co2 – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 11:40:26 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png co2 – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Audi nella ricerca e sviluppo di carburanti sintetici https://www.datamanager.it/2017/11/audi-nella-ricerca-sviluppo-carburanti-sintetici/ Thu, 09 Nov 2017 17:30:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=134745 Audi e-diesel ottenuto da energie rinnovabili, acqua e CO2 Audi prosegue coerentemente la sua strategia nel campo degli e-fuel. Insieme ai partner Ineratec GmbH ed Energiedienst Holding AG, la Casa di Ingolstadt sta progettando la costruzione di un nuovo impianto pilota per la produzione di e-diesel nel comune svizzero di Laufenburg (Canton Argovia). Per la […]

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Audi e-diesel ottenuto da energie rinnovabili, acqua e CO2

Audi prosegue coerentemente la sua strategia nel campo degli e-fuel. Insieme ai partner Ineratec GmbH ed Energiedienst Holding AG, la Casa di Ingolstadt sta progettando la costruzione di un nuovo impianto pilota per la produzione di e-diesel nel comune svizzero di Laufenburg (Canton Argovia). Per la prima volta l’energia rinnovabile necessaria proverrà dall’acqua. L’impianto progettato ha una capacità di 400.000 litri annui.

Già da diversi anni Audi effettua ricerche su carburanti ecocompatibili su base CO2 quali l’e-gas, l’e-benzina e l’e-diesel, il gasolio sintetico. La Casa di Ingolstadt compie adesso un ulteriore passo in avanti: «Con il progetto di Laufenburg, grazie ad una nuova tecnologia possiamo configurare la produzione dell’e-diesel in unità compatte, quindi in modo più efficiente ed economico. Inoltre l’impianto pilota offre la possibilità di rendere accumulabile l’energia rinnovabile», ha affermato Reiner Mangold, Direttore dello Sviluppo di Prodotti Sostenibili di AUDI AG.

L’Audi e-diesel consente di alimentare i motori a combustione convenzionali in modo pressoché neutrale rispetto alle emissioni di CO2. Per la sua produzione, l’impianto Power-to-Liquid trasforma la corrente in eccesso ottenuta dall’acqua in carburante sintetico. Ciò avviene sulla base di un principio chimico: la corrente ecologica, ottenuta nella centrale idroelettrica, produce dall’acqua idrogeno e ossigeno mediante elettrolisi. Nella fase successiva l’idrogeno reagisce con la CO2 mediante l’adozione di una tecnologia di micro process engineering. La CO2 può essere ottenuta dall’aria o da gas di scarico biogeni e, come per tutti gli e-fuel Audi, è l’unica fonte di carbonio. Si originano collegamenti di idrocarburi a catena lunga. Nell’ultima fase del processo questi vengono separati per ottenere l’Audi e-diesel e cere che vengono impiegate in altri settori industriali.

A Laufenburg si prevede di produrre i primi litri di e-diesel già nel corso del prossimo anno. Audi e le società che partecipano al progetto, Ineratec ed Energiedienst AG, richiederanno i permessi per la costruzione dell’impianto già nelle prossime settimane. L’avvio dei lavori è previsto per l’inizio del 2018.

Per Audi questa è la seconda cooperazione ad un impianto pilota operante secondo il principio Power-to-Liquid. Già dal 2014, infatti, Audi collabora a Dresda con l’azienda operante nel campo delle tecnologie energetiche sunfire. Nel locale impianto, sunfire sperimenta la produzione di e-diesel secondo il principio già menzionato, ma utilizzando tecnologie diverse. Tra gli altri progetti Audi e-fuel figurano anche un impianto Power-to-Gas di proprietà della Casa, situato a Werlte, nella Germania nordoccidentale, che produce Audi e-gas, ovvero metano sintetico, per i modelli g-tron A3, A4 e A5. Inoltre gli ingegneri di Ingolstadt collaborano in ricerche per la produzione di e-benzina con partner altamente specializzati.

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L’ICT può ridurre di oltre 1,5 Gigatonn le emissioni di CO2 nell’Unione Europea https://www.datamanager.it/2016/05/lict-puo-ridurre-oltre-15-gigatonn-le-emissioni-co2-nellunione-europea/ Thu, 26 May 2016 16:00:08 +0000 http://www.datamanager.it/?p=102129 Il report di BT mostra il potenziale che ha l’ICT nell’aiutare l’Europa a intraprendere azioni sul clima e a raggiungere i propri obiettivi COP21 BT ha pubblicato un nuovo rapporto – “Il ruolo dell’ICT nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell’Unione Europea” – mettendo in evidenza il ruolo centrale che l’Information and Communications Technology […]

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Il report di BT mostra il potenziale che ha l’ICT nell’aiutare l’Europa a intraprendere azioni sul clima e a raggiungere i propri obiettivi COP21

BT ha pubblicato un nuovo rapporto – “Il ruolo dell’ICT nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell’Unione Europea” – mettendo in evidenza il ruolo centrale che l’Information and Communications Technology (ICT) potrebbe svolgere nella lotta contro il cambiamento climatico e nella promozione della crescita economica e della ricchezza in tutta l’Unione Europea.

Il rapporto giunge in un momento cruciale. Lo scorso dicembre, al ventunesimo summit ‘Conference of Parties (COP21)’ tenutosi a Parigi, le nazioni hanno deciso di impegnarsi per limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 ° C entro il 2100. Tuttavia gli esperti prevedono che se le emissioni di anidride carbonica continueranno al ritmo attuale, i governi falliranno tale obiettivo, con temperature che cresceranno di almeno 2,7 ° C.

Il nuovo report di BT mostra come le soluzioni abilitate dall’ICT possano ridurre le emissioni di anidride carbonica dell’UE di oltre 1,5 Gigatonn. di CO2 equivalente nel 2030. Si tratta di un risparmio pari a quasi 19 volte la dimensione del footprint previsto per il settore ICT della UE nel 2030, o al 37% della UE emissioni totali nel 2012.

Presentando la relazione, Larry Stone, President Government & Public Affairs di BT, ha dichiarato: “Solo un mese fa UE e governi di tutto il mondo si sono incontrati per firmare l’accordo di Parigi COP21 al fine di agire per limitare l’aumento della temperatura ben al di sotto dei 2 ° C. BT riconosce che, dal momento che supporta la trasformazione digitale delle nostre economie e l’efficienza energetica su larga scala, l’ICT ha il potenziale per contribuire a ridurre le emissioni di anidride carbonica sia per quanto riguarda i volumi sia la velocità.

Questo rapporto è alla base delle nostre riflessioni, e dimostra che un aumento della diffusione dell’ICT potrebbe consentire riduzioni significative delle emissioni, ed al contempo permettere anche il rafforzamento delle economie europee. Per assicurarsi di riuscire  a raggiungere gli obiettivi comuni, è importante che l’ICT sia tenuto in considerazione ad ogni passo del cammino, e facciamo appello a quanti definiscono le policy affinché approfittino del momento e diano impulso all’agenda ICT.”

Le principali evidenze del rapporto sono:

  • L’ICT ha il potenziale per fare in modo che nel 2030 si abbia una riduzione delle emissioni corrispondente al 37% delle emissioni totali dell’UE nel 2012
  • Il settore ICT potrebbe generare nuove entrate per la somma di 678 miliardi di euro e un risparmio di 643 miliardi di euro.
  • La maggior parte dei guadagni (il 53%) che può essere generata dall’ICT risiede nel miglioramento dell’efficienza energetica.

Il report  ha anche riscontrato che smart manufacturing, smart building e smart energy sono le soluzioni di riduzione delle emissioni basate sull’ICT potenzialmente più promettenti, a cui fa riferimento quasi il 74% dei potenziali risparmi di anidride carbonica analizzati all’interno del report.

Il rapporto ha anche rivelato come i paesi europei si trovino a diversi livelli di maturità nella promozione  di soluzioni supportate dall’ICT per la riduzione delle emissioni, con Regno Unito e Germania, tra i  paesi più grandi, ad essere in una posizione di primo piano per applicare queste misure. Il report indica, inoltre, che la Francia potrebbe trarre dall’ICT un beneficio economico equivalente a oltre 191 miliardi euro e l’Italia e la Spagna potrebbe generare rispettivamente 117 e 113 miliardi di euro con una crescita economica sostenibile attraverso la riduzione di emissioni resa possibile dall’ICT.

Larry Stone ha aggiunto: “Un maggiore uso di soluzioni ICT potrebbe contribuire ad assicurare che l’Unione Europea raggiunga i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Sono anche un enabler importante per l’economia circolare. Questo potenziale beneficio ottenuto dalla digitalizzazione dei settori pubblico e privato e di come tutti noi lavoriamo e facciamo acquisti è importante per il futuro di tutti noi”.

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Terra più verde per effetto della Co2 https://www.datamanager.it/2016/04/terra-piu-verde-effetto-della-co2/ Thu, 28 Apr 2016 10:09:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=100083 L’eccesso di anidride carbonica ha determinato l’aumento delle piante sulla Terra Come mai il nostro Pianeta risulta più verde rispetto a 33 anni fa? Sembra impossibile ma l’aumento delle aree boschive è dovuto proprio alla nociva Co2, i cui livelli nell’aria stanno portando il nostro Pianeta sull’orlo della catastrofe ambientale. A quanto pare per difendersi dai […]

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L’eccesso di anidride carbonica ha determinato l’aumento delle piante sulla Terra

Come mai il nostro Pianeta risulta più verde rispetto a 33 anni fa? Sembra impossibile ma l’aumento delle aree boschive è dovuto proprio alla nociva Co2, i cui livelli nell’aria stanno portando il nostro Pianeta sull’orlo della catastrofe ambientale. A quanto pare per difendersi dai valori eccessivi di anidride carbonica il regno vegetale ha reagito adottando una strategia difensiva inaspettata.

Un meccanismo per restituire ossigeno

A scoprirlo è uno studio pubblicato sulla rivista Natrure Climate Change, che ha mappato le aree verdi del pianeta attraverso l’impiego di sofisticati satelliti della Nasa rilevando l’aumento della superficie coperta da piante e boschi. I ricercatori hanno studiato il fenomeno e individuato nell’eccesso di anidride carbonica la causa dell’imprevisto aumento della superficie verde: un meccanismo di difesa elaborato dalla natura per restituire ossigeno al mondo.

E’ come se la natura volesse compensare ciò che le viene sottratto, favorendo la crescita in varie zone del mondo di nuove piante con la funzione di riequilibrare le elevate concentrazioni di C02 trasformandole in ossigeno. Già lo scorso anno uno studio statunitense aveva scoperto che la foresta pluviale ha una maggiore capacità di assorbimento della CO2 rispetto alle stime attuali.

L’unico effetto positivo per la Terra

Se non ci pensa l’uomo, ci doveva per forza pensare la natura, dato che contenere l’effetto serra è l’unica speranza che ci rimane per sperare di salvare il Pianeta da una catastrofe annunciata, un problema che metterà in seria difficoltà la nostra sopravvivenza in futuro.  L’anidride carbonica stimola la crescita delle foreste e queste ultime ne riducono la presenza molto più rapidamente. In realtà non è una novità la capacità del regno vegetale di adattarsi rapidamente a cambiamenti e minacce. Ciò che fa riflettere è proprio il fatto che l’aumento del verde rappresenta al momento l’unico risvolto positivo lato in un contesto di drammatici disastri ambientali, dallo scioglimento dei ghiacciai all’aumento dei livelli del mare, alla possibilità concreta che alcune città scompaiano inabissandosi come la leggendaria Atlantide. Per fortuna dall’ultimo rapporto di Legambiente è emerso finalmente un calo delle emissioni di C02, dopo 40 anni di continui peggioramenti delle condizioni di inquinamento del nostro Pianeta. Il precedente rapporto aveva già evidenziato un calo dell’inquinamento nelle città, a fronte di una aumento però delle polveri sottili.

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Inquinamento, dopo 40 anni calano le emissioni di CO2 https://www.datamanager.it/2015/03/inquinamento-dopo-40-anni-calano-le-emissioni-di-co2/ Tue, 17 Mar 2015 14:11:27 +0000 http://www.datamanager.it/?p=71627 Finalmente nel 2014 i dati in merito all’emissione di anidride carbonica evidenziano un calo, dopo 40 anni di continui peggioramenti delle condizioni di inquinamento del nostro Pianeta Il rapporto Legambiente di febbraio aveva già evidenziato un calo dell’inquinamento nelle città, a fronte di una aumento però delle polveri sottili. Ora i dati relativi all’anno 2014 […]

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Finalmente nel 2014 i dati in merito all’emissione di anidride carbonica evidenziano un calo, dopo 40 anni di continui peggioramenti delle condizioni di inquinamento del nostro Pianeta

Il rapporto Legambiente di febbraio aveva già evidenziato un calo dell’inquinamento nelle città, a fronte di una aumento però delle polveri sottili. Ora i dati relativi all’anno 2014 sono finalmente confortanti: se nell’arco dei 40 anni precedenti si è assistito a continui aumenti dei livelli di CO2 e peggioramento generale dell’aria che respiriamo (dannosa per la salute, oltre ad accelerare l’invecchiamento della pelle), finalmente questa tendenza ha subito una battuta d’arresto, fermandosi a emissioni complessive pari a 32,2 miliardi di tonnellate.

Le ragioni del calo

Per molti anni la Terra ha subito le conseguenze dannose dell’inquinamento, causa del surriscaldamento globale,che sta progressivamente sciogliendo i ghiacci minacciando gravemente la biodiversità e mettendo a rischio ben 720 patrimoni dell’UNESCO, con una previsione di innalzamento delle temperature fino a quasi 5 gradi nei prossimi 100 anni. Un altro fattore determinante è la forte industrializzazione di alcune aree come la Cina, che nel giro di 20 anni ha assistito alla crescita e alla nascita massiccia di città e centri industriali.

Il calo dell’inquinamento è dovuto principalmente a due cause: la prima è legata alle misure anti-CO2 emanate dalle nazioni dell’OCSE, il secondo motivo riguarda un’inversione di tendenza della Cina, che ha deciso di optare per energie pulite e rinnovabili. Propositi che dovrebbero seguire anche tutti gli altri Paesi industrializzati, per dare una speranza di salvezza al nostro Pianeta,

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La foresta pluviale assorbe molta più CO2 del previsto https://www.datamanager.it/2015/01/foresta-pluviale-assorbe-co2-previsto/ Mon, 05 Jan 2015 14:54:52 +0000 http://www.datamanager.it/?p=67426 Uno studio statunitense ha scoperto che la foresta pluviale ha una maggiore capacità di assorbimento della CO2 rispetto alle stime attuali Le foresta pluviale è davvero il polmone della Terra e a quanto pare è più potente del previsto. Uno studio dello US National Center for Atmospheric Research e della NASA, che ha sottolineato come i […]

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Uno studio statunitense ha scoperto che la foresta pluviale ha una maggiore capacità di assorbimento della CO2 rispetto alle stime attuali

Le foresta pluviale è davvero il polmone della Terra e a quanto pare è più potente del previsto. Uno studio dello US National Center for Atmospheric Research e della NASA, che ha sottolineato come i ghiacci polari non sono mai stati così sottili come oggi, ha scoperto che le giungle di Sud America, Asia e Africa hanno una capacità di assorbimento della CO2 superiore alle stime attuali e a quella delle foreste boreali di Canada, Siberia e altre zone del Nord. Gli alberi e le piante della fascia equatoriale assorbono ben 1,4 miliardi di tonnellate di anidride carbonica su un totale di 2,5 miliardi.

La foresta pluviale è il peggior nemico della CO2

Secondo gli scienziati la maggiore capacità di assorbimento della CO2 e dovuto proprio all’aumento di questo gas nell’atmosfera e della temperatura, un problema che metterà in seria difficoltà la nostra sopravvivenza in futuro. L’anidride carbonica stimola la crescita delle foreste e queste ne riducono la presenza molto più rapidamente. Per effettuare questo studio i ricercatori hanno utilizzato dati provenienti da fonti molto diverse: modelli atmosferici digitali, immagini satellitari, informazioni dirette sulle foreste. “E’ incredibile che tutti questi diversi tipi di fonti di dati tra loro indipendenti convergano su una risposta”, ha sottolineato Joshua Fischer, uno degli autori dello studio.

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Inquinamento, si combatterà con una tuta anti-smog? https://www.datamanager.it/2014/11/inquinamento-si-potra-combattere-indossando-tuta-anti-smog/ Tue, 18 Nov 2014 11:09:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=65138 In futuro potremo pensare di salvare il pianeta dall’inquinamento atmosferico, causa del surriscaldamento globale e dello scioglimento dei ghiacci, solo indossando una tuta? E’ l’idea alla base della creazione di un gruppo di designer olandesi, che ha prodotto BB Suit 0.2, una speciale tuta anti-smog che grazie a una tecnologia dedicata è in grado di […]

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In futuro potremo pensare di salvare il pianeta dall’inquinamento atmosferico, causa del surriscaldamento globale e dello scioglimento dei ghiacci, solo indossando una tuta?

E’ l’idea alla base della creazione di un gruppo di designer olandesi, che ha prodotto BB Suit 0.2, una speciale tuta anti-smog che grazie a una tecnologia dedicata è in grado di simulare l’effetto di depurazione dell’aria dagli eccessi di C02 che segue i temporali.

Un contributo da ognuno di noi

Dopo le cyber piante per il controllo dell’ambiente, alla lotta contro l’inquinamento potremmo quindi dare tutti un decisivo contributo, semplicemente indossando la tuta hi-tech: una volta chiusa la cerniera, l’aria intorno a noi verrà ripulita automaticamente.

La staordinaria invenzione è opera dei designer Borre Akkersdijk e Eva de Laat in collaborazione con il ricercatore Martijn ten Bhomer, della Eindhoven University of Technology, ma conta anche sul prezioso contributo delle società di design Daan Spangenberg Graphics e StudioFriso.

Come una tempesta di fulmini

Innanzitutto il segreto dell’effetto anti smog è racchiuso nel tessuto, che integra un sensore deputato a misurare la qualità dell’aria, testando la concentrazione di monossido di carbonio, metano e gas di petrolio liquido. La tuta si avvale quindi  della tecnologia Cold Plasma brevettata da Squair.

L’idea è quella di replicare il risultato prodotto da una di tempesta di fulmini. A questo scopo si è utilizzata una tecnologia in grado di dividere ossigeno e acqua in radicali liberi, che reagiscono facilmente a contatto con gas tossici o batteri, virus e polveri, ossidandoli e ripulendo l’aria.

Certo ancora è presto per parlare di un lancio sul mercato della speciale tuta anti smog. Per il momento si tratta solo di prototipi, che presentano ancora alcune criticità quali l’estetica e la difficoltà di lavaggio. Tuttavia ci sono ottimi presupposti perché la ricerca vada avanti perfezionando questo prodotto e mettendo presto a disposizione un nuovo prezioso strumento per combattere l’inquinamento.

 

 

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ONU e clima: mai così tanti gas serra in 800mila anni https://www.datamanager.it/2014/11/onu-clima-mai-cosi-tanti-gas-serra-in-800mila-anni/ Mon, 03 Nov 2014 15:49:03 +0000 http://www.datamanager.it/?p=64158 I cambiamenti del clima stanno mettendo a rischio la nostra sopravvivenza. L’Ipcc auspica una riduzione delle emissioni di CO2 e gas serra Il punto di non ritorno per la vita sul nostro Pianeta si fa preoccupantemente più vicino. Il team di esperti del clima dell’ONU (Ipcc), che in passato aveva stimato che di questo passo la […]

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I cambiamenti del clima stanno mettendo a rischio la nostra sopravvivenza. L’Ipcc auspica una riduzione delle emissioni di CO2 e gas serra

Il punto di non ritorno per la vita sul nostro Pianeta si fa preoccupantemente più vicino. Il team di esperti del clima dell’ONU (Ipcc), che in passato aveva stimato che di questo passo la temperatura globale potrebbe salire di 5 gradi nei prossimi 100 anni, ha presentato a Copenaghen i dati relativi ai cambiamenti che la Terra a subito dal 2007 ad oggi. Secondo gli scienziati le concentrazioni nell’atmosfera di gas serra non sono mai state così da alte da 800mila anni a questa parte.

Clima: è il momento di agire

L’ONU è convinto che la colpa del surriscaldamento globale, che ha ridotto del 40% il volume dei ghiacciai italiani in 30 anni, è da imputare quasi totalmente all’uomo. L’Ipcc ritiene che il 95% dell’aumento dei gas serra è dovuto alla combustione di carboni fossili e alla deforestazione, un problema che si cerca di risolvere anche con l’utilizzo dei satelliti. La temperatura media della superficie terrestre e degli oceani è aumentata di 0,85 gradi in circa 130 anni e se l’incremento supererà i 2 gradi potrebbe diventare irreversibile.

“Resta poco tempo”, affermano gli esperti. Tra il 2010 e il 2050 le emissioni di gas serra devono essere ridotte dal 40 al 70% e diventare nulle entro il 2100. I mezzi per proteggere il nostro clima sono già nelle nostre mani: ridurre la dipendenza da combustibili fossili. “Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la volontà di cambiare, che confidiamo sarà motivata dalla conoscenza e dalla comprensione scientifica del cambiamento climatico”, ha detto il presidente dell’Ipcc, Rajendra Pachauri.

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Le piante assorbono più CO2 del previsto https://www.datamanager.it/2014/10/piante-assorbono-co2-previsto/ Tue, 14 Oct 2014 16:59:41 +0000 http://www.datamanager.it/?p=62971 Uno studio statunitense afferma che la capacità di assorbire CO2 delle piante è il 16% più efficace del previsto. Una buona notizia nella lotta al surriscaldamento globale Molto spesso le foreste vengono definite “i polmoni della Terra” per la loro capacità di assorbire la CO2 e di produrre ossigeno. Oggi gli esperti dell’Università del Wyoming […]

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Uno studio statunitense afferma che la capacità di assorbire CO2 delle piante è il 16% più efficace del previsto. Una buona notizia nella lotta al surriscaldamento globale

Molto spesso le foreste vengono definite “i polmoni della Terra” per la loro capacità di assorbire la CO2 e di produrre ossigeno. Oggi gli esperti dell’Università del Wyoming ritengono che la loro “respirazione” potrebbe essere più efficiente di quanto si pensasse. Questa nuova teoria potrebbe mettere in crisi gli attuali modelli riguardanti il surriscaldamento globale, un fenomeno che ha ridotto i ghiacciai italiani del 30% in appena 30 anni.

Le piante salveranno la Terra dal surriscaldamento globale?

Secondo i ricercatori statunitensi, la capacità della flora di assorbire CO2 è stata sottostimata addirittura del 16%. Più la quantità di anidride carbonica aumenta nell’atmosfera, più piante e alberi crescono in grandezza, aumentando così il potere di assorbimento di questa sostanza da parte delle foglie. Inoltre, nel corso degli anni sono state sviluppate nuove tecniche in grado di aumentare la capacità delle piante di assorbire la luce e rendere più produttivo il processo della fotosintesi. La scomparsa della flora, che entro il 2080 potrebbe diminuire anche del 50%, sarebbe un disastro anche dal punto di vista climatico.

“Questo studio dimostra, a mio avviso correttamente, che la fotosintesi è altamente sensibile al biossido di carbonio, ma questo è ben lungi dall’essere l’unico fattore che ha un’incidenza sulle foreste del 21esimo secolo e sulla quantità di carbonio che immagazzinano”, ha dichiarato Simon Lewis, professore dell’University College di Londra.

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La NASA monitora la CO2 dalla spazio con OCO-2 https://www.datamanager.it/2014/07/nasa-monitora-co2-dalla-spazio-oco-2/ Wed, 02 Jul 2014 17:59:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=57308 OCO-2 è un satellite della NASA che monitorerà dallo spazio i livelli globali di CO2 La NASA, che sta testando un “disco volante” per raggiungere Marte, ha inviato questa notte nello spazio il suo satellite OCO-2, dove OCO sta per “Orbiting Carbon Observatory”. Con questo sistema, l’agenzia spaziale statunitense monitorerà il livello di biossido di […]

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OCO-2 è un satellite della NASA che monitorerà dallo spazio i livelli globali di CO2

La NASA, che sta testando un “disco volante” per raggiungere Marte, ha inviato questa notte nello spazio il suo satellite OCO-2, dove OCO sta per “Orbiting Carbon Observatory”. Con questo sistema, l’agenzia spaziale statunitense monitorerà il livello di biossido di carbonio nell’atmosfera terrestre e valuterà i danni provocati dall’effetto serra.

NASA OCO-2: un occhio dallo spazio sulla CO2

OCO-2, gemello di un altro satellite lanciato nel 2009 che si schiantò nell’oceano a pochi giorni dall’inizio della sua missione, è costato 465 milioni di dollari e si posizionerà in orbita polare a 750 km dalla Terra. Il sistema è in grado di mappare l’intera superficie del pianeta in 16 giorni e per 2 anni eseguirà 24 misurazioni al secondo della lunghezza d’onda della luce solare assorbita dal biossido di carbonio. Grazie a OCO-2 sarà possibile per la prima volta avere dati stagionali su scala globale delle emissioni.

Anche l’Esa, l’agenzia spaziale europea, ha mandato una propria sentinella nello spazio. I satelliti del programma “Sentinel” monitorano dall’alta atmosfera i terremoti e aiutano a   prevenire eventi naturali potenzialmente catastrofici.

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E-invoice e servizi bancari per l’impresa e la PA https://www.datamanager.it/rivista/e-invoice-e-servizi-bancari-l-impresa-e-la-pa-56301.html Thu, 22 May 2014 10:43:32 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/05/e-invoice-e-servizi-bancari-per-limpresa-e-la-pa/ Le tendenze, i principali risultati e l’evoluzione del CBI realizzato dal sistema bancario italiano che segna una grande innovazione nel rapporto banca-impresa in accoppiata con il recente trattamento della fattura elettronica  Le imprese più innovative, utilizzando le tecnologie ICT come fattore di cambiamento, hanno cominciato a scambiarsi beni e servizi online, gettando le fondamenta di […]

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Le tendenze, i principali risultati e l’evoluzione del CBI realizzato dal sistema bancario italiano che segna una grande innovazione nel rapporto banca-impresa in accoppiata con il recente trattamento della fattura elettronica

 
E-invoice e servizi bancari per l’impresa e la PALe imprese più innovative, utilizzando le tecnologie ICT come fattore di cambiamento, hanno cominciato a scambiarsi beni e servizi online, gettando le fondamenta di un nuovo scenario competitivo. Le piattaforme di online trading e di collaborazione, di acquisto e di vendita, si espandono in logica “win-win” con numerosi vantaggi: la gestione più efficace della supply and demand chain, l’aumento delle relazioni, l’offerta di prodotti e servizi integrati, la terziarizzazione delle attività non-core. Si stanno creando, così, autentiche “comunità economiche integrate online” o reti d’imprese, capaci di cooperare sinergicamente ed efficacemente, ciascuno con il proprio specifico ruolo, attraverso l’integrazione della logistica, dei rapporti con i fornitori e i clienti, dell’azione commerciale e della finanza. Questa tendenza sta cambiando, inevitabilmente e in maniera radicale, anche la relazione tra banca, impresa e pubblica amministrazione (PA) sia nel “business to business” (B2B) che nel “business to government” (B2G). Lo scambio elettronico tra impresa, banca e PA dei documenti del ciclo fatturazione-pagamento-riconciliazione, in combinazione con l’avvento della e-invoice europea (direttiva 2010/45/EU), è una delle tre priorità definite dall’Agenda Digitale Italiana. La fattura, in effetti, è il documento contabile che nei processi aziendali collega il ciclo amministrativo e contabile al ciclo finanziario (incassi, pagamenti, riconciliazioni e tesoreria) e la sua smaterializzazione diventa un passo fondamentale verso la digitalizzazione integrale dell’e-supply chain. L’aumento di produttività e la riduzione dei tempi di esecuzione dei processi legati al ciclo logistico e commerciale dovuti all’adozione della fattura elettronica possono costituire quindi un importantissimo fattore di competitività sia per le banche sia per le imprese.

Il servizio CBI

Il servizio CBI (Corporate Banking Interbancario) viene a trovarsi al centro della trasformazione e richiede il rapido adattamento delle strutture organizzative e informatiche. Liliana Fratini Passi è direttore generale del Consorzio CBI (www.cbi-org.eu) e si occupa della gestione dell’infrastruttura destinata al collegamento in ottica di interoperabilità a livello nazionale e internazionale per l’erogazione del servizio CBI. «Il valore del servizio di fatturazione elettronica CBI consiste proprio nel supportare l’integrazione completa dell’intera financial value chain, dalla tramitazione della fattura, alla generazione automatica dell’incasso/pagamento, alla relativa rendicontazione e riconciliazione automatica»  – spiega Fratini Passi. In effetti, le principali funzionalità CBI a supporto della financial value chain sono: l’invio/ricezione end-to-end della fattura elettronica, la richiesta di anticipo fatture, il bonifico a iniziativa del beneficiario, il bonifico XML SEPA e SEPA Direct Debit, l’esito e la rendicontazione strutturata.

Il circuito CBI, in coerenza con gli standard europei dell’European Payment Council (EPC), sta adottando lo standard UNIFI (ISO 20022) XML, sia nella tratta interbancaria sia nella tratta customer to bank, e gestisce, ove richiesta, la firma digitale tra le parti, garantendo le modalità di veicolazione dei servizi sottoscritti. Inoltre, si è adeguato alla SEPA (Single Euro Payments Area) l’Area unica per i pagamenti in euro, che offre già oggi ai residenti nella comunità europea la possibilità di effettuare pagamenti (SEPA credit transfer – SCT) e incassi (SEPA direct debit – SDD) a favore di controparti situate in qualsiasi paese dell’Eurozona. Il Consorzio CBI potrebbe – in prospettiva – offrire il servizio a tutte le organizzazioni della UE, decuplicando il mercato potenziale e facendo diventare il CBI un servizio europeo. L’opportunità è favorita anche dall’avvicinarsi della “SEPA end date”, pianificata per il primo agosto 2014, oltre la quale non saranno più ammessi gli strumenti nazionali. «Grazie all’innovazione dei servizi CBI – spiega ancora Fratini Passi – è possibile integrare e rendere efficienti i processi aziendali abilitando funzionalità di invio end-to-end delle fatture, attivazione della richiesta di pagamento e riconciliazione automatica tra informazioni commerciali e finanziarie».

I vantaggi in cifre

Il servizio di richiesta anticipo fatture e quello di bonifico a iniziativa del beneficiario, in particolare, sono stati registrati dal CBI nel “repository internazionale” ISO20022 e rappresentano pertanto dei benchmark per lo sviluppo dei medesimi da parte di altre comunità. «I vantaggi connessi alla fatturazione elettronica e all’integrazione del ciclo fatturazione-pagamento-riconciliazione sono rilevanti» – sottolinea ancora Fratini Passi. «I dati della Commissione europea (CE) e del Politecnico di Milano confermano che il costo medio per la gestione manuale di una fattura ammonta a una cifra compresa tra 30 e 80 euro, mentre il risparmio di costo ottenibile attraverso il processo elettronico varia dal 60% al 90%». Tali benefici sono confermati anche dall’Expert Group on e-invoicing della CE, i cui lavori, confluiti nel recente final report, affermano l’opportunità per le imprese di beneficiare di tempi di pagamento più brevi, di incorrere in minori errori e sostenere pertanto minori spese di stampa e di spedizione. A questo proposito, il direttore del Consorzio CBI ricorda che «l’adozione diffusa della fatturazione elettronica in Italia porterebbe a un beneficio potenziale, in termini di aumento di produttività, di 10 miliardi di euro – se le logiche della dematerializzazione fossero applicate alla sola fase di fatturazione – e di 60 miliardi di euro all’anno – se l’adozione fosse estesa all’intero ciclo ordine-pagamento». Si tratta di valori compresi tra l’1% e il 4% del PIL. L’adozione estesa della fatturazione elettronica avrebbe, inoltre, un impatto sulla PA molto significativo – prudenzialmente stimato in 3 miliardi di euro di benefici annui – e altrettanto significativa sarebbe la ricaduta potenziale sui fornitori della PA che potrebbero vedere ridotti i tempi di pagamento delle fatture.

Ottimizzare i processi

Il servizio CBI permette già oggi all’impresa di ottimizzare l’intera catena commerciale-finanziaria, affiancando ai servizi di incasso, di pagamento e informativi, ulteriori servizi di gestione documentale, garantendo quindi la piena interoperabilità tra i formati adottati dalle diverse comunità finanziarie internazionali. L’infrastruttura tecnico-normativa e gli standard di scambio CBI garantiscono l’interoperabilità tra imprese ed enti, nonché una costante spinta evolutiva verso l’innovazione nel mercato dei servizi di pagamento e di gestione documentale. «Il Consorzio CBI è da sempre pronto a investigare e monitorare il mercato dei servizi finanziari – dice Fratini Passi – con l’obiettivo di ridurre per i consorziati il costo del layer cooperativo, (architettura/rete) e dell’offerta dei servizi alle imprese con la definizione di standard, protocolli e livelli di servizio a supporto dell’interoperabilità finanziaria». 

B2G, e-invoice E PA

L’innovazione e-invoice sta investendo anche la PA. Lo spiega sinteticamente Attilio Serrone, amministratore delegato del Consorzio Triveneto, società del gruppo Bassilichi (www.constriv.it). «Come il direttore Fratini Passi sa bene, il Consorzio CBI ha avviato sin dal 2007 una collaborazione con l’Agenzia delle Entrate e SOGEI (www.sogei.it), partecipando ai lavori finalizzati all’utilizzo della fatturazione elettronica verso gli enti della PA». Lo scopo è stato quello di semplificare il procedimento di fatturazione e registrazione delle operazioni imponibili. La legge 24 dicembre 2007 n. 244 (legge finanziaria 2008) prevede che l’emissione, la trasmissione, la conservazione e l’archiviazione delle fatture emesse nei rapporti con le amministrazioni dello Stato avvenga esclusivamente in forma elettronica. Per dare piena attuazione a tale obbligo, il ministero dell’Economia e delle Finanze ha emanato un primo decreto nel corso del 2008, che ha individuato in SOGEI il gestore di un Sistema di interscambio (SDI), deputato alla veicolazione delle fatture elettroniche verso le PA. «Con il secondo decreto, emanato il 3 aprile 2013 (decreto interministeriale n. 55/2013), sono stati definiti poi il formato e il contenuto informativo delle fatture elettroniche destinate al SDI – spiega Serrone – e anche le regole tecniche relative alle modalità di emissione, trasmissione e ricevimento delle stesse attraverso il SDI». L’aspetto fondamentale del modello risiede nell’obbligatorietà di apporre sul documento informatico un riferimento temporale e di firmare il documento stesso elettronicamente tramite un certificato di firma elettronica qualificata o digitale. La firma deve essere inoltre apposta da chi emette il documento direttamente tramite un applicativo aziendale o dal front-end fornito dalla “banca proponente”. «Alla luce di ciò – conclude Serrone – la banca potrà e dovrà giocare, quindi, un ruolo da protagonista nel veicolare verso la propria clientela corporate questa nuova offerta di servizio, resa possibile dalle funzioni innovative abilitate dal CBI». Il Consorzio CBI, in effetti, ha reso disponibile dal 6 dicembre dello scorso anno la funzione “fattura PA”, che permetterà l’invio di fatture elettroniche per conto delle proprie aziende creditrici e la ricezione per conto delle PA debitrici. In accordo con il decreto 55/2013, ministeri, agenzie fiscali ed enti nazionali di previdenza – a partire dal 6 giugno di quest’anno, ma l’obbligo scatterà anche per le PA locali dal 6 giugno 2015 – non potranno più accettare fatture emesse o trasmesse in forma cartacea. Dal punto di vista operativo, il decreto dispone che le amministrazioni identifichino gli uffici per la ricezione delle fatture elettroniche attraverso l’Indice delle PA (IPA) che assegna all’ufficio competente il codice identificativo univoco necessario in fase di trasmissione e ricezione della fattura elettronica. Le nuove regole tecniche in materia di conservazione introducono nuovi importanti standard a cui adeguarsi e completano il quadro normativo e tecnico indispensabile per la concreta realizzazione. 

I nuovi servizi bancari

La modalità elettronica facilita sia l’archiviazione (e ricerca) sia lo scambio e la riconciliazione, rendendo potenzialmente automatica l’intera catena commerciale, logistica e finanziaria indispensabile per accompagnare il cambiamento digitale che dà origine ad altri servizi online più tipicamente finanziari (quali per esempio: l’anticipo su fattura, il pagamento e riconciliazione, l’archiviazione, la gestione delle dispute, i crediti documentari…). In questo nuovo contesto – probabilmente – la banca sarà chiamata a fornire un supporto “esperto” all’azienda e potrebbe essere coinvolta nella scelta e nella fornitura di strumenti per il trattamento dell’intero contesto amministrativo e contabile. Gli strumenti – già oggi – si integrano nella architettura CBI costituendo un plus rilevante nell’offerta di servizio e nella fidelizzazione della clientela, permettendo una forte riduzione dei costi amministrativi. In particolare, i processi presenti nel CBI, consentono alla banca forme di smobilizzo flessibili e sicure del capitale circolante, valorizzando servizi tradizionali come l’anticipo fattura e fornendo al mercato ulteriori funzioni quali la conservazione sostitutiva a norma della documentazione contabile. La banca può, quindi, offrire online una serie di servizi finanziari tipici come il leasing, il factoring, lettere di credito, servizi di gestione tesoreria, il cui valore aumenta proprio nel momento in cui vengono integrati e correlati alla gestione del ciclo logistico, commerciale e finanziario. In realtà, l’evoluzione completa lascia intravedere diverse opportunità in prospettiva e anche un importante scenario di competizione. Infatti, emerge per l’impresa la necessità di trovare un intermediario affidabile, in grado di assicurare la qualità delle informazioni, l’autenticità della controparte e la sicurezza del processo. Per garantire la funzionalità e la trasparenza, è indispensabile il ruolo del coordinatore e regolatore del mercato in grado di offrire garanzie di trasparenza, affidabilità e serietà. Nella ridefinizione dei propri modelli di business, l’istituzione finanziaria ha la possibilità di sfruttare al meglio la profonda conoscenza dei settori industriali che, talvolta, sono stati sviluppati grazie alle attività bancarie tradizionali. Inoltre, la struttura tipica del tessuto produttivo italiano, caratterizzato da molte piccole e medie imprese focalizzate su specifiche nicchie di mercato, implica proprio la necessità di una figura che coordini le relazioni, che goda di particolare fiducia e che sia in grado di gestire tutti gli aspetti del rapporto economico-logistico-finanziario.

Il rapporto banca e impresa

Il rapporto tra banca e impresa dovrà essere sempre più ispirato al consolidamento delle attività di corporate lending, corporate finance e cash management. Pertanto, la capacità di creare valore per le imprese sarà funzionale alla capacità di trasferire valore alla banca. L’attuazione di ciò prefigura l’avvento di un modo nuovo di fare credito: questo non viene più concesso “prima”, attraverso la classica pratica di fido, ma nel momento esatto in cui serve e viene utilizzato, realizzando così una sorta di “finanziamento progressivo e real-time (o just in time), controllato e con garanzia nell’assunzione e gestione del rischio, che porta enormi vantaggi per tutti. «Alcuni istituti bancari hanno individuato in ARXivar una delle tecnologie più strategiche per i nuovi servizi» – commenta Alberto Carrai, direttore commerciale di Able Tech (www.arxivar.it). «In particolare, nella gamma dei servizi B2B offerti da alcuni nostri clienti, è stato inserito l’importante servizio “invoice & payment automation”. Tramite questo servizio, il cliente affida la trasmissione telematica del documento all’istituto che contestualmente si occuperà anche di tutto il processo di transazioni verso il destinatario, certificando l’invio e conservando il dossier in forma sostitutiva». Inoltre, grazie all’integrazione con IX (ARXivar Invoice Xchange), questo servizio è già compliant con gli obblighi normativi di trasmissione verso la PA, divenendo per l’istituto una soluzione che permette di abbassare il livello di “rischio” dell’operazione sia per la banca sia per il cliente. Strategicamente la banca non è più solo il fornitore di servizi finanziari ma diventa un partner cui affidare l’intero ciclo di invio, trasmissione, ricezione e conservazione delle proprie fatture, innescando un ciclo virtuoso, che permetterà all’azienda di ottenere in tempi più rapidi il proprio credito dalla banca e soprattutto permetterà di ridurre al minimo sprechi e inefficienze del processo di acquisto e rendicontazione delle spese.

Gli fa eco Roberto De Flumeri, presales manager BU CFO di Gruppo Formula (www.formula.it). «Molto probabilmente le imprese ridurranno il numero di banche cui si appoggiano in base alla qualità dei servizi offerti. Quindi, servizi aggiuntivi come l’anticipo fattura elettronico e il business process outsourcing (BPO) non sono un complemento dell’offerta ma il valore aggiunto da dare ai servizi di pagamento e riconciliazione automatica delle fatture». Ad oggi solo l’1% delle banche permette la richiesta e l’esito dell’anticipo fattura, il 6% è in grado di fornire rendicontazione XML e il 2% ha il ruolo di gateway nel marketplace. «Per contro – prosegue De Flumeri – le soluzioni di tesoreria e credito che proponiamo gestiscono già i camt53 e camt54, oltre alla web signature e, conoscendo il mondo delle imprese, non è sufficiente il solo XML, ma web-services, architetture SOA e piattaforme integrate con i sistemi di enterprise resource planning». In attesa di queste novità, Gruppo Formula ha già portato nelle soluzioni di gestione della tesoreria e di credit risk management, le tecnologie necessarie e gli standard per consentire la gestione di una vera e propria financial value chain. «Poco tempo fa – conclude De Flumeri – un nostro cliente che ha attivato un progetto di compliance SEPA ha anche attivato il servizio offerto da MyBank. Tale servizio ha molti plus: dai pagamenti, alla gestione degli e-mandate e può essere visto anche come nuovo processo aziendale di credit risk management. Altri clienti della soluzione Sage FRP Treasury che proponiamo, all’estero hanno già avviato progetti di riconciliazione elettronica, di BPO e di 3Skey».

Nuove opportunità di business

«Occorre proporre alle banche tecnologie e soluzioni che permettano di dematerializzare i processi operativi e di generare, al contempo, nuove opportunità di business» – afferma Pierpaolo Benintende, responsabile marketing & business development di InfoCert (www.infocert.it). Con le soluzioni InfoCert, gli istituti possono consentire di sottoscrivere il contratto di acquisto firmandolo direttamente in digitale oppure usare nuovi servizi connessi all’obbligo di fatturazione elettronica verso la PA. Con la piattaforma InfoCert, la banca può proporsi alle imprese-clienti quale intermediaria per l’attività di fatturazione. «Alla clientela, la banca garantisce non solo il corretto adempimento al nuovo obbligo normativo – continua Benintende –  ma permette di incrementare l’efficienza in termini di velocità d’esecuzione e contenimento dei costi». Inoltre, è nota la possibile integrazione nativa di servizi come firma digitale, PEC, fatturazione elettronica, conservazione a norma. «Le banche possono generare ulteriori benefici per i propri clienti corporate, mettendo loro a disposizione un trusted workspace dove far affluire i propri documenti, archiviarli, sottoscriverli o inviarli mediante posta certificata. Innalzando così il livello dei servizi e la qualità della relazione con i clienti» – conclude Benintende.

«L’e-invoicing velocizza i tempi di riconciliazione delle fatture, consente di tracciare i processi e di eliminare le attività manuali a basso valore aggiunto» – sottolinea Virgilio Arciero, head of OSB line of business di Ricoh Italia (www.ricoh.it). In effetti, secondo l’ultimo Rapporto ABI Lab 2014, al primo posto della top ten delle priorità di investimento è posta la dematerializzazione dei documenti che si accompagna spesso alla reingegnerizzazione/automazione dei processi interni. Ma in che modo gestire il passaggio dal cartaceo al digitale? «Secondo Ricoh – risponde Arciero – questo passaggio non può avvenire dall’oggi al domani, ma richiede diversi step strutturati per i quali risulta fondamentale considerare l’intero processo di fatturazione e di pagamento elettronico associato e non semplicemente l’output finale». Una possibilità interessante per le aziende è – per esempio – il servizio di e-invoicing di Ricoh, che consente di cogliere i benefici citati e libera l’azienda dalla gestione dell’infrastruttura tecnologica perché viene erogato su piattaforma cloud computing.

Conclusioni

Le banche e le imprese sembrano aver imboccato la strada giusta per superare una sfida importante sulla via della modernizzazione. L’obiettivo è di cementare interessi comuni, arricchendo il tradizionale rapporto tra banca e impresa con iniziative come quelle del CBI e della sua evoluzione verso la e-invoice e i nuovi servizi finanziari online.  È chiaro – però – che tutto ciò richiede uno sforzo notevole di innovazione e di coraggio nelle scelte strategiche, oltre a una visione lungimirante sui processi di business e sui partners con cui costituire alleanze. Nel nuovo scenario competitivo, il vantaggio fondamentale è costituito dalla capacità di utilizzare la tecnologia ICT e l’innovazione per sviluppare un più elevato valore aggiunto, ripensando i processi. In conclusione, si può dire che lo spazio per l’applicazione delle nuove tecnologie in quest’area è oggi molto più ampio di ieri.

Corporate Banking Interbancario

Il Corporate Banking Interbancario (www.cbi-org.eu), noto come CBI, è un servizio bancario telematico che consente a due soggetti economici (aziende o PA) di lavorare tra di loro, tramite i propri computer, avvalendosi dei servizi di tutte le banche con le quali intrattengono rapporti. Realizzato con il coordinamento dell’ABI, si propone di garantire alla clientela imprenditoriale adeguati livelli di servizio, anche attraverso il controllo del rispetto delle regole. In particolare, il CBI: centralizza i rapporti di un’impresa verso l’intero settore bancario, in un unico punto; fornisce una vasta gamma di funzioni finanziarie, informative e commerciali; utilizza sempre lo stesso standard di comunicazione; fornisce un servizio basato sulla cooperazione delle banche, senza ridurre gli spazi competitivi. I servizi CBI offerti dalle banche vengono veicolati tramite una infrastruttura governata dal Consorzio CBI. La rete CBI connette circa 670 istituti finanziari e oltre 920mila imprese private e della PA in ottica end-to-end, abilitando una serie di servizi innovativi compliant con gli standard internazionali, afferenti non solo all’area di gestione del pagamento/incasso (SEPA compliant), ma anche all’area di gestione documentale, di rendicontazione e riconciliazione.

Obbligo di fatturazione elettronica per i fornitori della PA?

La risposta semplice di SB Italia con inviofatturePA.it

Dal 6 giugno 2014, agenzie fiscali, enti di previdenza e ministeri non potranno più accettare fatture emesse o trasmesse in forma cartacea. E a seguire, entro il 2015, anche tutte le altre amministrazioni dovranno adeguarsi ai nuovi obblighi normativi. La disposizione impone a tutti i fornitori della pubblica amministrazione a emettere le fatture esclusivamente in formato digitale XML, unico accettato dal Sistema di Interscambio e garantito dalla firma elettronica qualificata. «Adeguarsi alla nuova normativa diventa semplice se ci si affida ai servizi di uno specialista» – spiega Massimo Missaglia, amministratore delegato di SB Italia (www.sbiitalia.com).

«Per questo, abbiamo lanciato inviofatturePA.it, un insieme di servizi basati sulla nostra piattaforma di document management Docsweb, già utilizzata da migliaia di utenti. I servizi inviofatturePA.it, che si integrano con tutti i sistemi informatici aziendali, risolvono in modo diversificato e specifico le diverse esigenze delle aziende che lavorano con la pubblica amministrazione: dal piccolo artigiano che emette poche fatture all’anno, fino alla grande azienda con flussi importanti e continui. SB Italia può gestire nei diversi casi tutto il processo, sollevando le aziende dalla complessità e dai costi di una gestione interna che può risultare onerosa e impegnativa. A fronte di un costo fisso per documento e/o di un canone annuo, l’azienda può disporre di un servizio efficiente che garantisce tempestività, compliance e risparmi significativi».

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