italiani – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Wed, 21 Feb 2018 08:31:15 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png italiani – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 Alimentazione, 3 italiani su 10 scelgono i superfood https://www.datamanager.it/2017/04/alimentazione-3-italiani-10-scelgono-superfood/ Fri, 14 Apr 2017 12:18:45 +0000 http://www.datamanager.it/?p=123240 Italiani sempre più salutisti: il 33% considera i superfood possibili sostituti dei farmaci E’ quanto emerge dalla Global Survey di Nielsen Health/Wellness: food as medicine condotta su un campione di 30mila individui in 63 Paesi tra cui l’Italia, con l’intento fornire un quadro sull’evoluzione degli stili alimentari e intercettare in anticipo nuovi trend. L’indagine rivela […]

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Italiani sempre più salutisti: il 33% considera i superfood possibili sostituti dei farmaci

E’ quanto emerge dalla Global Survey di Nielsen Health/Wellness: food as medicine condotta su un campione di 30mila individui in 63 Paesi tra cui l’Italia, con l’intento fornire un quadro sull’evoluzione degli stili alimentari e intercettare in anticipo nuovi trend.

L’indagine rivela come nel nostro Paese la popolazione sia sempre più attenta al cibo che consuma, tanto che uno su tre (33%) considera i superfood, i cibi che garantiscono benefici al corpo, addirittura come possibili sostituti dei farmaci.

 Yogurt e noci i superfood preferiti

Tra gli alimenti più apprezzati troviamo i fagioli, che per 4 italiani su 10 vengono usati come fonti alternative di proteine rispetto alla carne, il tè e il salmone (consumati rispettivamente dal 47%, 46% e 45%).

I preferiti dagli italiani? Yogurt e noci, queste ultime considerate un vero e proprio toccasana per il cuore, consumati regolarmente dal 59% e 49% degli intervistati. L’Italia è in cima alla classifica europea per il consumo di bacche di goji (16% intervistati, meno del 6% in Germania, Uk e Spagna): sette italiani su 10 (68%) sono convinti che questa bacca possa essere utilizzata a scopo curativo (multivitaminico,sostegno al sistema immunitario, regolazione della glicemia). Il secondo superfood ritenuto più salutare è la curcuma, giudicata benefica dal 62% degli italiani, mentre il 27% consuma spesso anche il mirtillo.

La dieta come stile di vita

Dall’indagine emerge che la dieta degli italiani è diventata un vero e proprio stile di vita, come dichiara il 40% della popolazione. Dati che “devono essere letti non solo all’interno del contesto di mercato, ma anche nell’ambito di uno scenario più ampio, dato che la dieta è un elemento mainstream connesso al tema della sostenibilità, che è sempre più diffuso”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Nielsen Italia, Giovanni Fantasia. “L’atto di mangiare, oltre a essere una necessità fisiologica, ha un indiscutibile valore culturale ed etico. Le nostre preferenze in fatto di cibo raccontano chi siamo e i valori che ci rappresentano”.

Negli ultimi anni inoltre abbiamo assistito alla comparsa di molti prodotti provenienti da altri Paesi: ”Questo dato deve essere interpretato dagli attori del sistema agroalimentare, e in particolare dal mondo della distribuzione, come un’esortazione a definire e attuare strategie produttive sempre piu’ in linea con le indicazioni emergenti dagli studi scientifici sul rapporto tra alimentazione, stili di vita e salute, vale a dire riformulazione di prodotti esistenti e-o lancio di prodotti con contenuti nutrizionali progettati. Sono anche opportuni nuovi approcci informativi che contribuiscano alla promozione di una dieta sana”.

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Salute, l’88% degli italiani preferisce Dottor Google https://www.datamanager.it/2017/01/salute-l88-degli-italiani-preferisce-dottor-google/ Fri, 27 Jan 2017 10:22:21 +0000 http://www.datamanager.it/?p=117967 Cresce il numero di italiani che cerca cure fai-da-te su Google, incappando spesso in enormi bufale Se a novembre del 2015 erano circa la metà gli italiani che si affidavano alla Rete per risolvere i propri problemi di salute, oggi sono più dell’88%, di cui il 93,3% donne. Il 44% ritiene che cercare informazioni di […]

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Cresce il numero di italiani che cerca cure fai-da-te su Google, incappando spesso in enormi bufale

Se a novembre del 2015 erano circa la metà gli italiani che si affidavano alla Rete per risolvere i propri problemi di salute, oggi sono più dell’88%, di cui il 93,3% donne. Il 44% ritiene che cercare informazioni di questo tipo su internet sia poco o per niente rischioso, mostrandosi indifferenti alle bufale che circolano su rete e social network. Quasi 1 su 2 si affida ai primi risultati dei motori di ricerca senza accertarsi della veridicità delle fonti.La ricerca ossessiva di malattie tramite Google è persino considerato un disturbo psicologico chiamato“cybercondria”, la versione tecnologica dell’ipocondria.
Questo quadro emerge da un’indagine di Ibsa foundation for scientific research, condotta su 802 persone e presentata in occasione del workshop ‘E-Health tra bufale e verita’: le due facce della salute in rete’, promosso insieme a Cittadinanzattiva.

Le fasce più propense

“L’enorme possibilità offerta dalla rete in tema di disponibilità di informazioni può trasformarsi in un pericolo se gli utenti non sono in grado di valutare l’affidabilità di quello che trovano – spiega Silvia Misiti, direttore Ibsa foundation for scientific research – Questo è tanto più vero quanto più sono delicate le aree oggetto delle ricerche. La decisione di iniziare dalle associazioni di pazienti è scaturita dal fato che rappresentano un anello di congiunzione sempre più prezioso tra il mondo dei medici e la necessità dei pazienti che rappresentano”.

La fascia di età 24-34 anni considera la Rete un aiuto ma si fida meno rispetto ai 45-54enni. “Diffidenti a priori” sono, invece, gli ultra 65enni. Enorme divario sul livello di istruzione: ricorrono a Dottor Google il 96% dei laureati contro il 24,5% di chi non è andato oltre la licenza elementare

Consigli anti-bufala

La difesa dalle bufale della Rete passa attraverso anche il primo decalogo sulla ‘health literacy’: prestare massima attenzione alle fonti, privilegiando le pagine ufficiali di organizzazioni riconosciute e affidabili; fare attenzione a forum e blog, che spesso non hanno nessuna affidabilità scientifica; controllare la data di pubblicazione dei contenuti cercando sempre quelli più recenti; evitare di cercare solo conferme; fare attenzione all’effetto paura che si innesca quando cerchiamo i sintomi.

Alcuni consigli riguardano il rapporto con il proprio medico: non esitare a chiedere di ripetere se il medico parla con termini troppo tecnici; ripetere quello che si è capito rispetto alla patologia e al percorso di cura prima di congedarci dal medico; capire a cosa servono i farmaci prescritti.

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Gli italiani litigano di più e dormono meno? Tutta colpa dello smartphone https://www.datamanager.it/2017/01/gli-italiani-litigano-piu-dormono-meno-tutta-colpa-dello-smartphone/ Thu, 26 Jan 2017 13:14:43 +0000 http://www.datamanager.it/?p=117893 Il nostro è il Paese europeo dove si litiga maggiormente a causa del cellulare, spesso anche di notte Che gli italiani abbiano sviluppato una vera e propria dipendenza dallo smartphone (un terzo della popolazione ne possiede due) è ormai un dato di fatto: siamo un popolo di iperconnessi, tanto che tanto che per 9 su […]

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Il nostro è il Paese europeo dove si litiga maggiormente a causa del cellulare, spesso anche di notte

Che gli italiani abbiano sviluppato una vera e propria dipendenza dallo smartphone (un terzo della popolazione ne possiede due) è ormai un dato di fatto: siamo un popolo di iperconnessi, tanto che tanto che per 9 su 10 il cellulare un deposito di segreti e Il 90% degli italiani ne cela talmente tanti da aver paura di essere scoperto da partner, figli o amici.

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Alla luce di questo quadro non è strano che sia emerso che è il nostro il Paese europeo in cui si litiga più spesso a causa del cellulare, per il quale gli italiani sono anche quelli disposti a sacrificare il maggior numero di ore di sonno e ad esporsi ad altri rischi per la salute. Il 37% controlla lo smartphone anche nel cuore della notte per leggere i messaggi di WhatsApp e le mail. 

Liti col partner e coi genitori

Sono tante infatti le cattive abitudini legate al cellulare raccolte da Deloitte nella sua “Global Mobile Consumer Survey 2016”, una ricerca che ha coinvolto 31 Paesi. Purtroppo l’Italia si è fatta notare per vari record negativi.

Qualche esempio? L’85% degli italiani ha almeno uno smartphone (+6% rispetto al 2015) e fino a qui non è una sorpresa. Quasi uno su tre però ha almeno una discussione mensile con il partner (27%) o con i propri figli (27%) a causa dell’eccessivo uso del cellulare. In questo contesto ora sono i figli a rimproverare i genitori, dato confermato dal fatto che il 35% degli over 65 dichiara di utilizzare maggiormente lo smartphone rispetto ad appena un anno fa.

Le attività preferite

Un italiano su due usa lo smartphone ogni giorno per controllare i social. Il 41% lo sfrutta per fare fotografie e il 31% lo utilizza per guardare dei video. Le attività più amate dagli italiani? Cercare le vite dei personaggi famosi (21%, un terzo ha tra i 35 e i 44 anni), l’anima gemella sulle app di incontri (3%, soprattutto tra i 25 e i 34 anni) o le scommesse online (2%, anche in questo caso per la maggior parte tra i 25 e i 34 anni). Il 13% lo ha utilizzato per giochi di realtà virtuale come Pokémon Go. 

Chi non riesce a dormire spesso si attacca al cellulare di notte per leggere le mail. I lavoratori in media lo faranno per oltre 200 volte nel corso della giornata. Il 52% degli italiani preferisce le reti mobili 3G e 4G (48%), ottenendo così un altro primato europeo dovuto soprattutto alla scarsa disponibilità di reti Wi-Fi gratuite.

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Dieta da rientro post vacanze, il 75% degli italiani sceglie il pesce https://www.datamanager.it/2016/09/dieta-rientro-post-vacanze-75-degli-italiani-sceglie-pesce/ Tue, 13 Sep 2016 12:49:11 +0000 http://www.datamanager.it/?p=108645 Ecco il regime dietetico preferito dagli italiani per rimettersi in forma dopo le vacanze Il tempo delle diete sembra non finire mai: dopo la corsa alla conquista della forma perfetta per la prova costume, con la fine delle ferie molti italiani scoprono di essersi “lasciati troppo andare”, rimettendo su qualche chilo durante il relax estivo. […]

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Ecco il regime dietetico preferito dagli italiani per rimettersi in forma dopo le vacanze

Il tempo delle diete sembra non finire mai: dopo la corsa alla conquista della forma perfetta per la prova costume, con la fine delle ferie molti italiani scoprono di essersi “lasciati troppo andare”, rimettendo su qualche chilo durante il relax estivo.

Una dieta contro lo stress

Ecco perché è sempre più frequente il curioso fenomeno della “dieta da rientro”, secondo una recente indagine condotta per conto di Federcoopesca-Confcooperative che evidenzia come l’adozione di un regime dietetico specifico potrebbe produrre benefici che vanno oltre il semplice dimagrimento, ripristinando il sistema nervoso messo a dura prova dallo stress post rientro.

Dall’indagine emerge che tre Italiani su quattro al rientro dalle vacanze preferiscono consumare pesce, che per gli elevati contenuti di acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi, favorisce non solo l’eliminazione del grasso in eccesso ma aiuta a rinforzare le facoltà cognitive, conciliando il sonno e dissipando le ansie legate al ritorno dalle ferie.

Alternare diversi tipi di pesce

L’ideale sarebbe alternare pesce magro (nasello, orata, gamberi) con porzioni di pesce più ricco di grassi Omega 3 come il salmone. In questo modo si va anche ad agire sul sistema nervoso centrale pingendo i ricettori presenti nel nostro organismo a rilasciare maggiori quantità di serotonina e melatonina, neurotrasmettitori che presiedono al benessere generale e al rilascio delle tensioni emotive.

Insieme a frutta e verdura, il pesce vince dunque il primato nella dieta post vacanze, confermando il trend sempre più frequente da parte degli italiani, per un motivo o per l’altro, di stare a dieta perenne durante tutto l’arco dell’anno.

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Alimentazione, 2 italiani su 3 evitano gli ingredienti artificiali https://www.datamanager.it/2016/09/alimentazione-2-italiani-3-evitano-gli-ingredienti-artificiali/ Fri, 09 Sep 2016 09:19:18 +0000 http://www.datamanager.it/?p=107682 Il 67% della popolazione si dichiara preoccupata delle sostanze artificiali contenute nei cibi Gli italiani sono attenti al cibo che mettono sulla propria tavola. A dimostrarlo sono i dati che emergono dalle Survey di Nielsen “Global Health and Ingredient-Sentiment” e “Global Out-of-Home Dining” condotte su un campione di oltre 30.000 individui in 61 Paesi tra […]

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Il 67% della popolazione si dichiara preoccupata delle sostanze artificiali contenute nei cibi

Gli italiani sono attenti al cibo che mettono sulla propria tavola. A dimostrarlo sono i dati che emergono dalle Survey di Nielsen “Global Health and Ingredient-Sentiment” e “Global Out-of-Home Dining” condotte su un campione di oltre 30.000 individui in 61 Paesi tra l’agosto 2015 e marzo 2016. Ben 2 italiani su 3 temono gli ingredienti artificiali,  contro il 60% in Spagna, nel Regno Unito il 55%, in Germania il 53%. 1 su 5 (21%), rispetto al 15% della media EU, desidererebbe vedere nei supermercati alimenti alternativi alla carne composti da proteine di origine vegetale. Il 66% dei consumatori italiani considera il cibo fatto in casa più sano e per il 62% più sicuro (in Europa il posizionamento è più alto, rispettivamente pari a 78% e 75%), eppure 1 italiano su 4 (25%) non rinuncia ad andare al ristorante almeno una volta la settimana o più spesso.

Il 63% del campione si dichiara attento all’alimentazione per prevenire alcune malattie croniche (obesità, diabete, colesterolo alto, ipertensione) mentre il 53% si dice disposto a pagare un prezzo più alto per cibi che non contengono alimenti indesiderati. Però alla fine solo il 37% rinuncia al gusto per un cibo più salutare.

5 macro trend tra i consumatori

L’amministratore delegato di Nielsen Italia Giovanni Fantasia, commentando questa survey, ha dichiarato: “La nutrizione è una materia articolata e soggettiva. Antiossidanti, vitamine, fibre, minerali e acqua, basso contenuto di calorie e grassi si configurano come peculiarità che vanno a diversificare l’offerta di cibo segnando un importante cambiamento rispetto a 10 anni fa. I consumatori si trovano sempre di più a doversi orientare rispetto alla molteplicità di scelte dietetiche che incontrano quando si trovano davanti agli scaffali dei supermercati. Alla base della maggiore attenzione prestata al tema salute e benessere – ha proseguito Fantasia – sono individuabili 5 macro trend: il progressivo aumento dell’età media della popolazione, una crescita dei tassi delle malattie croniche come ipertensione e diabete, le allergie o intolleranze per determinati cibi, l’affermarsi dell’atteggiamento propenso all’auto-diagnosi del proprio stato di salute, la crescita di consumatori informati e connessi. Oltre un terzo (36%) della popolazione globale dichiara di essere allergico a uno o più cibi, quasi due terzi (64%) segue una dieta restrittiva”

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Italiani meno fumatori, ma più pigri e obesi https://www.datamanager.it/2016/07/italiani-meno-fumatori-piu-pigri-obesi/ Thu, 28 Jul 2016 08:58:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=106955 Un’indagine Istat sui fattori di rischio per la salute fornisce un nuovo quadro sulle abitudini degli italiani L’inasprimento dei divieti imposti dal Governo contro il fumo è evidentemente servito e gli italiani che fumano sono effettivamente diminuiti. Aumentano però i consumatori occasionali di alcol o quelli che si concedono drink fuoripasto. “Fattori di rischio per […]

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Un’indagine Istat sui fattori di rischio per la salute fornisce un nuovo quadro sulle abitudini degli italiani

L’inasprimento dei divieti imposti dal Governo contro il fumo è evidentemente servito e gli italiani che fumano sono effettivamente diminuiti. Aumentano però i consumatori occasionali di alcol o quelli che si concedono drink fuoripasto.

“Fattori di rischio per la salute: fumo, obesità, alcol e sedentarietà” è il titolo del rapporto Istat del 2015 sui comportamenti nocivi e le abitudini errate. Dall’indagine emerge che nel corso degli ultimi anni “si va affermando un significativo cambio di modello per generazione, con un calo della sedentarietà e un aumento di coloro che praticano sport in modo continuativo”, spiega l’Istat.

Fumo e sedentarietà

Tra il 2001 e il 2015 la percentuale di fumatori scende da 23,7% a 19,6%. Se è vero che gli italiani fumano meno, risultano però più pigri e più grassi. La sedentarietà è direttamente proporzionale all’età, a partire dai 65 anni quasi la metà della popolazione ammette di condurre uno stile di vita sedentario. Il rapporto rivela anche che chi si dedica maggiormente all’esercizio fisico sono le persone con risorse economiche scarse o insufficienti (51,9%), rispetto a chi dichiara risorse ottime o adeguate (37,9%).

Un trend che risulta inalterato è quello dei napoletani a tavola: uno su due è in eccesso di peso. Prevalenze particolarmente elevate si osservano in Molise (52,6%), Campania (51%), Puglia (50,9) e Basilicata (50,5%). Soprattutto i piccoli comuni fino a 2 mila abitanti a registrano il maggior numero di abitanti sovrappeso e obesi. L’eccesso di peso nel 2015 interessa una quota di persone superiore al 50% nel Sud del Paese (38,6% in sovrappeso e 11,8% obese) contro il 41,0% del Nord-ovest e il 43,7% del Nord Est.

Alcol e differenze di genere

Tra il 2003 e il 2015 la percentuale di consumatori giornalieri di bevande alcoliche scende da 31,1% a 22,2% .Otto uomini su dieci e cinque donne su dieci consumano alcol almeno una volta l’anno. Il 15,7% della popolazione risulta consumare alcol in dosi eccessive che potrebbero avere gravi ripercussioni sulla salute.

Per quanto riguarda invece le differenze di genere, parlando di sedentarietà il 44,3% delle donne vince contro il 35,1% degli uomini.

La quota più elevata di fumatori si ha nella fascia di età 25-34 anni (33,0%), quella di fumatrici nella classe di età 55-59 anni (20,8%). E in generale è più forte nel Centro-Nord, soprattutto nel Nord-est (69,1%) e tra i maschi (79,4%). Nel 2015, il 19,6% della popolazione di 14 anni e più dichiara di essere fumatore (circa 10 milioni 300 mila persone), il 22,8% di aver fumato in passato e il 56,3% di non aver mai fumato. La famiglia “svolge un ruolo determinante per lo scambio di conoscenze, pratiche comportamentali, norme e valori”, afferma l’Istat. Lo studio infatti mette in luce anche quanto i comportamenti familiari siano determinanti nell’influenzare lo stile di vita.

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Insonnia cronica per 9 milioni di italiani https://www.datamanager.it/2016/03/insonnia-cronica-9-milioni-italiani/ Fri, 18 Mar 2016 14:14:30 +0000 http://www.datamanager.it/?p=97209 Si celebra oggi la Giornata Mondiale del Sonno, in un periodo in cui l’insonnia colpisce un numero sempre maggiore di italiani Nel nostro Paese si dorme sempre meno, al punto che sono almeno 9 milioni gli italiani che soffrono di insonnia cronica da più di tre mesi. Inoltre si avvicina il passaggio all’ora legale, che […]

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Si celebra oggi la Giornata Mondiale del Sonno, in un periodo in cui l’insonnia colpisce un numero sempre maggiore di italiani

Nel nostro Paese si dorme sempre meno, al punto che sono almeno 9 milioni gli italiani che soffrono di insonnia cronica da più di tre mesi. Inoltre si avvicina il passaggio all’ora legale, che ogni anno registra un aumento di casi di insonnia e nervosismo tra gli italiani.

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Numerosi studi hanno messo in luce l’importanza di una buona qualità del sonno: dormire poco causi danni cerebrali, al punto che addirittura rimpicciolisce il cervello, così come aumentano le  probabilità di sviluppare malattie cardiache, diabete e cancro; d’altra parte, dormire bene giova alle attività cerebrali, rinforzando la memoria e migliorando le capacità di apprendimento.

Le conseguenze dell’insonnia

Questi argomenti sono oggetti della Giornata Mondiale del Sonno che si celebra oggi, 18 marzo.

Nel corso dell’ultimo mezzo secolo si è registrata una riduzione media di sonno giornaliera di circa 1,5-2 ore, mentre è sempre più in aumento il numero di persone che soffrono di insonnia, con oltre il 45% della popolazione che ha episodi acuti o transitori.

Questa mancanza di sonno porta come conseguenze immediate un senso di stanchezza cronica, incapacità di concentrarsi e disturbi dell’umore. Nei bambini la carenza di sonno può portare deficit nello sviluppo psicofisico, difficoltà di socializzazione e di alimentazione.

Sonno considerato “momento di vita perso”

“In giornate sempre più lunghe e fitte di impegni – spiega Pierluigi Innocenti, neurologo e presidente dell’Associazione scientifica per la cura dei disturbi del sonno (Assirem) – la necessaria attenzione al sonno è sempre più carente perchè considerato come un momento di ‘vita perso’. Molte importanti funzioni invece si svolgono prevalentemente durante il sonno, come la produzione di alcuni ormoni e il consolidamento della memoria. E non meno gravi sono le conseguenze sociali dei disturbi del sonno, basti pensare ai colpi di sonno alla guida o sul lavoro causa spesso di incidenti mortali”.

L’Assirem – in collaborazione con il Centro commerciale Porte di Roma e il patrocinio di varie società come l’Associazione Italiana Medicina del Sonno – realizzerà per l’occasione a Roma dal 18 al 20 marzo un Percorso Educativo nella Medicina del Sonno per rispondere alle domande dei cittadini, mentre verranno distribuiti questionari e materiale informativo per spiegare le caratteristiche delle varie patologie del sonno e i diversi percorsi di cura sanitaria.

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Smartphone, per 9 italiani su 10 è un deposito di segreti https://www.datamanager.it/2016/03/smartphone-9-italiani-10-un-deposito-segreti/ Wed, 09 Mar 2016 15:02:59 +0000 http://www.datamanager.it/?p=96358 Quanti segreti nascondete nel cellulare? Il 90% degli italiani ne cela talmente tanti da aver paura di essere scoperto da partner, figli o amici C’è chi addirittura ci nasconde una seconda identità insospettabile. Ecco perché nove italiani su dieci tengono d’occhio il proprio smartphone con molta cura, prestando attenzione che non finisca nelle mani sbagliate, […]

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Quanti segreti nascondete nel cellulare? Il 90% degli italiani ne cela talmente tanti da aver paura di essere scoperto da partner, figli o amici

C’è chi addirittura ci nasconde una seconda identità insospettabile. Ecco perché nove italiani su dieci tengono d’occhio il proprio smartphone con molta cura, prestando attenzione che non finisca nelle mani sbagliate, generando imbarazzi e situazioni scomode con familiari o amici.

Il sistema più usato per proteggerlo? Otto su dieci lo fa tramite Pin, in modo che nessuno possa accedere ai dati del proprio smartphone senza conoscere il codice. Questi i dati emersi dal sondaggio dell’Eurodap, Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico, che ha indagato il rapporto che gli italiani hanno con il proprio cellulare. Al sondaggio hanno risposto 1500 persone, uomini e donne con un’età compresa tra i 18 ed i 60 anni.

“Il 10 per cento delle persone che ha partecipato al sondaggio si è detto molto attento a non scrivere mai sul telefonino qualcosa che possa compromettere rapporti con i familiari o con gli amici”, afferma la psicoterapeuta Paola Vinciguerra, presidente Eurodap. Del resto non è una novità che il possesso dello smartphone stia diventando negli ultimi anni fonte di stress e ansia: uno studio ha dimostrato che è in forte aumento il numero di persone affette dalla sindrome da vibrazione fantasma, ovvero l’erronea sensazione che il cellulare stia vibrando.

Ad ogni età il proprio timore

Alla domanda “Chi temi di più possa entrare in possesso del tuo cellulare?” ci sono state riposte diverse: “I genitori e poi gli amici sono la minaccia più importante per i ragazzi fino a 25 anni – afferma Vinciguerra -. Le persone dai 25 ai 50 anni, sia uomini sia donne, temono che il loro telefono possa finire nelle mani dei propri compagni o compagne, mogli o mariti. Paura anche per il giudizio dei figli se leggessero qualcosa di compromettente trovato sul telefonino di mamma e papà. E anche gli over 60 vogliono custodire il proprio telefono e gli eventuali segreti presenti all’interno. Hanno soprattutto paura del giudizio dei figli”.

Un contenitore dove esprimersi

“Il telefonino sta assumendo significati psicologici che vanno oltre l’abuso, la dipendenza, il finto rapporto sociale. Sta divenendo un contenitore attraverso il quale ci possiamo presentare, esprimere, comportarci in un modo completamente diverso da quello che normalmente mostriamo – spiega la psicoterapeuta -. E’ per questo che si cambiano spesso le password per essere sicuri che gli altri non possano accedere al cellulare”.

“Teniamo lo smart-phone in tasca e viviamo una vera e propria ansia da separazione se lo dovessimo lasciare o peggio ancora dimenticare: Il tutto non rappresenta solo il nostro rapporto di dipendenza con il cellulare ma la paura che qualcuno riesca a penetrare nella nostra identità segreta. C’è il rischio per molti di una doppia identità. Ma la domanda che emerge è quella che riguarda l’evidente malessere che serpeggia a tutti i livelli e che trova nell’uso della tecnologia, e spesso nella costruzione di altre identità – conclude Vinciguerra – una via di soluzione”.

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Depressione, solo un italiano su tre si cura https://www.datamanager.it/2015/12/depressione-solo-un-italiano-su-tre-si-cura/ Fri, 04 Dec 2015 11:57:40 +0000 http://www.datamanager.it/?p=90405 Dal quadro delineato in occasione del Forum ‘Un Viaggio di 100 anni nelle neuroscienze’ all’Accademia dei Lincei emerge che la depressione costa 4 miliardi di euro all’anno Si è stimato che nel 2020 questo male oscuro sarà la maggior causa di disabilità, dopo le malattie cardiovascolari. In Italia, in termini di ore lavorative perse il […]

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Dal quadro delineato in occasione del Forum ‘Un Viaggio di 100 anni nelle neuroscienze’ all’Accademia dei Lincei emerge che la depressione costa 4 miliardi di euro all’anno

Si è stimato che nel 2020 questo male oscuro sarà la maggior causa di disabilità, dopo le malattie cardiovascolari. In Italia, in termini di ore lavorative perse il costo sociale della depressione è pari a 4 miliardi di euro l’anno, eppure solo un italiano su tre prende coscienza della propria condizione e decide di curarsi. Si tratta di una condizione sempre più diffusa, in aumento anche a causa dello stile di vita imposta dalla nostra epoca, tanto che non è un caso se una recente ricerca sostiene che un possibile segnale di depressione potrebbe essere il tempo trascorso usando il telefonino. Per chi è depresso il tempo si dilata e scorre molto più lentamente di quanto avvenga in realtà.
Parlando di costi diretti a carico del Servizio sanitario nazionale, la media annuale per il trattamento di un paziente depresso ammonta a 4.062 euro e la depressione colpisce il 12,5% della popolazione. Solo il 34,3% dei pazienti però assume farmaci. Dal punto di vista dell’impatto sociale, tenendo conto che per ogni paziente sono coinvolti almeno 2-3 familiari, in Italia sono almento 4-5 milioni le persone affette da depressione.

Conseguenze gravose sul lavoro

Sul versante lavorativo, le conseguenze sono altrettanto gravose: secondo la recente ricerca IDEA (Impact of Depression in the Workplace in Europe Audit), che ha coinvolto in tutta Europa oltre 7000 adulti fra i 16 e i 64 anni, lavoratori e dirigenti, al 20% degli intervistati era stata diagnosticata depressione e il numero medio di giornate di congedo dal lavoro durante l’ultimo episodio di depressione era 36 giorni. A questi problemi sono correlati anche un rischio doppio di disoccupazione, pensionamento anticipato, maggiore disabilità ed elevato rischio di vivere in condizioni di emarginazione e povertà.

L’allerta dell’OMS

La situazione è preoccupante, tanto che gli psichiatri lanciano un monito: è necessaria maggiore attenzione ad un fenomeno sociale che ha assunto ormai proporzioni che è impossibile ignorare. La posizione dell’Organizzazione mondiale della sanità è chiara a riguardo: l’effetto del trattamento terapeutico della depressione sui costi legati alla produttività del lavoratore deve far pensare che il risparmio dovuto ad un minore assenteismo unito a una maggiore produttività sul lavoro compensino le spese investite per curare i pazienti affetti da questa malattia.

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Salute, la metà degli italiani preferisce Dottor Google https://www.datamanager.it/2015/11/salute-la-meta-degli-italiani-preferisce-dottor-google/ Fri, 20 Nov 2015 11:40:36 +0000 http://www.datamanager.it/?p=89120 A rivelarlo è una ricerca realizzata da Gfk su oltre 2 mila persone, che conferma la tendenza degli italiani ad affidarsi alla Rete per risolvere problemi di salute Già l’anno scorso uno studio Codacons aveva messo in luce un aumento del numero di italiani che preferisce consultare il più economico “Dottor Google” piuttosto che rivolgersi […]

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A rivelarlo è una ricerca realizzata da Gfk su oltre 2 mila persone, che conferma la tendenza degli italiani ad affidarsi alla Rete per risolvere problemi di salute

Già l’anno scorso uno studio Codacons aveva messo in luce un aumento del numero di italiani che preferisce consultare il più economico “Dottor Google” piuttosto che rivolgersi al proprio medico di fiducia. La ricerca ossessiva di malattie tramite Google è persino considerato un disturbo psicologico chiamato“cybercondria”, la versione tecnologica dell’ipocondria.
Ora Gfk rivela che è addirittura la metà della popolazione ad abbracciare questo stile di vita, come emerge dalla ricerca presentata a Roma in occasione dell’incontro “La salute in rete: progresso o pericolo?”, promosso all’Università “La Sapienza” dall’organizzazione non-profit IBSA Foundation.
Il numero dei seguaci di Dottor Google sale a due terzi nella fascia d’età tra i 25 e i 55 anni e la principale fonte di informazione in rete sono i siti web, mentre blog e forum vengono consultati da 1 italiano su 4, soprattuto giovani.

Ancora fiducia verso i medici

Secondo gli italiani il web è facile da consultare (85%), utile (76%) e affidabile (65%), ma non fa venire meno il riconoscimento dell’importanza del medico. Dopo esseri informati su patologie (obiettivo dell’83% del campione), cure (66%) e corretti stili di vita (64%), il 63% delle persone si rivolge al proprio medico per chiarmenti e approfondimenti. Medico di base e specialisti restano ancora il punto di riferimento più attendibile per l’85% e per il 68% degli italiani, che fanno invece meno spesso affidamento sui consigli del farmacista (37%) o di parenti e amici (36%). Solo il 24% degli intervistati invece dà fiducia ai media.

Cosa pensano i medici

Quasi la metà della popolazione ritiene che le informazioni sulla salute trovate sul Web influenzino comportamenti futuri, cosa che viene vissuta dai medici in modo negativo, come una minaccia.
Solo il 10% dei medici di base e il 17% degli specialisti reputa utile cercare su Google informazioni che riguardino la salute, anche se usate per onfrontarsi con il medico. Alla base di questo rifiuto c’è forse il timore che possa risentirne in negativo il rapporto medico-paziente, secondo il 42% dei medici di base e il 33% degli specialisti.

In questo panorama Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, ha sottolineato che “in Italia esistono tanti siti che producono informazioni di ottima, buona, media e scarsa qualità in diversi argomenti di salute. Ciò che manca – ha specificato Ricciardi – è un portale che in qualche modo sia di riferimento per tutti i temi di natura medica capace di fornire indicazioni basate su evidenze scientifiche. Serve un filo di Arianna per orientarsi nel labirinto delle tante e disparate fonti che circolano sul web, uno strumento flessibile, semplice nel linguaggio ma rigoroso nei contenuti che nel dialogare con il cittadino educhi al metodo scientifico e rinsaldi la sua alleanza con il medico”.

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