchionne, il secondo alle 22.22 quando Bersani e Vendola citano rispettivamente Papa Giovanni e il Cardinal Martini come figure di riferimento della sinistra, il terzo alle 22.28 durante gli appelli conclusivi. I termini più citati nei messaggi di testo di 140 caratteri sono stati quelli dei candidati, nell’ordine Renzi (42.688 tweet), Bersani (30.358), Vendola (29.336), Tabacci (16.349), Puppato (14.055). Di seguito Marchionne (3.998) e il tema del “lavoro” (3.448).

I messaggi più virali durante la messa in onda grazie ai retweet ricevuti sono stati quelli ironici di Simona Siri, Luca Bizzarri e Z di Zoro. Tra i candidati i tweet inviati alla fine della trasmissione da Pierluigi Bersani “Bel confronto dai che siamo forti”, Matteo Renzi “Grazie a tutti. È bello pensare che le primarie restituiscano dignità alla politica. Io #Adesso in camper verso Firenze: domattina al lavoro “ e Nichi Vendola “Mamma quanto ho sudato, grazie a tutti”.

“E’ evidente che politici e broadcaster, anche se per fini diversi, non possono più ignorare i segnali provenienti dagli utenti attivi della rete, sia per comprenderne le opinioni che per ricevere nuovi stimoli”, afferma Vincenzo Cosenza, Social Media Strategist di Blogmeter.

L’analisi del linguaggio dei cinque sfidanti

Expert System, leader in tecnologia semantica per la gestione delle informazioni, ha analizzato con il software semantico Cogito il linguaggio usato dai cinque sfidanti per le primarie del centrosinistra.

Il primo dato che emerge dall’analisi della trascrizione fedele del dibattito riguarda la struttura delle frasi: a parità di tempo scandito dal conduttore, chi ha oggettivamente parlato di più, in termini di quantità di parole e lunghezza del testo, è Renzi. Rispetto agli altri candidati, Renzi ha infatti utilizzato un numero di termini significativamente maggiore: circa il 36% in più rispetto a Vendola, che ha usato il minor numero di parole, seguito da Bersani, Puppato e Tabacci.

Un dato curioso emerge dalla rilevazione dell’indice di leggibilità, cioè il valore che indica quanto un testo sia comprensibile e perciò accessibile ai lettori/elettori (indice di leggibilità considerato: Gunning’s Fog). Analizzando le risposte fornite nel corso del dibattito, infatti, si nota che Bersani e Tabacci risultano “più facili da capire”, pur comunque richiedendo un livello di scolarizzazione pari almeno a quello raggiunto mediamente in terza superiore (10 anni di scolarizzazione). Per comprendere Puppato, Renzi e Vendola serve addirittura un livello di istruzione assimilabile a un diploma di scuola media superiore (12 anni di scolarizzazione).

I linguaggi a confronto

Tutti i candidati hanno usato una costruzione delle frasi abbastanza simile: dalle 3,3 proposizioni per ogni periodo di Tabacci, alle 3,9 della Puppato, passando per le 3,4 di Renzi, le 3,6 di Vendola e le 3,8 di Bersani. Puppato ha quindi sfoggiato una maggiore capacità oratoria, o forse la volontà di rivolgersi a un pubblico più elevato culturalmente.

Confrontando i concetti principali trattati dai cinque candidati emergono punti in comune, e allo stesso tempo alcune differenze sostanziali. Tutti e cinque hanno a cuore il concetto di Paese (il primo per Tabacci, Renzi e Puppato, comunque tra i primi per Bersani e Vendola), Tabacci, Bersani e Vendola parlano spesso di coalizione, Renzi e Puppato hanno dato molta importanza ai termini collegati al lavoro.

Passando alle differenze: Tabacci insiste sui temi fiscali, riferendosi a tasse, I.C.I. ed evasione, Puppato su quelli economici e del lavoro, usando termini come risparmio, reddito, posto di lavoro, ricevuta fiscale; Vendola parla soprattutto di politica, centrosinistra e in generale anche di destino; Renzi si concentra sui temi di lavoro, campagna elettorale e centrosinistra; infine, Bersani dà importanza ai concetti di governo, soldi, crisi economica e tracciabilità.

A parte il verbo essere, al primo posto per tutti i candidati, i verbi più usati sottolineano differenze interessanti: Renzi predilige fare (ancora più di avere) richiamando una certa somiglianza con il linguaggio usato dal Presidente Obama, che rispetto allo sfidante Romney aveva dimostrato di più questo approccio concreto. Bersani privilegia dire, mentre Vendola utilizza di più i verbi pensare, Tabacci pronuncia di più avere, seguito da fare e pensare, la Puppato avere, fare e dire.

In ultima battuta è stato analizzato il sentiment trasmesso dalle parole pronunciate dai cinque sfidanti: in generale prevale un sentiment neutro (che indica una presenza equivalente di termini positivi e negativi) per Renzi, Tabacci e Puppato. Bersani usa invece spesso sostantivi come problema, crisi, disagio ecc., mentre Vendola evidenzia ulteriormente la situazione di difficile in cui versa l’Italia con una forte prevalenza di aggettivi negativi (grave, eccessivo, insopportabile).

Andrea Melegari, Vicepresidente di Expert System, commenta: “L’analisi semantica mette in luce aspetti di certo rilevanti politicamente. Purtroppo da un punto di vista strettamente linguistico, si manifesta ancora una scarsa sensibilità all’uso di un linguaggio chiaro e comprensibile per tutti gli elettori, capacità peraltro ben dimostrata da Obama e Romney durante la recente campagna elettorale americana“.

 

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