Foxconn – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 11 Jun 2018 13:26:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png Foxconn – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 iPhone 2018, la produzione scenderà del 20% https://www.datamanager.it/2018/06/iphone-2018-la-produzione-scendera-del-20/ Mon, 11 Jun 2018 13:26:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=149277 Apple avrebbe ridotto i volumi di fornitura per approcciare in maniera più cauta un mercato che non è più quello di una volta A settembre arriverà il successore dell’iPhone X, la generazione XI, che dovrà consolidare il nuovo design di Apple e, allo stesso tempo, dare spunti maggiori di innovazione. Già dopo qualche mese dal […]

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Apple avrebbe ridotto i volumi di fornitura per approcciare in maniera più cauta un mercato che non è più quello di una volta

A settembre arriverà il successore dell’iPhone X, la generazione XI, che dovrà consolidare il nuovo design di Apple e, allo stesso tempo, dare spunti maggiori di innovazione. Già dopo qualche mese dal lancio del modello odierno, vari analisti avevano fatto sapere di forti dubbi della Mela in quanto a penetrazione del mercato, tanto da causare un ridimensionamento della catena produttiva con un rallentamento dovuto a una richiesta inferiore del previsto. Cupertino, da parte sua, ha sempre smentito la questione, parlando di grande successo per il melafonino più rivoluzionario di sempre. Sarà, però il prossimo iPhone Eleven dovrebbe partire già con delle pretese più basse, almeno il 20% in meno dei numeri pensati dai dirigenti americani.

Cosa succede

A dirlo è un report di Nikkei, che suggerisce una diminuzione della fornitura, richiesta da Apple ai partner, circa i modelli del 2018, iPhone XI incluso. La motivazione sarebbe una strategia più conservativa e un approccio cauto verso un mercato che non da più quelle certezze di un tempo. La colpa, soprattutto, è di chi sforna dispositivi da oltre 1000 euro, non solo Apple ovviamente, tale da allungare il periodi di ricambio generazionale da parte dei consumatori.

Se confermato, il rapporto potrebbe semplicemente suggerire che la Mela ha intenzione di evitare una ripetizione dello scenario precedente, in cui iPhone X, iPhone 8 e iPhone 8 Plus sono diventati abbondantemente disponibili in tempi relativamente brevi dopo la presentazione, proprio grazie a una produzione maggiorata, che ha però causato rimanenze di magazzino inattese. Nel passato invece, la supply chain aveva proceduto a ritmi più lenti, portando le spedizioni anche a un paio di settimane di distanza dalle prenotazioni ma senza dare la sensazione di scaffali pieni di telefoni, perché invenduti. Tra i fornitori presi in causa ricordiamo Foxconn, Pegatron e Wistron, che prendono parte a varie fasi dell’assemblaggio e finalizzazione degli smartphone.

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Foxconn acquisisce Belkin, Wemo e Linksys per 866 mln di dollari https://www.datamanager.it/2018/03/foxconn-acquisisce-belkin-wemo-e-linksys-per-866-mln-di-dollari/ Tue, 27 Mar 2018 10:07:57 +0000 http://www.datamanager.it/?p=144485 Una controllata di Foxconn ha completato l’acquisizione del produttore di accessori Belkin e dei marchi Linksys e Wemo. L’operazione dovrà essere approvata dalle autorità USA Foxconn attraverso la sua sussidiaria Interconnect Technology, che si occupa della produzione di cavi e connettori per le telecomunicazioni, ha completato l’acquisizione di Belkin, azienda californiana celebre per i suoi […]

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Una controllata di Foxconn ha completato l’acquisizione del produttore di accessori Belkin e dei marchi Linksys e Wemo. L’operazione dovrà essere approvata dalle autorità USA

Foxconn attraverso la sua sussidiaria Interconnect Technology, che si occupa della produzione di cavi e connettori per le telecomunicazioni, ha completato l’acquisizione di Belkin, azienda californiana celebre per i suoi accessori per smartphone e computer come sistemi per la ricarica wireless e adattatori audio. Il Financial Times riferisce che il principale partner di Apple nella produzione di iPhone ha speso 866 milioni di dollari per questa operazione. Belkin verrà fusa con una delle altre divisioni dell’azienda taiwanese e con lei porterà anche i marchi Linksys e Wemo. Il primo si occupa di router mentre il secondo è specializzato nella realizzazione di prodotti di domotica.

L’acquisizione di Belkin da parte di Foxconn, che in qualche occasione ha messo in forte imbarazzo Apple, dovrà comunque ricevere l’approvazione da parte delle autorità statunitensi prima di dirsi conclusa e non è così scontato che ciò accada. In questi mesi gli Stati Uniti hanno mostrato una certa diffidenza nei confronti delle aziende orientali che vogliono investire nel Paese e in particolare per quelle cinesi. Le principali agenzie di intelligence USA ad esempio considerano Huawei e Zte pericolose per la sicurezza nazionale. Il fatto che Foxconn abbia la sua sede principale a Taiwan non dovrebbe comunque risultare un problema.

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IoT: Sony e Nikon vogliono uno standard condiviso https://www.datamanager.it/2018/03/iot-sony-nikon-vogliono-uno-standard-condiviso/ Mon, 12 Mar 2018 19:30:16 +0000 http://www.datamanager.it/?p=143267 Le due compagnie studiano una piattaforma interoperabile che permetta alle videocamere connesse di lavorare in sintonia, comunicando tra di loro Uno dei più grossi problemi dell’Internet delle Cose è la pletora di standard e codici di programmazione. Sono quasi 200 tra linguaggi e script, tanti da rendere davvero difficoltoso il dialogo tra le piattaforme. Per […]

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Le due compagnie studiano una piattaforma interoperabile che permetta alle videocamere connesse di lavorare in sintonia, comunicando tra di loro

Uno dei più grossi problemi dell’Internet delle Cose è la pletora di standard e codici di programmazione. Sono quasi 200 tra linguaggi e script, tanti da rendere davvero difficoltoso il dialogo tra le piattaforme. Per questo una cordata di aziende, tra cui Sony e Nikon, sta lavorando ad un progetto che dovrebbe migliorare la comunicazione tra device diversi, nello specifico le videocamere connesse. Insieme a loro anche nomi come Foxconn, che assembla gli iPhone, Scenera e Wistron, attive nel campo delle webcam e dispositivi IoT. L’obiettivo finale è uno dei sogni dell’utente che vuole gestire comodamente la smart home: un solo software con cui controllare gli accessori installati in casa, senza il bisogno di dover passare da un’app all’altra per il monitoraggio di ambienti e stanze.

Cosa definisce il progetto

L’iniziativa che coinvolge le varie compagnie ha il nome di NICE e, oltre al canale unico di diffusione, prevede un serie di altre opportunità di dialogo tra i prodotti di tanti brand. Lo standard ha il compito di definire non solo la trasmissione delle immagini ma anche la loro analisi, comprensione e salvataggio sul cloud, sfruttando appunto un protocollo condiviso e interoperabile. Ciò semplificherà sia la vita agli utenti ma anche agli sviluppatori, che potranno ideare applicazioni capaci di mettere in contatto i diversi sistemi, per creare un ambiente intelligente esteso, nel quale venga abilitato un passaggio delle informazioni tra i dispositivi e non solo tra questi e le rispettive app proprietarie.

Il bello è che Sony, Nikon, Foxconn, Scenera e Wistron sono società attive sia nel mondo della produzione hardware che software e dunque hanno già, in casa, tutto il know-how necessario a realizzare un progetto entro breve. Voci di corridoio parlano della fine dell’anno per sperimentare la prima iterazione della piattaforma IoT unificata.

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Foxconn inguaia Apple, ha sfruttato degli studenti per produrre iPhone X https://www.datamanager.it/2017/11/foxconn-inguaia-apple-sfruttato-degli-studenti-produrre-iphone-x/ Wed, 22 Nov 2017 17:59:10 +0000 http://www.datamanager.it/?p=135849 Foxconn è stata scoperta sfruttare alcuni giovani studenti per la produzione di iPhone X. I ragazzi hanno lavorato oltre 11 ore al giorno per 3 mesi La maggior parte delle grandi aziende ha delocalizzato la produzione in Cina per avvantaggiarsi del basso costo del lavoro. Molto spesso però nelle fabbriche del Paese del dragone i […]

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Foxconn è stata scoperta sfruttare alcuni giovani studenti per la produzione di iPhone X. I ragazzi hanno lavorato oltre 11 ore al giorno per 3 mesi

La maggior parte delle grandi aziende ha delocalizzato la produzione in Cina per avvantaggiarsi del basso costo del lavoro. Molto spesso però nelle fabbriche del Paese del dragone i diritti minimi degli operai non sono garantiti come in Occidente. Apple in diverse occasioni è stata accusata di approfittare della situazione e anche questa volta il dito è puntato su Foxconn, uno dei principali partner della Mela nella realizzazione dei suoi smartphone. Il fornitore cinese è stato spesso chiamato in causa per alcuni comportamenti decisamente poco corretti nei confronti dei suoi dipendenti ed è stato associato anche a scandali sessuali e persino a suicidi provocati da un ambiente di lavoro decisamente troppo stressante. Oggi si è scoperto che Foxconn ha anche usato il lavoro studentesco illegale per soddisfare le richieste di Apple nella produzione di iPhone X.

E’ risaputo che la Mela abbia avuto vari problemi nelle prime fasi della distribuzione del suo smartphone. Secondo quanto riporta il Financial Times, Foxconn per poter garantire il numero di dispositivi richiesti dall’azienda di Cupertino ha pensato di assumere 3mila studenti della Zhengzhou Urban Rail Transit School per la catena di montaggio. A quest’ultimi è stato detto che questa esperienza lavorativa di 3 mesi, se così si può definire, sarebbe stata necessaria per completare il loro percorso di studi. Il problema è che questi ragazzi tra i 17 e i 19 anni erano costretti a costruire iPhone X per più di 11 ore al giorno. “Nel corso di un recente audit – spiega Apple – abbiamo scoperto casi di tirocinanti che lavoravano fuori orario presso una struttura di fornitori in Cina. Abbiamo confermato che gli studenti lavoravano volontariamente, erano stati retribuiti e avevano ricevuto dei benefit, ma non avrebbero dovuto essere autorizzati a lavorare fuori orario. In questa struttura, i programmi di tirocinio per studenti sono a breve termine e rappresentano una percentuale molto piccola della forza lavoro”. Sia la Mela sia Foxconn hanno assicurato che effettueranno ulteriori controlli e risolveranno la situazione. “Apple si impegna a garantire che tutti nella catena di fornitura siano trattati con la dignità e il rispetto che meritano. Sappiamo che il nostro lavoro non si ferma mai e continueremo a fare tutto il possibile per avere un impatto positivo e proteggere i lavoratori nella nostra catena di fornitura“, conclude l’azienda di Cupertino.

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Le memorie di Toshiba e i motivi dell’interesse di Foxconn, Apple, Dell & Co. https://www.datamanager.it/2017/06/le-memorie-toshiba-motivi-dellinteresse-foxconn-apple-dell-co/ Tue, 13 Jun 2017 13:42:08 +0000 http://www.datamanager.it/?p=126599 Che cosa accomuna Foxconn, Apple, Dell e altre aziende tra le principali dell’high tech Usa nella rincorsa all’unità Memorie di Toshiba, in vendita per coprire i buchi del nucleare? Ammettiamolo, gli argomenti come componenti e  memorie appaiono un po’ ostici ai commentatori. I media italiani non appaiono molto propensi a trattare un argomento che vale […]

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Che cosa accomuna Foxconn, Apple, Dell e altre aziende tra le principali dell’high tech Usa nella rincorsa all’unità Memorie di Toshiba, in vendita per coprire i buchi del nucleare?

Ammettiamolo, gli argomenti come componenti e  memorie appaiono un po’ ostici ai commentatori. I media italiani non appaiono molto propensi a trattare un argomento che vale decine e decine di miliardi di dollari  che si parli di unità a disco, di memorie Dram, figuriamoci quelle flash. In queste settimane il tema che tiene banco è la vendita “forzata” della divisione memorie a semiconduttori di Toshiba, pressata ai “buchi” generati dalla sua controllata elettronucleare (l’americana Westinghouse), una vicenda in cui si giocano anche preoccupazioni politiche lungo l’asse Giappone – Cina (più Taiwan)  – Usa. Benché gli stessi nomi circolino da un paio di mesi, le ultime ore hanno fatto da cassa di risonanza alle dichiarazioni del Ceo e fondatore di Foxconn, Terry Gou, che affiancano al nome del principale contract manufacturer mondiale, che ha più di 1 milione di dipendenti nel mondo. Nomi  che rappresentano la crema dell’hi-tech Usa: Apple e Dell in primo luogo, e poi anche Microsoft sullo sfondo e altri ancora, senza contare le controfferte di altri giganti come Western Digital o Broadcom. C’è una logica in tutto questo e in quello che potrebbe qualificarsi come un rimescolamento della filiera del valore? Ma perché, proprio Apple e Dell?

Incominciamo col dire che le memorie finiscono oggi soprattutto negli smartphone e nelle unità a disco allo stato solido, SSD e loro varianti. Foxconn, naturalmente, produce per conto terzi gli smartphone, a cominciare dall’iPhone (e l’iPad) di Apple, e produce computer, che notoriamente hanno bisogno di unità di archiviazione. Un anno fa erano quasi una rarità, ma oggi moltissimi dei notebook, compresi 2 in 1 (quelli con tastiera separabile) e “convertibili” (quelli con tastiera che ruota a 360 gradi) usano non più i tradizionali dischi rotanti, ma unità allo stato solido: SSD appunto. Non basta: da almeno un paio d’anni, il business delle memorie flash ha superato quello delle tradizionali memorie Dram, che naturalmente, a causa della loro volatilità, hanno altri tipi di impieghi, pur condividendo una base a semiconduttore.

  • Un possibile e rischioso collo di bottiglia per smartphone e notebook

Per le sue memorie, Toshiba fino allo scorso anno ha chiaramente privilegiato un utente: Apple. La fame di memoria negli smartphone è illimitata. L’ingresso lo scorso anno dell’iPhone 7, per esempio, ha rappresentato il passaggio dei “tagli” di memoria da 16 a 128 GB a quelli da 32 a 256 Gigabyte e la memoria fa parte dei costi maggiori (per la cronaca: secondo IHS, produrre un iPhone 7 costa 219 dollari di materiali e 5 (cinque) di assemblaggio, presso le linee della stessa Foxconn. Il problema è che Toshiba, in un’ottica di comprensibile e prudenziale diversificazione, ha deciso sul finire dello scorso anno di allentare un po’ il pedale dalle forniture ad Apple, che poi finiscono materialmente a Foxconn. Apple e Foxconn sono quindi doppiamente interessate ad avere il controllo (e la priorità) nelle forniture, in un mercato che è peraltro sempre sotto tensione o, come dicono gli anglosassoni, “in undersupply”.

  • L’unica tecnologia in crescita anche nei sistemi di enterprise storage

A sua volta Dell ha più di un motivo per avere una presenza nel business delle memorie. Uno è naturalmente quello dei pc, che in misura crescente utilizzano nella fascia bassa (quella dei prodotti low-cost) memorie eMMC, tipicamente da 32 e (sempre più) 64 GB e per il resto memorie SSD (tipicamente tra i 128 e i 512 GB). Il fatto che Foxconn ammetta “discussioni” anche con Microsoft, sempre più impegnata in prodotti come laptop e console è un’ulteriore conferma. Un altro motivo, tuttavia, anche quello dei sistemi di storage per il mondo enterprise.

Non va trascurato infatti che proprio Dell un anno fa è stata protagonista di una delle più costose acquisizioni tecnologie, quella da circa 60 miliardi di dollari per portare a casa EMC, la “regina” dello Storage, ovvero dei grandi sistemi di archiviazione dati. EMC controlla, secondo i criteri di misurazione, dal 25 al 30% di un mercato che da qualche tempo ha perso lo slancio di un tempo, che negli ultimi trimestri è stato sostanzialmente “piatto” se non in lieve discesa e in cui c’è tuttavia un segmento ancora dinamico ed espansivo: quello delle unità di memoria flash. Fu la stessa EMC, una decina d’anni fa a introdurre le prime unità a disco di classe enterprise con memorie flash. Era il gennaio del 2008 quando nell’ambito della sua serie Symmetrix DMX 4, la casa di Hopkinton, vicino a Boston, introduceva unità da 73 e da 146 Gigabyte. Oggi capacità di questo genere potrebbero far sorridere, perché si trovano in uno smartphone di fascia alta. Naturalmente, come avviene nel  mondo dell’enterprise storage, il costo non era solo rappresentato dalla “capacità di archiviazione”, ma anche e in larga misura da tutta l’elettronica di controllo e relativo software: il costo di queste unità era altissimo, dell’ordine delle decine di migliaia di dollari, ma non solo le prestazioni erano date come “10 volte superiori” a quelle delle più velocit unità a disco (quelle Fiber Channel da 15 mila giri/m), ma nelle complesse architetture dei grandi sistemi, con algoritmi che ottimizzano gli accessi più frequenti, il beneficio era moltiplicato.

Tradizionalmente, EMC, così come anche gli altri produttori di sistemi di storage, non ha mai prodotto in proprio le singole unità a disco, comprate invece da specialisti del calibro di Seagate. Dell-Emc non sarà a sua volta interessata a “produrre” memorie SSD, ma ad avere solidi rapporti con uno specialista del calibro dello “spin-off” di Toshiba, secondo produttore mondiale dopo Samsung, con una quota del 18% del  mercato del settore probabilmente si.

A cura di Sandro Frigerio
Tratto da FMC Report  Daily – 13 giugno 2017

Sandro.frigerio@fmc-comunicazione.it

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Apple: dipendenti Foxconn rivelano cosa presenterà in futuro https://www.datamanager.it/2017/06/apple-dipendenti-foxconn-rivelano-cosa-presentera-futuro/ Wed, 07 Jun 2017 17:30:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=126242 Alcuni dipendenti Foxconn hanno confermato che Apple si prepara al lancio di iPhone X e di un visore per la realtà aumentata La prima giornata della WWDC 2017 si è conclusa con la presentazione di numerosi prodotti software ed hardware ma i fan di Apple saranno certamente curiosi di conoscere su cosa l’azienda di Cupertino […]

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Alcuni dipendenti Foxconn hanno confermato che Apple si prepara al lancio di iPhone X e di un visore per la realtà aumentata

La prima giornata della WWDC 2017 si è conclusa con la presentazione di numerosi prodotti software ed hardware ma i fan di Apple saranno certamente curiosi di conoscere su cosa l’azienda di Cupertino sta lavorando per il prossimo futuro. Tre dipendenti di Foxconn, partner storico della Mela nella produzione di iPhone, hanno scelto un sub-forum di Reddit per rivelare i prossimi prodotti che Apple lancerà sul mercato. Nascondendosi dietro il nickname di “FoxconnInsider” hanno confermato che le indiscrezioni provengono direttamente dalle linee produttive e che “sono già state vendute alle agenzie di analisi di mercato, come KGI Securities”.

I dipendenti dell’azienda taiwanese hanno innanzitutto parlato di uno “speaker con Siri intrigato”. La notizia è stata poi confermata proprio durante la WWDC 2017 con la presentazione di HomePod. Le fonti anonime hanno anche azzeccato la data di rilascio del dispositivo, che non avverrà prima della fine dell’anno. Arriviamo poi all’ambito smartphone. A quanto pare Apple presenterà davvero un telefono chiamato iPhone X (o iPhone 8) e avrà un design borderless come nei rendering apparsi recentemente sul web. La scocca sarà in vetro e consentirà la ricarica wireless del dispositivo. Nessuna traccia invece del Touch ID che non comparirà nemmeno sul retro del telefono o al di sotto dello schermo. Confermata invece la presenza di una doppia fotocamera posteriore posta in verticale. Apple potrebbe inoltre integrare un sistema per la scansione dell’iride o per il riconoscimento facciale. Insieme ad iPhone X arriveranno anche due modelli di iPhone 7S con un design simile agli smartphone attuali ma più potenti. La scocca sarà sempre in alluminio e non ci sarà la ricarica wireless.

Le fonti di Foxconn hanno anche descritto quello che sembra proprio il nuovo modello di iMac Pro e hanno parlato di un aggiornamento della linea Macbook Pro anche se non è chiaro se si tratti dei modelli visti alla WWDC 2017. Apple potrebbe inoltre reintrodurre la presa magnetica MagSafe e non abbandonerà i connettori Lightining in favore della USB Type-C. La Mela starebbe lavorando anche ad una tastiera smart con integrato un piccolo display e-paper che permetterà di personalizzare l’aspetto e le funzioni dei tasti.

Il progetto di Apple più interessante rivelato dai dipendenti di Foxconn è chiamato “Project Mirroshades” di cui esistono già alcuni prototipi. Si tratta di un paio di occhiali per la realtà aumentata con montatura in acetato, display Near Eye (NED) dell’azienda americana Kopin con all’interno un prisma per la trasmissione di immagini 3D, accelerometro, sensore per la rivelazione dei passi e dei movimenti della testa, ricarica wireless e un processore apposito realizzato da Apple.  L’utente interagirà con gli occhiali tramite Siri e le varie funzioni potranno essere attività anche tramite una “striscia capacitativa” simile alla Touch Bar di Macbook Pro posta sulle stanghette. Apple potrebbe anche consentire di personalizzarli con lenti graduate e polarizzate. Il visore per la realtà aumentata dovrebbe arrivare entro il 2019 ma non vi è certezza che verrà effettivamente realizzato. I dipendenti di Foxconn hanno riportato diversi esempi di prodotti che sebbene siano entrati a far parte della linea produttiva non sono mai stati immessi nel mercato. Si parla di “dispositivi IoT, bande da braccio per il fitness, un anello smart, nuovi design per le cuffie e tastiere esterne» più grandi e retroilluminate”. Le fonti ritengono che ci sia il 65% di probabilità che Apple deciderà di abbandonare “Project Mirroshades” a causa delle difficoltà nella produzione di massa delle batterie.

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Pork Explosion è il nuovo exploit che fa paura agli Android https://www.datamanager.it/2016/10/pork-explosion-exploit-paura-agli-android/ Tue, 18 Oct 2016 18:30:47 +0000 http://www.datamanager.it/?p=111605 Può aprire una backdoor nei dispositivi con bootloader Foxconn e dare accesso agli hacker. Ma riguarda solo marchi poco conosciuti Non è la backdoor che cercava l’FBI e non può avere il raggio d’azione di un iPhone ma quello che conta è che esiste. Il ricercatore di sicurezza Jon Sawyer ha infatti scoperto una vulnerabilità […]

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Può aprire una backdoor nei dispositivi con bootloader Foxconn e dare accesso agli hacker. Ma riguarda solo marchi poco conosciuti

Non è la backdoor che cercava l’FBI e non può avere il raggio d’azione di un iPhone ma quello che conta è che esiste. Il ricercatore di sicurezza Jon Sawyer ha infatti scoperto una vulnerabilità su una gamma di dispositivi Android che potrebbe dare agli hacker, con accesso fisico al dispositivo, l’accesso a diversi contenuti del telefono, tramite una backdoor. La falla individuata è stata chiamata Pork Explosion e risiede nel bootloader di alcuni telefonini assemblati da Foxconn che, a seguito di un comando specifico, possono essere riavviati in una modalità di Factory Test Mode, di solito diagnostica ma in grado di consentire un accesso a terzi a livello di root, ovvero alla radice dei file del sistema.

Chi è interessato

Per fortuna ci sono un paio di limiti alla tecnica spiegata da Sawyer. Prima di tutto, c’è bisogno di un accesso fisico al terminale per sfruttare la backdoor. Ciò vuol dire che non si è possibili vittime di furti di identità o cybercriminali solo navigando in rete o aprendo qualche email di spam. Secondo: per fortuna il bug, che sembra il frutto di una vera disattenzione da parte degli sviluppatori hardware e software, interessa solo i dispositivi che montano un bootloader di Foxconn e non solo messi assieme dalla fabbrica cinese già all’opera per Apple e altri brand. Ad oggi quindi, sono pochi gli smartphone indifesi dinanzi al problema: ad esempio il Nextbit Robin o l’InFocus M810, mentre tutti i principali sono esenti, visto che presentano un bootloader costruito in-house. In ogni caso, le aziende coinvolte hanno già rilasciato diverse patch per tappare la vulnerabilità, che dovrebbe essere arginata molto presto.

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Foxconn produrrà un proprio smartphone https://www.datamanager.it/2016/10/foxconn-produrra-un-smartphone/ Tue, 11 Oct 2016 12:47:25 +0000 http://www.datamanager.it/?p=111079 Foxconn sarebbe intenzionata a produrre un suo smartphone sfruttando i marchi di Sharp e Nokia Foxconn è un’azienda molto conosciuta nell’ambito dell’elettronica perché produce da molti anni non solo gli iPhone di Apple ma anche altri dispositivi per colossi dell’hitech. La società cinese ha iniziato una forte espansione del suo business che ha portato all’acquisizione […]

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Foxconn sarebbe intenzionata a produrre un suo smartphone sfruttando i marchi di Sharp e Nokia

Foxconn è un’azienda molto conosciuta nell’ambito dell’elettronica perché produce da molti anni non solo gli iPhone di Apple ma anche altri dispositivi per colossi dell’hitech. La società cinese ha iniziato una forte espansione del suo business che ha portato all’acquisizione di Sharp e del marchio Nokia tramite la sua controllata finlandese HMD Global. Per Foxconn sembra sia quindi arrivato il momento di realizzare un proprio smartphone oltre a produrre quello di terzi.

In realtà l’azienda cinese ha già lanciato sul mercato un dispositivo proprietario chiamato InFocus ma si tratta di un prodotto di fascia bassa la cui distribuzione è limitata solo all’Asia. Gli esperti ritengono che Foxconn abbia obiettivi più ambiziosi e che voglia proporre un terminale di fascia alta a livello globale. Lo smartphone potrebbe essere commercializzato con il brand Aquos di Sharp, che dovrebbe anche produrre i display OLED per iPhone 8. Inizialmente si prevede che verrà proposto solo in Giappone, un mercato dove il colosso nipponico ha ancora un certo appeal. Si ipotizza che lo stesso dispositivo possa essere invece venduto in Occidente con il marchio Nokia.

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I robot non ci rubano il lavoro? Chiedete a Foxconn https://www.datamanager.it/2016/05/robot-non-ci-rubano-lavoro-chiedete-foxconn/ Fri, 27 May 2016 08:17:20 +0000 http://www.datamanager.it/?p=102284 Uno dei cambiamenti più dirompenti nella storia dell’uomo è già in atto: 60.000 robot hanno rimpiazzato altrettanti umani nei laboratori dell’azienda che assembla l’hi-tech Difficile ammettere che i robot non ruberanno il lavoro all’uomo. C’è chi pensa che più che soppiantare, le macchine permetteranno la nascita di ruoli professionali diversi, come il programmatore specifico, il […]

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Uno dei cambiamenti più dirompenti nella storia dell’uomo è già in atto: 60.000 robot hanno rimpiazzato altrettanti umani nei laboratori dell’azienda che assembla l’hi-tech

Difficile ammettere che i robot non ruberanno il lavoro all’uomo. C’è chi pensa che più che soppiantare, le macchine permetteranno la nascita di ruoli professionali diversi, come il programmatore specifico, il riparatore di gambe elettroniche, lo psicologo di bit, e così via. Per adesso, guardando dall’altra parte del mondo, abbiamo una concreta conseguenza dell’adozione massiccia dell’automazione in azienda. La Foxconn, famosa per assemblare oggetti di culto come gli iPhone e componenti di big tra cui Samsung, ha di recente adottato 60.000 robot che, stando ai media internazionali, avrebbero causato il licenziamento di altrettanti dipendenti umani.

Tutto e subito

Facile dire che la colpa è delle grandi aziende che hanno necessità di produrre più dispositivi nel minor tempo possibile. Ma dietro la strategia di robotizzazione di Foxconn c’è anche dell’altro. Ad esempio la possibilità di gestire meglio le lamentele e le vicende che negli anni hanno coinvolto la taiwanese (con fabbriche anche in Slovacchia e in Repubblica Ceca) circa i trattamenti riservati ai propri operai, costretti a lavorare oltre l’orario prestabilito per terminare al più presto i lotti di smartphone da consegnare a livello internazionale. A meno che non si organizzi presto un sindacato dei robot, i vantaggi nell’adozione di ferri e bulloni al posto degli umani saranno sempre maggiori rispetto ai lati negativi. Non è ben chiaro che tipo di lavoro abbiano cominciato a svolgere gli automi in Foxconn, ma è chiaro che la notizia rappresenta un cambiamento significativo verso una maggiore integrazione della forza lavoro robotica in azienda, di portata pari (se non superiore) all’automazione nel panorama automotive avvenuta negli anni ’80.

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Ora è ufficiale, il marchio Nokia torna sugli smartphone https://www.datamanager.it/2016/05/ora-ufficiale-marchio-nokia-torna-sugli-smartphone/ Wed, 18 May 2016 14:51:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=101746 Nokia tornerà a produrre smartphone e tablet Android con il suo marchio tramite la nuova società HMD Global Da tempo si parla del ritorno di Nokia nel mercato mobile e finalmente quel giorno è arrivato. L’azienda di Espoo ha ufficialmente dato in licenza il suo marchio ad HMD Global, una nuova società con sede in Finlandia. […]

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Nokia tornerà a produrre smartphone e tablet Android con il suo marchio tramite la nuova società HMD Global

Da tempo si parla del ritorno di Nokia nel mercato mobile e finalmente quel giorno è arrivato. L’azienda di Espoo ha ufficialmente dato in licenza il suo marchio ad HMD Global, una nuova società con sede in Finlandia. L’azienda potrà quindi realizzare smartphone e tablet targati Nokia ma questa volta non sfrutterà Windows Phone, ritenuto uno dei motivi principali dell’insuccesso della linea Lumia, ma Android. La produzione di concentrerà sui feature phone dedicati ai mercati emergenti come i modelli 210 e 230.

L’annuncio del ritorno di Nokia nel settore smartphone è arrivato in concomitanza con la vendita da parte di Microsoft della divisione feature phone a FIH Mobile, una sussidiaria di Foxconn. L’operazione da 310 milioni di euro è servita all’azienda di Redmond per liberarsi di un peso eccessivo nel suo bilancio da diversi anni a questa parte. HMD Global e FIH Mobile lavoreranno per la progettazione, produzione e commercializzazione degli smartphone Android con marchio Nokia. Alla conclusione dell’operazione che vede coinvolte Microsoft e Foxconn, due ex membri del board dell’azienda di Espoo, passati a Redmond con la cessione della divisione Device & Services, siederanno nel consiglio direttivo di HMD Global. Arto Nummela sarà l’amministratore delegato mentre Florian Seiche ricoprirà il ruolo di presidente. Nei prossimi 3 anni la nuova azienda investirà 500 milioni di dollari per “supportare il marketing a livello globale dei telefoni e tablet a marchio Nokia”.

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