studio – Data Manager Online https://www.datamanager.it Il portale dell'ICT professionale Mon, 08 Oct 2018 12:08:58 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.13 https://www.datamanager.it/wp-content/uploads/2020/04/dmo-favicon3.png studio – Data Manager Online https://www.datamanager.it 32 32 I Surface Laptop e Pro arrivano in Italia https://www.datamanager.it/2017/06/surface-laptop-pro-arrivano-italia/ Mon, 19 Jun 2017 18:00:53 +0000 http://www.datamanager.it/?p=126924 I nuovi dispositivi per la produttività finalmente disponibili nel nostro paese. Si parte da 1.169 euro mentre nessuna notizia per l’all-in-one Studio Se il mercato dei 2-in-1 continua a crescere è anche merito di Microsoft. La linea dei Surface, lanciata anni fa, non ha subito attirato l’attenzione che meritava. Tablet o notebook di fascia media? […]

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I nuovi dispositivi per la produttività finalmente disponibili nel nostro paese. Si parte da 1.169 euro mentre nessuna notizia per l’all-in-one Studio

Se il mercato dei 2-in-1 continua a crescere è anche merito di Microsoft. La linea dei Surface, lanciata anni fa, non ha subito attirato l’attenzione che meritava. Tablet o notebook di fascia media? Lavoro o svago? Nel tempo la famiglia si è migliorata, anche grazie all’avvento di Windows 10, il sistema operativo capace di restituire un’immediatezza e versatilità d’uso praticamente ovunque, senza grosse difficoltà. I due nuovi modelli di Surface si chiamano Laptop e Pro e vengono messi in vendita nel nostro paese a meno di un mese dal lancio ufficiale di Shangai. L’Italia è infatti tra le prime nazioni ad accogliere il portatile e l’ibrido di casa Redmond, che puntano decisamente a guadagnarsi la palma di dispositivi migliori delle rispettive categorie.

Qualità per tutti

C’è poco da dire sulla dotazione hardware sia di Surface Laptop che Surface Pro. Il primo è un notebook classico, realizzato con materiali premium, che strizza l’occhio al design di Apple e ai prodotti di livello più alto. Ha un display touch da 13,5 pollici, supporto alla Surface Pen, processori Intel Core i5 oppure i7 Kaby Lake e memorie RAM fino a 512 GB. Lo stile è il suo punto di forza tanto che la stessa Microsoft ha deciso di scommettere sul materiale Alcantara per ricoprire la tastiera e definire alcuni gadget (come il mouse), segno che vada per la potenza ma anche l’occhio vuole la sua parte.

Surface Pro è invece un logico aggiornamento della gamma 2-in-1, con CPU anche in questo caso Kaby Lake, ram configurabile e storage a scelta. Si parte da 1.169 euro per Surface Laptop, 959 euro per il Pro. In alcuni paesi è stato messo in vendita anche Surface Studio, l’interessante all-in-one che mira al trono degli iMac nel settore professionale (soprattutto designer). Non è dato sapere quando e se arriverà in Italia ma è probabile che se ne riparlerà dopo l’estate.

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La dieta dello studente, il segreto è tutto nel ferro https://www.datamanager.it/2017/01/la-dieta-dello-studente-segreto-nel-ferro/ Tue, 31 Jan 2017 14:19:15 +0000 http://www.datamanager.it/?p=118195 Uno studio americano rivela l’alimentazione ideale per concentrarsi nello studio Qual è la dieta amica di una buona riuscita scolastica? Se la voglia di studiare è scritta nel Dna, mangiare alcuni alimenti aiuta a restare concentrati: più verdura a foglia verde e legumi, in particolare cereali, frutta secca come pistacchi e noci, cioccolato fondente e […]

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Uno studio americano rivela l’alimentazione ideale per concentrarsi nello studio

Qual è la dieta amica di una buona riuscita scolastica? Se la voglia di studiare è scritta nel Dna, mangiare alcuni alimenti aiuta a restare concentrati: più verdura a foglia verde e legumi, in particolare cereali, frutta secca come pistacchi e noci, cioccolato fondente e poi la carne, quella rossa ma anche il pollame. Il denominatore comune di queste scelte alimentari è uno: il ferro, elemento fondamentale per l’organismo che, insieme a un’attività fisica regolare, migliora le prestazioni scolastiche.

A rivelarlo è uno studio della University of Nebraska-Lincoln e della Pennsylvania State University, pubblicato su The Journal of Nutrition. Gli studiosi hanno preso in esame 105 ragazze e donne che frequentavano l’Università, di età compresa tra i 18 e i 35 anni, tendendo conto della media dei voti e del livello di attività fisica. Ne è è emerso che quelle con i più alti livelli di ferro assunto attraverso l’alimentazione ottenevano i voti migliori e coloro che erano più in forma e avevano adeguate riserve di ferro risultavano avere voti superiori rispetto a chi era meno in forma e con riserve di ferro inferiori.

10 mg di ferro al dì

“Una buona forma fisica può essere importante per il successo a scuola, idealmente dovremmo fare in modo che anche la dieta sia adeguata per prevenire carenze nutrizionali. Le dosi giornaliere raccomandate per l’assunzione di ferro attraverso la dieta sono di 10 milligrammi al giorno, conclude Karsten Koehler autore della ricerca  .

Il ferro è un elemento fondamentale per la formazione dell’emoglobina e la sua attività. Ecco perché la carenza di ferro, di cui secondo OMS soffrono circa 700 milioni di persone in tutto il mondo a causa di una cattiva alimentazione, è un problema importante per la salute. La corretta quantità di ferro da introdurre sarebbe  giornalmente fino a 10 mg. Spesso ci si nutre male e in modo squilibrato, privilegiando cibi poveri di ferro.I motivi della carenza di questo elemento sono, oltre alla cattiva alimentazione, alterazioni gastro-intestinali, l’abuso di lassativi, flusso mestruale abbondante, gravidanza e allattamento.

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Ocse: troppa tecnologia non aiuta l’apprendimento https://www.datamanager.it/2015/09/ocse-troppa-tecnologia-non-aiuta-lapprendimento/ Tue, 15 Sep 2015 12:09:02 +0000 http://www.datamanager.it/?p=83602 L’Ocse afferma che utilizzare troppa tecnologia non favorisce l’apprendimento. Gli studenti presentano lacune in lettura, matematica e scienze Molti lamentano un certo ritardo della scuola italiana nell’adozione della tecnologia. Da anni, ad esempio, si parla della sostituzione dei libri cartacei con quelli digitali ma il provvedimento è slittato ancora una volta a data da destinarsi. […]

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L’Ocse afferma che utilizzare troppa tecnologia non favorisce l’apprendimento. Gli studenti presentano lacune in lettura, matematica e scienze

Molti lamentano un certo ritardo della scuola italiana nell’adozione della tecnologia. Da anni, ad esempio, si parla della sostituzione dei libri cartacei con quelli digitali ma il provvedimento è slittato ancora una volta a data da destinarsi. Secondo quanto riporta l’Ocse, il problema non è tanto la quantità di tecnologia a disposizione degli studenti a favorire l’apprendimento quanto il modo in cui la si utilizza. Gli studenti che usano in modo eccessivo PC, tablet e smartphone hanno infatti lacune in diverse materie.

In Italia solo il 68% dei ragazzi utilizza il PC a scuola

Il rapporto dell’Ocse sul rapporto fra istruzione e competenze informatiche dice che troppa tecnologia non aiuta l’apprendimento e in alcuni casi limite addirittura lo frena. Lo studio, basato sull’indagine Pisa 2012, conferma che il digital divide giovanile è praticamente azzerato (96% dei 15enni al mondo ha un PC a casa e il 75% può navigare in Rete a scuola su diversi device) ma solo i ragazzi che fanno un uso moderato della tecnologia per compiti e ricerche, quindi non superiore a una-due volte a settimana, ha vantaggi dal punto di vista scolastico. La conferma arriva dai dati relativi ai Paesi che hanno investito di più nell’informatica scolastica come l’Australia, la Scandinavia e la Gran Bretagna. I queste nazioni i ragazzi hanno lacune in lettura, matematica e scienze. In Italia solo 1 studente su 4 ha accesso ad un PC a scuola e appena il 66,8% dichiara di utilizzarlo, contro una media Ocse del 72%. Infine, i 15enni italiani che trascorrono più di 6 ore al giorno davanti al PC di casa sono fortunatamente pochi rispetto gli altri Paesi europei (5,7%). L’Ocse sottolinea che questi soggetti sono ad alto rischio solitudine e inclini alle assenze ingiustificate da scuola.

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Dormire poco fa male, no a lavoro e studio prima delle 10 https://www.datamanager.it/2015/09/dormire-poco-fa-male-no-a-lavoro-e-studio-prima-delle-10/ Fri, 11 Sep 2015 12:07:58 +0000 http://www.datamanager.it/?p=83349 Uno studio inglese mette in guardia sulle conseguenze del non dormire a sufficienza, soprattutto per chi inizia a lavorare o studiare troppo presto al mattino Se è vero che “Il mattino ha l’oro in bocca”, d’altra parte sembra che andare a lavorare o a scuola prima di una certa ora sia dannoso per la salute. […]

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Uno studio inglese mette in guardia sulle conseguenze del non dormire a sufficienza, soprattutto per chi inizia a lavorare o studiare troppo presto al mattino

Se è vero che “Il mattino ha l’oro in bocca”, d’altra parte sembra che andare a lavorare o a scuola prima di una certa ora sia dannoso per la salute. Ad affermarlo è uno studio di uno dei maggiori esperti britannici nel campo del sonno, Paul Kelley, ricercatore onorario dello Sleep and Circadian Neuroscience Institute dell’Università di Oxford, in occasione del British Science Festival di Bradford.

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I rischi della privazione di sonno

“È un grande problema per la nostra società – spiega Kelley – viviamo in un modo privato del sonno. E questo danneggia il nostro corpo, sia a livello fisico sia a livello emotivo. Il tuo corpo funziona sempre in armonia con la luce del sole, anche se non te ne accorgi. Nelle prigioni o negli ospedali, le persone vengono svegliate e gli viene dato qualcosa da mangiare anche quando non vogliono. Ma tu sei fuori da tutto questo. La privazione del sonno è una tortura”.

Ecco perché Kelley sostiene che le aziende che costringono i dipendenti ad iniziare a lavorare prima delle 9 mettano in atto una politica del lavoro controproducente per l’azienda stessa, a discapito dei profitti. La mancanza di sonno infatti ridurrebbe le capacità produttive dei lavoratori, determinando deficit di memoria e danneggiando la salute dei dipendenti.

A scuola non prima delle 10

Un pensiero analogo va agli studenti, già messi a dura prova in questi giorni per lo stress da rientro dalle vacanze estive: le lezioni scolastiche non dovrebbero iniziare prima delle 10 e quelle universitarie non prima delle 11. Questo ritardo nell’affrontare le attività scolastiche garantirebbe un rendimento migliore del 10%. Saranno contenti i più pigri, che secondo Kelley sarebbero legittimati a restare a letto qualche ora in più senza sentirsi in colpa.
Del resto, numerose ricerche hanno evidenziato l’importanza di dormire bene. Dormire poco causi danni cerebrali, così come è stato illustrato cosa accade all’interno del cervello quando una persona soffre d’insonnia. I disturbi del sonno aumentano le  probabilità di sviluppare malattie cardiache, diabete e cancro, mentre dormire bene giova alle attività cerebrali, rinforzando la memoria e migliorando le capacità di apprendimento. Altre conseguenze della mancanza di sonno rabbia, ansia, frustrazione, comportamenti compulsivi e l’inclinazione a consumare alcol e droga.

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I Neet crescono in Italia (+7% rispetto al 2007) https://www.datamanager.it/2014/07/i-neet-crescono-in-italia-7-2007/ Wed, 02 Jul 2014 16:29:31 +0000 http://www.datamanager.it/?p=57289 In Italia i Neet, gli under 30 che non lavorano né studiano, sono 2,4 milioni. Questi giovani si sentono molto meno felici e fiduciosi dei coetanei che non vivono la loro situazione Si allargano le fila dei cosiddetti Neet, gli under 30 che non studiano né lavorano. I numeri del “Rapporto Giovani” stilato dall’Istituto Toniolo, realizzato […]

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In Italia i Neet, gli under 30 che non lavorano né studiano, sono 2,4 milioni. Questi giovani si sentono molto meno felici e fiduciosi dei coetanei che non vivono la loro situazione

Si allargano le fila dei cosiddetti Neet, gli under 30 che non studiano né lavorano. I numeri del “Rapporto Giovani” stilato dall’Istituto Toniolo, realizzato in collaborazione con Ipsos e finanziato da Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo, dicono che sono 2,4 milioni gli individui in questa situazione, pari al 26% dei ragazzi italiani tra i 15 e i 29 anni. Rispetto ai livelli pre-crisi (2007) il numero dei Neet è cresciuto del 7%. In Europa, secondo l’Eurostat, solo Bulgaria e Grecia registrano cifre più elevate.

I Neet sono infelici e meno fiduciosi

Il “Rapporto Giovani” ha preso in considerazione tra il 2013 e l’inizio del 2014 un campione di 2.350 giovani fra i 19 e i 29 anni. Lo studio ha anche messo in luce che il 50% dei ragazzi e il 30% delle donne Neet si sentono infelici contro il 75% degli studenti/lavoratori che si dice soddisfatto della sua situazione. I Neet sono anche meno fiduciosi nei confronti degli altri e delle istituzioni. In una scala da 1 a 10, i ragazzi che non studiano né lavorano ha dato in media un voto di 4 a Scuola Università contro il 4,8 espresso dai “non Neet”.

A febbraio di quest’anno sono avvenute le premiazioni di Meet No Neet, il programma realizzato da Fondazione Mondo Digitale per aiutare gli studenti che non vogliono sentirsi emarginati.

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Scuola spia gli account Facebook: pagherà 70 mila dollari https://www.datamanager.it/news/scuola-spia-gli-account-facebook-pagher-70-mila-dollari-55085.html Fri, 28 Mar 2014 11:46:08 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/03/scuola-spia-gli-account-facebook-paghera-70-mila-dollari/ Sentenza storica negli USA: una scuola del Minnesota dovrà risarcire la studentessa che si era vista spiare l'account Facebook e la casella di posta senza permesso

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Sentenza storica negli USA: una scuola del Minnesota dovrà risarcire la studentessa che si era vista spiare l’account Facebook e la casella di posta senza permesso

Spiare di nascosto il profilo di Facebook, accedendo al social network con le credenziali di un’altra persona è reato anche se a farlo è una scuola. La sentenza, prima nel suo genere, arriva dagli Stati Uniti dove un giudice ha condannato una scuola elementare del Minnesota al pagamento di 70 mila dollari a favore di una studentessa che, a detta degli insegnanti, stava chattando con un compagno su temi troppo spinti per l’età.

Libero Facebook in libero Stato

Per questo gli educatori avevano pensato bene di accedere al social network con le sue credenziali per leggere il log della chat e i messaggi di posta elettronica. La scuola, in quel caso, aveva preso il posto dei genitori, come quando viene chiesto di leggere gli sms scambiati sul cellulare ma, per quanto riguarda la faccenda del Minnesota, non vi era alcun permesso scritto che consentiva un comportamento del genere. Secondo un avvocato dell’American Civil LIberties Union, l’utilizzo degli studenti dei social media non deve essere di interesse per la scuola che si frequenta se non rappresenta una minaccia sostanziale alle attività scolastiche come il bullismo o la discriminazione.

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Quando la ricerca la fanno i bot https://www.datamanager.it/news/quando-la-ricerca-la-fanno-i-bot-54156.html Thu, 27 Feb 2014 18:30:01 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/02/quando-la-ricerca-la-fanno-i-bot/ In Rete sono state scovate centinaia di pubblicazioni scientifiche generate con il software SCIgen. Un ricercatore francese ha trovato un modo per individuare i fake

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In Rete sono state scovate centinaia di pubblicazioni scientifiche generate con il software SCIgen. Un ricercatore francese ha trovato un modo per individuare i fake

In Rete esistono false views e recensioni ma anche la ricerca ha i propri fake. Due importanti editori di riviste scientifiche hanno ritirato dai propri siti 120 pubblicazioni che il ricercatore dell’Università “Joseph Fourier” di Grenoble, Cyril Labbé, aveva identificato come generate da un software. Lo scienziato francese ha analizzato centinaia di articoli scientifici prodotti tra il 2008 e il 2013 e ha scoperto 16 pubblicazioni fake riconducibili a Springer, una rinomata casa editrice tedesca, e 100 all’Institute of Electrical and Electronic Engineers (IEEE).

Come scoprire le false ricerche

Labbé ritiene che per produrre le false pubblicazioni sia stato utilizzato SCIgen, un software creato dal MIT nel 2005 per dimostrare la facilità con cui documenti che poco hanno di scientifico vengano accettati e diffusi. Per condurre la sua ricerca della verità, il ricercatore francese ha sviluppato un software in grado di scandagliare le parole normalmente utilizzate da SCIgen e stabilire se l’articolo non sia stato creato artificialmente.  

La scoperta di un così grande numero di falsi non fa che avvalorare le tesi del premio Nobel per la medicina Randy W. Schekman. Il ricercatore, che ha scoperto nuovi meccanismi di trasporto all’interno delle cellule, ha affermato che spesso gli scienziati sono spinti a modificare i risultati pur di ottenere una pubblicazione.

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L’ECRAN spiega in un cartoon come funzionano i trial clinici https://www.datamanager.it/news/lecran-spiega-un-cartoon-come-funzionano-i-trial-clinici-52296.html Thu, 30 Jan 2014 11:26:26 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/01/lecran-spiega-in-un-cartoon-come-funzionano-i-trial-clinici/ Il progetto ECRAN ha spiegato in un cartoon le modalità con cui vengono effettuati i test clinici e le norme di sicurezza che li riguardano

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Il progetto ECRAN ha spiegato in un cartoon le modalità con cui vengono effettuati i test clinici e le norme di sicurezza che li riguardano

La European Communication on Research Awareness Needs (ECRAN) ha scelto di utilizzare un cartone animato per spiegare come funzionano i test clinici e sfatare tutti i falsi miti che li riguardano, come pensare che i partecipanti alle sperimentazioni siano delle vere e proprie cavie umane la cui salute è messa a rischio per profitto.

Come funziona un trial clinico?

Il cartoon dell’ECRAN è disponibile in 23 lingue e inizia raccontando la storia di James Lind, il medico di bordo scozzese che nel 1747 con i suoi esperimenti scoprì che lo scorbuto deriva da una mancanza di vitamina C. Successivamente si ripercorrono tutte le tappe che hanno portato alla realizzazione dei test clinici moderni o “trial clinici randomizzati”. Nel cartone si spiega ad esempio come viene scelto il campione, le modalità di somministrazione del farmaco da testare e le norme di sicurezza utilizzate per proteggere la salute dei partecipanti al test.

Oltre al cartoon, l’ECRAN mette a disposizione degli utenti sul suo sito anche giochi e app web per approfondire il tema della ricerca medica.

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Facebook sparirà nel 2017? “E’ una assoluta sciocchezza” https://www.datamanager.it/news/facebook-sparir-nel-2017-e-una-assoluta-sciocchezza-53082.html Fri, 24 Jan 2014 18:30:03 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/01/facebook-sparira-nel-2017-e-una-assoluta-sciocchezza/ Facebook ha risposto con ironia allo studio che lo dava per scomparso entro il 2013. Il social network critica la metodologia di ricerca utilizzata e porta un esempio lampante di come non abbia valore scientifico

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Facebook ha risposto con ironia allo studio che lo dava per scomparso entro il 2013. Il social network critica la metodologia di ricerca utilizzata e porta un esempio lampante di come non abbia valore scientifico

Facebook ha utilizzato un’insolita ironia per rispondere allo studio realizzato da due ricercatori dell’Università di Princeton. Secondo la ricerca entro il 2017 la piattaforma dovrebbe perdere l’80% dei suoi iscritti a causa del calo di interesse per il servizio. Se è vero che i teenager statunitensi preferiscono YouTube e Twitter a Facebook, il social di Menlo Park ha contestato la metodologia di ricerca utilizzata e ha risposto per le rime ai due ricercatori.

Facebook risponde per punti

La risposta di Zuckerberg allo studio arriva per bocca del data scientiest Mark Develin, che ritiene che “il rapporto pubblicato da Princeton è una sciocchezza assoluta”. In primo luogo, la concezione che la parabola di Facebook possa essere paragonata ad un’epidemia virabile è considerata errata. Se è vero che la dipendenza dalle piattaforme social può diventare una vera malattia non è detto che la diffusione di Facebook funzioni come quella dei virus.

La seconda tesi smontata da Develin è il paragone fatto fra il declino di Myspace, oggi riportato in vita da Justin Timberlake, e l’attuale situazione di Facebook. Secondo l’esperto, è stato proprio il social network di Zuckerberg a sancire la fine di Myspace, quindi è impossibile fare parallelismi.

Il terzo è ultimo punto riguarda l’utilizzo delle ricerche su Google come indice statistico su cui basare lo studio. Il fatto che Facebook non appaia più ai vertici delle classifiche delle parole più cliccate sul motore di ricerca non è associabile a un calo degli iscritti. Inoltre, la maggior parte dei clienti di Facebook si trova sul mobile, luogo in cui il social network sta testando una nuova piattaforma pubblicitaria, e nello studio non vi è traccia di questo dato.

Anche Princeton e l’aria stanno per scomparire

Sfruttando lo stesso criterio utilizzato dai due ricercatori di Princeton, Develin ha infine dimostrato che la statistica non porta sempre a conclusioni reali. “Utilizzando la stessa robusta metodologia presente nel documento, – ha spiegato l’esperto – abbiamo cercato di saperne di più su questa “Princeton University”, e non crederete a quello che abbiamo trovato: in linea con il principio scientifico “correlazione = causalità” la nostra ricerca ha dimostrato inequivocabilmente che Princeton potrebbe essere in serio pericolo e scomparire del tutto”. La stessa cosa è stata fatta per il termine “aria” e la conclusione è che “entro il 2060 non ci sarà più aria da respirare”.

“Noi non pensiamo che Princeton o la quantità di aria disponibile nel pianeta stiano per scomparire. – conclude Devine – “Amiamo Princeton (e l’aria) e come scienziati abbiamo voluto dare un riscontro divertente per evidenziare che le ricerche non sono tutte uguali, e che alcuni metodi di analisi possono portare a conclusioni irrazionali”.

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Google ricorda con un doodle Dian Fossey, “la signora dei gorilla” https://www.datamanager.it/news/google-ricorda-con-un-doodle-dian-fossey-la-signora-dei-gorilla-52823.html Thu, 16 Jan 2014 09:26:25 +0000 http://dmo4.datamanager.it/2014/01/google-ricorda-con-un-doodle-dian-fossey-la-signora-dei-gorilla/ Google dedica un doodle a Dian Fossey, la zoologa famosa per le sue ricerche sui gorilla africani e uccisa per la sua lotta contro il bracconaggio

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Google dedica un doodle a Dian Fossey, la zoologa famosa per le sue ricerche sui gorilla africani e uccisa per la sua lotta contro il bracconaggio

Google torna a celebrare le donne che hanno dato un contributo importantissimo alla Scienza. Big G, dopo il doodle dedicato alla naturalista Anna Maria Sibylla Merian, ricorda sul suo motore di ricerca la zoologa statunitense Dian Fossey che oggi avrebbe compiuto 82 anni. La ricercatrice ha dedicato la sua vita allo studio dei gorilla africani rivoluzionando la metodologia di ricerca dedicata a questi primati. Il doodle si ispira alle foto scattate alla Fossey dal fotografo del National Geographic Bob Campbell.

Dian Fossey

Dian Fossey nasce a San Francisco il 16 gennaio del 1932. Nel 1967 fonda il Karisoke Research Center nella provincia del Ruhengeri, in Ruanda. Per studiare i gorilla la Fossey decide di abbandonare il classico metodo di ricerca distaccato e stabilisce un rapporto più empatico con gli animali per meglio studiarne i rapporti fra diversi individui. A causa della sua lotta per salvaguardare i gorilla dal bracconaggio il 26 dicembre 1985 viene trovata assassinata nella capanna in cui viveva nella foresta a stretto contatto con i suoi amati primati.

Nel film a lei dedicato, “Gorilla nella nebbia”, è Sigourney Weaver ad interpretare la Fossey.

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